Giro di Taglia 2020 – II parte

Nella settimana che avrebbe segnato l'inizio del Giro d'Italia, la seconda parte del nostro Giro di Taglia dedicato al ciclismo in solitaria

Ci siamo, questo è il fine settimana che avrebbe visto l’inizio del Giro d’Italia, invece è solo l’inizio della seconda settimana dalla fine del lockdown, o meglio dal suo alleggerimento, in pratica una tappa di trasferimento tra la fase 1 e la fase 3. Intanto si può continuare ad andare in bici però in solitaria e il nostro artista della pedalata in solitario, Luca Pisanu, ogni tanto si concede qualche tappa in compagnia, che non è un refuso di campagna e nemmeno di compagna, visto che siamo in tema di riconoscimento dei e con i congiunti.

Giro di Taglia – II parte

di Luca Pisanu

  • Sulmona – Passo Godi

L’Abruzzo è un Trentino Alto Adige che non ha creduto e tuttora non crede abbastanza in se stesso. Avrebbe probabilmente bisogno di un mental coach. Terra meravigliosa ad alta pedalabilità popolata da arrosticini, i famigerati rustell. La gente, apparentemente scontrosa, si apre dopo un bicchiere di vino rosso, esattamente come la lingua. L’idioma abruzzese è stato decifrato da poco grazie alla rustell di Rosetta, una signora che stava perennemente di fronte alla fornacella ad arrostire spiedini di pecora, ed è molto simile all’italiano. Basta levare il 90% delle vocali. Per esempio, se si volesse minacciare un vicino di casa che fa casino in giardino gli si può dire “t stacc l cocc” che sta per “ti stacco la coccia” anche se la prima volta pare che la frase detta fu proprio “t stacc la coach” in riferimento al suggerimento di sopra. Ho la fortuna di conoscere Gianfranco, ex commilitone ma soprattutto Amico abruzzese che condivide con me la passione per la bici e con il quale ho affrontato l’ascesa al Passo Godi non prima di avere però coinvolto nel tentativo d’Impresa altri due matti, Alfio e Gianka ai quali piace il rapporto lungo e a distanza con la bici, nel senso che la usano una sola volta l’anno e possibilmente per fare qualcosa di disumano il giorno dopo grandi abbuffate. Un po’ come se io che a malapena sto a galla facessi a nuoto, distrutto di strutto, lo stretto di Messina. A Nuoro potrei farcela, a nuoto non credo.

I nostri due non hanno una bici che possa essere definita tale ma il direttore sportivo della squadra, nonno Peppe, papà di Gianfranco e super tifoso di Fausto Coppi, provvede con rottame mtb per Gianka e vergognosa e-bike per Alfio. La e-bike è una bike che se non usi il motore e la pedalata assistita è come una bici normale che però pesa tre volte tanto. Alfio, da buon ingegnere, la usa esattamente così… Ci si avvia quindi verso il quartiere generale di Anversa degli Abruzzi, che in onore al Giro delle Fiandre chiameremo Antwerpen, al vecchio casolare dei nonni di Gianfranco, posto ideale per spezzare una lancia a favore della tempra necessaria. Doccia in strada e colazione con uova di galline appena sfornate (le uova, le galline non escono dal forno, per ora…), niente corrente elettrica e quindi mistero assoluto sugli ultimi acquisti e/o acquirenti della Roma. La tattica per la scalata a Passo Godi viene dettata a cena da Gianka ed è algebricamente abbastanza primordiale: “Una pedalata dopo l’altra arriviamo.” Ed in effetti è vero! La mattina seguente, pedalando, le bici si muovono… L’obiettivo è arrivare vivi a Scanno e fare colazione. L’ingresso in paese è trionfale, i per niente indigenti indigeni vorrebbero sapere “a k s fij kist?”, ci guardano come marziani, ci fanno la radiografia, in pratica ci “scannerizzano”. La salvezza che (non) fa di noi degli scannati è incontrare Lillino, leggenda del ciclismo d’altri tempi che visti i rapportini da noi utilizzati si complimenta così: “Prima con una pedalata facevi 20 metri, adesso con 20 pedalate se ne fa uno”. Dopo i Gran Rifiuto di varie femmine al liceo questa è una delle più grandi umiliazioni mai subite con la sottile differenza che stavolta è meritatissima. Letta veloce della gazzetta al bar e si torna in sella. L’andatura in uscita da Scanno è leggermente più sostenuta ma solo perché l’essere assaliti dai pastori maremmani abruzzesi in bici non è mai né bell né sebastien. Certo, definire “sostenuta” un’andatura a 10 km orari è un po’ un azzardo e a tutto c’è un limite, soprattutto alla nostra velocità. La parte più dura della salita verso Passo Godi inizia laddove finiscono i vari caseifici, messi nel mirino per il ritorno. Gianka rimane un po’ attardato perché sta al cell call cliente di lavoro in Brasile. Per essere più credibile si è messo le infradito e ha Il Sole 24 Ore nella tasca dei bermuda, infatti la pedalata ne risente. Il sole di queste zone invece non dura mai 24 ore, cambia colore e diventa nero come la coccia del pecorino di Gregorio di Valle Scannese. I tornanti s’inerpicano e ci fanno compagnia così come l’ammiraglia guidata da nonno Peppe che si è portato dietro Max, il figlio di Gianfranco, come navigatore e che ogni volta che ci vede ci incoraggia con un “Siete veramente pessimi”. Insomma, alla fine, più che Passo Godi è stato Passo Soffri.

  • Cortona – Lucignano

Tra le cose belle che mi ha regalato il ciclismo c’è la mia squadra, il Battaglione Tuscania della Polisportiva Val di Loreto e con loro le cosidette “ciclostoriche”, le corse per bici dalle ruote d’epoca per chi poca ruotella ha in testa, i ritrovi per i matti quelli veri. Eh già, perché io credevo di essere matto andando a Roubaix ma mi ritrovai in un torpedone in compagnia di Caporre e del Dot, esponenti della categoria. Fu Caporre a rompere il ghiaccio in quanto io sardo e la sua fidanzata d’epoca pure. Pareva brutto dirgli subito “lascia perdere perché con le sarde è tutto pavè. Sono emigrato perché erano sconnesse…” e quindi optai per un democristianissimo “ma dai?!?”. Caporre è un grandissimo ciclista con una “leggerissima” predisposizione all’infortunio, se c’è anche solo una minima possibilità di farsi male lui ci riesce. È capace di lussarsi una spalla a rugby il sabato, fare l’Eroica la mattina dopo e tornare a giocare a rugby nel pomeriggio perché “tanto non è niente di GRAVEL”. A calcetto, oltre che col pallone, litiga con tutti e viene spesso espulso non prima di aver azzoppato il più pericoloso degli avversari. Lo fanno giocare per questo. Sui 20 metri in bici con rapporto lungo è il più forte al mondo ma poi si pianta e Bulo lo insulta. Quando vado a Cortona, dove il 14% delle mie ceneri verranno sparse perché tale è la gradazione del Pugnitello prodotto da Caporre, sono spesso suo ospite e dei genitori, Franco e la signora Carla. Franco aspetta “il su’ figliolo” per rovesciargli addosso un secchio d’acqua gelata quando passa in bici mentre la signora Carla bestemmia a modo suo.

Sam Philips diceva “datemi un bianco che canta con l’animo di un nero” e trovò Elvis Presley. La signora Carla ha unito al blues delle bestemmie venete il country di quelle toscane facendo così nascere la bestemmia rock abbinando Nostra Signora alle più disparate etnie di questo mondo.  Dot i primi tempi mi metteva un po’ in soggezione perché quando diceva “ho tolto due denti” non capivo se era per il suo lavoro di dentista o perché nel pacco pignoni posteriore era passato dal 19 al 21. La vostra ragazza colleziona scarpe? Dot è serio collezionista seriale di Bianchi, è lui a fornirmi destriero per Cortonese e Chianina. Grandissimo tennista, grandissimo punizionista dal limite a calcetto, grandissima forchetta… detentore del record assoluto sui 6 km della Montecchio-Camucia con bici in assetto da crono, anche perché è l’unico a farla. È così che va al lavoro tranne però il 29 giugno quando festeggia i Santissimi Pietro & Paolo in onore di Virdis, ex centravanti del Milan. Il Bulo, con quegli occhi da italiano in gita, è l’incubo peggiore di Caporre, ma se c’è da affrontare una sfida impossibile, i due sono inseparabili anche perché s’incoraggiano insultandosi reciprocamente. Tuttora si contendono i galloni di capitano, oltre che galloni di Chianti, ed è una lotta senza esclusione di colpi. Non posso riportare qui quello che si dicono perché “Bulo, hai messo su un culo da troia!” è la cosa più tenera. La foto di Bulo e Caporre abbracciati in cima allo Stelvio dopo 4000 metri di dislivello in mezzo alla neve è però seconda solo allo storico scambio di borraccia tra Coppi e Bartali. La preparazione fisica per una ciclostorica come può essere La Cortonese è più o meno sempre la stessa:

1) Arrivo il sabato mattina a Camucia-Cortona, sgambatina defatigante e insulti tra Bulo e Caporre che sostiene che “sotto l’8% non è ciclismo”.
2) Pranzo nel giardino di Caporre che ha preparato i pici all’aglione. Bulo arriva per il caffè. Insulti tra Bulo e Caporre e bestemmie della signora Carla.
3) Allestimento delle bici e ricognizione del percorso che “stranamente” finisce davanti ad una bottiglia di Chianti. Insulti tra Bulo e Caporre che nel mentre si è fatto male montando il porta-bici sulla macchina.
4) La sera “si va a romper i ‘oglioni al Santucci” che, furbo, avverte uno del gruppo di appuntamenti galanti in solitaria e si ritrova tutta la squadra in ristorante. Il Santucci insulta Bulo e Caporre che non hanno tenuto il segreto.

La mattina della ciclostorica prima di tagliare a fette la tensione si taglia a fette la meravigliosa torta della nonna preparata dalla mamma del Dot per una prima dose di carboidrati. Si punta dritti verso Camucia per la seconda colazione al caffè Cristallo dove si può ammirare dal vivo un animale rarissimo, il Falci. Non è un errore di testo, non è il falco ma il Falci, l’unico toscano che non bestemmia.  Finalmente si parte ma perché parlare di ciclismo quando posso parlare del ristoro tipo di una ciclostorica in val di Chiana? La prima volta all’Eroica chiesi un pezzo di crostata e del succo d’arancia e mi arrivarono un pezzo di crostone con finocchiona e del “succo” d’uva. L’unico motivo che ti spinge a pedalare in queste manifestazioni è che se non ti sbrighi arrivi tardi al banchetto e ti devi accontentare delle bruschette perché il prosciutto tagliato a mano è finito. All’arrivo, dopo tre o quattro ristori a base di Chianti come unico integratore di sali, c’è il pasta-party dove si analizza la condotta di gara (solitamente sono insulti tra Bulo e Caporre) e ci si organizza per la cena.
Le ciclostoriche insomma sono quella roba che pesi 77 kg e vai a fare uno sport molto dispendioso dal punto di vista fisico che puoi mangiare molto che tanto bruci e torni a casa che pesi 82 kg. Bryan è il ciclista più elegante che abbia mai visto, professionisti compresi, ed è colui che ha l’ultima parola sul massacro di un amatore trovato positivo ad una Granfondo con in palio mezza forma di parmigiano. Spesso Dot gli chiede un commento in chat alle 8 del mattino. Se mai doveste scegliere tra un giudizio lapidario di Bryan e la pena di morte vi consiglio quest’ultima perché è meno dolorosa. Bryan gestisce non un B&B ma un angolo di paradiso a Lucignano, la Locanda del Baraccotto con la stessa eleganza che mostra in sella. Non c’è ciclostorica senza che io e Dot ci smezziamo una fiorentina in due mentre Bulo e Caporre ancora discutono. Scherzo, non discutono, s’insultano per chi dovrà essere il capitano. Finalmente però si parla un po’ di bicicletta, in particolare si discute di freni. Preferite quelli a disco o quelli v-brake? Preferite il progresso o la tradizione? Preferite l’innovazione o la staticità? Il Gallo mette d’accordo tutti: “Preferisco la fica.”