
Edin Dzeko Roma imparerà ad amarlo dopo Stamford Bridge?
Cinquantanove gol in cento partite con la Roma.
In pratica ogni tre partite segna due volte.
Chissà se dopo le due perle di Stamford Bridge, Edin Dzeko sarà riuscito a spazzare via la diffidenza che ha accompagnato la sua esperienza capitolina, nel corso del suo primo anno romano ma non solo.
Migliaia di persone ad attenderlo a Fiumicino. Poi il gol al Siviglia nella prima all’Olimpico dopo appena tre minuti e il 2-0 segnato alla Juventus, di testa. Affondando Chiellini. L’amore che stava per sbocciare si è invece incredibilmente trasformato, in poche settimane, in sarcasmo, disprezzo, scetticismo.
Edin giocava per la squadra, lottava e correva, ma segnava raramente, appena 8 gol in campionato, e soprattutto falliva occasioni colossali. E peggio, in una piazza che si è esaltata per Rizzitelli e Tarzan Annoni, non cambiava mai faccia. “L’unico slavo che non se incazza mai”…
Perché a Roma, pure se atterri dopo aver vinto titoli col Wolfsburg e col Manchester City e sei il centravanti della tua Nazionale, diventi una pippa scatenata al quarto gol sbagliato.
Non può esserci un problema di adattamento al nuovo calcio che finisce per incidere sulla tua autostima e ti condiziona giocoforza il rendimento. No, sei una pippa e te ne devi andare. E allora fotomontaggi irrispettosi, paragoni con attaccanti orrendi del passato, giochi di parole vergognosi. Dzeko avrebbe potuto salutare la compagnia e scegliere un ambiente meno schizofrenico, invece è rimasto e ha continuato ad allenarsi. In silenzio. Senza mai cercare vendette. Ma niente, Dzeko rimane una pippa e basta.
Al punto che anche lo scorso anno, 29 gol in campionato e titolo di capocannoniere, a Dzeko è stata rimproverata una generale mollezza e l’incapacità di incidere nelle partite che contano. La doppietta al San Paolo non contava, evidentemente, come i gol segnati a Inter e Milan o la tripletta recapitata a domicilio al Villarreal.
Quest’anno Dzeko ha ricominciato da dove aveva smesso, 7 gol in 7 partite, e il consueto contributo alla squadra. Pressing alto, qualità delle giocate, difesa del pallone spalle alla porta e baricentro della Roma spostato avanti di venti metri. In più i gol. Tanti, Belli. Di destro. Di sinistro. Di testa.
Eppure qualcuno ancora storce la bocca. Aridatece Fabio Junior…







