Crisi-Roma, Di Francesco trovi l’interruttore e lo metta in sicurezza

La fragilità psicologica dei giallorossi è patologica: basta un episodio sfortunato o un gol subìto e la squadra si spegne. E' successo anche con lo Shakhtar e col Milan.

Crisi Roma Di Francesco trovi quel maledetto interruttore e lo metta in sicurezza

Smaltito il caos neve, dalle parti di Trigoria farebbero bene a cercarlo, questo benedetto interruttore. Quello che quest’anno accende ma soprattutto spegne la Roma all’interno di una partita e tra una gara e l’altra.

Il mercato non è stato brillante, gli infortuni non hanno aiutato, Di Francesco sta pagando lo scotto del noviziato al livello più alto, alcune individualità stanno deludendo. Tutto vero. Come vero, verissimo è che questa squadra accusa una fragilità emotiva patologica, nonostante la presenza in organico di gente dalla forte personalità e dalla consolidata esperienza internazionale (Alisson, De Rossi, Strootman, Kolarov).

L’eccezione rimane Stamford Bridge, dove la Roma è resuscitata da una situazione complicatissima ribaltando lo 0-2 (immeritato) col Chelsea. Per il resto della stagione, al primo colpo i giallorossi si sono sciolti come neve al sole, tanto per restare in tema.

Le avvisaglie sono state subito sinistre. Esordio all’Olimpico, partita in pieno controllo con l’Inter (1-0 e tre legni) ma a metà secondo tempo arriva il pareggio di Icardi e da quel momento c’è solo una squadra in campo, quella nerazzurra. Giallorossi negli spogliatoi, sguardo in terra.

Anche nel momento più brillante della stagione è stato il clic di un maledetto interruttore a spegnere la Roma. Che dopo aver vinto il derby e aver ipotecato il primo posto nel girone di Champions, a un passo da Juve e Napoli, pareggia in casa del Genoa “grazie” alla follia di De Rossi.

La squadra di Di Francesco tornerà a dare segnali di vita solo dopo due mesi, a campionato e Coppa Italia compromessi. La squadra che segnava abbastanza e non prendeva mai gol si è trasformata in quella che non tira mai in porta e viene regolarmente bucata. Con gli stessi interpreti in campo e lo stesso allenatore in panchina. Clic.

Una fioca luce si torna a vedere con le tre vittorie di fila con Verona, Benevento e Udinese ma basta il gol di Ferreyra su amnesia congiunta di Florenzi e Manolas per ripristinare il buio. Buio pesto. Lo Shakhtar, imbavagliato e messo sotto pesantemente nel primo tempo, ne fa due e potrebbe farne quattro. La Roma torna dall’Ucraina miracolata, devota a Bruno Peres.

E poi domenica, l’ultimo maledetto clic. Primo tempo soporifero e squadre bloccate ma il gol di Cutrone paralizza i giallorossi, invece di scuoterli. La Curva Sud ci prova fino al 90′ ma l’encefalogramma è desolatamente piatto e l’unica consolazione rimane quella di aver evitato lo 0-3 di ex come Romagnoli e Borini. Un po’ poco.

Quinto posto in campionato, Coppa Italia salutata e Champions League in bilico. Qualcuno trovi quell’interruttore e lo metta in sicurezza, prima che sia troppo tardi.

Ufficio Stampa AS ROMA