Che succede al Napoli di Sarri?

Crisi Napoli, numeri e protagonisti di una striscia aperta di tre sconfitte consecutive: l'assenza di Milik pesa, ma contano di più gli errori individuali di centrocampo e difesa

Crisi Napoli, terza sconfitta consecutiva – Dal San Paolo al San Paolo, dal 28 settembre al 19 ottobre, dal Benfica al Besiktas in tre settimane esatte, è cambiato tutto. La vittoria sui portoghesi fu salutata in mezza Europa come l’avvento della squadra più glamour del campionato italiano, più ancora della Juve che vinceva ma non brillava alta nel cielo come invece faceva il Napoli (cit., adattata, da De Gregori, ‘Atlantide’. Che si addice, visto il naufragio improvviso degli uomini di Sarri).

Gli azzurri correvano e segnavano e andavano di geometrie ispirate dal talento e dal lavoro in allenamento. Poi Bergamo, ‘campo duro di provincia a cui non siamo abituati’, spiegò l’allenatore. Quindi Milik, e il crociato rotto per difendere l’onore della patria. E poi la sfida con la Roma, l’1-3 casalingo, prima sconfitta interna da quando Sarri è di casa al San Paolo. E infine il 2-3 contro il Besiktas, prima sconfitta nella massima competizione europea da quando la Champions funziona a gironi. E’ crisi, e si può spiegare soltanto con l’infortunio dell’unico attaccante di ruolo presente in rosa?

Crisi Napoli, i numeri – Ovviamente no, perché i problemi riguardano principalmente il centrocampo e la difesa. Per esempio gli azzurri, nella fase difensiva, vanno a intermittenza. Avevano incassato quattro gol nelle prime due partite di campionato con Pescara e Milan. Poi due soli gol incassati nelle successive cinque partite, con Dinamo Kiev e Bologna, tenendo tre volte la porta inviolata. Quindi, dalla vittoria con il Besiktas, gli attacchi avversari hanno sempre festeggiato. Nelle ultime quattro partite, di cui la striscia aperta di tre sconfitte consecutive è parte, nove gol incassati. Sei soltanto contro giallorossi e turchi. In casa. E non è che il Napoli non segni. In stagione soltanto due volte non ha segnato, contro il Genoa a Marassi e a Bergamo con l’Atalanta, due trasferte. E’ una squadra che il suo gioco continua a farlo, tende a imporlo, ma sbaglia proprio dove l’abitudine ai meccanismi dovrebbe ridurre il numero delle falle: con errori individuali.

Crisi Napoli, i protagonisti – Il gol subito da Petagna a Bergamo è sì un errore di Koulibaly e Ghoulam, ma se guardate l’inizio dell’azione troverete sette passaggi consecutivi dell’Atalanta che partono a ridosso della sua area di rigore sui quali nessun giocatore azzurro riesce a intervenire. Il primo gol della Roma è ancora una leziosità del difensore centrale, che si fa scippare palla da Salah sulla propria linea di fondo in una situazione normalmente di nessun pericolo, in vantaggio di posizione e corpo, perché tenta un dribbling invece di spazzare. Il 2-0 coinvolge tutta la linea difensiva, che su un calcio di punizione dal vertice destro dell’area di rigore di Florenzi converge verso i primi tagli dei giocatori della Roma e lascia libero di colpire Dzeko sul secondo palo, dove non dovrebbe nemmeno ricevere la palla e invece impatta di testa senza nemmeno saltare. Con il Besiktas è Jorginho a sostituirsi a Koulibaly e regalare l’assist del secondo vantaggio ai turchi per l’1-2. Il terzo gol da calcio piazzato somiglia per movimenti al secondo di Dzeko. Il rigore sbagliato da Insigne è lo specchio del suo inizio di stagione: moscio, impaurito, poco convinto, senza gol, con i fischi del pubblico. Reina è incerto su due dei tre gol turchi.

Crisi Napoli, il turnover – Se Mertens deve giocare nella linea avanzata ha meno progressione per colpire e soprattutto senza una punta vera quasi tutte le difese possono permettersi di scalare un uomo per raddoppiare e poi recuperare senza perdere un tempo di gioco. Vale anche per Callejon, stanno mancando Hamsik e Allan, ovvero le colonne del primo Napoli di Sarri. Nuovi acquisti, da Zielinski a Rog, non pervenuti. Giaccherini aveva aiutato l’Italia agli Europei e Sarri non lo vede nemmeno. L’allenatore fatica anche solo a concepire il turnover, specialmente nei momenti difficili (vedi risposta a Gabbiadini: ‘Non ne cambio otto per fare giocare lui). Anche lo scorso autunno il Napoli incontrò difficoltà se non analoghe simili, per poi finire primo il girone d’andata. E’ comunque terzo in campionato e primo nel suo girone di Champions. Ma è riduttivo pensare che l’infortunio di Milik sia la causa del malessere. A Sarri non rimane che spiegare come mai una squadra in salute e all’improvviso si metta a compiere errori tipici di chi non ha fiducia nei propri mezzi. La testa, in questa fase, conta molto più delle gambe.