Roma-Torino di Coppa Italia non è e non sarà mai una partita banale…

Nel 1980 e nel 1981 i giallorossi si imposero in finale, sempre ai rigori. I granata si vendicarono poi nel 1993.

Coppa Italia Roma Torino non è mai una partita banale…

Se pensi alla Coppa Italia, Roma-Torino non può e non potrà mai essere una partita banale. Pure se arriva a tre giorni dalla sfida dello Juventus Stadium per la squadra di Di Francesco. Pure se in campo andranno probabilmente tante seconde linee. Pure se le due squadre sono reduci da prestazioni tutt’altro che convincenti. Imballatissimi i giallorossi col Cagliari, impalpabili i granata col Napoli.

Eppure Roma-Torino di Coppa Italia non tradisce mai. Ventuno i precedenti tra i due club: per la Roma 7 vittorie e 8 pareggi, il Torino è l’avversario più incontrato dai giallorossi nella competizione. L’ultimo incontro risale al 2008, sempre negli ottavi. Passò la Roma di Luciano Spalletti che perse 1-0 all’andata ma si impose 4-0 al ritorno. E i giallorossi hanno vinto la Coppa Italia in finale proprio con il Torino per tre volte: 1963-64, 1979-80 e 1980-81.

Della prima, essendo nato nel 1967, non ho grandi ricordi ma delle altre due sì, eccome. Soprattutto della prima, vinta all’Olimpico ai rigori dopo averne sbagliati quattro su cinque. L’eroe di giornata fu Franco Tancredi, protagonista poi anche dello scudetto che la Roma vinse tre anni dopo. Quella col Toro fu l’ultima partita ufficiale prima dell’Ascesa di Paulo Roberto Falcao (la formazione? Tancredi, Maggiora, De Nadai, Benetti e dal 91′ Di Bartolomei, Turone, Santarini, Conti, Giovannelli, Pruzzo, Ancelotti, Amenta e dal 75′ Scarnecchia) e la mia prima volta con un trofeo da festeggiare. Non ne seguiranno molte altre, va detto.

Ma quella partita persa e poi vinta, la fiaccolata dell’Olimpico e il giro di campo di tanti giocatori quasi increduli con una Coppa in mano fecero breccia nel cuore di un tredicenne. Si usciva quel giorno definitivamente dalla dimensione della Rometta di Anzalone. E poche settimane più tardi sarebbe arrivato da Porto Alegre chi ci avrebbe spinto al livello successivo.

L’anno dopo la Roma vinse ancora. Ancora col Torino. Ancora ai rigori, ma con meno sofferenza. L’unico denominatore comune fu l’errore agli undici metri di Ciccio Graziani, che condannò i granata e qualche anno più tardi condannò anche i giallorossi nella finale di Coppa dei Campioni col Liverpool.

La Roma l’ha anche persa una finale, col Torino, nel 1993. Spazzati via all’andata per 3-0, i giallorossi di Vujadin Boskov (Fimiani, Garzya, Comi, Benedetti, Mihajlović, Giannini, Bonacina, Piacentini, Hassler, Carnevale, Rizzitelli) vinsero 5-2 al ritorno nella finale più romanista che potesse esserci. L’impresa che sembrava disperata quasi compiuta (il 5-2 segnato da Mihajlovic al 65′ dopo tre rigori segnati da Giannini) rimase poi lì, col palo preso dal Principe nei minuti di recupero.

L’ultima mezz’ora è stata l’assalto a un muro sbrecciato. La Roma si è fatta straordinaria, grandissima, violenta come un temporale d’estate. Così bella da far piangere di gioia la sua gente. I granata hanno giocato gettando le ultime once di energia. Soltanto un Dio padano può spiegare come abbiano fatto a salvare con il 5-2 l’esilissimo filo che li teneva legati alla loro Coppa Italia“, scrisse poi Marco Ansaldo su “La Stampa”.

Con Roma-Torino di Coppa Italia, non ci si annoia mai.

Ufficio Stampa AS Roma