Argentina Perù Mondiale 2018
Avevano scelto la Bomboniera. E pagato 7.000 tifosi del Boca Junior per festeggiare in maniera definitiva il successo sul Perù e la qualificazione al Mondiale 2018. Per scacciare in 90 minuti i fantasmi di un girone di qualificazione imbarazzante. Come se i Golden State Warriors avessero faticato a entrare nei playoff NBA.
Gli stenti di Messi, le controverse scelte di Sampaoli, le paure per un’esclusione che avrebbe (o avrebbe avuto) del clamoroso. Tutto era apparecchiato per pasteggiare col Perù, un ideale secondo set dopo il 6-0 del 1978 che spalancò le porte del Mondiale a Passarella e compagni.
E’ finita invece nel silenzio della Bombonera, scossa solo dal suicidio interno della Colombia col Paraguay. Con Gago che chiede di rimanere in campo con un crociato rotto, unico episodio epico di un’altra serata dimenticabilissima per il calcio argentino.
Eppure, ancora oggi, se l’Argentina vincerà in Ecuador l’ultima partita giocherà lo spareggio che qualifica per la Russia. Verrebbe da dire “facile”. Se solo non si fossero viste le ultime esibizioni della squadra di Sampaoli, 16 gol in 17 partite. Roba da Benevento, non da Benedetto centravanti. Messi inceppato. Niente Dance per il Papu. Icardi e Dybala a guardare. Higuain sul divano a Torino.
Beh sì, trentanove anni fa andò in un altro modo, tra Argentina e Perù. Era il Mondiale organizzato dai Generali e da Jorge Videla, l’appuntamento con la gloria che il Regime non poteva mancare. Servivano quattro gol di scarto col Perù per eliminare il Brasile e guadagnare la finale con l’Olanda, poi vinta. Un Perù già fuori ma tutt’altro che scarso.
L’idea che qualcuno potesse intervenire per alterare il risultato di quella partita si diffuse rapidamente. Poche ore prima della gara, ci furono forti pressioni dei Media brasiliani sul tecnico Calderon affinché non schierasse il portiere Quiroga ma Sartor. Il motivo? Semplice. Quiroga era argentino. Anzi, non era argentino, era proprio di Rosario, la città che ospitava la partita. Aveva preso la cittadinanza peruviana solo per non essere tesserato come straniero dallo Sporting Crystal,
In tutto il Mondiale l’Argentina aveva vinto ma non sempre convinto, addirittura perso con l’Italia (gol di Bottega dopo un’azione splendida) e viaggiando alla media Sampaoli. Sei gol in cinque partite. Altri sei ne arrivarono, a Rosario e a pioggia, nella partita più discussa del calcio argentino.
Lo stesso Quiroga, un anno dopo, ammise di non essere stato ineccepibile tanto che l’AFA, la federazione argentina, fu costretta da aprire un’indagine, poi archiviata con l’assoluzione di tutti.
Qualche tempo dopo il giocatore peruviano Velazquez, pur negando esplicitamente combine, raccontò quanto fosse stato strano ricevere negli spogliatoi pochi minuti prima della partita il generale Jorge Videla in compagnia di Henry Kissinger.
E’ stato poi un libro scritto da Fernando Rodriguez Mondragon a raccontare come fossero stati i boss del narcotraffico colombiano a tentare di corrompere i peruviani affinché garantissero il passaggio all’Argentina.
Ci avessero provato anche ieri, dubito che l’Argentina sarebbe comunque riuscita a segnare. In campo c’erano Kempes, Bertoni, Luque, Passarella, Ardiles, Fillol. L’aspetto da narcotrafficanti, a loro volta: facevano spavento solo a incrociarne lo sguardo, in campo…
Ora il più forte lo chiamano “La Pulce”…
Argentina: Fillol – Olguin, Passarella, L. Galvan, Tarantini – Bertoni (st 20′ Houseman), Gallego, Larrosa, Ortiz – Kempes, Luque.
Perù: Quiroga – Duarte, Manzo, Chumpitaz, R. Rojas – Cueto, Cubillas, Velasquez (st 7′ Gorriti) – Munante, Quesada, Oblitas.