RB Lipsia, la rivoluzione completata

Il Lipsia targato Red Bull è in testa alla Bundesliga con l'età media più bassa del campionato. Come in F1, una strategia che non è casuale

Bundesliga RB Lipsia in testa – Il 6 ottobre, quindi poco più di un mese fa, avevamo scritto un’analisi su come la Red Bull stia rivoluzionando il mondo dello sport e il modo di farlo, lo sport. Trovate quell’articolo qui. All’epoca il Lipsia era terzo in Bundesliga e già quello era un risultato effettivamente sorprendente. Figurarsi l’effetto che fa, una quarantina di giorni dopo, ritrovare la squadra targata lattina davanti a tutti in testa alla classifica. Davanti anche a un Bayern di Ancelotti che ha perso la testa della classifica dopo tempo immemore. Parliamo sempre di una neopromossa che si affaccia per la prima volta al calcio di vertice tedesco. Che fino al 2009 non esisteva. E per quanto una matricola che si impone nel massimo torneo calcistico sia evento che in Germania e Francia tende a verificarsi più spesso che in Inghilterra, Spagna e Italia (dove in realtà non succede mai), gli ingredienti per lasciare tutti a bocca aperta sono nel boccale.

Bundesliga RB Lipsia in testa, i numeri – Vale giusto la pena dare uno sguardo alla classifica per scoprire che il Lipsia è primo con 24 punti, tre di vantaggio sul Bayern, sei sul plotone di squadre a 21 punti composto da Borussia Dortmund, Colonia, Hoffenheim, Hertha Berlino, Eintracht Francoforte. La squadra che sta riportando l’orgoglio nei tifosi della Germania orientale, e alimentando l’odio di tutte le altre tifoserie per i motivi che abbiamo analizzato, è l’unica ancora imbattuta in Bundesliga insieme all’Hoffenheim (che è allenato da Julian Nagelsmann, 29 anni. Il più giovane tecnico nella storia della Bundesliga. E vedremo come la linea verde in Germania in questo momento produce risultati). Ha vinto otto partite e ne ha pareggiate tre. E si muove come un orologio svizzero, anche se la matrice è austriaca. In casa quattro vittorie e un pareggio con 10 gol fatti e 4 subiti. In trasferta quattro vittorie e due pareggi con 13 gol fatti e 5 subiti. Praticamente speculare. Dove va, si impone. Ma non è ancora questa la notizia più interessante.

Bundesliga RB Lipsia in testa, l’età media – La squadra allenata dall’austriaco (sarà un caso?) Ralph Hasenhuttl sta facendo tutto questo con una rosa dall’età media di 23.9 anni. La più bassa della Bundesliga. In squadra c’è gente come Rani Khedira, fratello del Sami della Juventus, che ha 22 anni. In attacco c’è un fenomeno come Timo Werner che ne ha appena 20. Poulsen, danese che gioca accanto a lui, è nato il 15 giugno 1994, cioè due giorni prima che cominciassero i Mondiali americani. Il portiere Gulacsi che è tra i più anziani della rosa ha 26 anni, nato circa un mese prima di Italia 90. Keita, guineano di centrocampo, è nato il 10 febbraio 1995. Giocano un calcio millimetrico, senza sbavature, propositivo. Sono matricole, sono imberbi, non hanno esperienza ai massimi livelli e guardano tutti dall’alto in basso.

Bundesliga RB Lipsia in testa, l’analogia con la F1 – Per chi è appassionato di motori, l’analogia con quanto successo negli ultimi anni è evidente. Perché mentre i tifosi tedeschi contestano l’assenza di radici e tradizioni di una squadra creata in laboratorio, la Red Bull sta replicando su prato quello che circa dieci anni prima aveva fatto su asfalto. Ovvero rilevare una scuderia nell’oblio, la Jaguar, e puntare sugli stessi elementi che adesso fanno stare Lipsia sulla bocca di tutto il continente. Tanti soldi rovesciati sul tavolo per avere le infrastrutture e i cervelli migliori. E soprattutto puntare sui giovanissimi. Sebastian Vettel diventò campione del mondo per la prima volta, nel 2010, a 23 anni. Il più giovane della storia. Daniel Ricciardo è arrivato in Red Bull a 24 anni, nel 2014. E può essere considerato anziano rispetto a Daniil Kvyat, scelto nel 2015 a 21 anni per sostituire Vettel passato alla Ferrari. Il quale è archeologia se paragonato a Max Verstappen, che gli ha soffiato il sedile in primavera quando aveva solo 18 anni.

Perché è questo il punto. La Red Bull non ha paura di puntare sui giovani, è la sua strategia. Non ha paura di rischiare, a costo di bruciare giovani carriere di chi non è pronto ai ritmi dello sport contemporaneo. Investono sui ragazzi e hanno indietro risultati. Il fatto che Verstappen, catapultato dalla Toro Rosso alle Red Bull, abbia vinto il suo primo gran premio in carriera a Barcellona alla prima gara nella nuova scuderia può essere casuale. Il fatto che sia il talento più grande degli ultimi dieci anni almeno non lo è, come si è visto la settimana scorsa in Brasile. La Red Bull è un’azienda pensata per il mercato dei più giovani. E’ giovane la sua comunicazione, che intercetta lo stile di vita e di comunicaizone delle nuove generazioni. E’ giovane il suo modo di interpretare lo sport, ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Il messaggio è chiaro: si possono ottenere risultati affidandosi ai ragazzi. Difficile che possa vincere la Bundesliga. Probabile che l’anno prossimo abbia un posto in Champions League.