
Gp Stati Uniti 2019 – La F1 dopo il Messico rimane ancora in America prima di spostarsi in Brasile e a Austin il sesto titolo mondiale di Lewis Hamilton può diventare matematica certezza, con quattro punti da guadagnare su Bottas. Vediamo protagonisti e quote.
Il circuito
Il Circuito delle Americhe è stato disegnato dall’architetto tedesco Hermann Tilke e lo si vede anche dal disegno del tracciato. Suggestiva e tecnica la partenza, con il rettilineo iniziale che si impenna in salita e genera un tornante senza visuale che spesso è teatro di sorpassi e bagarre al via. Circuito medio veloce di 5513 metri, con curve veloce che ricordano Silverstone nella prima parte e due lunghi rettilinei. Finito di costruire nel 2011, è tracciato che ogni tanto in questa stagione è sottoposto a violente sferzate di vento o acquazzoni che possono cambiare le qualifiche e la gara. Qui come a Dubai e a Interlagos, si gira in senso antiorario. E’ circuito utilizzato anche dalla MotoGp proprio per le sue caratteristiche, le ampie vie di fuga e la carreggiata larga.
Albo d’oro
Agli albori della F1 si correva a Watkins Glen, negli anni Ottanta arrivò la moda dei circuiti cittadini. Prima Dallas, poi Detroit e Phoenix per tre stagioni ciascuna fino a un interruzione dal 1992 al 2000, quando lo scarso appeal degli americani verso il circus portò il mondiale lontano dagli Stati Uniti. Si provò in seguito ad abbinare la F1 a un simbolo delle corse a stelle e strisce, Indianapolis, correndo a metà sull’anello e in parte su un circuito costruito al suo interno. Andò avanti fino al 2007 e poi altri cinque anni di pausa. Con la costruzione del Circuito delle Americhe si è tornati in Texas, dove si corre dal 2012. E’ un circuito targato Lewis Hamilton. L’inglese qui ha vinto all’esordio, nel 2012, e poi nel 2014, 2015, 2016 e 2017 in epoca dominio Mercedes che ad Austin aveva una striscia aperta di quattro vittorie consecutive interrotta nel 2018 da Kimi Raikkonen nell’ultima vittoria al volante della Ferrari. Contando anche il successo del 2007 l’inglese è il pilota più vincente negli Stati Uniti con sei vittorie davanti alle cinque di Senna e Schumacher. L’unica vittoria altrui sul circuito delle Americhe risale a Sebastian Vettel, che vinse su Red Bull nel 2013 in un tracciato sul quale hanno vinto solo campioni del mondo.
Protagonisti e quote
Naturalmente il grande protagonista sarà Lewis Hamilton, che dopo le ultime due vittorie in Giappone e Messico deve semplicemente chiudere la formalità su Bottas per rendere matematico il suo sesto titolo mondiale e andare a meno uno da Michael Schumacher. Sarà il tema dominante a Austin in una gara che potrebbe essere incerta come quella della settimana scorsa.
Nella tappa messicana la Mercedes ha dimostrato di avere ancora un vantaggio consistente nella gestione delle gomme rispetto alla Ferrari, soprattutto quelle a mescola più dura. La vittoria di Hamilton è stata frutto di una strategia più lungimirante rispetto a quella della rossa, che ha sacrificato Leclerc nel tentativo di rendere proficua la doppia sosta che invece non si è rivelata funzionale anche perché le medie sulla vettura del francese non hanno lavorato come previsto. Un dato statistico rilevante è che la Ferrari ha collezionato nove pole position, più della Mercedes, sette il solo Leclerc che ne ha più di ogni altro pilota in questa stagione, ma ne ha ricavato solo tre vittorie. La stagione è cambiata dopo la sosta, ma il vantaggio della scuderia tedesca in gare decise da piccoli dettagli rimane consistente sia in pista che al muretto.
A Città del Messico la maggiore potenza della power unit Ferrari della quale tanto si discute in questi giorni non si è vista anche a causa delle temperature rarefatte, ma potrebbe tornare di moda a Austin sul tracciato in cui Kimi Raikkonen lo scorso anno ottenne l’ultima vittoria sulla rossa. Un discorso che non dovrebbe riguardare la Red Bull, alle prese con un Verstappen tornato in modalità ingestibile e che oltre a ritrovarsi invischiato in due gare consecutive in contatti alla prima curva ha gettato al vento la pole position in Messico con un atteggiamento non accettabile per chi viene coltivato con la prospettiva di diventare campione del mondo, anche se in caso di basse temperature la scuderia austriaca potrebbe approfittare della propria aerodinamica per essere più competitiva del previsto. Dietro la lavagna ci sono anche l’Alfa Sauber per la pessima gestione di Giovinazzi dall’inizio della stagione e la McLaren che ha rovinato ai box l’ottima gara di Lando Norris. Anche il muretto della Ferrari non è stato impeccabile e Binotto cercherà da questa gara altri passi avanti senza dimenticare che l’orizzonte rosso è ormai puntato sul 2020.
Hamilton favorito per la vittoria a 2.87, Leclerc a 3.00, Vettel a 4.50, Verstappen a 5.50, Bottas a 10.00. Per la pole position, striscia aperta di sei consecutive della Ferrari, il favorito è Leclerc a 2.50 davanti a Hamilton e Vettel a 3.50, Verstappen a 6.00 e Bottas a 11.00.









