Nba Finals, Warriors-Cavs è la sfida infinita

Tra Warriors e Cavs è sfida infinita, quarta finale consecutiva per la prima volta nella storia Nba con la consapevolezza dei campioni di essere più forti e l'orgoglio di LeBron James di fronte all'ostacolo più difficile da superare

I Warriors, anche se a fatica, difenderanno il loro titolo e proveranno a dare spessore alla dinastia vincendo il terzo anello nelle ultime quattro stagioni. Dall’altra parte ancora i Cavs, alla quarta finale consecutiva da quando è tornato LeBron James che a sua volta la gioca per l’ottavo anno di seguito. L’ultima volta che il re non è andato alle Finals era il 2010. Quella tra Golden State e Cleveland è la sfida infinita, la Nba vive per la prima volta nella sua storia una finale che per il quarto anno di seguito mette di fronte le stesse squadre. E i rapporti di forza non sembrano cambiati, anche se Kerr e Lue hanno a disposizione squadre diverse negli uomini e nel modo di stare in campo.

Golden State Warriors

Se la sono vista brutta contro i Rockets, che hanno dimostrato come si possa fermare il flusso offensivo dei Warriors con raddoppi e intasamento delle linee di passaggio. Ma per farlo hai bisogno di un’intensità che per 48 minuti non è sostenibile, servirebbe una panchina più lunga che finirebbe per pagare in attacco e servirebbero almeno due stelle del calibro di Durant e Curry. E non li ha nessuno. Perciò è corretto dire che i campioni vanno esattamente dove vogliono andare, il che non è facile da individuare quando l’usura di quattro stagioni al vertice ti zavorra le gambe e anche la testa sul piano delle motivazioni. La squadra di Kerr ha raggiunto le Finals di rabbia, di strappi, di accelerazioni, non di progressione come nelle tre stagioni precedenti. Hanno rischiato contro Houston perché non sono riusciti a tenere alti ritmo e punteggio, ne sono usciti anche senza l’apporto difensivo di Iguodala perché il loro quintetto è semplicemente spaziale nonostante una panchina che ha prodotto povertà assoluta in attacco. Le alternative sono infinite, Curry si accende nel secondo tempo, se Durant (28.7 punti di media, secondo migliore attaccante dei playoff dietro LBJ) va in crisi emerge Klay Thompson e Green sembra meno irruento sul piano emotivo nei momenti decisivi.  I Warriors viaggiano a 109.6 punti di media ai playoff, ne concedono 100.8, tirano con il 47.1% dal campo e concedono il 42.8%, il 34.7% dall’arco è sintomo di alti e bassi ma sono la squadra che costringe gli avversari al maggior numero di palle perse, 14.1 contro le proprie 13.3 che si concentrano quasi sempre nel primo tempo. L’altra differenza con le scorse edizioni è che il quintetto ha sulle spalle tutto il peso dell’attacco. Looney è stato trasparente nel sostituire Iguodala, Livingston è irriconoscibile, Bell gioca in area senza vedere mai un pallone e Cook e McCaw nel momento decisivo della stagione sono usciti dalla rotazione così come West, McGee e Pachulia penalizzati da una finale di Conference nella quale l’uso dei lunghi era tassativamente proibito. L’aria delle Finals e la rivalità con i Cavs sicuramente riaccenderà il loro lato più competitivo e di base i Warriors, che sono e rimangono la squadra più forte della Nba, devono trovare al loro interno più che all’esterno gli stimoli per alimentarsi agonisticamente.

Cleveland Cavs

In sintesi, il più forte giocatore di questa epoca, forse di sempre, e il supporting cast meno incisivo della sua carriera. Difficile immaginare che possa riuscire a riportare il titolo ai Cavs, abbastanza per riportarli alle Finals per il quarto anno di seguito. Cleveland sembrava saltare per aria in inverno, con una regular season sciagurata, e priva di profondità contro i Pacers al primo turno playoff. LBJ l’ha sempre trascinata fuori dalle difficoltà, ha distrutto da solo i Raptors mandandoli sul lettino dello psicologo, ha battuto i Celtics che non avevano mai perso in casa ai playoff in una gara 7 giocata senza Kevin Love. Sta giocando i playoff più prolifici di sempre, 33.9 punti di media, superiore anche a quella di Michael Jordan nel 1988-89. Viaggia a 8.9 rimbalzi e 8.8 assist a partita, vicino alla tripla doppia di media ai playoff. Sta in campo 40.9 minuti a serata, il giocatore più utilizzato dei playoff che in gara 1 giocherà la partita numero 101 della sua stagione. I Cavs viaggiano a 102 punti a partita e ne concedono 101.2, differenza sottile esattamente come la percentuale dal campo, tirano con il 46.1% e concedono il 46.3%, hanno il 34.5% dall’arco e concedono agli avversari il 35.2%. Non sono la classica squadra che ti aspetti alle Finals dal punto di vista statistico e non sono nemmeno più la potenza riconosciuta della Eastern Conference. Nelle ultime quattro stagioni questa è la versione più debole di Cleveland, favorita anche dagli infortuni di Irving e Hayward che hanno depotenziato i Celtics. Diventa una finale più lunga se Smith e Hill tra gli esterni trovano il modo di avere continuità, con Green che produce energia ma anche enormi momenti di gioco, con Hood che si è perso in questi playoff tanto da essere escluso in gara 7. Coach Lue ha ritrovato equilibrio rispolverando Thompson in quintetto dentro l’area ma deve risolvere il problema di Korver, che quando parte dalla panchina diventa trasparente, e di Clarkson che non sta avendo impatto in regia. A LBJ bastano un paio di compagni ispirati in ogni partita per poterla potenzialmente vincere da solo e il ruolo di Love, che può punire i raddoppi in attacco ma troppo spesso si dimentica di difendere, è fondamentale. Al momento fisiologicamente sfavoriti per alzare l’anello, la domanda è se potranno vincere una o due partite della serie finale che ancora una volta giocheranno provando a ribaltare il fattore campo. Ma i poteri di LeBron James superano qualsiasi immaginazione.

Le chiavi

E’ LeBron James contro una squadra troppo grande anche per lui principalmente. Il re li ha battuti in rimonta una volta, il che somiglia all’eccezione che conferma la regola, e ha perso nettamente nel 2015 e nel 2017. Stavolta non ha più nemmeno Irving a fargli da spalla e contrariamente a quanto visto contro Celtics e Rockets vedremo due difese spesso distratte che potrebbero dare alle Finals un risvolto ad alto o ad altissimo punteggio. Nessuno può limitare LBJ ma neanche i Cavs hanno un uomo che può difendere su Durant e in assoluto il loro impianto difensivo può collassare in qualsiasi momento contro le folate offensive dei Warriors. E’ difficile immaginare una serie più lunga di cinque partite se Iguodala torna a disposizione di Kerr, ma l’orgoglio di LeBron James è smisurato e un paio di sorprese a Cleveland potremmo vederle. Di base i Cavs non possono correre come i Warriors e non possono sperare di rimanere aggrappati alle partite come contro Boston, ma è anche vero che Golden State spesso gioca a tre cilindri e non sempre è in grado di controllare il momento della partita. E’ il supporting cast di Cleveland ad avere la maggiore responsabilità, cominciando da Smith e Korver e continuando con Clarkson, Nance Jr e Hood più ancora di Thompson e Hill. Il resto è una sfida tra squadre e giocatori che si conoscono a memoria e che storicamente può fare saltare qualche valvola a Green, difficile che uno dei due allenatori possa inventare un aggiustamento che cambia la serie. Warriors nettamente favoriti.

Quote

Vincente serie

Bet365 Matchpoint
Golden State Warriors 1.09 1.12
Cleveland Cavs 8.00 6.00

 

Risultato esatto serie Matchpoint

Warriors Cavs
4-0 4.00 100.00
4-1 2.50 75.00
4-2 5.00 16.00
4-3 5.50 20.00

 

Golden State-Cleveland quote gara 1