
Che la serie A italiana sia attraversata da una forma insolita di recessione, è ormai noto a tutti. Ma gli effetti collaterali che innesca non si erano ancora visti a certi livelli. Il mal di pancia che coglie giocatori come Higuain, Manolas, Pjanic, e a livelli diversi Keita e Diawara è conseguenza di una stagnazione sportivo-economica che si sta sviluppando nel nostro paese. Vediamo i motivi.
Stagnazione sportiva – Che la Juve vinca cinque scudetti di seguito fa felici i suoi tifosi. Ma rende privo di interessi un campionato che ha già un vincitore ad agosto. Lo scorso anno sembrava che il vento potesse cambiare, ma se a Torino rivoluzionando la squadra e perdendo Pirlo, Vidal e Tevez sono riusciti a vincere lo stesso rimontando 12 punti, quando capiterà un’occasione tanto ghiotta? Ed è questo il punto. Che mentre la concorrenza stimola il mercato, la tirannia di risultati lo sgretola. Nella storia ciclicamente ci sono state dinastie vincenti. Ma non ce ne sono state in un periodo di crisi economica come questo.
Stagnazione economica – Chi vince fa affari migliori. Si mette nelle condizioni di potere continuare a vincere non solo sul piano sportivo, ma anche su quello economico. La sua potenza di fuoco aumenta, diminuisce quella degli avversari. La Juve è l’unica ad avere uno stadio di proprietà ma è anche l’unica a giocare da cinque anni con costanza la Champions League, dove nel 2015 è andata in finale. Le altre si alternano nelle posizioni di rincalzo. Prima la Roma, poi il Napoli. Le milanesi sono sparite. La costanza di rendimento genera introiti, ma senza introiti non si genera costanza di rendimento. E’ un cortocircuito.
Tutto questo succede in un momento storico di grande divario tra il nostro calcio e quello inglese, spagnolo, tedesco. Economicamente anche cinese. Altrove si pagano ingaggi più alti, anche doppi rispetto a quelli percepiti in Italia. Ed ecco in atto la tempesta perfetta.
I malumori – Voi mettetevi nei panni di Higuain. Ha segnato come mai nessun altro in serie A. Gioca a Napoli. La sua prospettiva? Vede la Juve che ingaggia Pjanic, Dani Alves, Benatia. Sa che la sua squadra non può competere sul piano sportivo. Sa anche che potrebbe andare a guadagnare molto di più altrove. Non può fare un ragionamento tipo ‘Qui guadagno meno che in Spagna o in Inghilterra, ma posso giocare per vincere’. Il Napoli non può offrirgli un ingaggio nemmeno vicino a quello delle potenze europee. E a questo punto il cortocircuito è in atto e vengono fuori le parole del fratello-procuratore. Che portano a una potenziale rottura.
Lo stesso criterio vale per Manolas e Nainngolan della Roma. Vale per tutti quei giocatori che sanno di non poter vincere in Italia, ma di avere accesso a contratti più alti in Europa. Non c’è un meccanismo di sacrificio (resto a meno soldi) e ricompensa (vinco e entro nella storia). Perciò, la stagnazione che ne consegue è il pericolo maggiore. Perché alcuni, tipo Pjanic, possono permettersi di andare nella squadra che può pagarli di più e farli vincere. Ma per tutti gli altri il malcontento aumenta. E se un tuo compagno di squadra bussa a quattrini in società, il giorno dopo ci vai anche tu se pensi di meritare lo stesso trattamento economico. O se il tuo procuratore ti dice di farlo, perché dall’estero ha ricevuto offerte più allettanti.
E non è un trend destinato a cambiare nell’immediato. La Juve sta mettendo in piedi una squadra che potrebbe dominare anche il prossimo lustro. Dietro c’è programmazione, oltre che forza economica. Ecco perché finora i milioni di euro gettati sul mercato da asiatici a Milano e americani a Torino non sono bastati. Perché non sono sufficienti, da soli, a colmare un divario. Lo stesso motivo che impedisce a squadre come il Paris Saint Germain o Manchester City di essere davvero competitive per la Champions League, nonostante un fondo monetario illimitato.
E’ un problema più grande di quanto solitamente venga riportato. E non ha una soluzione a breve termine.









