
I tempi in cui da queste parti la nebbia la faceva da padrona sono ormai lontani. A volte prova a scendere ma proprio non ce la fa, resta alta e innocua. Di gol fantasma come quello di Juary contro il Catanzaro del gennaio 1983 non sentiremo più parlare. Vede bene, anzi benissimo, anche Luciano Spalletti che in un momento non facile per la questione Nainggolan, da lui fortemente voluto, zittisce i professori del dopopalismo che da sempre lo attendono al varco con le loro banalità. Per questo ho scritto ‘indovina’ e cerco di stare attento a non fare gli stessi errori.
I nerazzurri battono una grande giocando da pari a pari. Avrebbero potuto perdere ma gli episodi questa volta sono girati dalla loro parte. Probabilità: concetto complesso da comprendere per chi pensa che qualcuno possa avere il controllo su conclusioni come quella di Zielinski stoppata da Asamoah.
Lo scorso anno l’Inter aveva più punti (40 dopo 18 giornate, oggi 36) ma aveva perso a Sassuolo prima di cedere il derby di coppa al Milan ai supplementari ed essere poi costretta ad uno 0-0 di sofferenza contro la Lazio.
Manca ancora una partita alla fine del 2018, ci sarà tempo per i conteggi ma è del tutto evidente che il processo di crescita che condurrà il club a tornare ad essere quello che i tifosi desiderano è in atto e bisogna crederci.
Il prossimo mercato, quello estivo, aprirà una fase nuova e tutti hanno una gran voglia di esserci, con Spalletti in testa. Luciano a marzo compirà 60 anni e sa che alla sua carriera manca solo un acuto da grande allenatore per essere ricordato come tale e non solo come uno bravo ma che ha vinto il titolo ‘solo’ in Russia*. Come se portare l’Empoli dalla C alla A, salvandosi, fosse roba da poco, così come se il quarto posto alla guida dell’Udinese (2004-05) o i quattro secondi posti a Roma (più un terzo da subentrante vincendone 14 su 19) non valessero nulla.
Valgono invece moltissimo, anche se la maggior parte dei suoi detrattori non sa di cosa parla, ma non bastano per essere un grande.
Dovrà fare bene per convincere Suning (e Marotta) a confermarlo alla guida di un Inter da Champions. Far bene a certi livelli a volte è questione di dettagli. Di scelte non da tutti, da grandi appunto.
*Due titoli consecutivi e poi due secondi posti dietro al CSKA con uno o due punti di distacco. Si tratta di due dei quattro campionati russi vinti dalla squadra di San Pietroburgo, oltre a quello sovietico del 1984, nella sua storia. Senza dimenticare le due coppe vinte in Russia che vanno a sommarsi a due Coppe Italia e una Supercoppa.
TABELLINO INTER-NAPOLI 1-0
MARCATORE: 92′ Lautaro Martinez
INTER: 1 Handanovic; 33 D’Ambrosio, 6 De Vrij, 37 Skriniar, 18 Asamoah; 20 Borja Valero (64′ 8 Vecino), 77 Brozovic, 15 Joao Mario (83′ 10 Lautaro Martinez); 16 Politano, 9 Icardi, 44 Perisic (74′ 11 Keita) In panchina: 27 Padelli, 2 Vrsaljko, 5 Gagliardini, 13 Ranocchia, 29 Dalbert, 87 Candreva.
Allenatore: Luciano Spalletti
NAPOLI: 1 Meret; 5 Allan, 33 Albiol, 26 Koulibaly, 6 Mario Rui (78′ 31 Ghoulam); 7 Callejon, 17 Hamsik (24′ 19 Maksimovic), 8 Fabian Ruiz, 20 Zielinski; 99 Milik (71′ 14 Mertens), 24 Insigne. In panchina: 25 Ospina, 27 Karnezis, 2 Malcuit, 9 Verdi, 11 Ounas, 13 Luperto, 23 Hysaj, 30 Rog, 34 Younes, 42 Diawara.
Allenatore: Carlo Ancelotti
Arbitro: Mazzoleni.
Assistenti: Costanzo – Paganessi.
Quarto uomo: Abisso.
VAR: Manganiello, Peretti.
Spettatori: 63.946
Espulso: Koulibaly (N) all’80esimo per condotta irriguardosa verso l’arbitro; Insigne (N) al 94′ per condotta violenta.
Ammoniti: Brozovic (I), Borja Valero (I), Allan (N), Albiol (N), Koulibaly (N), Lautaro (I)







