
Il passaggio di Bonucci al Milan non è soltanto il colpo di mercato più clamoroso dell’estate. Si presta a numerose interpretazioni che si raccolgono intorno alla stessa direzione, ovvero che questa operazione può fare solo bene al campionato italiano. Vediamo perché.
La potenza di fuoco del Milan – Per lungo tempo si era pensato che i cinesi con i soldi, quelli veri e non abusivi, fossero quelli dell’Inter. Ricordate i tempi infiniti per il closing, l’incertezza su chi fossero gli attori protagonisti, le minacce di Berlusconi di tenersi la sua creatura? Discorsi spazzati via da una decina di acquisti di livello assoluto. Il Milan non ha ritoccato la squadra. L’ha rifatta e forse, visto che manca ancora un attaccante, non è ancora finita. Ci ha messo i soldi che solitamente si vedono spendere a Psg o Manchester City, oltre 200 milioni di euro. Soltanto alla fine di questa stagione sapremo dal punto di vista economico se sono concreti o se si muovono dentro una bolla destinata a esplodere. Ma se fanno sul serio, la serie A è di fronte a uno scenario nuovo: a Milano dopo anni di magre si portano in casa top player e il gap, per la prima volta negli ultimi sei anni, sembra potersi colmare nei confronti della Juve. Il campo dirà se poi le figurine stanno insieme, perché fare giocare a pallone dieci giocatori che non si sono mai visti prima non è automatico e nemmeno facile. Ma il campionato acquista immediatamente incertezza e competitività. Già adesso si può dire che oltre a Juve, Napoli e (probabilmente) Roma, ci sarà anche il Milan. E quelli di Suning, nel derby cinese della Madonnina, non staranno a guardare. E’ già la serie A più affascinante degli ultimi anni.
La potenza di fuoco della Juve – Quando Higuain e Pjanic andarono alla Juve lo scorso anno parlammo di inflazione della serie A. I bianconeri erano talmente superiori che potevano sottrarre a suon di milioni i giocatori più forti delle avversarie dirette rafforzandosi e indebolendole al tempo stesso. Adesso a distanza di dodici mesi succede esattamente il contrario. Bonucci al Milan smonta la difesa che è stata la colonna sonora di sei scudetti consecutivi e due finali di Champions League. Se ne va il pezzo più pregiato e più giovane, che a 30 anni può garantire almeno tre o quattro stagioni di livello tecnico e fisico assoluto. Più di Chiellini e Barzagli, che rimangono. Però è necessario ricordare che Roma e Napoli non avevano la forza per trattenere i suoi top player. La Juve decide scientemente di darlo a una diretta concorrente per lo scudetto. Il che è sorprendente: Bonucci ha mercato, furono rifiutati 60 milioni dal Manchester City (almeno a quanto riportarono i giornali), lo stesso giocatore in Premier League avrebbe guadagnato più di quanto prende al Milan che lo rende comunque il giocatore più pagato del campionato. Il fatto di cederlo in serie A significa sicuramente che i rapporti tra giocatore e allenatore erano alla frutta. L’esclusione di Oporto aveva rafforzato Allegri, a Cardiff qualcosa deve essere successo, che fosse o meno nell’intervallo della finale con il Real Madrid, e lo conferma anche la cessione di Dani Alves. Trattenerlo non era più possibile. E a quel punto conta la volontà del giocatore che voleva rimanere in Italia. E’ comunque indice del fatto che anche la Juve deve fare i conti con scenari che non può controllare. Incertezze che fanno bene al campionato.
La strategia dei bianconeri – Non va dimenticato nemmeno che la Juve dal 2015 ha sempre venduto almeno un pezzo pregiato ogni estate. Dopo Berlino se ne andarono Tevez, Vidal e Pirlo. Lo scorso anno fu venduto Pogba. Attacco e centrocampo sono stati rivoluzionati nel tempo. La difesa no, fino a Bonucci. Non è casuale. Mantenere alte le motivazioni vincendo sempre non è fisiologicamente possibile, i pezzi devono essere sostituiti ciclicamente. A volte qualcuno vuole nuove sfide. Altri più soldi. Altri entrambe le cose, altrove. In questo la Juve è vittima del suo successo e della mancanza di competitività del campionato. Vincere rinnovandosi, prendersi lo scudetto contro avversarie più competitive aiuterà anche i campioni a mantenere alte le motivazioni. E’ un rischio perché non sempre gli acquisti possono essere azzeccati. Ma lo fanno ogni anno e finora hanno sempre avuto ragione loro. La rivalità che torna di nuovo ad attizzarsi con il Milan, alimentata da Bonucci, è un altro ingrediente che mancava al campionato. Siamo di fronte a scenari nuovi, inediti da quando la Juve ha iniziato a dominare nel 2012 in Italia. E anche per questo il campionato alle porte è il più atteso e appassionante che si ricordi in epoca recente.
La Champions League allargata – Succede proprio alla vigilia di una stagione nella quale ci saranno quattro qualificate dirette alla coppa pregiata invece delle due degli ultimi anni. Non ci saranno preliminari. Significa che in testa alla classifica si giocherà fino alla fine per traguardi economici fondamentali. Non vedremo più il campionato che a febbraio manda in vacanza una decina di squadre che non hanno più obiettivi da rincorrere. Partite con punti pesanti in palio, interesse che aumenta, incertezza. Se Juve, Roma, Napoli, Milan e Inter rispettano le attese, una sola di queste vincerà il campionato ma soprattutto una di queste rimarrà fuori dalla Champions League. E nessuna se lo può permettere, soprattutto il Milan che con Bonucci e gli altri acquisti ha fatto un all in suggestivo ma rischioso. Elementi che renderanno la stagione incerta, carica di significati, a volte drammatica. L’essenza dello sport. Che da troppo tempo mancava al nostro campionato.









