Spalletti-Di Francesco, due modi opposti di vivere Roma e la Roma

Nella giornata di oggi sono stati presentati i due allenatori. Il toscano ha confermato che Totti l'ha allontanato dal club giallorosso, l'ex tecnico del Sassuolo ha parlato di appartenenza.

Spalletti Di Francesco conferenze stampa che spiegano tutto

Appartenenza. Senso di appartenenza. Sarà questo il pilastro del nuovo ciclo tecnico avviato oggi da Eusebio Di Francesco, parlando allo stesso microfono da cui fino a qualche settimana fa Luciano Spalletti troppo spesso contribuiva a spaccare un ambiente già incrinato.

E mentre il nuovo tecnico dell’Inter confermava i motivi del divorzio da Roma collegati all’uscita di scena di Totti, Di Francesco si augurava di trovarsi il numero 10 della Roma al suo fianco e confessava di aver chiamato De Rossi appena firmato il contratto. Appartenenza, appunto. Empatia. Quella che lo scorso anno è mancata troppo spesso a Spalletti, comunque artefice di una Roma da 87 punti e accesso diretto alla Champions League. Ma era il momento di cambiare. Si è capito oggi. Sia nella conferenza stampa di Milano che in quella di Trigoria.

Spalletti è tornato a parlare della decisione di andare via da Roma.Sono stato contattato dall’Inter poco prima della fine del campionato. Ma se accetti questo contatto è chiaro che si fa un discorso diretto. Io non ho voluto farne finché non è finita la storia con la Roma e poi ho preso contatto, lasciato la Roma dispiaciuto, salutando tutti. Da quel momento in poi questa è stata la cosa più bella che mi potesse capitare, non penso di aver offeso nessuno dicendolo. Io non ho antipatie, ho qualche simpatia selettiva ma non antipatie. Ero diventato quello che divideva anziché unire, eravamo dentro questo problema su cosa sarebbe stato il futuro, la gestione di un mito come Totti, si è verificata questa contrapposizione per cui l’amore per il calciatore che ha fatto la storia ha prevalso su quello che era il sostegno che ci doveva essere per la squadra. Se non riesco a mettere d’accordo queste due cose a Roma vuol dire che non ho fatto bene il mio lavoro. Avendo fatto male quel tipo di lavoro ero in difficoltà e sentivo i rumors della gente. Ne avevo anche molti a favore ma siccome c’era una linea tra chi a favore e chi no, io voglio portare tutti dalla mia parte, se non ci riesco per quell’amore di cui parlavo prima, devo farmi da parte. Spero che ora senza di me la Roma sia di nuovo unita”.

E poi la chiusura, un pizzico romantico. “Roma è stata una bella esperienza che porterò sempre con me che non posso e non voglio cancellare, ci sono tornato, a volte le ho dato qualche vantaggio, a volte qualche problema, ma ho costruito un modo di ragionare e vivere la Roma riconoscibile. Ho avuto l’apporto anche da chi lavora dietro la quinte, quelli che ti fanno trovare tutto a posto quando non ci sei, hanno un valore incredibile, bisogna imparare da loro”.

Pochi minuti dopo Di Francesco affiancava Monchi nella sua prima conferenza stampa capitolina. “La prima persona che ho chiamato appena ho trovato l’accordo con la Roma è stato De Rossi. Ritorno al senso di appartenenza, è un’emblema per questa squadra, nell’atteggiamento e nel modo di fare. Mio figlio gioca nel Bologna, è tifoso della Roma: quando gli chiedono chi è stato il suo idolo, lui dice De Rossi. Condivido il motivo: è sempre il primo ad esultare quando i compagni fanno gol, penso sia un’immagine che tanti calciatori debbano prendere come esempio. Lui in questo momento, consociamo tutti il valore di Daniele, credo che sia il mio punto di riferimento ma credo anche della squadra, al di là che giochi titolare o meno. Tutti sul campo e con il lavoro meriteranno le proprie chance”.

Inevitabile la domanda su Totti e il suo futuro. “La società ha parlato con Francesco per quello che sarà il suo futuro da dirigente. A breve Totti dovrà dare una risposta sul futuro, io ho un legame con lui particolare, sarei molto contento di averlo nel ruolo che lui deciderà insieme alla proprietà e di poter continuare a lavorare con lui anche se in un’altra veste. Sono convinto di poter trasmettere i valori della conoscenza di questo ambiente, che un pochino so. Cercheremo di trasmettere entusiasmo che è la cosa più importante, questo deriva dai nostri comportamenti, dal modo di porci, dall’essere vicini alla gente, dall’essere sinceri e allo stesso tempo di fare dei risultati che sono alla base del calcio, magari anche facendo divertire”.

Un altro modo di approcciare l’ambiente, un mese prima che si inizi a giocare una ventata di serenità intorno alla Roma. Durerà?