Il meglio e il peggio della serie A 2016-17, allenatori e squadre

I migliori e i peggiori della serie A 2016-17, allenatori e squadre che hanno sorpreso e deluso in questa stagione

Sorprese e delusioni, conferme e passi indietro. Allenatori e squadre valutati nel riepilogo stagionale finale della serie A 2016-17.

Miglior allenatore dell’anno:

1. Gian Piero Gasperini
La sua Atalanta è stata l’assoluta rivelazione di questo campionato. La Dea ha chiuso la propria annata stellare infrangendo vari record del club (miglior piazzamento, punti conquistati, numero di vittorie), nonostante lo stentato avvio di stagione che stava perfino per costare la panchina all’ex-tecnico del Genoa. Praticamente tutti gli elementi della rosa prodotti dal vivaio sono stati valorizzati e sono diventate pedine pregiatissime del mercato. La mano dell’allenatore è quanto mai evidente e la posizione più alta del podio è stra-meritata.

2. Massimiliano Allegri
Se fino a due anni fa persisteva ancora l’idea secondo la quale il vero merito di Allegri, nella sua prima stagione sulla panchina bianconera, fosse stato quello di lasciare immutato l’assetto “Contiano” ereditato, ora non c’è più alcun dubbio che quella di quest’anno sia stata solo e soltanto la sua Juve. Il cambio di sistema di gioco a gennaio scorso, lo spostamento di Mandžukić sulla fascia e di Pjanić in regia, sono tutte intuizioni geniali, ma che rappresentano solamente il corollario di un lavoro intenso e metodico che a Vinovo si sta portando avanti da un biennio. E se molto spesso si è criticato Allegri per la scelta di difendersi facendo massima densità tra i reparti, altrettanto vero è che i soli tre gol subiti quest’anno in dodici partite di Champions League, o il minor passivo di reti in campionato, fanno della difesa bianconera la più solida ed efficiente del continente.

3. Maurizio Sarri
Veder giocare il Napoli è uno spettacolo che riconcilia con questo Sport. Ma oltre all’estetica, resta impossibile non sottolineare l’efficacia di un sistema di gioco che, una volta perso Higuaín per dinamiche di mercato e Milik per grave infortunio, si è saputo “rinnovare”, tramite l’accentramento di Mertens, che ha chiuso a quota 28 centri in Campionato. Il Napoli è una straordinaria macchina da gol e tutti gli elementi del meccanismo si muovono a memoria, con sincronia e puntualità, sia lontano dal pallone che in fase di possesso. Il lavoro di Sarri in questo suo ultimo biennio è stato semplicemente magistrale.

Squadra rivelazione del Campionato:

1. Atalanta
Difficile aggiungere qualcosa a quanto già detto in precedenza. Che a Bergamo si godano l’Europa, adesso: se la sono decisamente meritata.

2. Crotone
La salvezza raggiunta dalla squadra di Nicola è stata senza mezzi termini incredibile, specialmente per come si erano messe le cose a Marzo. Il club calabrese ha ottenuto il miglior differenziale tra punti conquistati nel girone di ritorno, rispetto a quelli dell’andata. La permanenza in Serie A è arrivata dopo una cavalcata sorprendente, che li ha portati a battere squadre come Inter e Lazio, oppure a pareggiare contro il Milan. Forse non è un caso che, delle tre squadre che fino alla fine di febbraio erano incagliate nelle acque torbide del Campionato, l’unica riuscita a salvarsi sia stata quella che ha deciso di dare fiducia fino alla fine al proprio allenatore (a differenza di Oddo e De Zerbi, Nicola non è mai stato messo in discussione). Tuttavia, provando a volgere lo sguardo oltre l’epica di un traguardo del genere, bisogna pure riconoscere che il Crotone ha beneficiato di una quota salvezza mai così bassa da quando il campionato è stato ampliato a 20 squadre (escludendo solamente il 2013/14, in cui il Catania retrocesse con gli stessi punti conquistati dall’Empoli quest’anno, ossia 32). Addirittura, nel 2003/04, con il formato ancora a 18 squadre, il Perugia totalizzò i medesimi 32 punti di cui sopra, venendo comunque condannato alla B, dopo lo spareggio perso contro la Fiorentina. Tutto ciò per dire che il livellamento verso il basso del Campionato italiano è evidente. Ma ciò non deve togliere nulla all’autentica impresa del Crotone. Semmai, il non essersi adagiato a tale mediocrità, ma aver combattuto per uscirne vincenti, è un merito in più da attribuire a Falcinelli&Co.

3. Lazio
I pronostici della vigilia erano tutto fuorché entusiasmanti, per la Lazio: la stagione era iniziata fin da subito con il piede sbagliato, a causa della vicenda Bielsa e di tutto ciò che ne era conseguito (le parole di Prandelli e la conferma, quasi forzata e non voluta, di Simone Inzaghi). L’estate non era certo finita meglio, a causa di un mercato che, perlomeno sulla carta, sembrava abbastanza inconcludente (con la dovuta eccezione di Immobile), specialmente considerando che i biancocelesti partivano dall’ottavo posto deludente della passata stagione, chiusa a 26 punti di distacco dal podio. Eppure, nonostante le premesse, la Lazio ha conquistato la qualificazione europea (e senza passare dal via, alias dai preliminari) con varie giornate di anticipo, rimanendo stabilmente alle spalle delle tre grandi del Campionato (anche se superata all’ultima giornata, ma senza conseguenza alcuna). L’eliminazione della Roma in Coppa Italia, infine, ha rappresentato la ciliegina sulla torta del popolo laziale, anche se in finale è arrivata l’ormai solita sconfitta contro la Juventus. Del resto, la profezia vuole che il club biancoceleste alterni costantemente, da 8 anni a questa parte, una stagione pessima con un’altra esaltante e quest’anno c’è stata l’ennesima conferma. Ora sarà compito della dirigenza provare a rompere definitivamente la maledizione, consolidando anche l’anno venturo tutto ciò che di buono è stato seminato in questi ultimi mesi. A partire dalla prossima Supercoppa, da disputare ancora contro i bianconeri: questo sarà il primo taboo da sfatare, soprattutto per iniziare al meglio e con un trofeo in più in bacheca la nuova annata.

Squadra delusione dell’anno:

1. Inter
L’epica negativa che accompagna l’Inter dal 2011/12 fino ai giorni nostri, ha forse trovato la propria sublimazione in quest’annata. Difficile pensare se i tifosi nerazzurri ricorderanno di più i quattro allenatori cambiati, con Vecchi chiamato a traghettare la squadra in due diverse occasioni, oppure l’eliminazione dall’Europa League per mano dell’ormai mitologico Amutat Hapoel Be’er Sheva. Fatto sta che nemmeno le sette vittorie consecutive in campionato, giunte in seguito all’approdo di Pioli, o l’acquisto di Gagliardini a gennaio, possono aiutare ad inquadrare sotto una prospettiva diversa lo scempio a cui si è assistito quest’anno. Anche perché gli investimenti della dirigenza nerazzurra sono stati più che importanti (circa 120 milioni spesi per Candreva, João Mário, Gabriel Barbosa e Gagliardini) e certamente l’essere riusciti nell’impresa di non centrare nemmeno la qualificazione ai preliminari di Europa League, o il passaggio del turno nella fase a gironi della medesima competizione, assume davvero i contorni della disfatta sportiva.

2. Fiorentina
Dato il mercato decisamente più “low profile” condotto dal club viola la scorsa estate, con l’arrivo a Firenze di autentici “Carneadi” (a cui ha fatto da contraltare la pesante cessione di Marcos Alonso al Chelsea), il fallimento di tutti gli obiettivi che si era proposto il club ad inizio anno risulta molto meno clamoroso, rispetto ai nerazzurri. Eppure, la sensazione che la squadra potesse e dovesse dar seguito alla buonissima stagione dello scorso anno era abbastanza diffusa: Paulo Sousa aveva dimostrato di essere un ottimo allenatore, forse tra i più tatticamente all’avanguardia, in Italia, insieme a Sarri e pochi altri “eletti”. Ed invece, quest’annata si è conclusa con un altro finale indecoroso, mesto, grigio. Mezza squadra sembra smaniosa di abbandonare Firenze il prima possibile ed anche le due poche note liete della stagione (Bernardeschi e Chiesa) rappresentano ancora delle incognite di mercato. Il tutto, dovendo scegliere un’altra guida tecnica che possa raccogliere l’eredità di Montella e del tecnico portoghese. Se Dante vivesse ai giorni nostri, nulla c’impedisce di credere che la situazione attuale e “kafkiana” della Fiorentina sarebbe potuta essere immortalata nella sua Commedia. Ovviamente, nei panni di uno dei gironi infernali. E con Tătărușanu nel ruolo di Caronte, inutile sottolinearlo.

3. Milan
Il gradino più basso sul podio, alle spalle di Inter e Fiorentina, è dovuto principalmente all’ottenimento della qualificazione per la prossima Europa League ed alla conquista della Supercoppa contro la Juventus. Ma se l’Atene nerazzurra piange lacrime amare, di certo la Sparta rossonera non si può permettere il lusso di ridere troppo: il sesto posto in classifica è stato ottenuto quasi controvoglia, semplicemente perché la squadra di Montella, in quella volata finale, è riuscita a perdere meno partite, pur impegnandosi fino in fondo, rispetto alle due contendenti. Perlomeno, notizie ben migliori arrivano dal mercato, dato che la dirigenza rossonera ha già piazzato colpi importanti, come Musacchio e Kessié, ed altri sembrano in procinto di arrivare (Biglia? Fàbregas? Torreira?). Del resto, in situazioni del genere, è sempre meglio voltar pagina e pensare al futuro. Sperando di dimenticare al più presto che gli eredi di Šhevčhenko ed Inzaghi, per un anno, sono stati Bacca e Lapadula.