Pachulia-Leonard, casualità o bastardata? Le regole non scritte dello sport…

Il centro georgiano dei Warriors l'ha fatto apposta? Tutti gli sport, non solo il basket, rispondono a un codice etico che non ha a che fare con i puri regolamenti.

Pachulia Leonard casualità o scorrettezza? Le regole non scritte dello sport

Si fa un gran parlare in questi giorni della (presunta) scorrettezza messa in atto dal georgiano Zaza Pachulia ai danni di Kawhi Leonard, leader dei San Antonio Spurs già alle prese con un problema alla caviglia e ora messo fuori uso dal centro georgiano con quel piede sospetto.

Nel basket, ammesso e non concesso che Zaza l’abbia fatto appositamente (Leonard l’ha assolto, coach Popovich direi proprio di no…), il piede posizionato sotto al tiratore per causare una “scavigliata” è considerata la massima scorrettezza planetaria.

Pachulia Leonard casualità o scorrettezza? Le regole non scritte dello sport

A maggior ragione se come nel caso di Leonard quella caviglia è già messa male. Un fallo che raramente viene sanzionato perché l’attenzione degli arbitri è altrove ma che spesso provoca infortuni molto seri, oltre che dolorosi.

La storia dello sport è peraltro piena di scorrettezze e ogni disciplina ha il proprio manuale di istruzioni rispetto a “cosa fare” ma soprattutto a “cosa sarebbe opportuno non fare”. Nel basket, ad esempio, un allenatore che è avanti di 20 punti e chiama time-out a pochi secondi dalla sirena solo per amplificare il disagio degli sconfitti, ha spesso provocato polemiche e risse. Non solo verbali.

Così come il doppiato che in Formula 1 non si fa superare per antipatie personali pregresse o il pilota che allarga la propria traiettoria in curva per mettere fuori uso il rivale diretto, anche della stessa scuderia. Anche alla prima curva. Per non parlare di quanto accaduto due anni fa tra Valentino Rossi, Lorenzo e Marquez.

Pachulia Leonard casualità o scorrettezza? Le regole non scritte dello sport

In tutte le discipline esistono una serie di consuetudini che non hanno a che fare con i Regolamenti: comportamenti non irregolari ma universalmente riconosciuti come sleali, scorretti, disdicevoli. Il basket ha codificato il “fallo antisportivo”, che infatti viene sanzionato in maniera più pesante, ma tutti gli sport in realtà hanno il loro, di fallo antisportivo. Anche se lo chiamano diversamente. O non lo chiamano affatto ma lo combattono.

Comportamenti spesso pensati per deconcentrare l’avversario attraverso la continua interruzione del gioco ad esempio. Nel tennis, antipatico è l’uso compulsivo del medical timeout: un caso molto discusso avvenne agli Australian Open 2013, prima del decimo game del secondo set nella partita tra Azarenka e Stephens.

Con la bielorussa ripetutamente ferma ai box, probabilmente perchè terrorizzata dalla rimonta dell’avversaria dopo aver fallito cinque match-point e perso il servizio.

Il calcio, quanto a scorrettezze, ha una propria letteratura molto corposa. Si perde tempo, si simulano infortuni, crampi e stiramenti, si lascia il campo per una sostituzione camminando e spesso partendo dalla zona più lontana dalla panchina, salutando fidanzate e amici in tribuna. Oppure non si restituisce il pallone messo fuori dagli avversari per permettere il soccorso di un giocatore infortunato.

La stella assoluta in questo senso è Luiz Adriano ai tempi dello Shakhtar. L’arbitro ferma il gioco per l’infortunio del danese Nordstrand, colpito al volto. Willian restituisce la sfera agli avversari ma Luiz Adriano parte, dribbla il portiere e segna l’1-1. Imbarazzo generale ma gol tecnicamente regolarissimo.

Ci sono poi le regole “etiche”, che variano da disciplina a disciplina. Nel baseball a fronte di un largo vantaggio (8 punti per convenzione) la squadra che sta vincendo rallenta, senza rubate e con avanzamenti di una base alla volta. Nel rugby, al contrario, abbassare la guardia o smettere di segnare è considerata una mancanza di rispetto. Dimostrano gli All Blacks, in tal senso.

Nel ciclismo è raro che il titolare della maglia di leader si sbatta per andare a riprendere una fuga inutile ai fini della classifica. Difficile dimenticare quanto accaduto nel corso del Giro d’Italia 1987, col tradimento di Roche a Visentini suo compagno di squadra allora in maglia rosa e attaccato a tradimento nella tappa dolomitica di Sappada.

Uno degli episodi più celebri di rivalità fratricide, di fuoco amico. In questo senso la Formula 1 ci regala esempi quasi in ogni Gran Premio. Per tutti, quello di Jerez 1997 quando secondo molti (FIA compresa) Michael Schumacher provò a buttare fuori pista Jacques Villeneuve.

E poi c’è lui, Steven Bradbury, che ha vinto un’Olimpiade eliminando uno dopo l’altro tutti gli avversari ma solo con la forza del pensiero. Senza scorrettezze. Genio vero. Altro che Zaza…