
Clasico Real Madrid Barcellona, godetevi il bello…
Metti una sera a casa, la domenica.
Metti che Skygo si annoi, pure lui, guardando l’amichevole Juventus-Genoa e l’EA7 che domina la Reggiana nel secondo tempo.
Nel pomeriggio ti sei già cibato il Milan che si consegna all’Empoli e il Palermo che supera il primo turno agli Internazionali di Roma. Il suicidio dell’Inter è già acqua passata e il fine settimana calcistico, in attesa del Clasico Pescara-Roma, è finalmente agli sgoccioli.
Metti che per puro caso decidi di curiosare su Real Madrid-Barcellona, tanto per salutare l’ultima resa dei blaugrana. Metti che ti colleghi col Bernabeu al minuto 50 e che da quell’istante gli altri canali di Skygo spariscono dal video. Ti teletrasporti in una realtà parallela.
Quella di un calcio con le squadre corte e lunghe, non fa differenza come per la pasta, ma mai banali. Mai speculative.
Il Barcellona l’ha rimessa in piedi con Messi e il suo fazzoletto bianco in bocca, ma al Bernabeu non tira aria di panuelada. Nel giro di venti minuti almeno 8 tiri pericolosi da una parte e dall’altra. Se non diventa Fiorentina-Inter è solo perché tra i pali non ci sono Tatarusanu e Handanovic.
Folata Blaugrana, cinque passaggi e si va in porta. Replica Blancos, un’imbucata e vantaggio sfiorato. Conta la qualità degli interpreti, certo, ma sono talmente tanti e bravi che quasi li dimentichi. Come in Ocean’s Eleven, esce Brad Pitt ed entra George Clooney.
Il missile di Rakitic sembra la svolta, macché… E per chiudere i giochi non basta neanche l’espulsione di Sergio Ramos per il tentato omicidio su Messi.
Il Barca è in vantaggio al Bernabeu, mancano pochi minuti ma non si accontenta, cerca il pugno del ko e lo trova pure se Piquè non sparasse addosso a Navas da 2 metri.
Capello abbozza trenta pronostici e al numero ventinove, per la legge dei grandi numeri, ne prende uno: “Il Real non è morto, il Real può pareggiare”.
Il 2-2 è opera di James Rodriguez con la difesa contemplativa di Luis Enrique in posa per il poster che celebra il titolo dei Blancos.
E’ finita. Ah, no. Il Real si dimentica dell’inferiorità numerica e del vantaggio che vale la Liga. Si scopre e pennella la sceneggiatura perfetta per il lieto fine catalano.
Messi l’appoggia di piattone sinistro e poi mostra la maglia del Barca al popolo di Madrid. Controcampo. Dissolvenza al nero. Titoli di coda. Applausi.
Mi stropiccio gli occhi, non mi emozionavo per una partita di calcio da secoli.
Prima di dormire, butto un occhio distratto su Facebook. E’ tutto un florilegio di “Ma Messi non era finito?”, “Luis Enrique non era un coglione?”, “L’ha decisa Cristiano Ronaldo. Ah, no”, “Dove sono quelli che criticavano il Barcellona?”.
Come se davanti alla Gioconda qualcuno commentasse “Ma ‘sto Leonardo non era sopravvalutato?”.
Un consigllo. Evitate di sfregiare un capolavoro, le rare volte che ve lo trovate davanti. Godetevi la magia, cogliete l’attimo e rimanete in silenzio. Si può fare, è legale.
Perché poi il giorno dopo senti dire da un’opinionista Sky che è meglio fare la dialisi piuttosto che guardare una partita dell’Inter.
Il brutto è sempre dietro l’angolo. E non è il Massimo.
Quindi, godetevi il brivido di quella maglia numero 10 mostrata a 80.000 persone.
In silenzio. Contemplativo.









