
In Germania la Bundesliga è pronta a ripartire, o almeno è quello che viene riportato dai media a poche ore dall’annuncio di Angel Merkel sulla possibilità effettiva che il campionato riprenda. Secondo l’agenzia Reuters il calcio tedesco potrebbe addirittura riprendere prima di giugno, nel weekend del 15 e 17 maggio. La Bundesliga è ferma dal 13 marzo ma le squadre, prime in Europa, hanno potuto riprendere ad allenarsi già dal 6 aprile anche se ancora non in gruppo. Se la data di metà maggio sembra obiettivamente ottimistica e la ripresa a giugno credibile, rimane il grande interrogativo che attanaglia le federazioni e che è il vero nodo da sciogliere per una ripartenza collettiva: cosa succede in caso di calciatori positivi al Coronavirus?
Cosa succede in caso di positivi al Coronavirus
E’ la domanda che tutti si fanno perché dalla sua risposta dipende non tanto la possibilità di riprendere a giocare, quanto quella ancora più importante di continuare a giocare e non essere costretti a sospendere di nuovo i campionati, stavolta in forma definitiva decretando la fine della stagione 2019-20. Seguiamo il caso della Germania per capire cosa potrebbe succedere. Inizialmente sono stati effettuati 1724 test tra 36 società che hanno dato come risultato 10 positivi (tre nel Colonia, due giocatori e un fisioterapista, un giocatore della Dinamo Dresda e altre sei persone di cui non è stata diffusa l’identità). Questa prima parte di test fa parte di una strategia che ne prevede un’altra che ha come obiettivo prioritario quello di confermare o smentire la reale positività dei primi tamponi, visto che l’ipotesi di un falso negativo è sempre possibile. Nelle prossime settimane, ovvero quelle in cui il calcio riprenderà, sono previsti due controlli ogni sette giorni a intervalli regolari. A questo punto il problema è capire cosa succede se una positività venisse confermata dal doppio test. In Germania attualmente la normativa in vigore prevede che chiunque entri in contatto con un caso positivo debba stare in isolamento per quattordici giorni, come succede anche in Italia.
Il protocollo della Bundesliga prevede invece che venga isolato solamente il positivo, mentre il resto della squadra può continuare regolarmente l’attività continuando a sottoporsi ai test. Questo permetterebbe alla stagione di continuare, ma rimane da valutare la variabile della volontà dei giocatori di giocare in condizioni che secondo molti non sono considerate sicure.
L’altra incognita è legata alle conseguenze sul fisico dei giocatori che hanno avuto il Coronavirus, ancora non del tutto chiare e che richiedono analisi approfondite. Sono elementi successivi. Attualmente l’ipotesi più probabile è che nell’eventualità che vengano rilevati nuovi casi di positività si procederà all’isolamento dei soggetti coinvolti e allo screening (tamponi, esami del sangue) degli altri componenti della rosa senza interrompere le attività. E’ possibile che se il calcio in Germania dovesse ricominciare a breve, gli altri paesi in cui si valuta la ripresa come l’Italia resteranno in una prima fase spettatori interessati per capire se il modello tedesco possa essere replicato con l’obiettivo non solo di ripartire ma di riuscire a garantire la conclusione della stagione. L’ipotesi auspicabile è che venga codificato e utilizzato in tutta Europa, magari sotto la supervisione dell’Uefa, un protocollo univoco.









