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DAL RIORDINO DEL GIOCO A QUELLO DEL GOVERNO, E DEL PAESE
Situazione attuale, prospettive, notizie.
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DAL RIORDINO DEL GIOCO A QUELLO DEL GOVERNO, E DEL PAESE
Messaggioda advocatus » 26/08/2019 - 15:30
DAL RIORDINO DEL GIOCO A QUELLO DEL GOVERNO, E DEL PAESE
Agosto 26, 2019 Scritto da Alessio Crisantemi
Dopo un anno e mezzo di strali lanciati contro il comparto del gioco, il governo cade e si prepara a risorgere: con la riforma del settore che continua ad attendere.
E pensare che parlavano di Riordino. E di Riforme, con la maiuscola. Invece, la realtà è ben lontana dall'immaginazione dell'attuale classe dirigente e di (quel che resta di) un governo vittima soltanto di sé stesso e di quella miriade di contraddizioni che si porta dietro fin dalla sua costituzione di un anno e mezzo fa. Nonostante la stipula di quel famigerato “contratto” (anzi, proprio per questo) siglato tra le due forze politiche per la costituzione di una maggioranza che si è dimostrata divisa su tutto. Eccetto sui giochi, a quanto pare, visto che la devastazione del comparto del gioco legale che sta avvenendo negli ultimi mesi per mano dell'Esecutivo, pur essendo guidata da una parte soltanto della maggioranza non ha mai trovato interruzioni da parte dell'altra sponda, come è invece avvenuto per altre questioni, forse più importanti dal punto di vista politico, ma difficilmente più rilevanti in termini economici, sociali e di ordine pubblico. Anche se l'approccio nei confronti del gioco, come di ogni altro comparto economico, risulta essere ben diverso tra i due schieramenti (come ribadito più volte dal promotore della crisi, il vice premier Matteo Salvini, spiegando che la Lega non è “il partito del no” e che ritiene impensabile frenare la crescita e lo sviluppo compromettendo l'attività delle imprese italiane), anche il Carroccio non è mai intervenuto per frenare la linea dura contro i giochi. Neppure quando la battaglia senza quartiere condotta dal Movimento 5 Stelle è finita con lo sconfinare su ben altri settori, andando a compromettere anche il mondo dello sport (competenza, questo dì, della Lega) e quello della cultura, attraverso il diktat imposto dal decreto Dignità.
Non è un caso, dunque, che il governo “gialloverde” sia arrivato ben presto al capolinea. Almeno nella sua attuale e prima costituzione (visto che potrebbe comunque tornare, seppure in altre declinazioni), viste le tante e davvero troppe differenze di vedute delle due parti politiche, le eccessive esitazioni su temi di primo piano e i troppi non detti. Per un Esecutivo che prima dei giochi e di ogni altra questione, dovrebbe riordinare le proprie idee. Come del resto sta avvenendo in queste ore, con la “conta” dei parlamentari (letteralmente, vista la proposta di una riduzione sulla quale il 5 Stelle sembra non voler trattare) e dei seggi, dettata dalle consultazioni avviate dal Presidente della Repubblica e dall'ordine di individuare a stretto giro una nuova maggioranza di governo, che sta delineando ipotetici scenari decisamente insoliti e spesso bizzarri, che a fatica si possono delineare. E forse anche realizzare. Come l'ipotesi di un'alleanza tra Partito Democratico e 5 Stelle, che pur essendosi consolidata nel corso degli ultimi giorni, sembra essere destinata a tramontare prima di nascere, rendendo di nuovo credibile (addirittura!) anche il ritorno di fiamma tra Lega e 5 Stelle, nonostante lo scambio di battute (e di insulti) delle ultime settimane, letteralmente esploso durante la crisi e il successivo dibattito parlamentare dovuto alla mozione di sfiducia.
Qualunque sia la maggioranza che riceverà l'incarico di guidare il paese fino alle prossime elezioni, tuttavia, l'auspicio generale che accomuna gli addetti ai lavori del gioco pubblico è che, una volta tanto, possa essere il buon senso a orientare le decisioni politiche e non la pancia, o il desiderio di conquistare qualche voto in più, attraverso slogan e promesse insulse, quanto irrealizzabili (come quella della scomparsa dell'intera industria del gioco, che dopo aver caratterizzato l'intera campagna elettorale del 5 Stelle, è stata subito accantonata, poiché irrealizzabile, già all'avvio della Legislatura), come se ci si trovasse in un'interminabile campagna elettorale. Per questo, ben venga la costituzione di un governo “politico” e il più possibile stabile, qualunque esso sia, piuttosto di ricorrere a maggioranze sghembe, governi ponte o esecutivi istituzionali, mirati soltanto a gestire le urgenze (ovvero la prossima manovra e l'aumento dell'Iva) per buttare le palla avanti e scoprire col tempo cosa potrà accadere. Scenari di questo tipo sarebbero pericolosi per il paese - come indicato del resto anche dal Capo dello Stato, che ha posto come unica alternativa quella del voto, per quanto critica possa essere – e addirittura deleteri per l'industria del gioco pubblico, la quale senza una vera riforma, rischia davvero di veder sgretolare l'intero assetto sul territorio, con tutte le conseguenze del caso, non soltanto per gli operatori e per l'economia, ma per l'intera cittadinanza, visto che oltre a portare denari nelle casse dell'Erario, l'offerta di gioco legale rappresenta soprattutto il più efficace baluardo della legalità e il migliore antidoto nei confronti del mercato “nero”, sommerso e magari in mao all'illegalità, come avveniva prima della legalizzazione del settore e come avviene ancora oggi nei paesi in cui non esiste un'offerta di gioco di Stato, oppure non in forma completa.
E a proposito degli altri paesi. Forse è proprio da un benchmark delle altre realtà europee e mondiali che dovrebbe partire il prossimo governo (sempre ammesso che i nuovi equilibri permettano un reset rispetto a quanto scritto nell'ultimo contratto siglato tra Lega e 5 Stelle), qualunque esso sia. Solo guardando e studiando cosa sta avvenendo negli altri paesi, forse, ci si potrebbe fare un'idea sulle migliori politiche da seguire per la gestione del gioco. Come scriviamo ogni giorno su queste pagine virtuali, riportando le iniziative più significative in termini legislativi che riguardano i giochi e provenienti dal di fuori dei confini nazionali, è evidente che ormai gran parte dei paesi e dei governi (anche quelli più conservatori) hanno compreso che l'unico modo per arginare la continua (e sempre più presente) proliferazione del gioco illecito è quello di creare una “rete di protezione” per i giocatori costituita dall'offerta legale, gestita e controllata dallo Stato, direttamente o attraverso dei partner selezionati (tramite licenza o concessione). Solo così ci si può assicurare non soltanto il controllo del territorio e delle finanze generate da queste attività, ma anche la corretta gestione di un “vizio” che presenta varie controindicazioni (oggi ormai note, seppure spesso distorte nei numeri), ma che possono essere studiate, approfondite e monitorate attraverso un'offerta statale. Ricavando risorse da dedicare ad attività di ricerca, cura e prevenzione che di certo non si possono avere da una rete illegale e magari anche di gestione criminale. Se poi, come avvenuto in parte anche in Italia (perché è bene non nascondersi dietro a un dito), si registrano degli eccessi, degli squilibri o qualsivoglia anomalia rispetto all'entità o qualità dell'offerta, allora è lì che occorre intervenire: ma in modo serio, chiaro e responsabile, e soprattutto centrale: cioè attraverso un'azione diretta dello Stato, quindi mediate governo e parlamento, senza lasciare che ognuno dica la propria, come avvenuto nel nostro paese in Regioni, provincie e comuni, dove ognuno ha voluto intervenire a proprio piacimento, salvo poi finire, in più di un caso, a rimangiarsi le proprie decisioni correndo ai riparti con proroghe, eccezioni o autentiche retromarce.
Se questo sarà l'approccio nei confronti del gioco pubblico del prossimo governo, allora sì che potremmo attenderci un futuro migliore. Per il paese, non per l'industria.
https://www.gioconews.it/editoriali/615 ... del-paese#
Agosto 26, 2019 Scritto da Alessio Crisantemi
Dopo un anno e mezzo di strali lanciati contro il comparto del gioco, il governo cade e si prepara a risorgere: con la riforma del settore che continua ad attendere.
E pensare che parlavano di Riordino. E di Riforme, con la maiuscola. Invece, la realtà è ben lontana dall'immaginazione dell'attuale classe dirigente e di (quel che resta di) un governo vittima soltanto di sé stesso e di quella miriade di contraddizioni che si porta dietro fin dalla sua costituzione di un anno e mezzo fa. Nonostante la stipula di quel famigerato “contratto” (anzi, proprio per questo) siglato tra le due forze politiche per la costituzione di una maggioranza che si è dimostrata divisa su tutto. Eccetto sui giochi, a quanto pare, visto che la devastazione del comparto del gioco legale che sta avvenendo negli ultimi mesi per mano dell'Esecutivo, pur essendo guidata da una parte soltanto della maggioranza non ha mai trovato interruzioni da parte dell'altra sponda, come è invece avvenuto per altre questioni, forse più importanti dal punto di vista politico, ma difficilmente più rilevanti in termini economici, sociali e di ordine pubblico. Anche se l'approccio nei confronti del gioco, come di ogni altro comparto economico, risulta essere ben diverso tra i due schieramenti (come ribadito più volte dal promotore della crisi, il vice premier Matteo Salvini, spiegando che la Lega non è “il partito del no” e che ritiene impensabile frenare la crescita e lo sviluppo compromettendo l'attività delle imprese italiane), anche il Carroccio non è mai intervenuto per frenare la linea dura contro i giochi. Neppure quando la battaglia senza quartiere condotta dal Movimento 5 Stelle è finita con lo sconfinare su ben altri settori, andando a compromettere anche il mondo dello sport (competenza, questo dì, della Lega) e quello della cultura, attraverso il diktat imposto dal decreto Dignità.
Non è un caso, dunque, che il governo “gialloverde” sia arrivato ben presto al capolinea. Almeno nella sua attuale e prima costituzione (visto che potrebbe comunque tornare, seppure in altre declinazioni), viste le tante e davvero troppe differenze di vedute delle due parti politiche, le eccessive esitazioni su temi di primo piano e i troppi non detti. Per un Esecutivo che prima dei giochi e di ogni altra questione, dovrebbe riordinare le proprie idee. Come del resto sta avvenendo in queste ore, con la “conta” dei parlamentari (letteralmente, vista la proposta di una riduzione sulla quale il 5 Stelle sembra non voler trattare) e dei seggi, dettata dalle consultazioni avviate dal Presidente della Repubblica e dall'ordine di individuare a stretto giro una nuova maggioranza di governo, che sta delineando ipotetici scenari decisamente insoliti e spesso bizzarri, che a fatica si possono delineare. E forse anche realizzare. Come l'ipotesi di un'alleanza tra Partito Democratico e 5 Stelle, che pur essendosi consolidata nel corso degli ultimi giorni, sembra essere destinata a tramontare prima di nascere, rendendo di nuovo credibile (addirittura!) anche il ritorno di fiamma tra Lega e 5 Stelle, nonostante lo scambio di battute (e di insulti) delle ultime settimane, letteralmente esploso durante la crisi e il successivo dibattito parlamentare dovuto alla mozione di sfiducia.
Qualunque sia la maggioranza che riceverà l'incarico di guidare il paese fino alle prossime elezioni, tuttavia, l'auspicio generale che accomuna gli addetti ai lavori del gioco pubblico è che, una volta tanto, possa essere il buon senso a orientare le decisioni politiche e non la pancia, o il desiderio di conquistare qualche voto in più, attraverso slogan e promesse insulse, quanto irrealizzabili (come quella della scomparsa dell'intera industria del gioco, che dopo aver caratterizzato l'intera campagna elettorale del 5 Stelle, è stata subito accantonata, poiché irrealizzabile, già all'avvio della Legislatura), come se ci si trovasse in un'interminabile campagna elettorale. Per questo, ben venga la costituzione di un governo “politico” e il più possibile stabile, qualunque esso sia, piuttosto di ricorrere a maggioranze sghembe, governi ponte o esecutivi istituzionali, mirati soltanto a gestire le urgenze (ovvero la prossima manovra e l'aumento dell'Iva) per buttare le palla avanti e scoprire col tempo cosa potrà accadere. Scenari di questo tipo sarebbero pericolosi per il paese - come indicato del resto anche dal Capo dello Stato, che ha posto come unica alternativa quella del voto, per quanto critica possa essere – e addirittura deleteri per l'industria del gioco pubblico, la quale senza una vera riforma, rischia davvero di veder sgretolare l'intero assetto sul territorio, con tutte le conseguenze del caso, non soltanto per gli operatori e per l'economia, ma per l'intera cittadinanza, visto che oltre a portare denari nelle casse dell'Erario, l'offerta di gioco legale rappresenta soprattutto il più efficace baluardo della legalità e il migliore antidoto nei confronti del mercato “nero”, sommerso e magari in mao all'illegalità, come avveniva prima della legalizzazione del settore e come avviene ancora oggi nei paesi in cui non esiste un'offerta di gioco di Stato, oppure non in forma completa.
E a proposito degli altri paesi. Forse è proprio da un benchmark delle altre realtà europee e mondiali che dovrebbe partire il prossimo governo (sempre ammesso che i nuovi equilibri permettano un reset rispetto a quanto scritto nell'ultimo contratto siglato tra Lega e 5 Stelle), qualunque esso sia. Solo guardando e studiando cosa sta avvenendo negli altri paesi, forse, ci si potrebbe fare un'idea sulle migliori politiche da seguire per la gestione del gioco. Come scriviamo ogni giorno su queste pagine virtuali, riportando le iniziative più significative in termini legislativi che riguardano i giochi e provenienti dal di fuori dei confini nazionali, è evidente che ormai gran parte dei paesi e dei governi (anche quelli più conservatori) hanno compreso che l'unico modo per arginare la continua (e sempre più presente) proliferazione del gioco illecito è quello di creare una “rete di protezione” per i giocatori costituita dall'offerta legale, gestita e controllata dallo Stato, direttamente o attraverso dei partner selezionati (tramite licenza o concessione). Solo così ci si può assicurare non soltanto il controllo del territorio e delle finanze generate da queste attività, ma anche la corretta gestione di un “vizio” che presenta varie controindicazioni (oggi ormai note, seppure spesso distorte nei numeri), ma che possono essere studiate, approfondite e monitorate attraverso un'offerta statale. Ricavando risorse da dedicare ad attività di ricerca, cura e prevenzione che di certo non si possono avere da una rete illegale e magari anche di gestione criminale. Se poi, come avvenuto in parte anche in Italia (perché è bene non nascondersi dietro a un dito), si registrano degli eccessi, degli squilibri o qualsivoglia anomalia rispetto all'entità o qualità dell'offerta, allora è lì che occorre intervenire: ma in modo serio, chiaro e responsabile, e soprattutto centrale: cioè attraverso un'azione diretta dello Stato, quindi mediate governo e parlamento, senza lasciare che ognuno dica la propria, come avvenuto nel nostro paese in Regioni, provincie e comuni, dove ognuno ha voluto intervenire a proprio piacimento, salvo poi finire, in più di un caso, a rimangiarsi le proprie decisioni correndo ai riparti con proroghe, eccezioni o autentiche retromarce.
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