Fitch salva l’Italia. L’agenzia di rating ha infatti lasciato invariato il giudizio sull’affidabilità creditizia dello Stato italiano a BBB, due gradini al di sopra del junk, la «serie B» dei rating nella quale sono relegati i debitori considerati meno affidabili. L’outlook, cioè le prospettive, resta negativo. Il giudizio riflette da un lato il livello molto alto del debito pubblico e l’assenza di riforme per un aggiustamento del deficit. Pesano anche una qualità degli attivi bancari ancora debole e un tasso di crescita troppo basso.
Tra i fattori positivi, Fitch cita invece l’economia diversificata e ad alto valore aggiunto, con indicatori di disuguaglianza e di sviluppo umano molto superiori a quelli dei Paesi con analogo rating. Positivi anche l’indebitamento «moderato» del settore privato, la sostenibilità del sistema pensionistico, la durata favorevole dei titoli del debito pubblico (6,7 anni in media) e una quota bassa di debito in valuta estera.
Tagliate le stime di crescita
Fitch ha rivisto al ribasso le sue previsioni economiche per l’Italia: stima per il 2019 una crescita dello 0,3% del Pil (da +1,2% previsto in agosto) e dello 0,6% nel 2020. L’agenzia prevede inoltre un aumento del deficit al 2,3% del Pil nel 2019, contro il 2% stimato dal governo italiano, e al 2,7% nel 2020, partendo dal presupposto che non scatteranno le clausole di salvaguardia con l’aumento dell’Iva.
Rischio di elezioni anticipate
L’agenzia sottolinea i rischi politici che gravano sull’Italia. «Le tensioni nella coalizione di governo e la possibilità di elezioni anticipate aggiungono incertezza sulle politiche economiche e di bilancio. Le differenze ideologiche tra il Movimento Cinque Stelle e la Lega probabilmente aumenteranno queste tensioni. Non ci aspettiamo che il governo italiano duri l'intero mandato e vediamo un aumento delle probabilità di elezioni anticipate dalle seconda metà di quest'anno».
Ed elezioni anticipate entro l'anno sarebbero veramente auspicabili per il SETTORE GIOCHI e SCOMMESSE. Peggio dell'attuale governo giallo-verde, e con uno come Di Maio, non si può andare









