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RIORDINO GIOCHI: DA BATTAGLIA ISTITUZIONALE A SFIDA DI QUALITÀ. Di Alessio Crisantemi
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RIORDINO GIOCHI: DA BATTAGLIA ISTITUZIONALE A SFIDA DI QUALITÀ. Di Alessio Crisantemi
Messaggioda scommettitore siracusano » 18/09/2017 - 16:59
RIORDINO GIOCHI: DA BATTAGLIA ISTITUZIONALE A SFIDA DI QUALITÀ
Settembre 18, 2017 Scritto da Alessio Crisantemi
Dopo l'intesa raggiunta dal governo con gli enti locali è il momento di stabilire le regole definitive per una migliore distribuzione del gioco all'insegna della qualità.
http://www.gioconews.it/editoriali/5412 ... la-qualita
Dopo la battaglia degli ultimi anni è il momento della sfida. Una sfida all'insegna della qualità e del bene comune, come viene proposta dal governo attraverso le parole del sottosegretario all'Economia, Pier Paolo Baretta. L'oggetto del contendere, al solito, è il riordino del gioco pubblico e le parti in causa gli enti locali, contrapposti all'Esecutivo sulle modalità di regolamentazione del comparto sul territorio. Solo che stavolta, a differenza della Conferenza Unificata e in seguito all'accordo raggiunto tra le parti in quella sede, sarà una partita a tre, alla quale dovrà partecipare anche l'industria. Direttamente – attraverso una serie di sacrifici a cui sottoporsi per il mantenimento delle attività – ma anche indirettamente, attraverso la partecipazione al tavolo decisionale dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, quale regolatore del settore, che dovrà rilevare e studiare insieme agli altri soggetti la presenza del gioco sui vari territori. Ed è proprio questo, probabilmente, uno dei punti cardine dell'intesa sottoscritta tra Stato e Regioni, nella ricerca di quel punto di equilibrio invocato dallo stesso sottosegretario in questi anni di attività e negli ultimi mesi di affannosa ricerca di una mediazione. Che alla fine è arrivata. Sia pure a caro prezzo, per l'industria, ma comunque fioriera di stabilità. Almeno in teoria.
In attesa di vedere cosa uscirà in via definitiva da via Venti settembre entro il prossimo 30 ottobre: la scadenza fissata dalla Conferenza unificata per la stesura del provvedimento attuativo che sancirà le regole certe per la regolamentazione del gioco pubblico. Quello che è certo, tuttavia, è che nulla potrà essere più relegato all'improvvisazione: vale per gli operatori, che dovranno sottoporsi a criteri sempre più rigidi per l'esercizio del gioco, ma vale anche per i legislatori regionali, che d'ora in poi dovranno tenere conto di criteri certi per l'emanazione delle regole e delle restrizioni, rifacendosi a principi generali, come la “tutela degli investimenti esistenti” e quella dell'ordine pubblico, oltre a garantire “l'equa distribuzione” del gioco sul territorio, e non più alla sola tutela della salute (peraltro soltanto presunta, ma non effettivamente garantita, come è accaduto finora in diversi territori). Ciò significa, è evidente, che le Regioni e i Comuni potranno (e dovranno) continuare a dire la propria nella regolamentazione del comparto, come chiedevano da tempo a gran voce (e a ragione), ma dovranno comunque attenersi agli criteri stabiliti dalla Conferenza. Per una battaglia, dicevamo in premessa, che dovrà tradursi in una sfida e in un percorso di progressivo miglioramento, per tutti.
Servirà quindi una prova di maturità da parte di tutti i soggetti coinvolti in questo processo di riorganizzazione del gioco e di ridefinizione delle regole. Per un cambio di mentalità e di approccio alla materia che, solo così, potrà tradursi in un cambio di passo anche per l'industria e, di conseguenza, per i consumatori. Sì, perché i punti di gioco in attività non saranno soltanto di meno (come il numero di slot), ma saranno anche più qualificati, perché sottoposti a una certificazione preventiva e ad una formazione specifica del personale, mirati ad innalzare il livello qualitativo dell'offerta. Oltre alla capacità di controllo da parte delle autorità preposte, per un maggiore livello di sicurezza offerto alla collettività.
Il primo banco di prova è offerto quindi da questi ultimi 45 giorni di tempo a disposizione dei vari soggetti istituzionali richiamati poc'anzi in un esercizio di dialettica che dovrà portare alla stesura del provvedimento definitivo il quale, come ha spiegato lo stesso Baretta, rappresenterà sì il primo passo verso un più generale riordino dell'intero comparto (e, quindi, non soltanto di quello fisico), ma sarà anche l'ultimo nel suo genere, da qui ai prossimi anni, per una partita – quella sulle slot – che dovrà quindi considerarsi chiusa dopo questo intervento governativo, particolarmente drastico, ma altrettanto necessario. Ponendo quindi la fine a un interminabile contenzioso con gli enti locali, che l'esecutivo non poteva permettersi di lasciare aperto, guardando forse più alle prossime lezioni che al resto. Ma è comunque un risultato. E, forse, un nuovo punto di partenza.
Settembre 18, 2017 Scritto da Alessio Crisantemi
Dopo l'intesa raggiunta dal governo con gli enti locali è il momento di stabilire le regole definitive per una migliore distribuzione del gioco all'insegna della qualità.
http://www.gioconews.it/editoriali/5412 ... la-qualita
Dopo la battaglia degli ultimi anni è il momento della sfida. Una sfida all'insegna della qualità e del bene comune, come viene proposta dal governo attraverso le parole del sottosegretario all'Economia, Pier Paolo Baretta. L'oggetto del contendere, al solito, è il riordino del gioco pubblico e le parti in causa gli enti locali, contrapposti all'Esecutivo sulle modalità di regolamentazione del comparto sul territorio. Solo che stavolta, a differenza della Conferenza Unificata e in seguito all'accordo raggiunto tra le parti in quella sede, sarà una partita a tre, alla quale dovrà partecipare anche l'industria. Direttamente – attraverso una serie di sacrifici a cui sottoporsi per il mantenimento delle attività – ma anche indirettamente, attraverso la partecipazione al tavolo decisionale dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, quale regolatore del settore, che dovrà rilevare e studiare insieme agli altri soggetti la presenza del gioco sui vari territori. Ed è proprio questo, probabilmente, uno dei punti cardine dell'intesa sottoscritta tra Stato e Regioni, nella ricerca di quel punto di equilibrio invocato dallo stesso sottosegretario in questi anni di attività e negli ultimi mesi di affannosa ricerca di una mediazione. Che alla fine è arrivata. Sia pure a caro prezzo, per l'industria, ma comunque fioriera di stabilità. Almeno in teoria.
In attesa di vedere cosa uscirà in via definitiva da via Venti settembre entro il prossimo 30 ottobre: la scadenza fissata dalla Conferenza unificata per la stesura del provvedimento attuativo che sancirà le regole certe per la regolamentazione del gioco pubblico. Quello che è certo, tuttavia, è che nulla potrà essere più relegato all'improvvisazione: vale per gli operatori, che dovranno sottoporsi a criteri sempre più rigidi per l'esercizio del gioco, ma vale anche per i legislatori regionali, che d'ora in poi dovranno tenere conto di criteri certi per l'emanazione delle regole e delle restrizioni, rifacendosi a principi generali, come la “tutela degli investimenti esistenti” e quella dell'ordine pubblico, oltre a garantire “l'equa distribuzione” del gioco sul territorio, e non più alla sola tutela della salute (peraltro soltanto presunta, ma non effettivamente garantita, come è accaduto finora in diversi territori). Ciò significa, è evidente, che le Regioni e i Comuni potranno (e dovranno) continuare a dire la propria nella regolamentazione del comparto, come chiedevano da tempo a gran voce (e a ragione), ma dovranno comunque attenersi agli criteri stabiliti dalla Conferenza. Per una battaglia, dicevamo in premessa, che dovrà tradursi in una sfida e in un percorso di progressivo miglioramento, per tutti.
Servirà quindi una prova di maturità da parte di tutti i soggetti coinvolti in questo processo di riorganizzazione del gioco e di ridefinizione delle regole. Per un cambio di mentalità e di approccio alla materia che, solo così, potrà tradursi in un cambio di passo anche per l'industria e, di conseguenza, per i consumatori. Sì, perché i punti di gioco in attività non saranno soltanto di meno (come il numero di slot), ma saranno anche più qualificati, perché sottoposti a una certificazione preventiva e ad una formazione specifica del personale, mirati ad innalzare il livello qualitativo dell'offerta. Oltre alla capacità di controllo da parte delle autorità preposte, per un maggiore livello di sicurezza offerto alla collettività.
Il primo banco di prova è offerto quindi da questi ultimi 45 giorni di tempo a disposizione dei vari soggetti istituzionali richiamati poc'anzi in un esercizio di dialettica che dovrà portare alla stesura del provvedimento definitivo il quale, come ha spiegato lo stesso Baretta, rappresenterà sì il primo passo verso un più generale riordino dell'intero comparto (e, quindi, non soltanto di quello fisico), ma sarà anche l'ultimo nel suo genere, da qui ai prossimi anni, per una partita – quella sulle slot – che dovrà quindi considerarsi chiusa dopo questo intervento governativo, particolarmente drastico, ma altrettanto necessario. Ponendo quindi la fine a un interminabile contenzioso con gli enti locali, che l'esecutivo non poteva permettersi di lasciare aperto, guardando forse più alle prossime lezioni che al resto. Ma è comunque un risultato. E, forse, un nuovo punto di partenza.
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