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Testo integrale intervento sottosegretario al Mef Baretta nel corso del convegno “Regolamentare il gioco” a Milano.
Situazione attuale, prospettive, notizie.
Questa sezione non è un mercato. Gli obiettivi primari sono: a) raccogliere informazioni attendibili sul tema raccolta del gioco sul territorio attraverso CTD/CED, PVR, corner, agenzie etc. etc. b) approfondire i temi più importanti, gli aspetti legali e regolamentari del settore.
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Testo integrale intervento sottosegretario al Mef Baretta nel corso del convegno “Regolamentare il gioco” a Milano.
Messaggioda scommettitore siracusano » 06/03/2017 - 17:43
Giochi: ecco il testo integrale dell’intervento di Baretta a Milano. “L’online il prossimo obiettivo vista la sua pericolosità. Sono favorevole all’eliminazione della pubblicità”
06/03/2017 17:18
https://www.agimeg.it/politica/giochi-t ... pubblicita
Ecco il testo integrale dell’intervento del sottosegretario al Mef Pier Paolo Baretta nel corso del convegno “Regolamentare il gioco” a Milano.
“La prima considerazione è che dobbiamo partire che negli ultimi anni abbiamo esagerato, nella diffusione del gioco, per varie ragioni. C’è stata un’esplosione del gioco anche superiore agli equilibri del mercato. Questo ha portato a dimensioni del volume del gioco che ha raggiunto i 95 miliardi di euro. Questo elemento ci obbliga a dire che è necessario intervenire per razionalizzare e per riformare il settore. Ovviamente questo presuppone anche il concetto che si è esagerato e di assumere di conseguenza un atteggiamento di equilibrio. Non si è esagerato nel concetto ma nella dimensione, nel volume ed in alcune caratteristiche del gioco. Sono almeno due anni che il sottoscritto cerca di mettere all’ordine del giorno il settore del gioco, ma c’è il rischio che le cose vadano per le lunghe. Bisogna premettere che nell’approccio del Governo, non portiamo avanti una linea proibizionista. Abbiamo corretto una linea lassista, cambiando la posizione del Governo che prima faceva quasi solo da spettatore. Il gioco è parte della vita e l’obiettivo strategico è di portarlo dagli eccessi ad una dimensione di normalità. Quindi non c’è proibizionismo anche perché la malavita organizzata è dietro l’angolo. Non è vero che si combatte la malavita ampliando il perimetro di gioco, ma non è vero nemmeno il contrario. Se da un lato si riconosce che abbiamo esagerato, dall’altro abbiamo bisogno di una linea riformista, ma dobbiamo dire che la riforma procede per gradi. Ed è un punto di incomprensione con alcuni organi associativi. Per ogni problema che risolviamo ce n’è un altro da risolvere. Con la riforma so che non risolveremo tutti i problemi del gioco, perché prendiamo in mano una cosa lasciata per anni, ma so che una volta che abbiamo iniziato, presto si faranno anche altri passi in avanti. Adesso non ci occuperemo dell’online, ma so che è un problema ancora più grosso di quello che stiamo affrontando. Ma partiamo dalla coscienza che al momento non siamo in grado e che non basta una sola riforma per l’online. I ragazzi possono non entrare nelle sale da gioco, ma con i loro telefonini giocare tranquillamente da casa. Sappiamo che è un grande problema, ma non ora. Ci concentriamo su un primo passaggio. Quello dell’offerta di gioco e della distribuzione sul territorio. Dovremo tentare una riforma che dia un po’ di omogeneità nazionale perché in assenza di una regolamentazione nazionale, ogni regione o comune ha preso dei provvedimenti. Non tutti, in verità, degli 8000 comuni e quindi il risultato è che i provvedimenti sono a macchia di leopardo. Abbiamo situazioni di proibizionismo ed altre in cui ci si approfitta di tale proibizionismo per fare incetta di apparecchi. Ad esempio, Scurcola Marsicana, piccolo comune in provincia di Avezzano, che fa in proporzione il massimo della raccolta nazionale. Come mai? Una qualche omogeneità nazionale è assolutamente necessaria. Il problema non è il potere degli enti locali che noi non mettiamo in discussione, anzi se siamo fermi è proprio perché non prenderemo provvedimenti se non insieme agli enti locali. Il vero problema è la frantumazione che oggi ha il gioco e che un singolo intervento locale non è in grado di risolvere la questione. In più, se non c’è un’omogeneità di carattere nazionale o per aree, anche i singoli provvedimenti possono avere effetti non valutabili. Le distanze per esempio non riducono il problema del gioco ma lo spostano. Quindi abbiamo Via Condotti a Roma pulita del gioco ma il quartiere Tiburtino che di fatto è un quartiere a luci rosse del gioco. E’ una contraddizione che va gestita. Non è una buona politica quella di concentrare il gioco in alcune aree che sono anche quelle più difficili. In quest’ottica è anche evidente che non basta curare ma bisogna prevenire. Cosa può fare il Governo ed il Mef per aiutare la prevenzione? La strada che abbiamo pensato essere la più efficace è ridurre l’offerta di gioco. La prima ridurre di almeno il 30% le slot presenti sul territorio e la seconda dimezzare il numero dei punti gioco in un arco di 3/4 anni. Oggi i punti gioco adibiti a slot sono 96 mila in Italia. 400 mila Awp. Ma perché non si riducono anche le Vlt? Non c’ho pensato perché sono 50 mila e mi è sembrato che la questione principale fosse ridurre il massimo della giocata. Questo va anche contro il riciclaggio e riduce di fatto l’offerta. Il secondo blocco, dopo queste due operazioni, è dire dove vanno messi i punti gioco. Se andiamo verso un dimezzamento, è chiaro che si relativizza il problema di dove collocarli. Il problema con gli enti locali è proprio la distribuzione equilibrata sul territorio. Togliamo tutte le slot dagli hotel e dalle spiagge. Ma bisognerà individuare dei bacini. Lasciamo la discrezione ai comuni, ma il risultato finale deve essere una ridistribuzione sul mercato. Se lasciar libero ai comuni significa che possono essere di nuovo protezionisti, allora dobbiamo chiarire in partenza. Dobbiamo fare in modo che quelle che rimangono lavorino. Ovviamente mentre facciamo questo dobbiamo fare un’altra operazione. Che le slot sul territorio siano riconvertite e con controllo da remoto. Attenzione, non vuol dire che diventeranno le nuove Vlt, non c’entra niente. Le slot controllate da remoto, sono comunque slot, con basse giocate e basse vincite. Tutto quello che si deciderà dovrà essere fatto valutando l’aspetto salute e l’aspetto privacy, non lo deciderà il Mef da solo. In questi due anni è stato fatto un passo avanti, per esempio con l’idea della tessera sanitaria che oggi è prevalente, ma questa è una decisione che deve essere il risultato di una condivisione tra privacy, rispetto della persona. L’obiettivo non è controllare i giocatori, ma aggredire la ludopatia.
La questione delle sale. Faremo molti controlli sulle sale di tipo A. Se riduciamo della metà e controlliamo meglio quelle che ci sono, facciamo un passo in avanti, non indietro.
Il fatto che non esista una legislazione europea, come c’è nei tabacchi, ogni stato si muove da solo. Qualche passo in avanti lo possiamo fare con la pubblicità sui giochi, valutando meglio il problema delle fasce orarie. Sono anche favorevole alla totale proibizione, anche se la totale proibizione sul fumo non ha ridotto il consumo, ma temo che in assenza di una legislazione europea una cosa così drastica abbia delle conseguenze controproducenti. Come Governo italiano apriamo un confronto in europa per proporre che ci sia una regola europea per l’abolizione della pubblicità.
La domanda cruciale che fanno sempre: ma quando? Appena siamo pronti. Non voglio più fare una conferenza, entrando con un accordo ed uscendo con un rinvio. E’ talmente urgente fare l’accordo che è meglio approfondirlo un altro po’. Costruiamo una situazione nella quale il più presto possibile arriviamo ad un’intesa, con l’occhio benevolo dell’associazionismo”.
06/03/2017 17:18
https://www.agimeg.it/politica/giochi-t ... pubblicita
Ecco il testo integrale dell’intervento del sottosegretario al Mef Pier Paolo Baretta nel corso del convegno “Regolamentare il gioco” a Milano.
“La prima considerazione è che dobbiamo partire che negli ultimi anni abbiamo esagerato, nella diffusione del gioco, per varie ragioni. C’è stata un’esplosione del gioco anche superiore agli equilibri del mercato. Questo ha portato a dimensioni del volume del gioco che ha raggiunto i 95 miliardi di euro. Questo elemento ci obbliga a dire che è necessario intervenire per razionalizzare e per riformare il settore. Ovviamente questo presuppone anche il concetto che si è esagerato e di assumere di conseguenza un atteggiamento di equilibrio. Non si è esagerato nel concetto ma nella dimensione, nel volume ed in alcune caratteristiche del gioco. Sono almeno due anni che il sottoscritto cerca di mettere all’ordine del giorno il settore del gioco, ma c’è il rischio che le cose vadano per le lunghe. Bisogna premettere che nell’approccio del Governo, non portiamo avanti una linea proibizionista. Abbiamo corretto una linea lassista, cambiando la posizione del Governo che prima faceva quasi solo da spettatore. Il gioco è parte della vita e l’obiettivo strategico è di portarlo dagli eccessi ad una dimensione di normalità. Quindi non c’è proibizionismo anche perché la malavita organizzata è dietro l’angolo. Non è vero che si combatte la malavita ampliando il perimetro di gioco, ma non è vero nemmeno il contrario. Se da un lato si riconosce che abbiamo esagerato, dall’altro abbiamo bisogno di una linea riformista, ma dobbiamo dire che la riforma procede per gradi. Ed è un punto di incomprensione con alcuni organi associativi. Per ogni problema che risolviamo ce n’è un altro da risolvere. Con la riforma so che non risolveremo tutti i problemi del gioco, perché prendiamo in mano una cosa lasciata per anni, ma so che una volta che abbiamo iniziato, presto si faranno anche altri passi in avanti. Adesso non ci occuperemo dell’online, ma so che è un problema ancora più grosso di quello che stiamo affrontando. Ma partiamo dalla coscienza che al momento non siamo in grado e che non basta una sola riforma per l’online. I ragazzi possono non entrare nelle sale da gioco, ma con i loro telefonini giocare tranquillamente da casa. Sappiamo che è un grande problema, ma non ora. Ci concentriamo su un primo passaggio. Quello dell’offerta di gioco e della distribuzione sul territorio. Dovremo tentare una riforma che dia un po’ di omogeneità nazionale perché in assenza di una regolamentazione nazionale, ogni regione o comune ha preso dei provvedimenti. Non tutti, in verità, degli 8000 comuni e quindi il risultato è che i provvedimenti sono a macchia di leopardo. Abbiamo situazioni di proibizionismo ed altre in cui ci si approfitta di tale proibizionismo per fare incetta di apparecchi. Ad esempio, Scurcola Marsicana, piccolo comune in provincia di Avezzano, che fa in proporzione il massimo della raccolta nazionale. Come mai? Una qualche omogeneità nazionale è assolutamente necessaria. Il problema non è il potere degli enti locali che noi non mettiamo in discussione, anzi se siamo fermi è proprio perché non prenderemo provvedimenti se non insieme agli enti locali. Il vero problema è la frantumazione che oggi ha il gioco e che un singolo intervento locale non è in grado di risolvere la questione. In più, se non c’è un’omogeneità di carattere nazionale o per aree, anche i singoli provvedimenti possono avere effetti non valutabili. Le distanze per esempio non riducono il problema del gioco ma lo spostano. Quindi abbiamo Via Condotti a Roma pulita del gioco ma il quartiere Tiburtino che di fatto è un quartiere a luci rosse del gioco. E’ una contraddizione che va gestita. Non è una buona politica quella di concentrare il gioco in alcune aree che sono anche quelle più difficili. In quest’ottica è anche evidente che non basta curare ma bisogna prevenire. Cosa può fare il Governo ed il Mef per aiutare la prevenzione? La strada che abbiamo pensato essere la più efficace è ridurre l’offerta di gioco. La prima ridurre di almeno il 30% le slot presenti sul territorio e la seconda dimezzare il numero dei punti gioco in un arco di 3/4 anni. Oggi i punti gioco adibiti a slot sono 96 mila in Italia. 400 mila Awp. Ma perché non si riducono anche le Vlt? Non c’ho pensato perché sono 50 mila e mi è sembrato che la questione principale fosse ridurre il massimo della giocata. Questo va anche contro il riciclaggio e riduce di fatto l’offerta. Il secondo blocco, dopo queste due operazioni, è dire dove vanno messi i punti gioco. Se andiamo verso un dimezzamento, è chiaro che si relativizza il problema di dove collocarli. Il problema con gli enti locali è proprio la distribuzione equilibrata sul territorio. Togliamo tutte le slot dagli hotel e dalle spiagge. Ma bisognerà individuare dei bacini. Lasciamo la discrezione ai comuni, ma il risultato finale deve essere una ridistribuzione sul mercato. Se lasciar libero ai comuni significa che possono essere di nuovo protezionisti, allora dobbiamo chiarire in partenza. Dobbiamo fare in modo che quelle che rimangono lavorino. Ovviamente mentre facciamo questo dobbiamo fare un’altra operazione. Che le slot sul territorio siano riconvertite e con controllo da remoto. Attenzione, non vuol dire che diventeranno le nuove Vlt, non c’entra niente. Le slot controllate da remoto, sono comunque slot, con basse giocate e basse vincite. Tutto quello che si deciderà dovrà essere fatto valutando l’aspetto salute e l’aspetto privacy, non lo deciderà il Mef da solo. In questi due anni è stato fatto un passo avanti, per esempio con l’idea della tessera sanitaria che oggi è prevalente, ma questa è una decisione che deve essere il risultato di una condivisione tra privacy, rispetto della persona. L’obiettivo non è controllare i giocatori, ma aggredire la ludopatia.
La questione delle sale. Faremo molti controlli sulle sale di tipo A. Se riduciamo della metà e controlliamo meglio quelle che ci sono, facciamo un passo in avanti, non indietro.
Il fatto che non esista una legislazione europea, come c’è nei tabacchi, ogni stato si muove da solo. Qualche passo in avanti lo possiamo fare con la pubblicità sui giochi, valutando meglio il problema delle fasce orarie. Sono anche favorevole alla totale proibizione, anche se la totale proibizione sul fumo non ha ridotto il consumo, ma temo che in assenza di una legislazione europea una cosa così drastica abbia delle conseguenze controproducenti. Come Governo italiano apriamo un confronto in europa per proporre che ci sia una regola europea per l’abolizione della pubblicità.
La domanda cruciale che fanno sempre: ma quando? Appena siamo pronti. Non voglio più fare una conferenza, entrando con un accordo ed uscendo con un rinvio. E’ talmente urgente fare l’accordo che è meglio approfondirlo un altro po’. Costruiamo una situazione nella quale il più presto possibile arriviamo ad un’intesa, con l’occhio benevolo dell’associazionismo”.
La pluralità e il confronto delle corrette informazioni è alla base di ogni civile convivenza in una comunità democratica.
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Re: Testo integrale intervento sottosegretario al Mef Baretta nel corso del convegno “Regolamentare il gioco” a Milano.
Messaggioda scommettitore siracusano » 07/03/2017 - 08:52
Regolamentare il gioco. Mirabelli (Pd): “In questa legislatura decisivo intervento della Conferenza Unificata su riordino giochi”
http://www.pressgiochi.it/milano-mirabe ... sivo/32831
“Con Baretta sono ormai due anni che parliamo della necessità di regolamentare il gioco, una richiesta che viene da tutti gli stakeholders, anche dalla parte industriale. Gli obiettivi restano gli stessi: una legge che riduca offerta e domanda di gioco e di conseguenza anche le entrate dello Stato, oltre che una legge che investa di più sulla prevenzione”.
Con queste parole il senatore Franco Mirabelli è intervenuto al convegno di oggi al “Pirellone” di Milano dal titolo “Regolamentare il gioco. Ridurre la domanda e l’offerta, salvaguardare le persone“, organizzato dal Partito democratico della Lombardia e dal gruppo Senatori Pd.
“Con la finanziaria del 2016 – ha proseguito – si è ridotta del 30% la presenza delle slot nei locali generalisti, si è deciso di riorganizzare tutta l’offerta. Inoltre, è stata introdotta la tassazione sul margine per l’online e alcuni strumenti per la prevenzione e cura della patologie maggiori. A seguito di queste scelte restava aperto il tema del rapporto con le leggi dei comuni e delle regioni per supplire ad una carenza normativa. La Finanziaria ha chiesto alla Conferenza Stato-Regioni proprio di colmare questa lacuna ed è il lavoro che sta portando avanti Baretta in questo anno e mezzo dalla legge. Quello che la Conferenza Stato Regioni produrrà dovrà essere recepito con decreto ministeriale, quindi il primo strumento per il riordino complessivo del gioco è proprio la conferenza, il suo esito è decisivo”.
“Le norme contenute nella bozza in discussione in Conferenza dicono che è possibile un accordo – ha concluso il senatore Mirabelli – sarebbe un’occasione persa non concludere dato che in questa legislatura non ci sarà modo e tempo per intervenire in un’altra maniera utile. Questa strada si può concretizzare”.
“Riteniamo che la regolamentazione del gioco è complessa- ha aggiunto Don Virginio Colmegna di Mettiamoci In Gioco, intervenuto nella discussione- Il tema della riduzione del 30%, della gradualità è importante e sicuramente positivo. Il primo ragionamento da fare è quello di intervenire sulle macchine nascoste (video lottery e slot) perché se gli italiani hanno speso il 4,7% del Pil in questo settore, noi dobbiamo intervenire perché è un’urgenza, soprattutto per i suoi risvolti patologici. Tra le proposte che abbiamo fatto c’è quella dell’utilizzo della tessera sanitaria per aumentare la riconoscibilità ed evitare il gioco dei minori. Vorremmo inoltre ridurre la pubblicità e cercare di tracciare i flussi di denaro per evitare la criminalità organizzata”.
“Alcuni passi sono indispensabili- ha proseguito Don Colmegna- ridare potere alle amministrazioni locali prima di tutto e una riduzione delle sale. Dato che lo sforzo che è stato fatto è apprezzabile, bisogna fare anche un altro piccolo passo per riaprire la trattativa e dare un segnale. Sappiamo che l’investimento è forte e tocca un pezzo importante dell’economia del paese”.
“Abbiamo bisogno di un alleanza con le imprese, abbiamo bisogno che le imprese facciamo responsabilità sociale, abbiamo bisogno di ridefinire i Monopoli di Stato e di aumentare il sistema di prevenzione”.
Così Emilia De Biasi, presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato è intervenuta nel corso del dibattito del convegno ‘Regolamnetare il gioco’.
“La salute – ha dichiarato De Biasi – tocca trasversalmente tutti questi punti, si parla di salute pubblica. Non possiamo pensare solo a politiche repressive ma di contenimento e prevenzione. Non credo che la patologia sia solo un problema legato al settore delle dipendenze perché ci sono molti risvolti sociali. La dipendenza da gioco è, infatti, associata ad altre dipendenze: molto spesso a quella da alcool.
Abbiamo inserito questa dipendenza nei Livelli essenziali di assistenza per garantire loro una copertura gratuita e di base. E’ stato un intervento legato all’universalismo del servizio sanitario nazionale. Anche se purtroppo non è detto che ci saranno delle politiche sanitarie in questa direzione adottate in tutte le regioni alla stessa maniera. Gli Osservatori dedicati al problema, ad esempio, non servono a nulla se non se ne hanno riscontri sui risultati. In Conferenza Stato Regioni tutto questo deve essere chiaro. I soldi dati nei Lea sono vincolati al monitoraggio. Ci vuole una strategia di prevenzione non solo informazione, ma anche la formazione degli operatori per le dipendenze.
Possiamo chiudere le slot, eliminare la pubblicità, ma il mondo online rimarrà sempre; quindi i giochi rimangono e la pubblicità anche. Come si finanzia la rete? Cosa significa la responsabilità in rete? Questo rimane un punto di difficile trattazione.
Noi ci stiamo avviando in una società in cui è molto difficile il controllo individuale e l’autocontrollo e il tema del gioco è uno degli indicatori di questa forza e di questa debolezza. La pura e semplice repressione non ha mai portato a niente e gli sforzi delle Regioni non bastano bisogno fare una rete di servizi convincente che mettano la persona al centro”.
Nel convegno è intervenuto anche Pier Francesco Majorino, Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Milano.
“Dal nostro punto di vista- ha commentato contribuiamo a fare dare risposte a ferite sociali rilevanti. Siamo di fronte a qualcosa che porta danni alla collettività e degrado. Abbiamo il problema di avere strumenti più immediati per chiudere una sala. In questa ottica sono d’accordo con Colmegna. Prendo le cose fatte fino a qui come dei passi positivo perché così finiamo di muoverci nel deserto delle scelte”.
“La questione dei Lea- ha proseguito- l’ho presa come una notizia positiva. Gli enti locali devono essere il motore. Bisogna però avere più strumenti per intervenire. Dobbiamo inventarci qualcosa in più rispetto ai momenti di autoaiuto (per esempio abbiamo attivato un numero verde di formazione nelle scuole ). Mi auguro che vi sia in futuro un’azione ancora più incisiva da Roma. Abbiamo bisogno di azioni che parlano la stessa lingua e quando affronteremo la questione dell’online ci renderemo conto dell’importanza di questa necessità. Dobbiamo insistere, senza impoverire i servizi territoriali che si occupano di dipendenze, ma semmai integrare le loro azioni. Noi siamo desiderosi di fare la nostra parte e vi prego di credere che quando gli enti locali chiedono ‘protagonismo’ su queste materie lo fanno in ragione di dinamiche sociali in cui sono presenti in prima persona”.
Al dibattito ha preso parte anche Angela Fioroni, Segretaria di Legautonomie Lombardia.
“Sono 70 anni che noi lavoriamo con e per lo stato-ha commentato- Siamo consapevoli che l’ attuale offerta eccessiva del gioco va ben oltre la nostra concezione del gioco come momento di divertimento. Le norme non allineate rendono il lavoro difficile. Dove non c’è più il gioco legale è arrivato il gioco illegale. Nel legalizzare il settore ci sono stati errori nostri e dello stato che hanno fatto del male a tutti. Come azienda abbiamo affrontato più volte il problema e appoggiamo quanto il governo sta facendo da diversi mesi”.
“Il primo punto da affrontare in conferenza è la diminuzione del numero delle slot- ha proseguito la Fioroni analizzando i lavori della Conferenza Unificata- il secondo punto è la riduzione dei punti di vendita. Siamo concordi nel dire che questi numeri sono cresciuti in modo esponenziale perché non ci sono state regole. La differenziazione (tipo a e b) è sicuramente faticosa, ma vogliamo punti vendita che funzionano anche dal punto di vista del controllo. Noi aziende non siamo in perdita ma se non programmiamo nel tempo la nostra attività lo diventeremo”.
“Il tema degli orari è forse quello più delicato- ha concluso la Segretaria di Legautonomie. Le proposte avanzate in conferenza hanno un senso, ma non bisogna affrontare questo problema in modo ideologico”.
http://www.pressgiochi.it/milano-mirabe ... sivo/32831
“Con Baretta sono ormai due anni che parliamo della necessità di regolamentare il gioco, una richiesta che viene da tutti gli stakeholders, anche dalla parte industriale. Gli obiettivi restano gli stessi: una legge che riduca offerta e domanda di gioco e di conseguenza anche le entrate dello Stato, oltre che una legge che investa di più sulla prevenzione”.
Con queste parole il senatore Franco Mirabelli è intervenuto al convegno di oggi al “Pirellone” di Milano dal titolo “Regolamentare il gioco. Ridurre la domanda e l’offerta, salvaguardare le persone“, organizzato dal Partito democratico della Lombardia e dal gruppo Senatori Pd.
“Con la finanziaria del 2016 – ha proseguito – si è ridotta del 30% la presenza delle slot nei locali generalisti, si è deciso di riorganizzare tutta l’offerta. Inoltre, è stata introdotta la tassazione sul margine per l’online e alcuni strumenti per la prevenzione e cura della patologie maggiori. A seguito di queste scelte restava aperto il tema del rapporto con le leggi dei comuni e delle regioni per supplire ad una carenza normativa. La Finanziaria ha chiesto alla Conferenza Stato-Regioni proprio di colmare questa lacuna ed è il lavoro che sta portando avanti Baretta in questo anno e mezzo dalla legge. Quello che la Conferenza Stato Regioni produrrà dovrà essere recepito con decreto ministeriale, quindi il primo strumento per il riordino complessivo del gioco è proprio la conferenza, il suo esito è decisivo”.
“Le norme contenute nella bozza in discussione in Conferenza dicono che è possibile un accordo – ha concluso il senatore Mirabelli – sarebbe un’occasione persa non concludere dato che in questa legislatura non ci sarà modo e tempo per intervenire in un’altra maniera utile. Questa strada si può concretizzare”.
“Riteniamo che la regolamentazione del gioco è complessa- ha aggiunto Don Virginio Colmegna di Mettiamoci In Gioco, intervenuto nella discussione- Il tema della riduzione del 30%, della gradualità è importante e sicuramente positivo. Il primo ragionamento da fare è quello di intervenire sulle macchine nascoste (video lottery e slot) perché se gli italiani hanno speso il 4,7% del Pil in questo settore, noi dobbiamo intervenire perché è un’urgenza, soprattutto per i suoi risvolti patologici. Tra le proposte che abbiamo fatto c’è quella dell’utilizzo della tessera sanitaria per aumentare la riconoscibilità ed evitare il gioco dei minori. Vorremmo inoltre ridurre la pubblicità e cercare di tracciare i flussi di denaro per evitare la criminalità organizzata”.
“Alcuni passi sono indispensabili- ha proseguito Don Colmegna- ridare potere alle amministrazioni locali prima di tutto e una riduzione delle sale. Dato che lo sforzo che è stato fatto è apprezzabile, bisogna fare anche un altro piccolo passo per riaprire la trattativa e dare un segnale. Sappiamo che l’investimento è forte e tocca un pezzo importante dell’economia del paese”.
“Abbiamo bisogno di un alleanza con le imprese, abbiamo bisogno che le imprese facciamo responsabilità sociale, abbiamo bisogno di ridefinire i Monopoli di Stato e di aumentare il sistema di prevenzione”.
Così Emilia De Biasi, presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato è intervenuta nel corso del dibattito del convegno ‘Regolamnetare il gioco’.
“La salute – ha dichiarato De Biasi – tocca trasversalmente tutti questi punti, si parla di salute pubblica. Non possiamo pensare solo a politiche repressive ma di contenimento e prevenzione. Non credo che la patologia sia solo un problema legato al settore delle dipendenze perché ci sono molti risvolti sociali. La dipendenza da gioco è, infatti, associata ad altre dipendenze: molto spesso a quella da alcool.
Abbiamo inserito questa dipendenza nei Livelli essenziali di assistenza per garantire loro una copertura gratuita e di base. E’ stato un intervento legato all’universalismo del servizio sanitario nazionale. Anche se purtroppo non è detto che ci saranno delle politiche sanitarie in questa direzione adottate in tutte le regioni alla stessa maniera. Gli Osservatori dedicati al problema, ad esempio, non servono a nulla se non se ne hanno riscontri sui risultati. In Conferenza Stato Regioni tutto questo deve essere chiaro. I soldi dati nei Lea sono vincolati al monitoraggio. Ci vuole una strategia di prevenzione non solo informazione, ma anche la formazione degli operatori per le dipendenze.
Possiamo chiudere le slot, eliminare la pubblicità, ma il mondo online rimarrà sempre; quindi i giochi rimangono e la pubblicità anche. Come si finanzia la rete? Cosa significa la responsabilità in rete? Questo rimane un punto di difficile trattazione.
Noi ci stiamo avviando in una società in cui è molto difficile il controllo individuale e l’autocontrollo e il tema del gioco è uno degli indicatori di questa forza e di questa debolezza. La pura e semplice repressione non ha mai portato a niente e gli sforzi delle Regioni non bastano bisogno fare una rete di servizi convincente che mettano la persona al centro”.
Nel convegno è intervenuto anche Pier Francesco Majorino, Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Milano.
“Dal nostro punto di vista- ha commentato contribuiamo a fare dare risposte a ferite sociali rilevanti. Siamo di fronte a qualcosa che porta danni alla collettività e degrado. Abbiamo il problema di avere strumenti più immediati per chiudere una sala. In questa ottica sono d’accordo con Colmegna. Prendo le cose fatte fino a qui come dei passi positivo perché così finiamo di muoverci nel deserto delle scelte”.
“La questione dei Lea- ha proseguito- l’ho presa come una notizia positiva. Gli enti locali devono essere il motore. Bisogna però avere più strumenti per intervenire. Dobbiamo inventarci qualcosa in più rispetto ai momenti di autoaiuto (per esempio abbiamo attivato un numero verde di formazione nelle scuole ). Mi auguro che vi sia in futuro un’azione ancora più incisiva da Roma. Abbiamo bisogno di azioni che parlano la stessa lingua e quando affronteremo la questione dell’online ci renderemo conto dell’importanza di questa necessità. Dobbiamo insistere, senza impoverire i servizi territoriali che si occupano di dipendenze, ma semmai integrare le loro azioni. Noi siamo desiderosi di fare la nostra parte e vi prego di credere che quando gli enti locali chiedono ‘protagonismo’ su queste materie lo fanno in ragione di dinamiche sociali in cui sono presenti in prima persona”.
Al dibattito ha preso parte anche Angela Fioroni, Segretaria di Legautonomie Lombardia.
“Sono 70 anni che noi lavoriamo con e per lo stato-ha commentato- Siamo consapevoli che l’ attuale offerta eccessiva del gioco va ben oltre la nostra concezione del gioco come momento di divertimento. Le norme non allineate rendono il lavoro difficile. Dove non c’è più il gioco legale è arrivato il gioco illegale. Nel legalizzare il settore ci sono stati errori nostri e dello stato che hanno fatto del male a tutti. Come azienda abbiamo affrontato più volte il problema e appoggiamo quanto il governo sta facendo da diversi mesi”.
“Il primo punto da affrontare in conferenza è la diminuzione del numero delle slot- ha proseguito la Fioroni analizzando i lavori della Conferenza Unificata- il secondo punto è la riduzione dei punti di vendita. Siamo concordi nel dire che questi numeri sono cresciuti in modo esponenziale perché non ci sono state regole. La differenziazione (tipo a e b) è sicuramente faticosa, ma vogliamo punti vendita che funzionano anche dal punto di vista del controllo. Noi aziende non siamo in perdita ma se non programmiamo nel tempo la nostra attività lo diventeremo”.
“Il tema degli orari è forse quello più delicato- ha concluso la Segretaria di Legautonomie. Le proposte avanzate in conferenza hanno un senso, ma non bisogna affrontare questo problema in modo ideologico”.
La pluralità e il confronto delle corrette informazioni è alla base di ogni civile convivenza in una comunità democratica.
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