Messaggioda mandrake76 » 23/11/2012 - 14:00
Caso Stanley: all'Italia servirebbe Tony Blair
Storia di una disputa eccessivamente esosa per lo Stato italiano
TS Totoguida Scommesse: Graham WOOD
L'Italia ha bisogno di Tony Blair. Non per iniziare qualche guerra inutile (esempio Iraq), nemmeno per dare consigli su come gestire l'economia (il Regno Unito ha poco da vantarsi). Il lavoro dell'ex primo ministro britannico, che è riuscito a portare pace all'Irlanda del Nord dopo decenni di conflitto, sarebbe molto utile per trovare una soluzione al cosiddetto "Caso Stanley" che continua a creare disaccordo nel settore delle scommesse sportive in Italia. Dopo oltre un decennio di guerra legale durante il quale lo Stato italiano è stato sconfitto regolarmente a livello europeo e i giudici nazionali continuano a dar ragione all'operatore di Liverpool, la situazione rimane sempre uguale: Stanley continua ad operare con il suo network di agenzie legittimato dalla Corte Europea, mentre sulla scia dell'operatore diversi altri bookmaker esteri continuano a sfruttare la confusione legale per aprire i loro punti di raccolta. Nel frattempo i concessionari statali si lamentano della concorrenza delle reti parallele, penalizzate dall'abilità degli operatori offshore di lavorare senza le restrizioni imposte dalle autorità e liberi di offrire una gamma più larga di prodotti, di accettare scommesse più alte e pagare vincite superiori al massimo di 10.000 euro previsto dal regolamento italiano. Il decennio di conflitto è costato caro all'Erario, alle società, e anche agli individui coinvolti nelle battaglie legali. Lo Stato ha dovuto spendere milioni in spese legali, per pagare giudici, avvocati, perfino i pubblici ministeri e singoli poliziotti mandati a visitare i punti vendita sospettati di essere illegali. Il risultato: imprenditori considerati criminali, forze di polizia impegnate a dedicare tempo a ciò che è solamente una disputa commerciale , quando potrebbero essere più utili altrove. Certo, una disputa commerciale perché l'argomento riguarda fondamentalmente accuse di protezionismo che risalgono al secolo precedente, e continuano ad avere un effetto oggi proprio perché non c'è mai stato dialogo fra le controparti, e nessuno degli oggetti storici del contenzioso è stato risolto. Ora la situazione è diventata ancora più confusa con l'introduzione di un nuovo bando disegnato per permettere ai proprietari delle agenzie "storiche" (già oggetto di azioni legali) di continuare ad operare e, secondo alcuni per dare l'opportunità agli operatori senza licenza di regolarizzarsi. Però, non per la prima volta, sembra che l'iniziativa sia stata mal concepita da parte delle autorità e la durata della concessione - appena tre anni - non basta aagli operatori senza licenza per recuperare il costo dell'investimento necessario per integrare i sistemi informatici con quelli dello Stato e per completare la procedura complicata per acquisire una licenza. Il recente bando ha provocato decine di ricorsi e ha evidenziato la situazione caotica del mercato delle scommesse, che è anche in crisi, mettendo a rischio centinaia di posti di lavoro. Quindi, oggi in Italia troviamo due reti di punti di raccolta: operatori autorizzati esasperati, bookmaker legittimati o no che gestiscono migliaia di agenzie, il Fisco che non riceve nulla da metà dei punti vendita, lo Stato che spende milioni criminalizzando imprenditori e riuscendo solo ad arricchire avvocati, mentre le difese finiscono con sconfitte al livello europeo. E il caos continua. Non è un paragone esatto, ma il conflitto in Irlanda del Nord soffriva dalla stessa mancanza di direzione e aria di scacco matto prima dell'accordo che ha portato successivamente a un compromesso. Alla fine le due parti hanno dovuto sedersi a un tavolo e trovare una soluzione. Mi sembra, anche senza Tony Blair, che sia ora per quelli che gestiscono il mercato delle scommesse sportive in Italia di fare una cosa simile e raggiungere un accordo con Stanley per trovare una soluzione per uscire dal caos che sembra difficile da concepire da qualsiasi osservatore esterno.
"Quando nel mondo appare un vero genio, lo si riconosce dal fatto che tutti gli idioti fanno banda contro di lui."
(Jonathan Swift)