Messaggioda pesaola » 23/02/2008 - 08:21
UN ANNO, MA ALLA BAGGIO
di PAOLO CONDO'
Nessun eroe sportivo più di Ronaldo impersona il terribile epitaffio che il creatore del replicante perfetto di Blade Runner dedica alla sua creatura morente: «La fiamma che arde al doppio dell'intensità brucia in metà tempo».
Forse è questo che Ronie ha cominciato a dirci ieri, quando accanto all'ottimismo della volontà («il cuore mi spinge a continuare ») si è fatto sentire anche il pessimismo della ragione («ma il corpo mi lancia segnali di stanchezza »).
Ha soltanto 31 anni, l'uomo che ci siamo abituati a chiamare Fenomeno, e se riuscissimo a dimenticare per un attimo le sue disastrate ginocchia non potremmo che pronosticargli una serena vecchiaia calcistica: quando hai tutta quella classe puoi durare (quasi) finché vuoi, la docilità con la quale il pallone ti obbedisce è una garanzia.
Banalmente, se stoppi a cinque metri poi devi correrli, quei cinque metri; se stoppi sul posto, non ti devi muovere.
Più dei due gol al Napoli, che oggi ispirano malinconia perché potrebbero essere stati gli ultimi, di questa sua stagione, breve come un cameo, ci ha entusiasmato il palo timbrato a Cagliari, con la palla che gli veniva incontro rimbalzando un po' come le pareva sino all'impatto col piede fatato: colpo secco dalla linea dei sedici metri e diagonale sul legno, momento perfetto di governo del caos.
Quasi perfetto, anzi, un centimetro più in qua e la palla sarebbe stata deviata in rete. In fondo, era al rientro.
Con l'egoismo dei fan — perché questo siamo di Ronaldo — non possiamo che fargli coraggio, ricordando massime da cioccolatini come «il cuore ha sempre ragione» o inattesi best-seller come «va dove ti porta il cuore». Ma siamo consapevoli di farla troppo semplice. Con i necessari sacrifici Ronie sarebbe senz'altro in grado di tornare l'ex-giocatore che abbiamo intravisto quest'anno al Milan, uno che s'infortuna calciando un pallone ai tifosi in tribuna, che si stira riscaldandosi, che è visibilmente inadeguato anche a un minimo di atletismo. La domanda è quale senso abbia faticare tanto per ridiventare un ex; certo meno che faticare tantissimo — già che c'è — per tornare a essere uno vero.
Roberto Baggio ha lottato per l'intera carriera contro ginocchia che volevano mollarlo sin dall'inizio, e l'abbiamo visto con i nostri occhi lavorare un'ora al giorno nella palestra di casa, in aggiunta all'allenamento con i compagni, affinché il tono muscolare delle cosce evitasse loro di gravare sulle esauste giunture. Dall'infortunio del 2000 Ronaldo è più o meno nelle stesse condizioni di Baggino, ma il suo approccio alla vita è stato — come dire? — meno buddista. Per restare a Blade Runner, voi umani non potreste immaginare le tentazioni di ogni genere alle quali è stato esposto il Fenomeno; se non è stato capace di respingerle tutte, confessiamo di comprenderlo. Ci piacerebbe adesso— e ribadiamo di saperci egoisti per questo — che Ronaldo producesse un ultimo sforzo come non ne ha mai fatti prima (nel 2002 era assai più giovane e motivato), tornando anche per un solo anno, ma intero, il centravanti puro più grande della storia. Perché sarebbe una pena perderci quei momenti, proprio come lacrime nella pioggia.