deliziosa discussione
mi permetto di intervenire perchè dai supercolpi mancati per un goal nelle multiplone (poi magari giocate al Brennero...), passando per Bach, Gould fino ad arrivare a Bernhard.. si potrebbe scrivere un fiume su questi argomenti ma vorrei condividere sostanzialmente l'eterna emozione nell'ascoltare i brani da voi citati (summa massima dell'arte musicale classica a mio avviso) e porre un appunto a Behrajan, se mi permette, sul riferimento a Hermann Broch come maestro di Thomas Bernhard.
Già Magris negli anni 60 a mio avviso prende una cantonata facendo partire la sua analisi su Bernhard da questo ipotetico influsso del regno asburgico riducendo sostanzialmente tutta l'opera di Bernhard ad un rimpianto per un'Austria che nn c'è più (aspetto invece caratterizzante dell'opera di Broch) la stessa germanistik italiana che poi ha pensato di ridurre la sua opera alla
Sprachskepsis da cui deriva un Bernhard che si rifa a Hugo von Hoffmansthal fino a Wittgenstein o ancora vederlo sotto un'influenza di un
wiener gruppe che ovviamente è inacettabile visto che questi ultimi si occupavano solamente della lingua e in tutto questo insomma viene fuori una cosa assolutamente tipica della critica italiana la grave dimenticanza dell'aspetto politico e il fatto stesso che in Italia sinora siano state messe in scena tutte le sue opere tranne il suo più grande capolavoro "politico" Heldenplatz ne è la riprova.. opera che perde il suo tipico linguaggio e urla un
j'accuse che nn si riferisce ovviamente alla sola realtà austriaca e che infatti in Francia è stato molto ben recepito (tanto che lo hanno messo in scena cambiando i nomi dei luoghi e dei personaggi per renderlo più direttamente un
j'accuse rivolto senza mezzi termini alla Francia stessa).. tutto questo inutile e noioso sproloquio (che deriva semplicemente dal fatto che proprio in questi ultimi anni mi sto appassionando e studiando tantissimo quest'autore) per dire che è pericoloso e a mio avviso fuorviante ridurre Bernhard al suo linguaggio.. e poi uno come Bernhard che ha sofferto tantissimo il
NATIONALSOZIALISMUS scrive di questa sofferenza del dopo
Holocaust in un modo nuovo, diverso, ermetico, nn esplicito e non poetico rientrando assolutamente nell'idea di Adorno per il quale dopo l'
Holocaust non è più possibile scrivere poesie mentre Broch è assolutamente legato ad un impianto classico da questo punto di vista che Bernhard evidentemente ribalta nella sua più profonda e sofferta essenza.
un appunto che mi ha permesso di scrivere qlcs magari noiosa per i più su un argomento che sento molto mio ultimamente..
grazie mille Behrajan e grazie a Kairos e Davide per il preziosissimo thread
