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PERCHE HO POSTATO L’ARTICOLO DI REPUBBLICA
Situazione attuale, prospettive, notizie.
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- mandrake76
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PERCHE HO POSTATO L’ARTICOLO DI REPUBBLICA
Messaggioda mandrake76 » 25/02/2013 - 10:22
Ricevute false, fondi intestati a prestanomi, servizi subappaltati a oscure società straniere e una montagna di quattrini sulle spiagge delle Isole Cayman. Nascondono all'erario miliardi di euro. Soldi in odor di mafia sui quali le procure di mezza Italia vogliono vederci chiaro
PALERMO - In un'angusta stanza, illuminata da un'intensa luce bianca, gli occhi sono tutti puntati sull'anticipo delle 18. La Lazio sta perdendo a Roma contro il Chievo, tra le facce deluse degli scommettitori clandestini in una delle tante agenzie illegali di Palermo.
Nel Paese dell'azzardo spopolano i gestori di scommesse fuorilegge, con un piede in nero qui da noi e l'altro nei paradisi fiscali all'estero. Ricevute false, fondi intestati a prestanomi, servizi subappaltati a oscure società straniere e una montagna di quattrini sulle spiagge delle Isole Cayman. Nascondono all'erario miliardi di euro. Soldi in odor di mafia sui quali le procure di mezza Italia vogliono vederci chiaro.
FALSI SNAI. Come la piccola agenzia nei pressi di Via Oreto nel capoluogo siciliano. Sull'insegna blu all'esterno del locale si legge PuntoSnai. Uno specchio per le allodole forse o più semplicemente una copertura, perché a incassare le giocate è la BetClu, marchio di proprietà della GVC New Limited, azienda che opera nel settore delle scommesse sportive con sede a Sliema (Malta) oscurata dall'Agenzia dei Monopoli. Il marchio della BetClu, che in Italia non ha alcuna concessione a operare, è stampato in grassetto sulla ricevuta della giocata che il gestore dell'agenzia, un tipo robusto a cui non sembrano piacere le facce nuove, ci consegna dalla fessura del vetro blindato. "Ci sono aziende - dice il rappresentante legale della Snai Alberto Nati - che utilizzano il nostro marchio per perseguire i loro illeciti. Queste aziende non hanno nessun legame con il nostro gruppo e faremo di tutto per fermarle".
Ma non è finita. Anche i rotoli di carta utilizzati per stampare le ricevute portano il marchio Snai, legato al nome di un'altra oscura società: la Elle Group S.r.l., finita nel 2007 nel mirino degli inquirenti. Tre delle sue agenzie accettavano infatti scommesse clandestine pur non avendo le autorizzazioni a operare e incassando fino a 20 mila euro in un solo weekend. Tutti in nero, naturalmente. Una truffa venuta a galla grazie all'intervento dell'allora commissario di polizia a Palermo Manfredi Borsellino, figlio di Paolo, il magistrato ucciso con la scorta nell'attentato di Via D'Amelio, che infiltrò uno dei suoi agenti tra gli scommettitori.
Gli addetti dei centri scommesse consegnavano ai clienti ricevute false, con fantomatici codici a barre e riferimenti informatici che le facevano apparire legali. Gli incassi finivano direttamente nelle tasche della Elle Group in barba all'Agenzia dei Monopoli che negli ultimi mesi aveva negato alla società l'autorizzazione a operare. Le loro licenze infatti "erano state sospese per il pregresso mancato pagamento dei diritti di concessione". L'amministratore era Elio Lupo, giovane imprenditore palermitano tratto in arresto la scorsa estate dalla Fiamme Gialle (adesso è ai domiciliari) per i reati di estorsione, appropriazione indebita e truffa ai danni dello Stato.
"Non c'era niente di legale - racconta Borsellino - i codici a barre erano sovrapposti, i numeri di riferimento erano sempre gli stessi, le date delle ricevute risalivano a mesi prima e sullo scontrino era addirittura assente il nome identificativo dell'agenzia che avrebbe dovuto ricevere la giocata".
EVASIONE FISCALE E TRUFFE. Fuggendo alla pressione fiscale e utilizzando la rete delle scommesse illegali, gli allibratori abusivi offrono agli utenti clandestini vincite di gran lunga più vantaggiose rispetto ai canali legali, che più degli altri, pagano il prezzo della crisi. L'allarme lo ha lanciato qualche tempo fa l'Assosnai, l'Associazione imprese scommesse e giochi che punta l'indice proprio sulla "rete illegale". Lo dice chiaramente il presidente dell'associazione Francesco Ginestra: "I volumi sono in calo perché il gioco va verso i circuiti illegali, semplicemente perché sono più allettanti". A partire dalle quote. Un esempio? Una giocata di 2 euro alla Snai, la più trasparente delle agenzie italiane, con le probabili vittorie delle squadre più in forma su ogni singola partita della prossima giornata di serie A, dà una vincita di 1.021 euro. Gli stessi eventi giocati con le quote della GoldBet, priva di concessioni dall'Aams, porterebbe alle nostre tasche circa 1.300 euro.
E i vantaggi non sono finiti qui. Con le nuove regole antiriciclaggio sugli importi superiori ai mille euro, per incassare la vincita alla Snai dovremmo riscuotere un assegno. Più facile e veloce la vincita alla GoldBet, dove il gestore dell'agenzia abusiva ci consegnerebbe in contanti qualsiasi somma.
LE AGENZIE CLANDESTINE. Ma chi sono e quanti sono gli operatori clandestini in Italia? Secondo gli addetti ai lavori, su circa 10.000 operatori, solo 250 sarebbero legali (a Roma una su due non è autorizzata a raccogliere scommesse). In Europa l'Interpol parla di un business che viaggia tra i 100 e gli 800 miliardi di euro. In Italia la voce grossa dell'illegalità arriva dal calcio che detiene il 70 per cento delle scommesse abusive.
L'elenco delle situazioni più discusse lo ha fatto l'associazione Libera in un dettagliato dossier presentato un anno fa dal titolo "Benvenuti ad Azzardopoli". È famoso il caso della già citata GoldBet Sportwetten, in teoria austriaca, in realtà controllata da soci e amministratori italiani. Aveva una rete con 500 agenzie in tutta la Penisola, peccato che 50 di esse erano controllate dal boss pugliese Saulle Politi. La GoldBet ha dichiarato di non avere mai avuto contatti con la criminalità e di avere operato correttamente tramite i propri agenti in Italia: la società si considera "vittima e non complice" di eventuali illeciti commessi. Le Fiamme Gialle, guidate dal colonnello Vincenzo Di Rella, la scorsa settimana hanno deciso di andare a fondo anche sul suo operato, scoprendo un'evasione fiscale pari a 50 milioni di euro. Secondo gli inquirenti, tra il 2004 e il 2010, la Goldbet avrebbe nascosto guadagni per 234 milioni.
La Bet365 si vanta di coprire più di un milione di clienti nel mondo. La società ha sede a Stoke on Trent, in Inghilterra, e offre transazioni con moneybookers, carte di credito e bonifici bancari. In Italia il suo sito è marchiato dal divieto Aams.
Betshop ha 1200 affiliati in Europa. Qui aveva un bacino di utenza di 100 mila unità, fino al 2011 quando si è vista revocare dai Monopoli la licenza a raccogliere scommesse nel nostro paese. Ma il più inquieto degli operatori è StanleyBet, ramo internazionale di Stanley Leisure Plc, comparso per la prima volta negli '50 in Inghilterra. Oggi è un gigante con 2.000 sportelli e 3.000 dipendenti nel Vecchio Continente.
LA SENTENZA COSTA-CIFONE. Stanley continua ancora la battaglia contro lo Stato italiano che gli ha negato la partecipazione al bando per le concessioni aggrappandosi alla storica sentenza Costa-Cifone. Emessa il 16 febbraio 2012 dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, la sentenza riconosce l'ingiustificata esclusione della StanleyBet dal bando di gara per le concessioni auspicandone la sua partecipazione. Una vicenda controversa che secondo la Cassazione avrebbe creato una "profonda discrasia" tra le leggi italiane e quelle europee.
Forti della sentenza, centinaia di operatori illegali si sono aggrappati alla Costa-Cifone, ottenendo il dissequestro delle loro agenzie e continuando così a operare illegalmente senza versare un centesimo nelle casse dello Stato. Un paradosso sul quale Roberto Fanelli, Direttore per i Giochi di Aams, ci tiene a fare chiarezza: "La sentenza - dice - non legittima la StanleyBet ad operare. Dice soltanto che la società non è penalmente perseguibile essendo stata discriminata dalle gare del '99 e del 2006. Secondo la sentenza, tale discriminazione poteva essere rimediata emanando un altro bando. La legge lo ha fatto e la Stanley, guarda caso, non ha partecipato. Perché? Semplice, come ha detto la Cassazione così facendo gode di una posizione di ingiustificato privilegio commerciale. Rispetto a Snai o ad altri operatori legali, infatti, la Stanley opera senza vincoli concessori e non versa nulla allo Stato, in una posizione di indubbio vantaggio che ne accresce le potenzialità concorrenziali".
Il giudice del Tribunale di Palermo Lorenzo Janelli, che in passato ha ordinato il sequestro di alcune agenzie clandestine, parla di "situazione molto complessa, resa ancora più difficile dall'ingresso nel mercato italiano di agenzie di scommesse straniere che hanno dato vita a una vera e propria diatriba sulla corretta interpretazione della nostra normativa e sulla sua compatibilità con il diritto italiano". "Una presenza - continua Iannelli - così pervasiva che neanche le squadre di calcio ritengono improprio farsi sponsorizzare da realtà economiche che lucrano sui loro risultati sportivi. A oggi il rischio è quello di porre gli operatori stranieri in condizioni di vantaggio rispetto a quelli nazionali, visto che solo questi ultimi sono soggetti a dei controlli per l'autorizzazione a operare e di vanificare in definitiva le finalità di ordine pubblico. Per non parlare dei rischi di riciclaggio che questa deregulation per l'esercizio delle attività di scommessa comporterebbe". Un rischio sul quale le procure hanno già lanciato l'allarme.
ALLIBRATORI DI MAFIA. Agenzie senza scrupoli al servizio della criminalità. Sono 10 direzioni le distrettuali antimafia che nell'ultimo anno hanno effettuato indagini sul rapporto tra la mala e centri scommesse: Bologna, Caltanissetta, Catania, Firenze, Lecce, Napoli, Palermo, Potenza, Reggio Calabria e Roma. Dagli allibratori dei Lo Piccoli alle agenzie illegali dei Valle-Lampada. Dalle scommesse clandestine dei Casalesi ai centri Goldbet di Saulle Politi, boss della Sacra Corona Unita. Da nord a sud il Grande Casinò Mafia incassa e ricicla ogni giorno milioni di euro. Tra Caltanissetta e Catania, i clan Madonia e Santapaola controllavano gli affari attraverso due imprenditori incensurati: Carmelo Barbieri e Antonio Padovani, quest'ultimo un colletto bianco che, secondo i magistrati, "si era costruito una porta d'accesso privilegiata per il rilascio di licenze dei Monopoli di Stato".
Il grande centro scommesse LasVegas di Palermo, sequestrato nel 2008, apparteneva al boss Nino Rotolo. Un giro d'affari che fruttava a Cosa Nostra circa 70 mila euro al giorno. Mentre i Valle-Lampada avrebbero piazzato centri scommesse e videopoker illegali in circa 92 locali a Milano con entrate fino a 50 mila euro al giorno. Quelli dei Lo Piccolo arrivavano fino a Chivasso in provincia di Torino.
Nel Salento gli affari della Goldbet erano gestiti e sponsorizzati dal capomafia Saulle Politi, componente del clan Tornese. Valore complessivo dei "giochi" sequestrati: 4 milioni di euro. C'era invece una vera e propria joint venture tra le mafie asiatiche e la camorra che permetteva di scommettere via internet sui bookmakers di Singapore e di incassare la scommessa in Italia. Un accordo commerciale ed economico che probabilmente si concretizzava anche nello scambio di informazioni sulle partite truccate. La camorra avrebbe comprato direttamente bookmakers esteri con l'autorizzazione a scommettere nel nostro paese. In questa maniera, tramite un complicato meccanismo che consente al giocatore di sostituirsi al banco, riuscivano a fare in modo che scommettendo contemporaneamente sull'1, sull'X e sul 2 si aveva la certezza di non perdere denaro. E soprattutto di riciclarlo.
PALERMO - In un'angusta stanza, illuminata da un'intensa luce bianca, gli occhi sono tutti puntati sull'anticipo delle 18. La Lazio sta perdendo a Roma contro il Chievo, tra le facce deluse degli scommettitori clandestini in una delle tante agenzie illegali di Palermo.
Nel Paese dell'azzardo spopolano i gestori di scommesse fuorilegge, con un piede in nero qui da noi e l'altro nei paradisi fiscali all'estero. Ricevute false, fondi intestati a prestanomi, servizi subappaltati a oscure società straniere e una montagna di quattrini sulle spiagge delle Isole Cayman. Nascondono all'erario miliardi di euro. Soldi in odor di mafia sui quali le procure di mezza Italia vogliono vederci chiaro.
FALSI SNAI. Come la piccola agenzia nei pressi di Via Oreto nel capoluogo siciliano. Sull'insegna blu all'esterno del locale si legge PuntoSnai. Uno specchio per le allodole forse o più semplicemente una copertura, perché a incassare le giocate è la BetClu, marchio di proprietà della GVC New Limited, azienda che opera nel settore delle scommesse sportive con sede a Sliema (Malta) oscurata dall'Agenzia dei Monopoli. Il marchio della BetClu, che in Italia non ha alcuna concessione a operare, è stampato in grassetto sulla ricevuta della giocata che il gestore dell'agenzia, un tipo robusto a cui non sembrano piacere le facce nuove, ci consegna dalla fessura del vetro blindato. "Ci sono aziende - dice il rappresentante legale della Snai Alberto Nati - che utilizzano il nostro marchio per perseguire i loro illeciti. Queste aziende non hanno nessun legame con il nostro gruppo e faremo di tutto per fermarle".
Ma non è finita. Anche i rotoli di carta utilizzati per stampare le ricevute portano il marchio Snai, legato al nome di un'altra oscura società: la Elle Group S.r.l., finita nel 2007 nel mirino degli inquirenti. Tre delle sue agenzie accettavano infatti scommesse clandestine pur non avendo le autorizzazioni a operare e incassando fino a 20 mila euro in un solo weekend. Tutti in nero, naturalmente. Una truffa venuta a galla grazie all'intervento dell'allora commissario di polizia a Palermo Manfredi Borsellino, figlio di Paolo, il magistrato ucciso con la scorta nell'attentato di Via D'Amelio, che infiltrò uno dei suoi agenti tra gli scommettitori.
Gli addetti dei centri scommesse consegnavano ai clienti ricevute false, con fantomatici codici a barre e riferimenti informatici che le facevano apparire legali. Gli incassi finivano direttamente nelle tasche della Elle Group in barba all'Agenzia dei Monopoli che negli ultimi mesi aveva negato alla società l'autorizzazione a operare. Le loro licenze infatti "erano state sospese per il pregresso mancato pagamento dei diritti di concessione". L'amministratore era Elio Lupo, giovane imprenditore palermitano tratto in arresto la scorsa estate dalla Fiamme Gialle (adesso è ai domiciliari) per i reati di estorsione, appropriazione indebita e truffa ai danni dello Stato.
"Non c'era niente di legale - racconta Borsellino - i codici a barre erano sovrapposti, i numeri di riferimento erano sempre gli stessi, le date delle ricevute risalivano a mesi prima e sullo scontrino era addirittura assente il nome identificativo dell'agenzia che avrebbe dovuto ricevere la giocata".
EVASIONE FISCALE E TRUFFE. Fuggendo alla pressione fiscale e utilizzando la rete delle scommesse illegali, gli allibratori abusivi offrono agli utenti clandestini vincite di gran lunga più vantaggiose rispetto ai canali legali, che più degli altri, pagano il prezzo della crisi. L'allarme lo ha lanciato qualche tempo fa l'Assosnai, l'Associazione imprese scommesse e giochi che punta l'indice proprio sulla "rete illegale". Lo dice chiaramente il presidente dell'associazione Francesco Ginestra: "I volumi sono in calo perché il gioco va verso i circuiti illegali, semplicemente perché sono più allettanti". A partire dalle quote. Un esempio? Una giocata di 2 euro alla Snai, la più trasparente delle agenzie italiane, con le probabili vittorie delle squadre più in forma su ogni singola partita della prossima giornata di serie A, dà una vincita di 1.021 euro. Gli stessi eventi giocati con le quote della GoldBet, priva di concessioni dall'Aams, porterebbe alle nostre tasche circa 1.300 euro.
E i vantaggi non sono finiti qui. Con le nuove regole antiriciclaggio sugli importi superiori ai mille euro, per incassare la vincita alla Snai dovremmo riscuotere un assegno. Più facile e veloce la vincita alla GoldBet, dove il gestore dell'agenzia abusiva ci consegnerebbe in contanti qualsiasi somma.
LE AGENZIE CLANDESTINE. Ma chi sono e quanti sono gli operatori clandestini in Italia? Secondo gli addetti ai lavori, su circa 10.000 operatori, solo 250 sarebbero legali (a Roma una su due non è autorizzata a raccogliere scommesse). In Europa l'Interpol parla di un business che viaggia tra i 100 e gli 800 miliardi di euro. In Italia la voce grossa dell'illegalità arriva dal calcio che detiene il 70 per cento delle scommesse abusive.
L'elenco delle situazioni più discusse lo ha fatto l'associazione Libera in un dettagliato dossier presentato un anno fa dal titolo "Benvenuti ad Azzardopoli". È famoso il caso della già citata GoldBet Sportwetten, in teoria austriaca, in realtà controllata da soci e amministratori italiani. Aveva una rete con 500 agenzie in tutta la Penisola, peccato che 50 di esse erano controllate dal boss pugliese Saulle Politi. La GoldBet ha dichiarato di non avere mai avuto contatti con la criminalità e di avere operato correttamente tramite i propri agenti in Italia: la società si considera "vittima e non complice" di eventuali illeciti commessi. Le Fiamme Gialle, guidate dal colonnello Vincenzo Di Rella, la scorsa settimana hanno deciso di andare a fondo anche sul suo operato, scoprendo un'evasione fiscale pari a 50 milioni di euro. Secondo gli inquirenti, tra il 2004 e il 2010, la Goldbet avrebbe nascosto guadagni per 234 milioni.
La Bet365 si vanta di coprire più di un milione di clienti nel mondo. La società ha sede a Stoke on Trent, in Inghilterra, e offre transazioni con moneybookers, carte di credito e bonifici bancari. In Italia il suo sito è marchiato dal divieto Aams.
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Forti della sentenza, centinaia di operatori illegali si sono aggrappati alla Costa-Cifone, ottenendo il dissequestro delle loro agenzie e continuando così a operare illegalmente senza versare un centesimo nelle casse dello Stato. Un paradosso sul quale Roberto Fanelli, Direttore per i Giochi di Aams, ci tiene a fare chiarezza: "La sentenza - dice - non legittima la StanleyBet ad operare. Dice soltanto che la società non è penalmente perseguibile essendo stata discriminata dalle gare del '99 e del 2006. Secondo la sentenza, tale discriminazione poteva essere rimediata emanando un altro bando. La legge lo ha fatto e la Stanley, guarda caso, non ha partecipato. Perché? Semplice, come ha detto la Cassazione così facendo gode di una posizione di ingiustificato privilegio commerciale. Rispetto a Snai o ad altri operatori legali, infatti, la Stanley opera senza vincoli concessori e non versa nulla allo Stato, in una posizione di indubbio vantaggio che ne accresce le potenzialità concorrenziali".
Il giudice del Tribunale di Palermo Lorenzo Janelli, che in passato ha ordinato il sequestro di alcune agenzie clandestine, parla di "situazione molto complessa, resa ancora più difficile dall'ingresso nel mercato italiano di agenzie di scommesse straniere che hanno dato vita a una vera e propria diatriba sulla corretta interpretazione della nostra normativa e sulla sua compatibilità con il diritto italiano". "Una presenza - continua Iannelli - così pervasiva che neanche le squadre di calcio ritengono improprio farsi sponsorizzare da realtà economiche che lucrano sui loro risultati sportivi. A oggi il rischio è quello di porre gli operatori stranieri in condizioni di vantaggio rispetto a quelli nazionali, visto che solo questi ultimi sono soggetti a dei controlli per l'autorizzazione a operare e di vanificare in definitiva le finalità di ordine pubblico. Per non parlare dei rischi di riciclaggio che questa deregulation per l'esercizio delle attività di scommessa comporterebbe". Un rischio sul quale le procure hanno già lanciato l'allarme.
ALLIBRATORI DI MAFIA. Agenzie senza scrupoli al servizio della criminalità. Sono 10 direzioni le distrettuali antimafia che nell'ultimo anno hanno effettuato indagini sul rapporto tra la mala e centri scommesse: Bologna, Caltanissetta, Catania, Firenze, Lecce, Napoli, Palermo, Potenza, Reggio Calabria e Roma. Dagli allibratori dei Lo Piccoli alle agenzie illegali dei Valle-Lampada. Dalle scommesse clandestine dei Casalesi ai centri Goldbet di Saulle Politi, boss della Sacra Corona Unita. Da nord a sud il Grande Casinò Mafia incassa e ricicla ogni giorno milioni di euro. Tra Caltanissetta e Catania, i clan Madonia e Santapaola controllavano gli affari attraverso due imprenditori incensurati: Carmelo Barbieri e Antonio Padovani, quest'ultimo un colletto bianco che, secondo i magistrati, "si era costruito una porta d'accesso privilegiata per il rilascio di licenze dei Monopoli di Stato".
Il grande centro scommesse LasVegas di Palermo, sequestrato nel 2008, apparteneva al boss Nino Rotolo. Un giro d'affari che fruttava a Cosa Nostra circa 70 mila euro al giorno. Mentre i Valle-Lampada avrebbero piazzato centri scommesse e videopoker illegali in circa 92 locali a Milano con entrate fino a 50 mila euro al giorno. Quelli dei Lo Piccolo arrivavano fino a Chivasso in provincia di Torino.
Nel Salento gli affari della Goldbet erano gestiti e sponsorizzati dal capomafia Saulle Politi, componente del clan Tornese. Valore complessivo dei "giochi" sequestrati: 4 milioni di euro. C'era invece una vera e propria joint venture tra le mafie asiatiche e la camorra che permetteva di scommettere via internet sui bookmakers di Singapore e di incassare la scommessa in Italia. Un accordo commerciale ed economico che probabilmente si concretizzava anche nello scambio di informazioni sulle partite truccate. La camorra avrebbe comprato direttamente bookmakers esteri con l'autorizzazione a scommettere nel nostro paese. In questa maniera, tramite un complicato meccanismo che consente al giocatore di sostituirsi al banco, riuscivano a fare in modo che scommettendo contemporaneamente sull'1, sull'X e sul 2 si aveva la certezza di non perdere denaro. E soprattutto di riciclarlo.
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Re: PERCHE HO POSTATO L’ARTICOLO DI REPUBBLICA
Messaggioda mandrake76 » 25/02/2013 - 10:29
Ho postato l’articolo di repubblica proprio per mostrare un esempio di dichiarazione incompetente che cerca di giustificare la gara con un argomento sbagliato, prendendo Stanley come esempio. Risultato: siccome l’argomento e’ sbagliato non solo rafforza Stanley che e’ legale, ma anche tutti gli altri, anche se sono (o fossero) illegali.
Vediamo questo punto, che e’ un punto cruciale. Ascoltate bene perche’ vi do una lezione di diritto vivente sul punto: domanda “Allo Stato Italiano era stata data la possibilita’ di rimediare alle discriminazioni precedenti (cioe’ quelle della gara CONI e quelle della gara Bersani) semplicemente facendo una nuova gara?” Si o no? Nell’articolo di repubblica si dice ‘SI’. In realta’ la risposta e’ ‘NO’.
Adesso vi spiego perche’ e questo e’ un argomento che Stanley, Goldbet, Planet e anche minchia bet (senza voler discriminare superminchia bet) si possono spendere nei tribunali di primo grado per ottenere la riapertura subito dopo i sequestri, sul presupposto che ‘LA NUOVA GARA PER I 2000 PUNTI NON RIMEDIA ALLE DISCRIMINAZIONI DEL SISTEMA CONCESSORIO”.
La Corte di Giustizia nella sentenza Placanica, in un caso accaduto prima delle gare Bersani, cioe’ quando sul mercato delle scommesse sportive c’erano solo le iniziali illegali 1000 concessioni CONI (riconosciute illegali dalla Sentenza Gambelli) dice testualmente: si puo’ rimediare in 2 modi. O si revocano tutte le 1000 concessioni (all’epoca solo quelle erano esistenti sul mercato) oppure si mettono a gara un numero ADEGUATO di nuove concessioni. Che vuol dire adeguato? Mostra chiaramente il pensiero della Corte che praticamente dice: va bene queste 1000 concessioni ma aggiungiamone un numero ‘adeguato’ in modo da annacquare le iniziali 1000 e quindi, per cosi’ dire, far sparire la iniziale illegalita’.
Detto cosi’ il ragionamento fila. Che fa lo Stato Italiano? Segue la opzione numero 2 e introduce un numero adeguato (16000) di nuove concessioni: e’ la gara Bersani!
Insomma lo Stato si e’ giocata l’opzione numero 2 con le gare Bersani. Resta quindi a disposizione SOLO l’opzione n. 1 che e’ la revoca di tutte le concessioni! Infatti anche le gare Bersani, al nostro caro STATO, gli sono uscite illegali! Perche’ anzicche’ fare delle nuove concessioni che non avessero nulla in commune con le iniziali 1000 illegali che ha fatto? Ha preteso che le nuove messe a gara (le Bersani) fossero a distanza minima dalle iniziali 1000 illegali. Insomma ha protetto gli iniziali 1000 illegali con altri 16000 altrettanto illegali.
E adesso come dichiara di voler rimediare? Con 2000 concessioni? C’e’ da buttarsi a terra e sbellicarsi dale risate. Sara’ una passeggiata trionfale in tutti i tribunali di primo grado per tutti noi.
Se si volesse seguire di nuovo il principio di mettere a gara un numero adeguato di nuove concessioni per diluire l’illegalita’ di 16000 concessioni esistenti quante bisognerebbe metterne a gara? 50000? Il mercato non potrebbe reggere.
Il punto e’ che quando la Corte di Giustizia proponeva di mettere a gara un numero ‘adeguato’ di nuove concessione intendeva dire ‘concessioni’ perfettamente legali. Certo non il modello Bersani.
Lo capite perche' la Stanley non puo' essere fermata? perche quelli che ha contro non ci capiscono niente. Fino a che le autorita’ si muoveranno in modo cosi’ incompetente, Stanley viene spinta fuori dal sistema. Il che e' nel nostro interesse perche' ci mantiene Stanley operativa e guerriera. Il che, e' nell'interesse di tutti.
Ma forse non nel tuo interesse, vero max?
Vediamo questo punto, che e’ un punto cruciale. Ascoltate bene perche’ vi do una lezione di diritto vivente sul punto: domanda “Allo Stato Italiano era stata data la possibilita’ di rimediare alle discriminazioni precedenti (cioe’ quelle della gara CONI e quelle della gara Bersani) semplicemente facendo una nuova gara?” Si o no? Nell’articolo di repubblica si dice ‘SI’. In realta’ la risposta e’ ‘NO’.
Adesso vi spiego perche’ e questo e’ un argomento che Stanley, Goldbet, Planet e anche minchia bet (senza voler discriminare superminchia bet) si possono spendere nei tribunali di primo grado per ottenere la riapertura subito dopo i sequestri, sul presupposto che ‘LA NUOVA GARA PER I 2000 PUNTI NON RIMEDIA ALLE DISCRIMINAZIONI DEL SISTEMA CONCESSORIO”.
La Corte di Giustizia nella sentenza Placanica, in un caso accaduto prima delle gare Bersani, cioe’ quando sul mercato delle scommesse sportive c’erano solo le iniziali illegali 1000 concessioni CONI (riconosciute illegali dalla Sentenza Gambelli) dice testualmente: si puo’ rimediare in 2 modi. O si revocano tutte le 1000 concessioni (all’epoca solo quelle erano esistenti sul mercato) oppure si mettono a gara un numero ADEGUATO di nuove concessioni. Che vuol dire adeguato? Mostra chiaramente il pensiero della Corte che praticamente dice: va bene queste 1000 concessioni ma aggiungiamone un numero ‘adeguato’ in modo da annacquare le iniziali 1000 e quindi, per cosi’ dire, far sparire la iniziale illegalita’.
Detto cosi’ il ragionamento fila. Che fa lo Stato Italiano? Segue la opzione numero 2 e introduce un numero adeguato (16000) di nuove concessioni: e’ la gara Bersani!
Insomma lo Stato si e’ giocata l’opzione numero 2 con le gare Bersani. Resta quindi a disposizione SOLO l’opzione n. 1 che e’ la revoca di tutte le concessioni! Infatti anche le gare Bersani, al nostro caro STATO, gli sono uscite illegali! Perche’ anzicche’ fare delle nuove concessioni che non avessero nulla in commune con le iniziali 1000 illegali che ha fatto? Ha preteso che le nuove messe a gara (le Bersani) fossero a distanza minima dalle iniziali 1000 illegali. Insomma ha protetto gli iniziali 1000 illegali con altri 16000 altrettanto illegali.
E adesso come dichiara di voler rimediare? Con 2000 concessioni? C’e’ da buttarsi a terra e sbellicarsi dale risate. Sara’ una passeggiata trionfale in tutti i tribunali di primo grado per tutti noi.
Se si volesse seguire di nuovo il principio di mettere a gara un numero adeguato di nuove concessioni per diluire l’illegalita’ di 16000 concessioni esistenti quante bisognerebbe metterne a gara? 50000? Il mercato non potrebbe reggere.
Il punto e’ che quando la Corte di Giustizia proponeva di mettere a gara un numero ‘adeguato’ di nuove concessione intendeva dire ‘concessioni’ perfettamente legali. Certo non il modello Bersani.
Lo capite perche' la Stanley non puo' essere fermata? perche quelli che ha contro non ci capiscono niente. Fino a che le autorita’ si muoveranno in modo cosi’ incompetente, Stanley viene spinta fuori dal sistema. Il che e' nel nostro interesse perche' ci mantiene Stanley operativa e guerriera. Il che, e' nell'interesse di tutti.
Ma forse non nel tuo interesse, vero max?
"Quando nel mondo appare un vero genio, lo si riconosce dal fatto che tutti gli idioti fanno banda contro di lui."
(Jonathan Swift)
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Re: PERCHE HO POSTATO L’ARTICOLO DI REPUBBLICA
Messaggioda max90 » 25/02/2013 - 10:39
mandrake76 ha scritto:Ho postato l’articolo di repubblica proprio per mostrare un esempio di dichiarazione incompetente che cerca di giustificare la gara con un argomento sbagliato, prendendo Stanley come esempio. Risultato: siccome l’argomento e’ sbagliato non solo rafforza Stanley che e’ legale, ma anche tutti gli altri, anche se sono (o fossero) illegali.
Vediamo questo punto, che e’ un punto cruciale. Ascoltate bene perche’ vi do una lezione di diritto vivente sul punto: domanda “Allo Stato Italiano era stata data la possibilita’ di rimediare alle discriminazioni precedenti (cioe’ quelle della gara CONI e quelle della gara Bersani) semplicemente facendo una nuova gara?” Si o no? Nell’articolo di repubblica si dice ‘SI’. In realta’ la risposta e’ ‘NO’.
Adesso vi spiego perche’ e questo e’ un argomento che Stanley, Goldbet, Planet e anche minchia bet (senza voler discriminare superminchia bet) si possono spendere nei tribunali di primo grado per ottenere la riapertura subito dopo i sequestri, sul presupposto che ‘LA NUOVA GARA PER I 2000 PUNTI NON RIMEDIA ALLE DISCRIMINAZIONI DEL SISTEMA CONCESSORIO”.
La Corte di Giustizia nella sentenza Placanica, in un caso accaduto prima delle gare Bersani, cioe’ quando sul mercato delle scommesse sportive c’erano solo le iniziali illegali 1000 concessioni CONI (riconosciute illegali dalla Sentenza Gambelli) dice testualmente: si puo’ rimediare in 2 modi. O si revocano tutte le 1000 concessioni (all’epoca solo quelle erano esistenti sul mercato) oppure si mettono a gara un numero ADEGUATO di nuove concessioni. Che vuol dire adeguato? Mostra chiaramente il pensiero della Corte che praticamente dice: va bene queste 1000 concessioni ma aggiungiamone un numero ‘adeguato’ in modo da annacquare le iniziali 1000 e quindi, per cosi’ dire, far sparire la iniziale illegalita’.
Detto cosi’ il ragionamento fila. Che fa lo Stato Italiano? Segue la opzione numero 2 e introduce un numero adeguato (16000) di nuove concessioni: e’ la gara Bersani!
Insomma lo Stato si e’ giocata l’opzione numero 2 con le gare Bersani. Resta quindi a disposizione SOLO l’opzione n. 1 che e’ la revoca di tutte le concessioni! Infatti anche le gare Bersani, al nostro caro STATO, gli sono uscite illegali! Perche’ anzicche’ fare delle nuove concessioni che non avessero nulla in commune con le iniziali 1000 illegali che ha fatto? Ha preteso che le nuove messe a gara (le Bersani) fossero a distanza minima dalle iniziali 1000 illegali. Insomma ha protetto gli iniziali 1000 illegali con altri 16000 altrettanto illegali.
E adesso come dichiara di voler rimediare? Con 2000 concessioni? C’e’ da buttarsi a terra e sbellicarsi dale risate. Sara’ una passeggiata trionfale in tutti i tribunali di primo grado per tutti noi.
Se si volesse seguire di nuovo il principio di mettere a gara un numero adeguato di nuove concessioni per diluire l’illegalita’ di 16000 concessioni esistenti quante bisognerebbe metterne a gara? 50000? Il mercato non potrebbe reggere.
Il punto e’ che quando la Corte di Giustizia proponeva di mettere a gara un numero ‘adeguato’ di nuove concessione intendeva dire ‘concessioni’ perfettamente legali. Certo non il modello Bersani.
Lo capite perche' la Stanley non puo' essere fermata? perche quelli che ha contro non ci capiscono niente. Fino a che le autorita’ si muoveranno in modo cosi’ incompetente, Stanley viene spinta fuori dal sistema. Il che e' nel nostro interesse perche' ci mantiene Stanley operativa e guerriera. Il che, e' nell'interesse di tutti.
Ma forse non nel tuo interesse, vero max?
bene sono passati solo 4 giorno per avere una tua risposta a mandrake te l'hanno scritta bene quelli del dipartimento legale ascolta la stanley come società è fallita facesse bene a ritirarsi al suo paese è nelle mani di incopetenti e la gente ormai non ha nessun interesse ad aprire un attività ILLEGALE con loro per rischiare il CULO per loro E NON GUADAGNARCI UNA MAZZA!!! Ficcatelo in quella testa bacata che tieni e non ci rompere i **** con ste minchiate sulla legalità che tirate fuori solo quando vi fa comodo INIZIATE A PAGARE IL PREU e non che fate arrivare le cartelle di equitalia alla gente!! ST....ZI
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Re: PERCHE HO POSTATO L’ARTICOLO DI REPUBBLICA
Messaggioda mandrake76 » 25/02/2013 - 10:53
Complimenti Max! Bella risposta. Fai finta di non capire e sei furioso perche' ti do lezioni di diritto?
Web, per favore, anche se ci fosse una richiesta di Stanley, non togliete la dotta risposta di Max.
Che tutti vedano e capiscano, dal tenore di questa risposta, quale e' la verita'.
E che tutti vedano e capiscano quale e' il livello di Max.
Vero max.....?
Web, per favore, anche se ci fosse una richiesta di Stanley, non togliete la dotta risposta di Max.
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Re: PERCHE HO POSTATO L’ARTICOLO DI REPUBBLICA
Messaggioda Il Web » 25/02/2013 - 11:05
Cerchiamo di non oltrepassare i limiti ...
La discussione sappiamo che tocca la carne viva in questa sezione ma quando si esagera poi arrivano i problemi e noi non siamo nella posizione (ovviamente) di verificare le affermazioni che vengono fatte sul forum ...
per cui, cercate di stare entro limiti accettabili per tutti, credo che sia interesse comune
Non so quale sia la posizione di Stanley, ma qui leggo di società fallita ... queste sono affermazioni gravi e **suppongo** completamente false.
utilizzate bene i termini quando scendete in questo ambito ...
ora purtroppo non posso fare molto, ma tornerò sul thread nel pomeriggio
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Re: PERCHE HO POSTATO L’ARTICOLO DI REPUBBLICA
Messaggioda max90 » 25/02/2013 - 11:28
Il Web ha scritto:Cerchiamo di non oltrepassare i limiti ...
La discussione sappiamo che tocca la carne viva in questa sezione ma quando si esagera poi arrivano i problemi e noi non siamo nella posizione (ovviamente) di verificare le affermazioni che vengono fatte sul forum ...
per cui, cercate di stare entro limiti accettabili per tutti, credo che sia interesse comune
Non so quale sia la posizione di Stanley, ma qui leggo di società fallita ... queste sono affermazioni gravi e **suppongo** completamente false.
utilizzate bene i termini quando scendete in questo ambito ...
ora purtroppo non posso fare molto, ma tornerò sul thread nel pomeriggio
ok mi scuso per i toni accesi ma certe volte si viene istigati prometto che non entrerò più nel merito di queste discussioni!
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Re: PERCHE HO POSTATO L’ARTICOLO DI REPUBBLICA
Messaggioda Il Web » 25/02/2013 - 15:12
bene
è meglio per tutti se riusciamo a tenere questo spazio aperto per gli approfindimenti
anche se gli interessi in gioco sono pesanti, cerchiamo di controllarci
è meglio per tutti se riusciamo a tenere questo spazio aperto per gli approfindimenti
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Re: PERCHE HO POSTATO L’ARTICOLO DI REPUBBLICA
Messaggioda superibra » 25/02/2013 - 15:50
cmq...una cosa e' certa, una azienda che si comporta in questo modo non si era mai vista....percio' due sono le cose :
1)non hanno veramente un c***o da fare
2)hanno il terrore della concorrenza e hanno capito ormai che per loro il mercato si e' chiuso.
1)non hanno veramente un c***o da fare
2)hanno il terrore della concorrenza e hanno capito ormai che per loro il mercato si e' chiuso.
Re: PERCHE HO POSTATO L’ARTICOLO DI REPUBBLICA
Messaggioda betgio » 25/02/2013 - 16:41
superibra ha scritto:2)hanno il terrore della concorrenza e hanno capito ormai che per loro il mercato si e' chiuso.
...CONDIVISIBILE!!!!
mandrake, non te la prendere troppo. Ma la mossa di Stanley è tanto eclatante da essere a dir poco sospetta. Ginestra (ok un personaggio di per se) ha bocciato l'aiuto di stanely ad aams. Nessuno ha commentato la notizia. Certo poi l'operazione Cartago (ma chi ha scelto questo nome teatrale da bmovie italiano anni '70?) che arriva in un momento di attesa prima dell'apertura delle buste....
...ma insomma, se queste fossero state aperte prima, nei termini, Stanley avrebbe promosso questa operazione? Onestamente sembra proprio la paura, o la lucidità, di chi ha scelto di puntare forte rischiando un bluff.
Re: PERCHE HO POSTATO L’ARTICOLO DI REPUBBLICA
Messaggioda ughetto » 25/02/2013 - 16:55
Non aveva nome anni fa, ma mi pare nel 2007 , quando cioè la maggior parte dei centri stava abbandonando Stanley per Goldbet , ricevemmo la stessa lettera senza la griffe CARTAGO. Per contro lo stesso Ginestra e le altre istituzioni non aderirono al loro ridicolo progetto essendo tanto prima e tanto oggi illegali comunque, se paragonati alla rete fisica autorizzata.
Re: PERCHE HO POSTATO L’ARTICOLO DI REPUBBLICA
Messaggioda max90 » 25/02/2013 - 18:12
ad ogni modo amministratore mi sono espresso male la stanleybet non è fallita ovviamente come società visto il colosso che è ma volevo dire che ha fallito la sua politica commerciale in italia!!
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Re: PERCHE HO POSTATO L’ARTICOLO DI REPUBBLICA
Messaggioda stranocaso » 25/02/2013 - 19:47
eccolooooooooooo
mai discutere con un idiota , ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza
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Re: PERCHE HO POSTATO L’ARTICOLO DI REPUBBLICA
Messaggioda stranocaso » 25/02/2013 - 19:49
stranocaso ha scritto:eccolooooooooooo
scusate ho sbagliato sezione
mai discutere con un idiota , ti trascina al suo livello e ti batte con l'esperienza
Re: PERCHE HO POSTATO L’ARTICOLO DI REPUBBLICA
Messaggioda strakaos » 26/02/2013 - 12:42
ughetto ha scritto:Non aveva nome anni fa, ma mi pare nel 2007 , quando cioè la maggior parte dei centri stava abbandonando Stanley per Goldbet , ricevemmo la stessa lettera senza la griffe CARTAGO. Per contro lo stesso Ginestra e le altre istituzioni non aderirono al loro ridicolo progetto essendo tanto prima e tanto oggi illegali comunque, se paragonati alla rete fisica autorizzata.
Parole sante, inoltre il loro supporto alle procure non ha mai avuto un grande effetto.
Anche se, bisogna ammetterlo, tutte le società creano fronte comune solo finchè gli conviene per poi "far finta" di essere le uniche a poter lavorare. Questo è veramente triste perchè la scelta di lavorare in questo modo in italia non è delle società ma è del singolo titolare del CED, e tutte le vittorie ottenute nei vari tribunali italiani ed in CGE non sono nè di stanley nè di goldbet nè del singolo titolare del CED (vedi cifone) ma sono le vittorie dei CED tutti, intesi come categoria... certo occorrono determinati presupposti, magari un buon avvocato, ma nulla che nessun CED non conosce già.
Categoria tuttora non rappresentata degnamente, dato che in giro ci sono solo finte associazioni di settore (in realtà trappole commerciali) e altre realtà disperate in cerca di sovvenzionamento.
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