Messaggioda guest-dg-48-28323 » 11/09/2015 - 09:21
Una volta tanto gli allevatori italici hanno ragione.Mi spiego:Si lamentano della discrepanza tra le provvidenze in Italia e quelle che non percepiscono in Italia per i cavalli che corrono all'estero.Bisogna parificare la situazione come loro chiedono a gran voce,ma non nel senso da loro voluto,anzi,è necessario togliere loro le provvidenze in Italia,che sono semplici furti continuati(credo il 18.50% dei premi al traguardo,sottratti al movimento ippico),ma i furti di 60 e più anni sono diventati "tradizione"....D'altronde i grandi allevatori italici sono semplici industriali,che hanno il loro capostipite in Agnelli,che vivono con i soldi dello Stato che deve loro consentire di stare sul mercato e poichè il mercato più redditizio è ora quello internazionale,come ora viene chiamato "globale",dove possono offrire i "solo discreti"(non certo giustificata l'enfasi usata) risultati ottenuti investendo i soldi dello Stato(i nostri) e certamente non i loro e chiamando ipocritamente "passione",il loro business hanno sempre lucrato moltissimo,anche divertendosi,ovviamente rubando i soldi nostri(in particolare dei giocatori-scommettitori sprovveduti,che ora chiamano i loro amici).Tutto l'ambiente pseudo ippico è scatenato a sostenerli,perchè gli interessi sono in comune,mentre come dice in un film Manfredi "i calci sono sempre diversi,ma il c.(il sedere) è sempre il mio(il nostro)".A quando il redde rationem?Probabilmente a-mai......Tutti i vantaggi vanno com'è ovvio alle grandi sigle allevatorie,i piccoli allevatori sono o esclusi dalla mia valutazione negativa o infinitamente meno colpevoli(se non innocenti) di queste sanguisughe "del seme congelato".