Lettera aperta per il Ministro L. Zaia
Inviato: 11/10/2008 - 16:20
Buongiorno sig. L. Zaia.
Se si legge attentamente la Sua intervista apparsa di rcente su Repubblica.it, riguardo lo stato tragico dell'ippica in italia, si scopre come i Suoi buoni intenti siano ancora piuttosto distanti dal centrare il vero problema del settore: ovvero risolvere la cronica mancanza di incassi.
Quando si dice:
"Uno dei motivi forti del crollo delle scommesse è la sciagurata riforma Bersani. Ha ridotto i punti di raccolta da ventimila a seimila e, secondo matematica, questo non può che produrre una riduzione delle giocate..."
vuol dire il non aver la piu' pallida idea di cosa sia il gioco dei cavalli oggi in Italia, e quali siano le prospettive di chi gioca.
Mancano le vere considerazioni da fare:
"CHI GIOCA OGGI AI CAVALLI IN ITALIA"? e poi "PERCHE' UN SINGOLO BOOK INGLESE HA PIU' MOVIMENTO SU UNA SINGOLA CORSA, CHE L'INTERA RIUNIONE IN ITALIA AL TOTALIZZATORE"?
Le risposte, sono incredibilmente semplici:
In Italia ai cavalli ci giocano solo gli habitueé delle sale corse, gente che ormai non ha più motivi di cambiare il suo stile di vita, pensionati, chi si devono inventare un pomeriggio, oppure chi non ha voglia o necessita' di trovare altre alternative. Comunque sono sempre budget da poche decine di euro.
La punta, la vera punta ovviamente sceglie altri percorsi, ed e' patetica, veramente patetica la presentazione in pompa magna, non troppo tempo fa, delle salette per "pro" con telefoni rossi e ricchi cotillon per accogliere i nuovi superpuntatori italiani nelle neonate sale scommesse....
Caro ministro, non è certo colpa di Bersani se chi ha dei grossi soldi da puntare preferisca giocarsi New Approach all'estero, dove si poteva giocare piu' o meno alla pari, invece che al toto italiano dove pago' 1.18, oppure la stessa ZARKAVA, giocata a 1.5 (non mi ricordo bene pero') al toto ma data via a 3.80 sugli exchange.
Il vero problema è questo, il TOTO italiano non è NEANCHE competitivo ripsetto alle altre offerte legali disponibili in italia (senza andar a tirare fuori la facccenda dei siti oscurati), e non sarà certo l'operazione da Lei proposta di "abbassare il prelievo fiscale dell'erario: dal 4,75% al 2,5%" che potra' cambiare lo stato delle cose.
Se l'ippica si dovra' reggere sui soldi della gente che ci scommette sopra, penso che dovra' rivedere al rialzo le proposte che ha fatto, e dovra' essere molto, molto coraggioso:
1. taglio netto del prelievo. Con quote di conseguenza aumentate dall'attuale 130% almeno fino a farsi concorrenza con le quote di altri eventi sportivi (il calcio per esempio) intorno al 110/112% (quindi tassando solo gli utili e non il movimento come e' ora).
2. Ricalcare la programmazione di un modello che funziona, quello inglese, dove per esempio ad ASCOT (con tribune da 30.000 posti) hanno 12 giornate di corse l'anno.
3. Limitare il numero di ippodromi in attivita' (in inghilterra in inverno si corre solo sulla sabbia in 4/5 ippodromi)
4. aprire alla diretta TV sul web, con giocate con pari dignità e garanzia rispetto alle scommesse sugli sport.
5. permette ai nostri book la gestione competitiva di quote fisse e non le buffonate al 140% che si vedono ogni tanto in giro.
Mi creda, non esistono altre ricette al di fuori di questi punti indicati. Non c'è altra soluzione. Chi ha dei soldi per puntare "sui vcavalli" non certo se li giochera' al toto italiano per vedersi sparire il 60% dell'ipotetica vincita ogni volta.
Inizi con degli esperimenti, una riunione ogni tanto con prelievo limitato al 5%, con quote intornto al 106/108% e monitorizzi come aumenta il gioco, anche perchè diventerebbe competittivo anche contro le offerte estere. Non possiamo rimanere sempre a vangare nel nostro orticello.
Negli ultimi anni l'Italia è stata capace di produrre campioni come Varenne, Falbrav, che hanno portato il alto il nome dell'ippica italiana e dell'Italia stessa a giro per il mondo.
Credo che questa crisi sia l'ultima grande opportunità di dare un taglio netto con il passato e ristrutturare tutto il settore, NON dimenticandosi mai che alla base di tutto il sistema c'e' e rimarra' sempre il giocatore, e che questo dovra' essere difeso e tutelato fino in fondo, non considerato il pollo di turno da spennare.
Le auguro buon lavoro sig. Zaia.
Saluti,
D.
Se si legge attentamente la Sua intervista apparsa di rcente su Repubblica.it, riguardo lo stato tragico dell'ippica in italia, si scopre come i Suoi buoni intenti siano ancora piuttosto distanti dal centrare il vero problema del settore: ovvero risolvere la cronica mancanza di incassi.
Quando si dice:
"Uno dei motivi forti del crollo delle scommesse è la sciagurata riforma Bersani. Ha ridotto i punti di raccolta da ventimila a seimila e, secondo matematica, questo non può che produrre una riduzione delle giocate..."
vuol dire il non aver la piu' pallida idea di cosa sia il gioco dei cavalli oggi in Italia, e quali siano le prospettive di chi gioca.
Mancano le vere considerazioni da fare:
"CHI GIOCA OGGI AI CAVALLI IN ITALIA"? e poi "PERCHE' UN SINGOLO BOOK INGLESE HA PIU' MOVIMENTO SU UNA SINGOLA CORSA, CHE L'INTERA RIUNIONE IN ITALIA AL TOTALIZZATORE"?
Le risposte, sono incredibilmente semplici:
In Italia ai cavalli ci giocano solo gli habitueé delle sale corse, gente che ormai non ha più motivi di cambiare il suo stile di vita, pensionati, chi si devono inventare un pomeriggio, oppure chi non ha voglia o necessita' di trovare altre alternative. Comunque sono sempre budget da poche decine di euro.
La punta, la vera punta ovviamente sceglie altri percorsi, ed e' patetica, veramente patetica la presentazione in pompa magna, non troppo tempo fa, delle salette per "pro" con telefoni rossi e ricchi cotillon per accogliere i nuovi superpuntatori italiani nelle neonate sale scommesse....
Caro ministro, non è certo colpa di Bersani se chi ha dei grossi soldi da puntare preferisca giocarsi New Approach all'estero, dove si poteva giocare piu' o meno alla pari, invece che al toto italiano dove pago' 1.18, oppure la stessa ZARKAVA, giocata a 1.5 (non mi ricordo bene pero') al toto ma data via a 3.80 sugli exchange.
Il vero problema è questo, il TOTO italiano non è NEANCHE competitivo ripsetto alle altre offerte legali disponibili in italia (senza andar a tirare fuori la facccenda dei siti oscurati), e non sarà certo l'operazione da Lei proposta di "abbassare il prelievo fiscale dell'erario: dal 4,75% al 2,5%" che potra' cambiare lo stato delle cose.
Se l'ippica si dovra' reggere sui soldi della gente che ci scommette sopra, penso che dovra' rivedere al rialzo le proposte che ha fatto, e dovra' essere molto, molto coraggioso:
1. taglio netto del prelievo. Con quote di conseguenza aumentate dall'attuale 130% almeno fino a farsi concorrenza con le quote di altri eventi sportivi (il calcio per esempio) intorno al 110/112% (quindi tassando solo gli utili e non il movimento come e' ora).
2. Ricalcare la programmazione di un modello che funziona, quello inglese, dove per esempio ad ASCOT (con tribune da 30.000 posti) hanno 12 giornate di corse l'anno.
3. Limitare il numero di ippodromi in attivita' (in inghilterra in inverno si corre solo sulla sabbia in 4/5 ippodromi)
4. aprire alla diretta TV sul web, con giocate con pari dignità e garanzia rispetto alle scommesse sugli sport.
5. permette ai nostri book la gestione competitiva di quote fisse e non le buffonate al 140% che si vedono ogni tanto in giro.
Mi creda, non esistono altre ricette al di fuori di questi punti indicati. Non c'è altra soluzione. Chi ha dei soldi per puntare "sui vcavalli" non certo se li giochera' al toto italiano per vedersi sparire il 60% dell'ipotetica vincita ogni volta.
Inizi con degli esperimenti, una riunione ogni tanto con prelievo limitato al 5%, con quote intornto al 106/108% e monitorizzi come aumenta il gioco, anche perchè diventerebbe competittivo anche contro le offerte estere. Non possiamo rimanere sempre a vangare nel nostro orticello.
Negli ultimi anni l'Italia è stata capace di produrre campioni come Varenne, Falbrav, che hanno portato il alto il nome dell'ippica italiana e dell'Italia stessa a giro per il mondo.
Credo che questa crisi sia l'ultima grande opportunità di dare un taglio netto con il passato e ristrutturare tutto il settore, NON dimenticandosi mai che alla base di tutto il sistema c'e' e rimarra' sempre il giocatore, e che questo dovra' essere difeso e tutelato fino in fondo, non considerato il pollo di turno da spennare.
Le auguro buon lavoro sig. Zaia.
Saluti,
D.