Messaggioda Davide (ITY) » 06/11/2014 - 13:08
Buongiorno sig.ra Isabella.
Partendo dal presupposto che quello che si legge sui giornali di oggi sia quando da Lei dichiarato:
"
Il tesoro ha un nome preciso: scommessa. Fino a pochi anni fa l'ippica aveva l'esclusiva delle scommesse sportive e si potevano puntare legalmente soldi solo nelle sale corse. Poi c'è stata l'esplosione degli altri giochi. E per le corse di cavalli è stato l'inizio della fine. "Tutte le altre scommesse hanno usufruito degli spazi dell'ippica, si sono insediate nelle sale corse", spiega Isabella Asti Bezzera. "Non solo: le scommesse sui cavalli sono diventate meno convenienti: vinco molto di più se punto un euro su una partita di calcio o su una corsa virtuale (cavalli "digitali" messi in competizione dal computer) piuttosto che se mi gioco il vincente del derby di galoppo". Meno scommesse significano montepremi più poveri e quindi meno incentivi agli allevatori."
Non le sembra che in questa frase manchi qualcosa, non so una almeno velata autocritica, di un modo di vedere lo scommettitore come un pollo solamente da spennare con un fee% al 30% mantenuto in regime di monopolio per decine decine di anni?
Quello che dice è corretto, e dal suo punto di vista logico, ma manca della premessa iniziale e fondamentale e cioè il rispetto del cliente (lo scomettitore) e libero mercato cose che sono mancate per decenni in questo mondo.
Solo adesso che che vostro modo agire vi ha consumato dll'intero e disamorato la quasi totalità degli scommettirori italiani correte a chiedere aiuto?
Cordiali Saluti.
Davide
Per me scrivere è tirare fuori la morte dal taschino, scagliarla contro il muro e riprenderla al volo.