Caro mollo, so che stavi in qualche modo aspettando che mi pronunciassi
Sono costretto a posare il cappello di Paddy Power e dedicarmi esclusivamente ai contenuti del tuo post. Spero che gli spunti che saprò fornire potranno animare una discussione che fino ad ora dice "vade retro Italia" ma senza grandi soluzioni sul piatto.
Il sistema non è perfetto. Anzi, non è nemmeno vicino alla competitività internazionale se dall'altra parte della bilancia metti un .com totalmente deregolato come sbobet. Però alcune cose fatemele dire:
che lo Stato abbia abusato del sistema concessorio rilasciando licenze anche a panettieri improvvisati bookmaker, è cosa arci-nota. Che il cliente non usi un minimo di buon senso nello scegliere dove scommettere è altrettanto indiscutibile. Dubito che voi entriate in un ristorante che da fuori incute terrore da intossicazione alimentare solo perché c'è scritto che una bistecca costa un euro o perché vi hanno detto che sbagliano i conti e magari vi trovate invece del resto un bel millino sul tavolo. Perché é di questo che parliamo quando sfoderate nomi di bookmaker che io mai avevo sentito prima d'ora... pur facendo questo mestiere dal 1997.
Al di là della leggerezza con cui le licenze son state erogate, quindi, c'è anche una questione di reputazione e credibilità: le aziende per costruirsi reputazione e credibilità non devono solo mettere fuori due banner o prendere una mezza pagina di TS. Dovrebbero fare altro, a cominciare dal presentarsi in maniera trasparente sul mercato.
Ovviamente il punto centrale del tuo post è, come sempre, sulle stake "da galera". Qui non voglio dilungarmi troppo perché il forum conserva colorite pagine di dibattito fra noi su questo tema, ma è nuovamente necessario ricordare che:
> se il banco ha il 3.3% di tassa media sul turnover
> se il banco non dispone di una buona parte dei mercati ad alta marginalità perché non presenti nel palinsesto
> se il banco deve collaudare una piattaforma dove la vincita massima per ticket è di 10k e la stake minima è di 2 euro
> se il banco deve sottostare a limiti/controlli relativi a cash-in e cash-out
> se il banco deve pagare un errore.... ah no! di questo parlo dopo
.....probabilmente non sarà un banco in grado di accogliere le esigenze di scommettitori professionisti quanto piuttosto rivolgersi ai clienti più piccoli.
Non è una questione strategica come dici tu generalizzando per tutti. Certo qualcuno ha come obiettivo l'intera popolazione dei clienti piccoli ed occasionali senza alcun interesse su quelli esperti. Ma mediamente ogni azienda, facendo i conti con i punti di cui sopra, si trova a guardare il P&L di un cliente esperto con lo sguardo disperato e rassegnato... da qui lo strumento coercitivo e semplice della limitazione.
Ti assicuro che se la tassa fosse sul gross profit e non ci fossero limiti di palinsesto e stake/vincita, qua le cose cambierebbero di un buon 30/40%. Forse non ti accontenterebbe, ma sarebbe un inizio.
Errore di quota: l'annoso ed insanato tema dell'inversione (pagare o no, fare causa o no) è senza dubbio l'argomento più decisivo nell'approccio dei bookmaker. Ecco perché penso che si debba intervenire subito in questo ambito. Ecco perché sono al lavoro da mesi su questo.
Il motivo principale di riduzione della stake, infatti, tra i book .it è l'aver preso una quota sbagliata. In un sistema che non ti consente il void, la soluzione della limitazione viene pressoché automatica. Vi invito a mettervi nei panni del book (molti di voi ci lavorano, presumo) per condividere il pensiero.
Certo, le stake vengono tagliate anche agli arbitri, ma questo è puramente strategico e non cambierebbe con un sistema ristrutturato.
In sostanza: salvi forse mezzo book in Italia ma poi non sembra che in giro per il Mondo si festeggi a caviale e Krug. Io sono convinto che gli sforzi fatti in 10 anni abbiamo migliorato molto il sistema italico. Sono convinto che la modifica della norma sull'errore di quota, l'apertura del palinsesto e il passaggio alla tassa sul gross profit saranno le 3 chiavi di volta. Quindi non è tutto da buttare ma, certo, di pazienza ne avete avuta tanta. Su questo non posso che darti ragione.
Perché? Perché mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere... perché esse sono il mezzo per giungere al significato e, per coloro che vorranno ascoltare, all'affermazione della verità .