Abolire il Net
Inviato: 14/09/2012 - 11:29
da repubblica.it
IL CASO
Tennis sempre più veloce ora vogliono abolire il net
Nei tornei Challenger si prova la nuova regola. Si continuerà a giocare invece di ripetere il servizio. Stretta sui tempi tra un punto e l'altro. Ma giocatori e tifosi insorgono
In tutti i tornei Challenger (quelli di seconda fascia) del prossimo anno, l'Atp, l'Associazione dei tennisti professionisti, sperimenterà l'abolizione del "let" (che poi per distorsione e associazione di idee diventa "net"): quando sul primo o sul secondo servizio, in battuta, la palla toccherà la rete si continuerà a giocare senza dover ricorrere alla ripetizione del colpo.
Nella pallavolo la regola è già stata introdotta. Il cambiamento non stravolgerebbe il sistema e ancora non si conosce la posizione degli altri organismi che governano il tennis: la federazione internazionale, che sovrintende agli Slam e alla Coppa Davis, e la Wta che gestisce il circuito femminile. Ma i giocatori sono già in pre-allarme: "Sono matti?". A rimetterci, sicuramente, sarebbe la ditta fornitrice dei sensori che con un beep segnalano all'arbitro il contatto fra palla e rete.
L'ambiente del tennis, un po' come quello del calcio, si esalta nella sua natura profondamente conservativa. Tuttavia un paio di curve rendono più suggestiva l'ebbrezza della velocità sul rettilineo. E' stato ampiamente provato con il tie-break, pensato da Jimmy Van Alen nel 1965 e adottato ufficialmente nel 1970, ad Era Open già avviata, e con l'Occhio di Falco (la moviola istantanea), comparso agli Us Open del 2006 (ma solo il torneo di Indian Wells copre tutti i suoi campi con questa tecnologia).
Si parla anche d'altro: per esempio di sanzionare le perdite di tempo dei giocatori fra uno scambio e l'altro: il tennista alla battuta che superi i 25 secondi concessi dal regolamento, non importa se stiracchiandosi le mutande come Nadal, indugiando troppo con l'asciugamano (una volta ci si metteva la segatura in tasca), inveendo contro se stesso, dando le spalle all'avversaria come la Sharapova, innervosendo tutto lo stadio a forza di far rimbalzare la pallina (il Djokovic prima maniera) o perché, banalmente, ci si sente stremati, verrebbe ammonito con un "warning" alla prima infrazione e con l'obbligo di servire subito la seconda palla in caso di seconda infrazione. Se il ritardatario è in ribattuta (in fondo è quello che ha meno scusanti) verrebbe direttamente punito con un "quindici" contro.
Nella forastica esigenza di accelerare le giocate c'è anche chi ripropone di accorciare i match di Davis a due set su tre. E visto che siamo in argomento qualcuno ha rispolverato l'antica fantasia del "killer point" a conclusione di ogni gioco: in pratica sul 40-40 verrebbe cancellata la fase dei "vantaggi", che com'è noto può durare all'infinito (il game lo vince solo chi è due punti avanti).
Tutto interessante ma forse tutto un po' forzato. Anche perché salta all'occhio un contrasto. Da un lato, sempre immaginando di onorare sponsor e dinamiche televisive, c'è, tangibile, evidente, questa rincorsa normativa alla concentrazione degli eventi (inclusa l'estensione del tie-break nel quinto set a Wimbledon, Roland Garros e Australian Open): prima si finisce, prima comincia qualcos'altro.
Dall'altra si spendono fiumi di parole e ci si commuove (di più) quando lo spettacolo nasce dalla fatica e dalla durata. Quanto si è scritto del mitico incontro fra Isner e Mahut finito durato 11 ore e 5 minuti a Wimbledon nel 2011? Quanti epinici si compongono per i vincitori dei match maratona? Non solo i giocatori, ma anche il pubblico è in ansia: "Stanno prendendo a racchettate la tradizione", scrivono sui blog. "Vogliono riparare il giocattolo prima che si rompa". E voi come le preferite in tennis: lungo o ristretto?
IL CASO
Tennis sempre più veloce ora vogliono abolire il net
Nei tornei Challenger si prova la nuova regola. Si continuerà a giocare invece di ripetere il servizio. Stretta sui tempi tra un punto e l'altro. Ma giocatori e tifosi insorgono
In tutti i tornei Challenger (quelli di seconda fascia) del prossimo anno, l'Atp, l'Associazione dei tennisti professionisti, sperimenterà l'abolizione del "let" (che poi per distorsione e associazione di idee diventa "net"): quando sul primo o sul secondo servizio, in battuta, la palla toccherà la rete si continuerà a giocare senza dover ricorrere alla ripetizione del colpo.
Nella pallavolo la regola è già stata introdotta. Il cambiamento non stravolgerebbe il sistema e ancora non si conosce la posizione degli altri organismi che governano il tennis: la federazione internazionale, che sovrintende agli Slam e alla Coppa Davis, e la Wta che gestisce il circuito femminile. Ma i giocatori sono già in pre-allarme: "Sono matti?". A rimetterci, sicuramente, sarebbe la ditta fornitrice dei sensori che con un beep segnalano all'arbitro il contatto fra palla e rete.
L'ambiente del tennis, un po' come quello del calcio, si esalta nella sua natura profondamente conservativa. Tuttavia un paio di curve rendono più suggestiva l'ebbrezza della velocità sul rettilineo. E' stato ampiamente provato con il tie-break, pensato da Jimmy Van Alen nel 1965 e adottato ufficialmente nel 1970, ad Era Open già avviata, e con l'Occhio di Falco (la moviola istantanea), comparso agli Us Open del 2006 (ma solo il torneo di Indian Wells copre tutti i suoi campi con questa tecnologia).
Si parla anche d'altro: per esempio di sanzionare le perdite di tempo dei giocatori fra uno scambio e l'altro: il tennista alla battuta che superi i 25 secondi concessi dal regolamento, non importa se stiracchiandosi le mutande come Nadal, indugiando troppo con l'asciugamano (una volta ci si metteva la segatura in tasca), inveendo contro se stesso, dando le spalle all'avversaria come la Sharapova, innervosendo tutto lo stadio a forza di far rimbalzare la pallina (il Djokovic prima maniera) o perché, banalmente, ci si sente stremati, verrebbe ammonito con un "warning" alla prima infrazione e con l'obbligo di servire subito la seconda palla in caso di seconda infrazione. Se il ritardatario è in ribattuta (in fondo è quello che ha meno scusanti) verrebbe direttamente punito con un "quindici" contro.
Nella forastica esigenza di accelerare le giocate c'è anche chi ripropone di accorciare i match di Davis a due set su tre. E visto che siamo in argomento qualcuno ha rispolverato l'antica fantasia del "killer point" a conclusione di ogni gioco: in pratica sul 40-40 verrebbe cancellata la fase dei "vantaggi", che com'è noto può durare all'infinito (il game lo vince solo chi è due punti avanti).
Tutto interessante ma forse tutto un po' forzato. Anche perché salta all'occhio un contrasto. Da un lato, sempre immaginando di onorare sponsor e dinamiche televisive, c'è, tangibile, evidente, questa rincorsa normativa alla concentrazione degli eventi (inclusa l'estensione del tie-break nel quinto set a Wimbledon, Roland Garros e Australian Open): prima si finisce, prima comincia qualcos'altro.
Dall'altra si spendono fiumi di parole e ci si commuove (di più) quando lo spettacolo nasce dalla fatica e dalla durata. Quanto si è scritto del mitico incontro fra Isner e Mahut finito durato 11 ore e 5 minuti a Wimbledon nel 2011? Quanti epinici si compongono per i vincitori dei match maratona? Non solo i giocatori, ma anche il pubblico è in ansia: "Stanno prendendo a racchettate la tradizione", scrivono sui blog. "Vogliono riparare il giocattolo prima che si rompa". E voi come le preferite in tennis: lungo o ristretto?