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Avrei voluto scriverlo io questo pezzo

Inviato: 24/07/2012 - 21:45
da Davide (ITY)
Giornata atroce alle corse, non tanto per i soldi persi, forse ho
anche vinto qualcosa, ma l'atmosfera era orribile. Niente di stimolante.
Era come scontare una condanna e, sapete, non è che mi rimanga
molto tempo. Le stesse facce, la stessa quota del diciotto per cento. A
volte mi sento come fossimo tutti prigionieri di un film. Sappiamo le
battute, sappiamo dove metterci, come recitare, manca solo la
macchina da presa. Però non possiamo uscire dal film. Ed è un brutto
film. Conosco gli impiegati delle corse: i picchetti, come vengono
chiamati. Li conosco uno per uno fin troppo bene. A volte mentre
faccio la mia giocata scambiarne due chiacchiere. Mi piacerebbe
trovare un picchetto neutro che si limita a punzonarmi le ricevute e
non dice niente. Invece prima o poi tutti fanno i cordiali. Si annoiano.
E poi stanno in guardia: quelli che scommettono ai cavalli per un
verso o per l'altro sono tutti un po' suonati. Spesso c'è qualche
battibecco, parte l'allarme e il servizio d'ordine arriva di corsa.
Parlando, i picchetti si fanno un'idea di che tipi siamo. Si sentono più
tranquilli. Preferiscono lo scommettitore affabile.
Con gli altri giocatori mi viene più facile. Gli habitué sanno che
sono un po' svitato e non ho voglia di parlare con loro. Sono sempre
alle prese con un sistema nuovo, spesso cambio i sistemi a metà
giornata. Cerco continuamente una corrispondenza fra i numeri e la
realtà, nel tentativo di codificare la follia in un numero semplice o in
un gruppo di numeri. Voglio capire la vita, gli avvenimenti della vita.
Ho letto un articolo sugli scacchi nel quale si diceva che a lungo si è
creduto che un re, un alfiere e una torre fossero equivalenti a un re e
due cavalli. A Los Alamos hanno messo a lavorare sul programma una
macchina con 65.536 processori. 11 computer ha risolto il problema in
cinque ore dopo aver preso in considerazione cento miliardi di mosse
procedendo a ritroso dalla posizione vincente. Si è scoperto che il re,
la torre e l'alfiere possono battere il re e i due cavalli in
duecentoventitré mosse. Per me è una cosa straordinariamente
affascinante. Certo meglio del monotono gioco delle pulci di
scommettere sui cavalli.
In vita mia credo di aver lavorato troppo come bassa manovalanza.
L'ho fatto fino a cinquant'anni. Quei bastardi mi hanno abituato ad
andare tutti i giorni da qualche parte, restarci per un mucchio di tempo
e poi tornarmene a casa. Mi sento in colpa a non far niente. E allora
mi ritrovo alle corse, annoiato e, nello stesso tempo, sull'orlo della
pazzia. Le notti le riservo al computer o al bere, o a entrambe le cose.
Qualcuno dei miei lettori pensa che mi piacciano i cavalli, che l'a zione
mi ecciti, che io sia un giocatore incallito, un vero macho che se la
gode. Mi mandano per posta libri sui cavalli, sulle corse, storie di
ippodromo e via dicendo. Di quella roba non me ne frega un
accidente. All'ippodromo ci vado quasi controvoglia. Sono troppo
stupido per pensare a un altro posto dove andare. Dove, dove, di
giorno? Ai Giardini Pensili? Al cinema? Aiuto, aiutatemi, non posso
starmene seduto con le signore e la maggior parte degli uomini della
mia età sono morti o anche quando non lo sono dovrebbero esserlo
perché di sicuro sembra che lo siano.
Ho provato a stare lontano dalle corse, ma divento nervoso, mi
deprimo e alla sera non ho niente da dare al computer. Il fatto è che
prendere il culo e portarlo un po' fuori da qui mi costringe a guardare
l'Umanità e quando guardi l'Umanità devi PER FORZA reagire. E
tutto troppo, un horror show continuo. Sì, laggiù mi annoio, sono
terrorizzato, ma per il momento mi sento anche una specie di studioso.
Uno studioso dell'inferno.
Chissà? Forse uno di questi giorni mi troverò inchiodato a letto.
Me ne starò lì a dipingere su fogli attaccati al muro. Userò un pennello
lungo e magari mi piacerà pure.
Per intanto però, sono le facce dei giocatori, facce di cartone, facce
orribili, cattive, vacue, avide, agonizzanti, giorno dopo giorno. Che
strappano le ricevute, leggono i loro vari giornali, guardano i
cambiamenti sul totalizzatore, macerandosi sempre più, e io sono lì
con loro, sono tutt'uno con loro. Siamo malati, la remora della
speranza. I nostri poveri vestiti, le nostre vecchie auto. Camminiamo
verso un miraggio, vite sprecate come quelle di chiunque altro.

Re: Avrei voluto scriverlo io questo pezzo

Inviato: 24/07/2012 - 22:17
da Il Web
Il Capitano è fuori a Pranzo :-)

Gli artisti colgono spesso la vera essenza delle cose ... in special modo quelli che vivono, anche fisicamente, realmente, certe esperienze. La colgono in quell'attimo, e sanno fissarla; i più bravi, per sempre.

Re: Avrei voluto scriverlo io questo pezzo

Inviato: 25/07/2012 - 10:07
da vadacca
Io non scambierei mai una torre e un alfiere con due cavalli, senza l'aiuto del cervellone :))

Re: Avrei voluto scriverlo io questo pezzo

Inviato: 25/07/2012 - 15:33
da dap
""la cosa terribile non è la morte, ma la vita che la gente vive e non vive".
splendido ma pericoloso se si legge con troppa attenzione, Dostoevskij più di un secolo dopo ma senza un minimo di compassione. Splendido ma pericoloso perchè può assuefarti, non puoi farne a meno.