Sarà sempre più difficile porre i sigilli alle agenzie di scommesse prive di concessione, purché collegate ad un bookmaker estero (come nel caso degli imputati Costa e Cifone con Stanleybet) che sia stato escluso ingiustamente dalle gare Aams, dopo la sentenza appena pubblicata dalla Corte di Giustizia.
La decisione, come si legge su Agipronews, rischia di scardinare il mercato delle scommesse sportive – 3,8 miliardi di euro di incassi nel 2011 e circa 7000 punti vendita autorizzati dai Monopoli di Stato. La non conformità delle norme italiane che prevedono sanzioni per chi opera senza il permesso delle autorità – almeno limitatamente agli intermediari di bookmaker come Stanleybet che sono stati esclusi dalle gare passate – sarà recepita dai giudici italiani e rischia di provocare una sostanziale deregulation del settore scommesse.
La Corte di Giustizia ha stabilito che è illegittima la norma italiana che ha di fatto escluso una categoria di imprenditori (i titolari dei ctd) dall’attribuzione delle concessioni e che cerchi di rimediare a tale violazione mettendo a gara un numero rilevante di licenze, come nel caso del bando Bersani, proteggendo le posizioni commerciali degli operatori delle distanze prevedendo delle distanze minime dai punti vendita.
Ma l’aspetto più devastante per il mercato legale, riferisce Agipronews, sembra però la bocciatura delle sanzioni penali per chi opera senza autorizzazioni, a patto che sia collegato ad un operatore escluso da una gara in violazione del diritto Ue. Sotto accusa anche la norma contenuta nella convenzione che prevede decadenza della concesisone per chi gestisce due canali di raccolta: uno rivolto verso l’estero e l’altro collegato a Sogei. Secondo la Corte Ue, va “formulata in modo chiaro, preciso e univoco: spetterà al giudice italiano verificare”.
