Look ha scritto:sardar faccio un pò fatica a seguirti fino in fondo... :roll:
siamo d'accordo sul fatto che le quote non siano del tutto ancorate, non spacchino il capello ecc...però non puoi nemmeno dire che siano "grossolane" perché i bookies non sono enti benefici che regalano i soldi mettendo quote a casaccio e dunque potenzialmente vantaggiose per lo scommettitore. fare le quote è il loro mestiere, anzi farle bene, altrimenti chiudi bottega! le quote spesso (ahimè) non regalano nulla proprio perché riflettono in maniera sostanzialmente corretta la probabilità associata all'evento, impedendo in questo modo l'ottenimento di un profitto nel lungo periodo. se così non fosse un bookie non potrebbe durare a lungo, perché il solo aggio non gli consentirebbe certo di compensare i danni provocati dai "cannamenti" di quota...
saluti
A mio parere l'unico problema che hanno i books è quello di accettare scommesse proporzionate sul rischio che si assumono, immagina che ogni evento sportivo sia un mercato, e che su ogni mercato sia possibile un guadagno X, il guadagno del bookmaker è il volume raccolto su un risultato, cioè se raccolgono metti 10000 euro su un evento (nel tennis gli eventi possibili sono 2) è necessario che tale somma sia proporzionata alla quota, assumendo che la quota rifletta la probabilità dell'evento, però poi è sicuro che tutti gli eventi quotati secondo una perc di probabilità si verifichino secondo quella percentuale? molto prob no, ma se il banco quota l'evento al 50% ad 1.9 (tanto per fare una quota larga) in realtà con l'aggio hanno un margine di errore del 2.6 per cui siccome sul mercato le partite così vicine tendono a rispettare le percentuali di probabilità , i books possono perdere solo se accettano scommesse proporzionalmente sbagliate su un evento e tale evento poi si verifica.
In realtà un books che si rispetti allibra continuamente se necessario quindi in definitiva non corre rischi indipendentemente dalle quote che fa perchè quello che conta è la proporzione delle scommesse accettate.
Tornando all'esempio di prima se prendono 10000 e 10000 ad 1.9 incassano 20000 e restituiscono 19000, guadagno 1000 questo tanto per fare un'ipotesi scolastica.
Chi fa le quote in realtà non ha bisogno di conoscere le serie storiche, nei testa a testa è sufficiente conoscere quante volte si è verificata la vittoria del favorito e quante quella della sorpresa, da quì possono ricavare un coefficiente che consente di bilanciare l'accettazione delle scommesse.
Per questo motivo a mio modesto avviso bisognerebbe fare lo stesso ragionamento, ponendosi dalla parte del banco, cioè il criterio proporzionale va applicato sulla quota che si banca e non su quella che si punta, in un mercato bitermine sembrerebbe la stessa cosa, ma dai calcoli fatti finora con i back test sulle serie storiche il guadagno si ha solo dal lato banca e non sul lato punta, pur avendo provato tutte le inversioni possibili il risultato è sempre positivo se la giocata viene proporzionata sulla banca, inoltre il margine è maggiore bancando costantemente lo sfavorito, naturalmente mi riferisco al tennis.
Il criterio di Kelly fa riferimento alla quota sulla quale si vuole puntare, ed infatti tutti i test finora eseguiti hanno dato esito negativo.
Ciao