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Messaggioda Pig Pen » 12/07/2003 - 12:55
Capitolo III: gli humidors, cosa sono e a cosa servono (da http://www.amicidellatoscana.com/).
L'uso degli humidors, speciali contenitori studiati per conservare i sigari ad un livello costante di umidità , è considerato dagli esperti tanto indispensabile da diventare in poco tempo un vero e proprio cult per chi fuma il sigaro. Infatti, ogni appassionato del "fumare slow" ne dovrebbe acquistare uno, da gestire con passione e ritualità , per avere sempre a disposizione sigari ben conservati, atti a soddisfare le proprie esigenze di fumatore.
Sul mercato si trovano humidors di varie fogge, realizzati con materiali diversi e "per tutte le tasche". Ma, trattandosi di un acquisto importante, prima di scegliere quello "giusto" bisogna esaminarne attentamente le diverse caratteristiche, prima fra tutte la dimensione. Gli humidors piccoli contengono un numero di sigari che va dai 25 ai 50 e, se si hanno esigenze diverse conviene orientarsi su quelli più grandi, che sono dotati anche di uno scomparto centrale per separare tra loro i diversi tipi di Toscano.
La foggia dell’humidor non può mai essere un valido criterio di scelta perché, anche se l’estetica e le preferenze personali non vanno trascurate, il contenitore deve essere soprattutto funzionale alla perfetta conservazione dei sigari. Per evitare spese inutili è consigliabile:
a) non lasciarsi accattivare da humidors realizzati con legni che siano stati trattati con lacche o vernici, sostanze chimiche che li possono impregnare di odori indesiderati e che non consentono quella traspirazione idonea a mantenere il sigaro in un ambiente ad "umidità costante";
b) ricordarsi, quindi, che per essere funzionale l’humidor deve essere realizzato con un buon legno che permette ai sigari di "respirare" bene e che i legni maggiormente utilizzati sono il cedro spagnolo, considerato il più adatto, il mogano del Gabon (che è meno profumato), il cedro bianco, il cedro rosso e non ultimo il legno di palissandro;
c) ripetere lo stesso controllo anche nell'interno per verificare che proprio la parte che viene direttamente a contatto con i sigari non abbia subito trattamenti chimici, tipo lacche o lucidi spesso usati per rifinire le scatole;
d) controllare che la chiusura degll’humidor sia perfetta e realizzata con il sistema di scanalature che ne garantiscano l’ermeticità ;
e) ricordarsi che ogni humidor è di solito fornito di un termometro e di un igrometro: il primo è relativamente poco importante, dal momento che la temperatura non si può condizionare, mentre l’igrometro è proprio lo strumento necessario alla misurazione del grado di umidità , che deve oscillare tra il 65 e il 75%;
f) sapere che gli igrometri si possono acquistare separatamente dall’humidor e che in commercio se ne trovano di diversi tipi; da quelli a molla, che non garantiscono una particolare precisione a quelli digitali che possono essere una buona alternativa se non si vuole ricorrere ai costosi igrometri a capello che sono i più precisi;
g) non dimenticarsi mai di controllare il grado di umidità segnalato dall’igrometro e di mantenerlo sempre al giusto livello inumidendo all’occorrenza la spugnetta a lunga durata, posta all’interno dell’humidor (nella parte alta), che ogni tanto deve essere imbevuta con un liquido speciale, o con acqua demineralizzata o distillata;
h) non mettere nello stesso humidor Toscani e altri sigari di diversa provenienza, soprattutto tropicale, per evitare sia spiacevoli confusioni di odori e di aromi, sia eventuali infestazioni di parassiti del tabacco che possono trovarsi all’interno dei sigari confezionati con foglie fresche (rischio che i Toscani non corrono essendo confezionati in buona parte con tabacco fermentato);
i) preparare l’humidor appena comprato, quindi prima di metterci i sigari, sbriciolando alcuni mozziconi di Toscano che, ben bagnati con acqua distillata, devono restare dentro il contenitore chiuso per due o tre giorni in modo che il legno si impregni della giusta umidità , e dell’aroma del tabacco che oltre tutto elimina l’odore del legno nuovo. Si può anche bagnare la spugna interna e lasciare chiuso l'humidor per due o tre giorni fino al momento del deposito dei sigari, quando bisogna bagnare di nuovo la spugna.
Un Toscano conservato bene, è come un buon vino che migliora nel tempo.
Alla prossima :smoke:
L'uso degli humidors, speciali contenitori studiati per conservare i sigari ad un livello costante di umidità , è considerato dagli esperti tanto indispensabile da diventare in poco tempo un vero e proprio cult per chi fuma il sigaro. Infatti, ogni appassionato del "fumare slow" ne dovrebbe acquistare uno, da gestire con passione e ritualità , per avere sempre a disposizione sigari ben conservati, atti a soddisfare le proprie esigenze di fumatore.
Sul mercato si trovano humidors di varie fogge, realizzati con materiali diversi e "per tutte le tasche". Ma, trattandosi di un acquisto importante, prima di scegliere quello "giusto" bisogna esaminarne attentamente le diverse caratteristiche, prima fra tutte la dimensione. Gli humidors piccoli contengono un numero di sigari che va dai 25 ai 50 e, se si hanno esigenze diverse conviene orientarsi su quelli più grandi, che sono dotati anche di uno scomparto centrale per separare tra loro i diversi tipi di Toscano.
La foggia dell’humidor non può mai essere un valido criterio di scelta perché, anche se l’estetica e le preferenze personali non vanno trascurate, il contenitore deve essere soprattutto funzionale alla perfetta conservazione dei sigari. Per evitare spese inutili è consigliabile:
a) non lasciarsi accattivare da humidors realizzati con legni che siano stati trattati con lacche o vernici, sostanze chimiche che li possono impregnare di odori indesiderati e che non consentono quella traspirazione idonea a mantenere il sigaro in un ambiente ad "umidità costante";
b) ricordarsi, quindi, che per essere funzionale l’humidor deve essere realizzato con un buon legno che permette ai sigari di "respirare" bene e che i legni maggiormente utilizzati sono il cedro spagnolo, considerato il più adatto, il mogano del Gabon (che è meno profumato), il cedro bianco, il cedro rosso e non ultimo il legno di palissandro;
c) ripetere lo stesso controllo anche nell'interno per verificare che proprio la parte che viene direttamente a contatto con i sigari non abbia subito trattamenti chimici, tipo lacche o lucidi spesso usati per rifinire le scatole;
d) controllare che la chiusura degll’humidor sia perfetta e realizzata con il sistema di scanalature che ne garantiscano l’ermeticità ;
e) ricordarsi che ogni humidor è di solito fornito di un termometro e di un igrometro: il primo è relativamente poco importante, dal momento che la temperatura non si può condizionare, mentre l’igrometro è proprio lo strumento necessario alla misurazione del grado di umidità , che deve oscillare tra il 65 e il 75%;
f) sapere che gli igrometri si possono acquistare separatamente dall’humidor e che in commercio se ne trovano di diversi tipi; da quelli a molla, che non garantiscono una particolare precisione a quelli digitali che possono essere una buona alternativa se non si vuole ricorrere ai costosi igrometri a capello che sono i più precisi;
g) non dimenticarsi mai di controllare il grado di umidità segnalato dall’igrometro e di mantenerlo sempre al giusto livello inumidendo all’occorrenza la spugnetta a lunga durata, posta all’interno dell’humidor (nella parte alta), che ogni tanto deve essere imbevuta con un liquido speciale, o con acqua demineralizzata o distillata;
h) non mettere nello stesso humidor Toscani e altri sigari di diversa provenienza, soprattutto tropicale, per evitare sia spiacevoli confusioni di odori e di aromi, sia eventuali infestazioni di parassiti del tabacco che possono trovarsi all’interno dei sigari confezionati con foglie fresche (rischio che i Toscani non corrono essendo confezionati in buona parte con tabacco fermentato);
i) preparare l’humidor appena comprato, quindi prima di metterci i sigari, sbriciolando alcuni mozziconi di Toscano che, ben bagnati con acqua distillata, devono restare dentro il contenitore chiuso per due o tre giorni in modo che il legno si impregni della giusta umidità , e dell’aroma del tabacco che oltre tutto elimina l’odore del legno nuovo. Si può anche bagnare la spugna interna e lasciare chiuso l'humidor per due o tre giorni fino al momento del deposito dei sigari, quando bisogna bagnare di nuovo la spugna.
Un Toscano conservato bene, è come un buon vino che migliora nel tempo.
Alla prossima :smoke:
Il mio blog: La Gazzetta del Prione
ameba ha scritto:"Che si vinca o no era giocata bene" è una vera cagata....è come volersi scaldare il culo prima di andare al Polo Nord.
Messaggioda Pig Pen » 17/07/2003 - 11:28
17/07/2003
Eti: la cordata di Confcommercio vince l’asta
La cordata formata da Confcommercio, British American Tobacco e dalla banca d’affari di Franco Bernabè, ha vinto l’asta del Tesoro per l’acquisizione dell’Eti offrendo 2325 milioni di euro. La cordata degli imprenditori associati aveva offerto 1522 milioni di euro, mentre la cordata guidata da Altadis 1510 milioni di euro. Il ministero dell’Economia, in una nota, ha ufficializzato che “il Comitato di Consulenza Globale e Garanzia per le Privatizzazioni ha esaminato le offerte pervenute per l’acquisto della partecipazione totalitaria detenuta dal Tesoro in ETI SpA. L’offerta più elevata – prosegue il comunicato – è quella formulata dalla cordata Britannica Italiana Tabacchi SpA pari a 2.325 milioni di euro”. Il Comitato, acquisiti anche i pareri dei valutatori indipendenti (IMI e Deloitte), ha espresso il parere di competenza raccomandando di accettare tale offerta. Il Tesoro, ha poi specificato che “l’operazione di privatizzazione potrà ritenersi completata solo dopo la decisione formale del ministero e l’ottenimento da parte degli acquirenti di tutte le autorizzazioni necessarie”. Il presidente di British American Tobacco, Martin Broughton, ha sottolineato che il gruppo anglo-americano “ha fatto un buon affare ad un prezzo ragionevole”. “Il prezzo corrisposto – ha rilevato Broughton in una nota della società – è più alto di quanto previsto dalle valutazioni di mercato. Esso, tuttavia, nasce dalle considerazioni fatte in seguito all'analisi delle informazioni finanziarie ricevute, dei colloqui con il management dell'Eti e valutando le sinergie che si potranno raggiungere”. Bat, inoltre, si dice convinta che “a seguito dell’allargamento dell’attività produttiva, vi siano ampi margini per ottimizzare i costi di gestione e per ridurre i costi d’acquisto a seguito dell’aumento dei volumi. Tale risparmio potrà ammontare a circa 35 milioni di euro l’anno entro il 2007”.
Eti: la cordata di Confcommercio vince l’asta
La cordata formata da Confcommercio, British American Tobacco e dalla banca d’affari di Franco Bernabè, ha vinto l’asta del Tesoro per l’acquisizione dell’Eti offrendo 2325 milioni di euro. La cordata degli imprenditori associati aveva offerto 1522 milioni di euro, mentre la cordata guidata da Altadis 1510 milioni di euro. Il ministero dell’Economia, in una nota, ha ufficializzato che “il Comitato di Consulenza Globale e Garanzia per le Privatizzazioni ha esaminato le offerte pervenute per l’acquisto della partecipazione totalitaria detenuta dal Tesoro in ETI SpA. L’offerta più elevata – prosegue il comunicato – è quella formulata dalla cordata Britannica Italiana Tabacchi SpA pari a 2.325 milioni di euro”. Il Comitato, acquisiti anche i pareri dei valutatori indipendenti (IMI e Deloitte), ha espresso il parere di competenza raccomandando di accettare tale offerta. Il Tesoro, ha poi specificato che “l’operazione di privatizzazione potrà ritenersi completata solo dopo la decisione formale del ministero e l’ottenimento da parte degli acquirenti di tutte le autorizzazioni necessarie”. Il presidente di British American Tobacco, Martin Broughton, ha sottolineato che il gruppo anglo-americano “ha fatto un buon affare ad un prezzo ragionevole”. “Il prezzo corrisposto – ha rilevato Broughton in una nota della società – è più alto di quanto previsto dalle valutazioni di mercato. Esso, tuttavia, nasce dalle considerazioni fatte in seguito all'analisi delle informazioni finanziarie ricevute, dei colloqui con il management dell'Eti e valutando le sinergie che si potranno raggiungere”. Bat, inoltre, si dice convinta che “a seguito dell’allargamento dell’attività produttiva, vi siano ampi margini per ottimizzare i costi di gestione e per ridurre i costi d’acquisto a seguito dell’aumento dei volumi. Tale risparmio potrà ammontare a circa 35 milioni di euro l’anno entro il 2007”.
Il mio blog: La Gazzetta del Prione
ameba ha scritto:"Che si vinca o no era giocata bene" è una vera cagata....è come volersi scaldare il culo prima di andare al Polo Nord.
Messaggioda Pig Pen » 19/07/2003 - 12:05
Capitolo IV: come accendere il sigaro
Il rito dell'accensione è fondamentale perché introduce ai primi aromi del sigaro. Due le modalità previste: il sigaro, tenuto fra le dita, viene fatto ruotare sulla fiamma tenuta in posizione obliqua e a una distanza di circa due centimetri. Obiettivo: surriscaldarlo progressivamente evitando che si annerisca. L'operazione si può compiere tenendo il sigaro il bocca, ma senza rinunciare alla rotazione. Un sigaro bene acceso non presenta zone annerite e parte subito con una bella brace.
Certo, la tradizione prescrive che il sigaro venga acceso con un fiammifero di legno (mai con i cerini !), possibilmente lungo, altrimenti bisogna tenerne pronti almeno due o tre per poter dare il giusto trattamento al piede del sigaro. Tra i fumatori di altri sigari è diffuso l'uso di sottili strisce di legno di cedro, che rendono più spettacolare il rito dell'accensione. Ma ci sono molte ragioni per usare un accendisigari. Al di là del nome e del piacere di scegliere e possedere un bell'oggetto.
Perché usarlo
L'accendisigari, al di là di tutte le considerazioni estetiche sull'oggetto, ha un vantaggio: offrire una fiamma costante e regolare. Inoltre evita quelle pericolose manovre attorno ai fiammiferi, che spesso possono determinare un'accensione irregolare del sigaro. L'accendisigari, quindi, garantisce una fiamma stabile, intensa e costante.
Come sceglierlo
Tutte le maggiori case di accessori per il fumo hanno in catalogo un pezzo dedicato ai fumatori di sigaro. Di solito, quelli davvero dedicati, hanno una valvola con doppio ugello che sprigiona una fiamma a V, che avvolge il piede del sigaro e garantisce un'accensione regolare e rapida.
La prima guida, quindi, è il proprio gusto personale, con una sola avvertenza: vanno evitati gli accendini a benzina, la cui combustione rischia di "trasferire" al sigaro sgradevoli odori. Molto funzionali, anche se di solito meno belli, sono gli accendisigari a calore, detti anche piezoelettrici: funzionano con un quarzo invece che con la pietrina e danno una fiamma vigorosa e regolare che ricorda quella della fiamma ossidrica e che è particolarmente utile soprattutto per i principianti.
Alla prossima :smoke:
Il rito dell'accensione è fondamentale perché introduce ai primi aromi del sigaro. Due le modalità previste: il sigaro, tenuto fra le dita, viene fatto ruotare sulla fiamma tenuta in posizione obliqua e a una distanza di circa due centimetri. Obiettivo: surriscaldarlo progressivamente evitando che si annerisca. L'operazione si può compiere tenendo il sigaro il bocca, ma senza rinunciare alla rotazione. Un sigaro bene acceso non presenta zone annerite e parte subito con una bella brace.
Certo, la tradizione prescrive che il sigaro venga acceso con un fiammifero di legno (mai con i cerini !), possibilmente lungo, altrimenti bisogna tenerne pronti almeno due o tre per poter dare il giusto trattamento al piede del sigaro. Tra i fumatori di altri sigari è diffuso l'uso di sottili strisce di legno di cedro, che rendono più spettacolare il rito dell'accensione. Ma ci sono molte ragioni per usare un accendisigari. Al di là del nome e del piacere di scegliere e possedere un bell'oggetto.
Perché usarlo
L'accendisigari, al di là di tutte le considerazioni estetiche sull'oggetto, ha un vantaggio: offrire una fiamma costante e regolare. Inoltre evita quelle pericolose manovre attorno ai fiammiferi, che spesso possono determinare un'accensione irregolare del sigaro. L'accendisigari, quindi, garantisce una fiamma stabile, intensa e costante.
Come sceglierlo
Tutte le maggiori case di accessori per il fumo hanno in catalogo un pezzo dedicato ai fumatori di sigaro. Di solito, quelli davvero dedicati, hanno una valvola con doppio ugello che sprigiona una fiamma a V, che avvolge il piede del sigaro e garantisce un'accensione regolare e rapida.
La prima guida, quindi, è il proprio gusto personale, con una sola avvertenza: vanno evitati gli accendini a benzina, la cui combustione rischia di "trasferire" al sigaro sgradevoli odori. Molto funzionali, anche se di solito meno belli, sono gli accendisigari a calore, detti anche piezoelettrici: funzionano con un quarzo invece che con la pietrina e danno una fiamma vigorosa e regolare che ricorda quella della fiamma ossidrica e che è particolarmente utile soprattutto per i principianti.
Alla prossima :smoke:
Il mio blog: La Gazzetta del Prione
ameba ha scritto:"Che si vinca o no era giocata bene" è una vera cagata....è come volersi scaldare il culo prima di andare al Polo Nord.
Messaggioda Pig Pen » 30/07/2003 - 10:15
Capitolo V: il tabacco Kentucky
Il Toscano è l'unico sigaro che ha mantenuto la caratteristica originaria di essere fatto con tabacco non conciato, ma naturalmente fermentato: tabacco "puro", e questa è la sua primaria qualità .
Stiamo parlando del Kentucky, il tipo di tabacco utilizzato nella Manifattura di Lucca. àˆ un tabacco secchissimo che viene immerso nelle vasche e poi sgocciolato: evaporata l'umidità del 54% si può procedere a togliere la costola centrale delle grandi foglie, che sono lunghe tra i 40 e 70 cm e tra i 30 e i 35 cm; dopo questa operazione le foglie meglio riuscite vengono distese su stampi sagomati e tagliate a mano.
Nel sigaro Toscano non c'è sottofascia, per cui due sono le parti che lo costituiscono: l'interno, o ripieno, formato con tabacco fermentato; la fascia, che è una foglia di tabacco bagnata e scostolata, avvolta a spirale sul ripieno. Per questa si usa il tipo d tabacco Kentucky proveniente dagli Usa: tabacco scuro e pesante, di colore uniforme, di media consistenza, combustibile ed elastico e curato a fuoco diretto. Mentre per il ripieno ci vuole un tabacco forte e possibilmente di tessuto grossolano. Si usa quello coltivato in Italia, per la maggior parte nella provincia di Benevento (45% della produzione nazionale) e poi in Toscana, in Veneto, in Umbria e nel Lazio.
Il tabacco Kentucky, in Italia, è una delle varietà americane di più antica introduzione. Venne dapprima importato agli inizi del 1800 dagli Stati Uniti, per il confezionamento del sigaro Toscano, successivamente fu iniziata la sua coltivazione a titolo sperimentale a partire dal 1850. Le ibridazioni con alcune varietà locali e gli adattamenti all'ambiente hanno portato alla costituzione di un tabacco molto ben caratterizzato.
Alla prossima :smoke:
Il Toscano è l'unico sigaro che ha mantenuto la caratteristica originaria di essere fatto con tabacco non conciato, ma naturalmente fermentato: tabacco "puro", e questa è la sua primaria qualità .
Stiamo parlando del Kentucky, il tipo di tabacco utilizzato nella Manifattura di Lucca. àˆ un tabacco secchissimo che viene immerso nelle vasche e poi sgocciolato: evaporata l'umidità del 54% si può procedere a togliere la costola centrale delle grandi foglie, che sono lunghe tra i 40 e 70 cm e tra i 30 e i 35 cm; dopo questa operazione le foglie meglio riuscite vengono distese su stampi sagomati e tagliate a mano.
Nel sigaro Toscano non c'è sottofascia, per cui due sono le parti che lo costituiscono: l'interno, o ripieno, formato con tabacco fermentato; la fascia, che è una foglia di tabacco bagnata e scostolata, avvolta a spirale sul ripieno. Per questa si usa il tipo d tabacco Kentucky proveniente dagli Usa: tabacco scuro e pesante, di colore uniforme, di media consistenza, combustibile ed elastico e curato a fuoco diretto. Mentre per il ripieno ci vuole un tabacco forte e possibilmente di tessuto grossolano. Si usa quello coltivato in Italia, per la maggior parte nella provincia di Benevento (45% della produzione nazionale) e poi in Toscana, in Veneto, in Umbria e nel Lazio.
Il tabacco Kentucky, in Italia, è una delle varietà americane di più antica introduzione. Venne dapprima importato agli inizi del 1800 dagli Stati Uniti, per il confezionamento del sigaro Toscano, successivamente fu iniziata la sua coltivazione a titolo sperimentale a partire dal 1850. Le ibridazioni con alcune varietà locali e gli adattamenti all'ambiente hanno portato alla costituzione di un tabacco molto ben caratterizzato.
Alla prossima :smoke:
Il mio blog: La Gazzetta del Prione
ameba ha scritto:"Che si vinca o no era giocata bene" è una vera cagata....è come volersi scaldare il culo prima di andare al Polo Nord.
Messaggioda Pig Pen » 10/08/2003 - 18:03
Capitolo VI: il tagliasigari
C'è ancora qualche fumatore abituato ad esaltare il piacere dell'ammezzamento manuale del Toscano: "indovinare" con le dita il punto ideale di cedimento, lì dove l'intreccio della foglia lascia la possibilità di una spezzatura quasi perfetta, è quasi il seducente preliminare della la conquista che si consumerà con l'accensione.
L'esercizio manuale può forse divertire e comunque torna utile quando si è sprovvisti dello strumento appropriato per compiere l'operazione: il tagliasigari. Attrezzo necessario per i fumatori dei sigari havana, che devono essere assolutamente decapitati, e quasi necessario per chi fuma il Toscano visto che abitualmente viene consumato in due metà .
Perché usarlo
Perché non è il caso di rovinare un Toscano provando a spezzarlo in due con le mani o, peggio, utilizzando una qualsiasi forbice. L'uso di un tagliasigari è importante perché evita che il sigaro si scheggi, con i conseguenti sgradevoli spezzoni di tabacco. Sgradevoli non solo da un punto di vista estetico: un taglio perfetto infatti è la premessa necessaria per una combustione regolare. E quindi per una buona fumata.
Come sceglierlo
Il taglio può essere effettuato con tre diverse famiglie di strumenti: ghigliottina, coltello, forbice.
La ghigliottina è costituita da una lama che si muove in una struttura rigida, singola (e di forma trapezoidale) o doppia (trapezoidale o circolare). Quella a lama doppia è la più efficace. In ogni caso è fondamentale la qualità della lama, che deve essere di ottimo acciaio, ben affilata e stabile. Nelle ghigliottine più economiche infatti spesso traballa e produce così un taglio impreciso. A determinare il prezzo è anche il materiale utilizzato per il corpo: nelle ghigliottine più economiche di solito è di plastica. Resta lo strumento più facile da usare e più comodo da portarsi dietro.
Il coltello è uno strumento della tradizione e ancora in Toscana ci sono coltellerie artigianali che realizzano pezzi pensati appositamente per il Toscano. Non è però facile da usare e non è ovviamente molto comodo. Può essere un bell'oggetto da tenere in casa.
La forbice è costituita da lame lavorate in modo tale da formare un semicerchio: quando si uniscono tranciano il sigaro. Possono sembrare più facili da usare, perché tutti siamo tenere in mano una forbice ma non garantiscono una grande precisione e soprattutto tendono a schiacciare il sigaro.
Come usarlo
La ghigliottina richiede un minimo di attenzione quando si piazza il sigaro sulla lama: non deve assolutamente muoversi nel momento della... decapitazione.
Se si usa la forbice, invece, il rischio è di schiacciare il sigaro: basta dare un taglio netto senza indugiare con le lame.
L'uso del coltello richiede un po' di esercizio perché può capitare di sfilacciare il sigaro o di tagliarlo irregolarmente. Almeno all'inizio conviene aiutarsi appoggiandosi su una superficie piana.
Alla prossima :smoke:
C'è ancora qualche fumatore abituato ad esaltare il piacere dell'ammezzamento manuale del Toscano: "indovinare" con le dita il punto ideale di cedimento, lì dove l'intreccio della foglia lascia la possibilità di una spezzatura quasi perfetta, è quasi il seducente preliminare della la conquista che si consumerà con l'accensione.
L'esercizio manuale può forse divertire e comunque torna utile quando si è sprovvisti dello strumento appropriato per compiere l'operazione: il tagliasigari. Attrezzo necessario per i fumatori dei sigari havana, che devono essere assolutamente decapitati, e quasi necessario per chi fuma il Toscano visto che abitualmente viene consumato in due metà .
Perché usarlo
Perché non è il caso di rovinare un Toscano provando a spezzarlo in due con le mani o, peggio, utilizzando una qualsiasi forbice. L'uso di un tagliasigari è importante perché evita che il sigaro si scheggi, con i conseguenti sgradevoli spezzoni di tabacco. Sgradevoli non solo da un punto di vista estetico: un taglio perfetto infatti è la premessa necessaria per una combustione regolare. E quindi per una buona fumata.
Come sceglierlo
Il taglio può essere effettuato con tre diverse famiglie di strumenti: ghigliottina, coltello, forbice.
La ghigliottina è costituita da una lama che si muove in una struttura rigida, singola (e di forma trapezoidale) o doppia (trapezoidale o circolare). Quella a lama doppia è la più efficace. In ogni caso è fondamentale la qualità della lama, che deve essere di ottimo acciaio, ben affilata e stabile. Nelle ghigliottine più economiche infatti spesso traballa e produce così un taglio impreciso. A determinare il prezzo è anche il materiale utilizzato per il corpo: nelle ghigliottine più economiche di solito è di plastica. Resta lo strumento più facile da usare e più comodo da portarsi dietro.
Il coltello è uno strumento della tradizione e ancora in Toscana ci sono coltellerie artigianali che realizzano pezzi pensati appositamente per il Toscano. Non è però facile da usare e non è ovviamente molto comodo. Può essere un bell'oggetto da tenere in casa.
La forbice è costituita da lame lavorate in modo tale da formare un semicerchio: quando si uniscono tranciano il sigaro. Possono sembrare più facili da usare, perché tutti siamo tenere in mano una forbice ma non garantiscono una grande precisione e soprattutto tendono a schiacciare il sigaro.
Come usarlo
La ghigliottina richiede un minimo di attenzione quando si piazza il sigaro sulla lama: non deve assolutamente muoversi nel momento della... decapitazione.
Se si usa la forbice, invece, il rischio è di schiacciare il sigaro: basta dare un taglio netto senza indugiare con le lame.
L'uso del coltello richiede un po' di esercizio perché può capitare di sfilacciare il sigaro o di tagliarlo irregolarmente. Almeno all'inizio conviene aiutarsi appoggiandosi su una superficie piana.
Alla prossima :smoke:
Il mio blog: La Gazzetta del Prione
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Messaggioda Pig Pen » 23/08/2003 - 18:34
Capitolo VII: il portasigari
Se il sigaro non si fuma solo in casa, è necessario un contenitore adeguato per poter portare sempre con sé i pezzi preferiti, nella tasca della giacca o anche in valigia quando si viaggia.
Perché usarlo
In sigaro è un prodotto artigianale particolarmente delicato. Basta poco per creparlo, addirittura spezzarlo e renderlo infumabile. à‰ quindi assolutamente sconsigliabile metterlo direttamente in tasca senza alcuna protezione. Per questa ragione molti sigari caraibici sono venduti in un astuccio di alluminio.
Come sceglierlo
Per i sigari caraibici il primo criterio di scelta è la dimensione: conviene comprarne un astuccio capace di contenere il formato più grande che si preferisce. Di solito sono contenitori di pelle o materiali artificiali (oggi detti anche "ecologici") che la imitano (e i prezzi ovviamente variano di conseguenza) e possono ospitare da uno a tre pezzi. Possono essere squadrati oppure arrotondati, seguendo la forma del sigaro. In ogni caso non devono essere eccessivamente morbidi, altrimenti non proteggono efficacemente il sigaro. Alcuni produttori propongono astucci di altri materiali, come il plexiglass o addirittura l'argento.
Se si vuole conservare bene il sigaro oltre a trasportarlo, spendendo di più, si possono comprare astucci, anche per soli due pezzi, che hanno al loro interno una linguetta umidificante. Gli astucci per Toscano sono di solito di pelle (o simili), da 1 o 3 pezzi ammezzati. Chi preferisce fumarlo (o trasportarlo) intero può orientarsi su un portasigari per cubani, tenendo conto che il formato più simile è quello dei lonsdale.
Qualche consiglio
In un normale astuccio i sigari tendono rapidamente a perdere umidità e ad asciugarsi. Non conviene quindi lasciarli dentro per più di un giorno: rientrati a casa, i pezzi non consumati vanno immediatamente rimessi nell'humidor. Gli astucci con la linguetta umidificante sono una soluzione parziale, perché comunque non garantiscono una grande azione umidificante e di solito sono anche più ingombranti. Se si viaggia spesso e si desidera portare con sé un certo numero di sigari è molto meglio un travel humidor, scatole portatili di legno o di pelle con veri e propri sistemi di umidificazione che garantiscono buone condizioni di conservazione per diversi giorni. Ovviamente da mettere in valigia.
Alla prossima :smoke:
Se il sigaro non si fuma solo in casa, è necessario un contenitore adeguato per poter portare sempre con sé i pezzi preferiti, nella tasca della giacca o anche in valigia quando si viaggia.
Perché usarlo
In sigaro è un prodotto artigianale particolarmente delicato. Basta poco per creparlo, addirittura spezzarlo e renderlo infumabile. à‰ quindi assolutamente sconsigliabile metterlo direttamente in tasca senza alcuna protezione. Per questa ragione molti sigari caraibici sono venduti in un astuccio di alluminio.
Come sceglierlo
Per i sigari caraibici il primo criterio di scelta è la dimensione: conviene comprarne un astuccio capace di contenere il formato più grande che si preferisce. Di solito sono contenitori di pelle o materiali artificiali (oggi detti anche "ecologici") che la imitano (e i prezzi ovviamente variano di conseguenza) e possono ospitare da uno a tre pezzi. Possono essere squadrati oppure arrotondati, seguendo la forma del sigaro. In ogni caso non devono essere eccessivamente morbidi, altrimenti non proteggono efficacemente il sigaro. Alcuni produttori propongono astucci di altri materiali, come il plexiglass o addirittura l'argento.
Se si vuole conservare bene il sigaro oltre a trasportarlo, spendendo di più, si possono comprare astucci, anche per soli due pezzi, che hanno al loro interno una linguetta umidificante. Gli astucci per Toscano sono di solito di pelle (o simili), da 1 o 3 pezzi ammezzati. Chi preferisce fumarlo (o trasportarlo) intero può orientarsi su un portasigari per cubani, tenendo conto che il formato più simile è quello dei lonsdale.
Qualche consiglio
In un normale astuccio i sigari tendono rapidamente a perdere umidità e ad asciugarsi. Non conviene quindi lasciarli dentro per più di un giorno: rientrati a casa, i pezzi non consumati vanno immediatamente rimessi nell'humidor. Gli astucci con la linguetta umidificante sono una soluzione parziale, perché comunque non garantiscono una grande azione umidificante e di solito sono anche più ingombranti. Se si viaggia spesso e si desidera portare con sé un certo numero di sigari è molto meglio un travel humidor, scatole portatili di legno o di pelle con veri e propri sistemi di umidificazione che garantiscono buone condizioni di conservazione per diversi giorni. Ovviamente da mettere in valigia.
Alla prossima :smoke:
Il mio blog: La Gazzetta del Prione
ameba ha scritto:"Che si vinca o no era giocata bene" è una vera cagata....è come volersi scaldare il culo prima di andare al Polo Nord.
Messaggioda Pig Pen » 08/09/2003 - 11:25
Grande novità : da fine settembre 2003 sarà disponibile nelle tabaccherie il Toscanello al caffè.
Presentazione (da http://www.amicidellatoscana.it/): i Toscanelli al caffè sono ideali per la pausa giornaliera, da soli o in compagnia. L’aroma caldo e intenso del caffè, miscelato alla fragranza del tabacco italiano fermentato e accuratamente selezionato, garantisce un connubio di sapori intensi e vivaci che rende i Toscanelli al caffè originali ed esclusivi.
Viene utilizzato tabacco campano fermentato per il ripieno e italiano selezionato per la fascia. Morbidi e vellutati, sono sigari da gustare fino in fondo. I Toscanelli al caffè rappresentano il miglior risultato di un’evoluzione del gusto tradizionale dei sigari Toscani per soddisfare le esigenze di un pubblico giovane e raffinato.
Sono commercializzati in una pratica confezione cellofanata.
Prezzo: Euro 3,50
Forma: troncoconica
Aspetto: marrone
Lunghezza: 76 mm
Gusto: morbido, vellutato
Aroma: caldo ed intenso
Forza: leggera
Bye :smoke:
Presentazione (da http://www.amicidellatoscana.it/): i Toscanelli al caffè sono ideali per la pausa giornaliera, da soli o in compagnia. L’aroma caldo e intenso del caffè, miscelato alla fragranza del tabacco italiano fermentato e accuratamente selezionato, garantisce un connubio di sapori intensi e vivaci che rende i Toscanelli al caffè originali ed esclusivi.
Viene utilizzato tabacco campano fermentato per il ripieno e italiano selezionato per la fascia. Morbidi e vellutati, sono sigari da gustare fino in fondo. I Toscanelli al caffè rappresentano il miglior risultato di un’evoluzione del gusto tradizionale dei sigari Toscani per soddisfare le esigenze di un pubblico giovane e raffinato.
Sono commercializzati in una pratica confezione cellofanata.
Prezzo: Euro 3,50
Forma: troncoconica
Aspetto: marrone
Lunghezza: 76 mm
Gusto: morbido, vellutato
Aroma: caldo ed intenso
Forza: leggera
Bye :smoke:
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ameba ha scritto:"Che si vinca o no era giocata bene" è una vera cagata....è come volersi scaldare il culo prima di andare al Polo Nord.
Messaggioda Pig Pen » 15/09/2003 - 11:20
Capitolo VIII: fumatori celebri
Nel libro di Aldo Santini, un tributo al sigaro Toscano, c'è un bell' episodio che vede protagonisti due illustri regnanti: la regina Vittoria d'Inghilterra e il nostro Vittorio Emanuele II.
Quest'ultimo, in visita a Londra, dopo aver scorciato di qualche centimetro i baffi a manubrio, su consiglio di Cavour, per non spaventare le raffinate dame della corte britannica, fu riconosciuto dalla regina che commentò l'incontro così: "Era piuttosto rozzo e maldestro, ma simpatico, coraggioso, sincero. Un uomo vero". E sorridendo - aggiunge l'autore - si permise di malignare che odorava di selvatico. Quel selvatico - prosegue Santini - al 99% corrispondeva al profumo acre del Toscano che impregnava barba e baffi del re, amante del Toscano.
Altri personaggi illustri che preferivano il Toscano furono il re del Belgio Alberto e l'imperatore austriaco Cecco Beppe. E bisogna aggiungere che tra gli appassionati celebri il primo fu nientemeno che Henry Beyle, alias Stendhal.
Il Toscano è indubbiamente un sigaro da re "oltre che da contadini, oltre che da proletari, oltre che da letterati, da intellettuali senza birignao [...] Il Toscano ha finito per diventare il sigaro privilegiato degli uomini veri. Degli uomini, cioè, che nel sigaro cercano il sentimento, il sapore, l'aroma, il succo vitale della terra-madre mediati dal tabacco" (cfr. Santini). Due di questi furono sicuramente Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini, entrambi estimatori dei sigari di Lucca. Così come Pietro Mascagni che li fumava sin da giovane. All'inizio i 'mezzi Toscani', poi, dopo il successo della Cavalleria rusticana, gli 'antichi'. "Mascagni fumava gli Antichi Toscani durante le prove e le repliche dell'opera. Li fumava a casa, a spasso, nei caffè. "Anche a letto" aggiungeva la moglie. Li fumava imperterrito nel negozio di tessuti del suo migliore amico in piazza Grande a Livorno. Li fumava, soprattutto, ininterrottamente, allorché giocava a scopone con i suoi compagni obbligati a lasciarsi investire dalle sue zaffate di fumo e a lasciarlo vincere" (op. cit.).
Per il Toscano prese una bella sbandata anche Giuseppe Ungaretti: "[...] l'avevano portato a visitare in Borgo Giannotti la fonderia delle campane dei Lera, celeberrime, un laboratorio scuro dove le campane di mezzo mondo nascevano dall'argilla sposata e modellata con lo sterco di cavallo. E là , in quell'antro, quasi tutti gli operai fumavano il mezzo Toscano, così il poeta volle provarlo e gli piacque parecchio" (op. cit.). Anche Enrico Pea, suo amico per la pelle, coltivava una passione per il Toscano, visibile dalla sua barba impregnata con gli anni dell'aroma del sigaro. E persino Ezra Pound faceva parte degli amatori del sigaro fiorentino, come pure il critico d'arte Pier Carlo Santini.
Tra i divoratori di Toscani non bisogna dimenticare Mino Maccari, creatore e animatore per quasi vent'anni della rivista "Il Selvaggio", una delle più rigogliose riviste del secolo. Un'altra figura che si ricorda infallibilmente con il Toscano acceso fra le labbra è Carlo Levi, che col suo sigaro si è fatto ritrarre persino nella foto di copertina del capolavoro Cristo si è fermato a Eboli.
Nella lista di estimatori c'è anche Giorgio De Chirico e il pittore e designer Roberto Sambonet. Come dice Bozzini: "Per lui fumare toscani era "un fatto di cultura e quindi di civiltà ". Consigliava di controllare le venature della foglia avvolgente che non devono essere né troppo grosse né troppo sottili; poi il colore, che deve essere lucido e ben dorato, come la pelle di una donna bruna abbronzata. (cfr. Bozzini).
"Gianni Brera allineava i Toscani bene in vista nella libreria; oltre a fumarli se li guardava, non solo perché fanno un bel vedere ma anche perché «da ex povero» si compiaceva del suo patrimonio. Definiva il Toscano un «sigaro arduo», ne fumava cinque o sei ogni giorno tra una pipata e l'altra" (op. cit.).
Sempre Bozzini ricorda Pietro Germi che sembrava nato col Toscano in bocca, e che ne "Il ferroviere", suo film del '56, lo usa con la stessa naturalezza, la stessa fusione di Robinson con i cubani.
Chiudiamo questa carrellata citando colui che ha giusto merito viene ritenuto il capostipite degli amanti del Toscano: Mario Soldati. I suoi elogi - racchiusi nel libro Rami secchi del 1989 - accompagnano e caratterizzano il successo e la storia del sigaro fiorentino: il sigaro italiano per eccellenza.
Nel libro di Aldo Santini, un tributo al sigaro Toscano, c'è un bell' episodio che vede protagonisti due illustri regnanti: la regina Vittoria d'Inghilterra e il nostro Vittorio Emanuele II.
Quest'ultimo, in visita a Londra, dopo aver scorciato di qualche centimetro i baffi a manubrio, su consiglio di Cavour, per non spaventare le raffinate dame della corte britannica, fu riconosciuto dalla regina che commentò l'incontro così: "Era piuttosto rozzo e maldestro, ma simpatico, coraggioso, sincero. Un uomo vero". E sorridendo - aggiunge l'autore - si permise di malignare che odorava di selvatico. Quel selvatico - prosegue Santini - al 99% corrispondeva al profumo acre del Toscano che impregnava barba e baffi del re, amante del Toscano.
Altri personaggi illustri che preferivano il Toscano furono il re del Belgio Alberto e l'imperatore austriaco Cecco Beppe. E bisogna aggiungere che tra gli appassionati celebri il primo fu nientemeno che Henry Beyle, alias Stendhal.
Il Toscano è indubbiamente un sigaro da re "oltre che da contadini, oltre che da proletari, oltre che da letterati, da intellettuali senza birignao [...] Il Toscano ha finito per diventare il sigaro privilegiato degli uomini veri. Degli uomini, cioè, che nel sigaro cercano il sentimento, il sapore, l'aroma, il succo vitale della terra-madre mediati dal tabacco" (cfr. Santini). Due di questi furono sicuramente Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini, entrambi estimatori dei sigari di Lucca. Così come Pietro Mascagni che li fumava sin da giovane. All'inizio i 'mezzi Toscani', poi, dopo il successo della Cavalleria rusticana, gli 'antichi'. "Mascagni fumava gli Antichi Toscani durante le prove e le repliche dell'opera. Li fumava a casa, a spasso, nei caffè. "Anche a letto" aggiungeva la moglie. Li fumava imperterrito nel negozio di tessuti del suo migliore amico in piazza Grande a Livorno. Li fumava, soprattutto, ininterrottamente, allorché giocava a scopone con i suoi compagni obbligati a lasciarsi investire dalle sue zaffate di fumo e a lasciarlo vincere" (op. cit.).
Per il Toscano prese una bella sbandata anche Giuseppe Ungaretti: "[...] l'avevano portato a visitare in Borgo Giannotti la fonderia delle campane dei Lera, celeberrime, un laboratorio scuro dove le campane di mezzo mondo nascevano dall'argilla sposata e modellata con lo sterco di cavallo. E là , in quell'antro, quasi tutti gli operai fumavano il mezzo Toscano, così il poeta volle provarlo e gli piacque parecchio" (op. cit.). Anche Enrico Pea, suo amico per la pelle, coltivava una passione per il Toscano, visibile dalla sua barba impregnata con gli anni dell'aroma del sigaro. E persino Ezra Pound faceva parte degli amatori del sigaro fiorentino, come pure il critico d'arte Pier Carlo Santini.
Tra i divoratori di Toscani non bisogna dimenticare Mino Maccari, creatore e animatore per quasi vent'anni della rivista "Il Selvaggio", una delle più rigogliose riviste del secolo. Un'altra figura che si ricorda infallibilmente con il Toscano acceso fra le labbra è Carlo Levi, che col suo sigaro si è fatto ritrarre persino nella foto di copertina del capolavoro Cristo si è fermato a Eboli.
Nella lista di estimatori c'è anche Giorgio De Chirico e il pittore e designer Roberto Sambonet. Come dice Bozzini: "Per lui fumare toscani era "un fatto di cultura e quindi di civiltà ". Consigliava di controllare le venature della foglia avvolgente che non devono essere né troppo grosse né troppo sottili; poi il colore, che deve essere lucido e ben dorato, come la pelle di una donna bruna abbronzata. (cfr. Bozzini).
"Gianni Brera allineava i Toscani bene in vista nella libreria; oltre a fumarli se li guardava, non solo perché fanno un bel vedere ma anche perché «da ex povero» si compiaceva del suo patrimonio. Definiva il Toscano un «sigaro arduo», ne fumava cinque o sei ogni giorno tra una pipata e l'altra" (op. cit.).
Sempre Bozzini ricorda Pietro Germi che sembrava nato col Toscano in bocca, e che ne "Il ferroviere", suo film del '56, lo usa con la stessa naturalezza, la stessa fusione di Robinson con i cubani.
Chiudiamo questa carrellata citando colui che ha giusto merito viene ritenuto il capostipite degli amanti del Toscano: Mario Soldati. I suoi elogi - racchiusi nel libro Rami secchi del 1989 - accompagnano e caratterizzano il successo e la storia del sigaro fiorentino: il sigaro italiano per eccellenza.
Il mio blog: La Gazzetta del Prione
ameba ha scritto:"Che si vinca o no era giocata bene" è una vera cagata....è come volersi scaldare il culo prima di andare al Polo Nord.
Messaggioda Pig Pen » 27/10/2003 - 09:26
Capitolo IX: il fumar lento
Il Toscano richiede uno spazio tutto suo per essere fumato veramente. Uno spazio legato all'arte, alla scrittura, alla lettura o alla contemplazione.
Come ogni sigaro, e più di ogni sigaro, è un'uscita dal tempo. Un pertugio che ci fa assaporare il respiro profondo delle nostre sensazioni.
Carlo Levi lo definiva "il cibo paradisiaco della materia grigia dell'uomo" (cfr. Il sigaro toscano) ed era un assiduo fumatore di sigari toscani.
Lo stesso vale per Mario Soldati che tratteggia ogni attimo del lento fumar, magistralmente: "il Kentucky del Toscano, dalla sua magica origine vegetale fino alla lontana meta sanguigna, percorre la stessa strada della sigaretta con una lentezza infinitamente maggiore: lo trattengono, deliziate, quelle numerosissime piccole sporgenze che vivificano la mucosa linguale specialmente ai margini, alla base, sulla punta; passa, il Kentucky, attraverso il folto filtro delle papille gustative e trova, attraverso le papille olfattive, una collaterale via di comunicazione ancora più lenta e sottile.
Ne consegue che il piacere del Toscano, contrariamente a quanto accade per la sigaretta, può definirsi psicosomatico solo in un secondo tempo e come in un secondo piano".
Bye :smoke:
Il Toscano richiede uno spazio tutto suo per essere fumato veramente. Uno spazio legato all'arte, alla scrittura, alla lettura o alla contemplazione.
Come ogni sigaro, e più di ogni sigaro, è un'uscita dal tempo. Un pertugio che ci fa assaporare il respiro profondo delle nostre sensazioni.
Carlo Levi lo definiva "il cibo paradisiaco della materia grigia dell'uomo" (cfr. Il sigaro toscano) ed era un assiduo fumatore di sigari toscani.
Lo stesso vale per Mario Soldati che tratteggia ogni attimo del lento fumar, magistralmente: "il Kentucky del Toscano, dalla sua magica origine vegetale fino alla lontana meta sanguigna, percorre la stessa strada della sigaretta con una lentezza infinitamente maggiore: lo trattengono, deliziate, quelle numerosissime piccole sporgenze che vivificano la mucosa linguale specialmente ai margini, alla base, sulla punta; passa, il Kentucky, attraverso il folto filtro delle papille gustative e trova, attraverso le papille olfattive, una collaterale via di comunicazione ancora più lenta e sottile.
Ne consegue che il piacere del Toscano, contrariamente a quanto accade per la sigaretta, può definirsi psicosomatico solo in un secondo tempo e come in un secondo piano".
Bye :smoke:
Ultima modifica di Pig Pen il 19/11/2003 - 11:16, modificato 1 volta in totale.
Il mio blog: La Gazzetta del Prione
ameba ha scritto:"Che si vinca o no era giocata bene" è una vera cagata....è come volersi scaldare il culo prima di andare al Polo Nord.
Messaggioda Pig Pen » 19/11/2003 - 11:15
Capitolo X: dimmi come fumi e ti dirò chi sei
(da http://www.amicidellatoscana.it/)
Il sigaro ci parla. Parla di chi lo fuma delineandone carattere e personalità : allegro, generoso, elegante, nervoso, ragionevole, chiacchierone.
E' dal modo di tenere il sigaro tra le dita, di maneggiarlo e di fumarlo che viene svelata l'indole di ogni fumatore.
Nel 1920-21, in un annuario de "Il Tabacco", venne illustrata per la prima volta la Sigaromanzia, ovvero dodici modi per stabilire, in base alle varie abitudini, le caratteristiche psicologiche di chi lo fuma.
Manipolare il sigaro significa esternare la propria interiorità e chi ci osserva, prestando un po' di attenzione, potrà sicuramente conoscerci meglio. Chi tiene il sigaro tra il pollice e l'indice con la punta rivolta verso il basso è un uomo collerico; calmo e deciso è colui che lo fuma adagiandolo lungo il medio e tenendolo in equilibrio con il pollice; pratico e vendicativo chi invece lo tiene con il pugno serrato e rivolto avanti a sé.
Se avete voglia di scoprire le vostre inclinazioni, individuate nell'illustrazione il modo di fumare che più somiglia al vostro e scoprirete come, agli inizi del '900, vi avrebbero definito.
1. Chiaccherone, democratico, generoso, affabile
2. Ragionevole, pensieroso
3. Parlatore, elegante e buono, psicologo
4. Spirito calmo e deciso
5. Incredulo
6. Nervoso collerico, ma uomo di parola
7. Gaio, gioviale, testardo
8. Scettico, pratico, vendicativo
9. Elegante e dabbene
10. Solitario, interessato
11. Brutale ed egoista
12. Economo
(da http://www.amicidellatoscana.it/)
Il sigaro ci parla. Parla di chi lo fuma delineandone carattere e personalità : allegro, generoso, elegante, nervoso, ragionevole, chiacchierone.
E' dal modo di tenere il sigaro tra le dita, di maneggiarlo e di fumarlo che viene svelata l'indole di ogni fumatore.
Nel 1920-21, in un annuario de "Il Tabacco", venne illustrata per la prima volta la Sigaromanzia, ovvero dodici modi per stabilire, in base alle varie abitudini, le caratteristiche psicologiche di chi lo fuma.
Manipolare il sigaro significa esternare la propria interiorità e chi ci osserva, prestando un po' di attenzione, potrà sicuramente conoscerci meglio. Chi tiene il sigaro tra il pollice e l'indice con la punta rivolta verso il basso è un uomo collerico; calmo e deciso è colui che lo fuma adagiandolo lungo il medio e tenendolo in equilibrio con il pollice; pratico e vendicativo chi invece lo tiene con il pugno serrato e rivolto avanti a sé.
Se avete voglia di scoprire le vostre inclinazioni, individuate nell'illustrazione il modo di fumare che più somiglia al vostro e scoprirete come, agli inizi del '900, vi avrebbero definito.
1. Chiaccherone, democratico, generoso, affabile
2. Ragionevole, pensieroso
3. Parlatore, elegante e buono, psicologo
4. Spirito calmo e deciso
5. Incredulo
6. Nervoso collerico, ma uomo di parola
7. Gaio, gioviale, testardo
8. Scettico, pratico, vendicativo
9. Elegante e dabbene
10. Solitario, interessato
11. Brutale ed egoista
12. Economo
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Messaggioda Pig Pen » 05/12/2003 - 20:11
Un libro interessante per i bevitori:
Titolo: Il toscano nel bicchiere
Editore: Giunti
Autori: Fabrizio Franchi, Fausto Virgilio (Enoteca Italiana), Margherita Ciacci, Daniele Nuti
Pagine: 158
Il libro: Guida ai possibili abbinamenti tra sigaro Toscano e vini italiani, il libro non è rivolto solo agli intenditori, ma è uno strumento di approccio alle tecniche di fumata e di degustazione.
Il testo parte dalla storia della viticoltura e dalla scoperta del tabacco descrivendo le "affinità elettive" di due prodotti, vino e sigaro Toscano, che s'incontrano nella sfera del gusto e dell'olfatto.
La guida si avvale dell'apporto di due docenti universitari che descrivono in modo scientifico il processo degustativo.
Indice: PRIMA PARTE "LA COLTIVAZIONE E LA PRODUZIONE"
Storia del vino, terre e regioni del vino.
La scoperta del tabacco e il suo ambiente ideale.
Il vigneto, vinificazione, fermentazione e invecchiamento.
Coltivazione e raccolta del tabacco, cura e cernita, manifattura tabacchi, fermentazione, produzione e maturazione.
SECONDA PARTE "PRODOTTO E CONSERVAZIONE"
Qualità e tipi di vini, la bottiglia.
La famiglia dei Toscani e la confezione.
La conservazione, la cantina e la guida all'acquisto.
TERZA PARTE "DEGUSTAZIONE E ABBINAMENTO"
Il gusto, i recettori gustativi e olfattivi, le vie nervose.
Tecniche di fumata e degustazione del vino.
Gli abbinamenti ideali
Schede di valutazione
Titolo: Il toscano nel bicchiere
Editore: Giunti
Autori: Fabrizio Franchi, Fausto Virgilio (Enoteca Italiana), Margherita Ciacci, Daniele Nuti
Pagine: 158
Il libro: Guida ai possibili abbinamenti tra sigaro Toscano e vini italiani, il libro non è rivolto solo agli intenditori, ma è uno strumento di approccio alle tecniche di fumata e di degustazione.
Il testo parte dalla storia della viticoltura e dalla scoperta del tabacco descrivendo le "affinità elettive" di due prodotti, vino e sigaro Toscano, che s'incontrano nella sfera del gusto e dell'olfatto.
La guida si avvale dell'apporto di due docenti universitari che descrivono in modo scientifico il processo degustativo.
Indice: PRIMA PARTE "LA COLTIVAZIONE E LA PRODUZIONE"
Storia del vino, terre e regioni del vino.
La scoperta del tabacco e il suo ambiente ideale.
Il vigneto, vinificazione, fermentazione e invecchiamento.
Coltivazione e raccolta del tabacco, cura e cernita, manifattura tabacchi, fermentazione, produzione e maturazione.
SECONDA PARTE "PRODOTTO E CONSERVAZIONE"
Qualità e tipi di vini, la bottiglia.
La famiglia dei Toscani e la confezione.
La conservazione, la cantina e la guida all'acquisto.
TERZA PARTE "DEGUSTAZIONE E ABBINAMENTO"
Il gusto, i recettori gustativi e olfattivi, le vie nervose.
Tecniche di fumata e degustazione del vino.
Gli abbinamenti ideali
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Messaggioda Il Web » 09/04/2008 - 10:02
rispolvero questo mitico thread per segnalarvi che per caso (non avevano gli antichi) ho provato il Toscano Antica Riserva .. quello nella scatoletta grigia da 2 pezzi. L'ho trovato ottimo .. la confezione costa 3.90 e mi sembra un buon rapporto qualità /prezzo. Ai miei tempi, quando ho iniziato, forse non c'era ancora ... oppure non l'avevo notato.
Quanto al Moro, mai provato...ma mi piacerebbe! penso si trovi. Io ne avevo trovato uno in una tabaccheria sulla strada fra Mortara e Casale ...per cui penso che non sia impossibile! (avevo letto una segnalazione del Behra sulla Sagra del Bue Grasso proprio qui eh eh eh eh eh). A Milano non ho mai cercato .. se qualcuno conosce questo sigaro mi farebbe piacere leggere una 'perizia'
Quanto al Moro, mai provato...ma mi piacerebbe! penso si trovi. Io ne avevo trovato uno in una tabaccheria sulla strada fra Mortara e Casale ...per cui penso che non sia impossibile! (avevo letto una segnalazione del Behra sulla Sagra del Bue Grasso proprio qui eh eh eh eh eh). A Milano non ho mai cercato .. se qualcuno conosce questo sigaro mi farebbe piacere leggere una 'perizia'
adess biciclett e vuvuzela ...
I miei articoli scritti per il nostro blog: https://www.infobetting.com/blog/author/ilweb/
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