Il Fisco scommette sul super Bingo
Inviato: 22/12/2003 - 17:23
Il Fisco scommette sul super Bingo
In Palio fino a un milione di euro: debutta a gennaio la tombola di Stato con tutte le sale interconnesse
Cala il gradimento verso i concorsi nazionali, in arrivo nuove formule anche su pay Tv e cellulare
Il Fisco non ha vinto ma ritenta. I risultati del Bingo non sono stati quelli sperati ma i monopoli di Stato restano al tavolo da gioco per scommettere ora sul super Bingo. La nuova tombola di Stato debutterà da gennaio 2004, e si distinguerà dal tradizionale Bingo per la possibilità di vincite decisamente più ricche: sarà infatti possibile portare a casa oltre un milione di euro a fronte di un massimo di 100mila ¬ previsti adesso. Un'estrazione dei numeri a livello nazionale con un totalizzatore centralizzato: queste le novità del supergioco destinato ad affiancare il "vecchio" Bingo che, con oltre 300 sale sul territorio nazionale, totalizza un giro d'affari annuo di 1,2 miliardi. Il "Bingo interconnesso", dopo una fase di sperimentazione, potrebbe entrare nelle case di tutti gli italiani con una formula che ne prevede l'abbinamento a uno spettacolo o a una trasmissione con estrazione in diretta Tv. Superbingo ma non solo. Per il prossimo anno i Monopoli annunciano infatti l'avvio dei primi giochi in Rete: «La convergenza tra telefonia, Internet e televisione - sostiene il direttore generale dell'Amministrazione autonoma monopoli di Stato, Giorgio Tino - aumenterà di molto la possibilità di interagire con il giocatore che potrebbe, ad esempio, scommettere sul televisore, tramite la pay tv, o sul cellulare». Previsioni rosee per il futuro guardando a una situazione attuale non del tutto positiva. Il gradimento verso giochi classici con la schedina come Tris, Totip, Totocalcio, Totogol e Totosei dal 1998 al 2002 è sostanzialmente sceso, mentre nello stesso arco di tempo, nel corso del quale la raccolta complessiva è comunque aumentata, sono cresciute le quote relative al Lotto e alle puntate sportive passate da oltre 103 a 1.088,3 milioni di euro. Il crollo delle scommesse tradizionali è da attribuire anche all'effetto Bingo, che, sebbene al di sotto delle aspettative, ha raggiunto quota 728 milioni del 2003 (dato relativo al periodo gennaio-novembre). La stessa sorte delle schedine è toccata alle lotterie: una flessione minore per le classiche, più pesante per le istantanee. La dea bendata ha baciato il Fisco soprattutto grazie ai nuovi Totocalcio e Totogol, invertendo un trend negativo evidenziato da un calo della raccolta dell'85% in sette anni per il settore sportivo. L'introduzione del "Tredicissimo" ha fatto realizzare un 20% in più di puntate, nei mesi di settembre, ottobre e novembre 2003, rispetto allo stesso periodo dell'anno prima. Le norme nel mirino dei giudici Ue. Sulle scommesse gestite dallo Stato o dai suoi concessionari pende la spada di Damocle della Corte di giustizia europea. I giudici di Lussemburgo, con la sentenza C-243/01 del 6 novembre scorso («Il Sole-24 Ore» del 7 novembre 2003), hanno infatti affermato l'illegittimità di norme che prevedano l'obbligo di un'autorizzazione per qualsiasi attività organizzata di accettazione o raccolta di scommesse, anche per via telefonica o telematica, da parte di operatori sia italiani sia stranieri che esercitino sul territorio nazionale. Una limitazione che, secondo la Corte Ce può essere giustificata solo da «motivi imperativi di interesse generale» e non dalla necessità di rimpinguare le casse del fisco. Lussemburgo lascia comunque al giudice nazionale la valutazione sulla giusta proporzione tra la restrizione d'imposta e l'obiettivo che lo Stato deve raggiungere. Di tutt'altro avviso i togati della Cassazione che, con una sentenza depositata il giorno prima di quella della Corte Ce, frenano sull'esigenza della liberalizzazione, affermando la piena compatibilità della legge italiana con i principi del Trattato comunitario («Il Sole-24 Ore» del 25 novembre 2003). Un orientamento destinato comunque in un'aula di tribunale a cedere il passo a quello sostenuto dai giudici europei: "galanteria" imposta dalla prevalenza del diritto comunitario sulla norma interna.
da Il Sole 24-0re 22 dicembre 2003
In Palio fino a un milione di euro: debutta a gennaio la tombola di Stato con tutte le sale interconnesse
Cala il gradimento verso i concorsi nazionali, in arrivo nuove formule anche su pay Tv e cellulare
Il Fisco non ha vinto ma ritenta. I risultati del Bingo non sono stati quelli sperati ma i monopoli di Stato restano al tavolo da gioco per scommettere ora sul super Bingo. La nuova tombola di Stato debutterà da gennaio 2004, e si distinguerà dal tradizionale Bingo per la possibilità di vincite decisamente più ricche: sarà infatti possibile portare a casa oltre un milione di euro a fronte di un massimo di 100mila ¬ previsti adesso. Un'estrazione dei numeri a livello nazionale con un totalizzatore centralizzato: queste le novità del supergioco destinato ad affiancare il "vecchio" Bingo che, con oltre 300 sale sul territorio nazionale, totalizza un giro d'affari annuo di 1,2 miliardi. Il "Bingo interconnesso", dopo una fase di sperimentazione, potrebbe entrare nelle case di tutti gli italiani con una formula che ne prevede l'abbinamento a uno spettacolo o a una trasmissione con estrazione in diretta Tv. Superbingo ma non solo. Per il prossimo anno i Monopoli annunciano infatti l'avvio dei primi giochi in Rete: «La convergenza tra telefonia, Internet e televisione - sostiene il direttore generale dell'Amministrazione autonoma monopoli di Stato, Giorgio Tino - aumenterà di molto la possibilità di interagire con il giocatore che potrebbe, ad esempio, scommettere sul televisore, tramite la pay tv, o sul cellulare». Previsioni rosee per il futuro guardando a una situazione attuale non del tutto positiva. Il gradimento verso giochi classici con la schedina come Tris, Totip, Totocalcio, Totogol e Totosei dal 1998 al 2002 è sostanzialmente sceso, mentre nello stesso arco di tempo, nel corso del quale la raccolta complessiva è comunque aumentata, sono cresciute le quote relative al Lotto e alle puntate sportive passate da oltre 103 a 1.088,3 milioni di euro. Il crollo delle scommesse tradizionali è da attribuire anche all'effetto Bingo, che, sebbene al di sotto delle aspettative, ha raggiunto quota 728 milioni del 2003 (dato relativo al periodo gennaio-novembre). La stessa sorte delle schedine è toccata alle lotterie: una flessione minore per le classiche, più pesante per le istantanee. La dea bendata ha baciato il Fisco soprattutto grazie ai nuovi Totocalcio e Totogol, invertendo un trend negativo evidenziato da un calo della raccolta dell'85% in sette anni per il settore sportivo. L'introduzione del "Tredicissimo" ha fatto realizzare un 20% in più di puntate, nei mesi di settembre, ottobre e novembre 2003, rispetto allo stesso periodo dell'anno prima. Le norme nel mirino dei giudici Ue. Sulle scommesse gestite dallo Stato o dai suoi concessionari pende la spada di Damocle della Corte di giustizia europea. I giudici di Lussemburgo, con la sentenza C-243/01 del 6 novembre scorso («Il Sole-24 Ore» del 7 novembre 2003), hanno infatti affermato l'illegittimità di norme che prevedano l'obbligo di un'autorizzazione per qualsiasi attività organizzata di accettazione o raccolta di scommesse, anche per via telefonica o telematica, da parte di operatori sia italiani sia stranieri che esercitino sul territorio nazionale. Una limitazione che, secondo la Corte Ce può essere giustificata solo da «motivi imperativi di interesse generale» e non dalla necessità di rimpinguare le casse del fisco. Lussemburgo lascia comunque al giudice nazionale la valutazione sulla giusta proporzione tra la restrizione d'imposta e l'obiettivo che lo Stato deve raggiungere. Di tutt'altro avviso i togati della Cassazione che, con una sentenza depositata il giorno prima di quella della Corte Ce, frenano sull'esigenza della liberalizzazione, affermando la piena compatibilità della legge italiana con i principi del Trattato comunitario («Il Sole-24 Ore» del 25 novembre 2003). Un orientamento destinato comunque in un'aula di tribunale a cedere il passo a quello sostenuto dai giudici europei: "galanteria" imposta dalla prevalenza del diritto comunitario sulla norma interna.
da Il Sole 24-0re 22 dicembre 2003