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L'Italia sta sempre a guardare

Inviato: 11/12/2003 - 12:47
da pippobet
L'Europa unita nel nome del gioco

E ora anche le lotterie globalizzate

Non c'è forse termine tanto abusato quanto quello di globalizzazione. Tutto è globale di questi tempi, così come lo diventerà  presto anche il gioco d'azzardo. Per fronteggiare una crisi diffusa nel settore dei giochi statali, primi fra questi le lotterie, in Europa si è pensato di istituire una lotteria trasfrontaliera, l' Euromillions. Si tratta di un gioco che partirà  il prossimo 13 febbraio in tre paesi diversi Spagna, Francia e Gran Bretagna, attraverso il quale sarà  possibile vincere settimanalmente circa 15 milioni di euro con un biglietto da due euro.Le chances di fare il colpo grosso in Europa sono una su 80 milioni ma, come sostengono i fan della lotteria, i giocatori non guardano le probabilità , ma solo il jackpot. Il nuovo gioco, proprio per l'entità  dei premi, non mancherà  di far sentire le sue conseguenze anche sui bilanci delle lotterie nazionali, soprattutto quelle dei paesi che non hanno aderito alla iniziativa, già  notoriamente in rosso. E' proprio in previsione di questo che qualcuno è già  ricorso ai ripari. A Berna proprio ieri è stato annunciato l'ingresso dell Svizzera Francese nell'affare dell'Euromillions mentre è ormai dato per certo che l'Irlanda, il Belgio, l'Olanda, l'Austria e il Portogallo aderiranno nell'autunno 2004 .

Qualcuno, giustamente , ha già  detto che "la Svizzera entrerà  senza dubbio «nell'Europa delle lotterie prima di essere nell'europa politica".

E L'Italia? Si arrangerà  in un modo o nell'altro. Come sempre.

Ops OPs OPS

Inviato: 11/12/2003 - 18:06
da pippobet
Un nuovo gioco senza autorizzazione è illegale?

Il casinò in crisi introduce un nuovo gioco senza l'autorizzazione del Ministero degli Interni. Dove succede? In Italia, of corse

INCREDIBILE DECISIONE, IMMINENTE LA CHIUSURA FORZATA?
Campione ha aperto un nuovo gioco senza l'autorizzazione del Viminale
Nuovo colpo di scena al Casinò di Campione d'Italia. E questa volta quello che hanno combinato Trevisan & C. è davvero ancora più incredibile dell'azzeramento dei jackpots di alcune slot, le cui somme da mesi non sono state ancora "spalmate" - come promesso - sui jackpot delle altre slot (segno evidente che non si ha alcuna intenzione di eseguire questa operazione?). Ecco la notizia incredibile: venerdì scorso, 5 dicembre, nella Sala Comune della casa da gioco, è stato inaugurato il "petit-jeu", già  oggetto delle nostre attenzioni e di una precedente puntata della nostra inchiesta.
La stranezza, e lo scandalo, è dovuto al fatto che il nuovo gioco non è stato autorizzato dal Ministero dell'Interno, come prescrive tassativamente la convenzione tra il Casinò e il Viminale. In sostanza Italo Trevisan, direttore generale del Casinò, ha dato il via a un nuovo gioco nella più totale illegalità . Trevisan infatti si era limitato a richiedere al Comune, ai sensi della convenzione, la richiesta all'esercizio del nuovo gioco (secondo quanto previsto dall'art. 3). Il Comune avrebbe dovuto impegnarsi "a richiedere l'autorizzazione" al Ministero dell'Interno. Tale autorizzazione è stata richiesta ma la risposta non è mai arrivata e quindi non c'è la relativa e necessaria autorizzazione. Trevisan, come se niente fosse, ha invece dato ugualmente il via al "petit jeu".
La decisione è gravissima ed è molto strano che l'abbia avallata, col suo silenzio, l'amministratore delegato del Casinò, Umberto Lucchese, il quale è stato messo al vertice della casa da gioco proprio dal Ministero dell'Interno. Ebbene il "petit jeu'' non figura nei giochi elencati nell'art. 2 della Convenzione Comune-Viminale contenente l'autorizzazione "all'esercizio dei giochi d'azzardo nel Casinò Municipale (...) a mezzo della società  Casinò Municipale di Campione d'Italia Spa''. Come noto si tratta di una autorizzazione in deroga alle norme del codice penale che vieta il gioco d'azzardo, e quindi si tratta di una Convenzione rigidissima e rigorosissima, con le cui norme e condizioni, ovviamente, non si può assolutamente... scherzare. Vediamo quali sono gli unici giochi autorizzati (dall'art. 2): roulette, fair roulette, roulette americana, trente et quarante, chemin de fer, black jack, slot machines, giochi elettronici, poker caraibico, punto banco. Come si vede il petit jeu non è compreso.
E leggiamo per intero l'art. 3: "Il Comune si impegna a richiedere l'autorizzazione all'esercizio di nuovi giochi qualora la Società  lo richieda". Quindi l'iter previsto è questo:
1) il Casinò fa richiesta al Comune per avere un nuovo gioco;
2) Il Comune richiede al Ministero dell'Interno l'autorizzazione all'esercizio di esso;
3) Il Comune riceve dal Viminale questa autorizzazione;
4) Il Comune comunica al casinò che nulla osta, essendoci la prescritta autorizzazione del Ministero;
5) A questo punto, e solo a questo punto, il Casinò inaugura il nuovo gioco.
A Campione invece si sono svolte regolarmente solo la fase 1 e 2. E, scavalcando la fase 3 e 4, quelle più importanti e decisive, si è passati in un sol colpo alla fase 5. Ma che strani metodi!
Strani davvero poiché il dottor Lucchese non è solo l'amministratore delegato del Casinò, ma anche il commissario straordinario del Comune. E quindi è lui che dovrebbe ben sapere, seduto sulla sua poltrona in Municipio, che l'autorizzazione da Roma non è arrivata e non è stata protocollata. E quindi, quando Lucchese si sposta sulla sua poltrona di AD del Casinò, dovrebbe bloccare e impedire ogni violazione di legge. Soprattutto quando è palese come questa.
Va ricordato che il Casinò rischia di essere chiuso d'imperio dal Ministero a fronte di una violazione grave e sfrontata come questa. Pensate che nel 1980 il Viminale adottò la drastica misura della chiusura coatta poiché venne scoperto che all'interno del Casinò c'erano 70 slot machines mentre ne erano state autorizzate solo trenta. Qualche giorno dopo tutto venne chiarito poiché per le slot mancanti le relative autorizzazioni erano già  firmate e in viaggio, anche se non ancora pervenute.
La decisione della direzione del Casinò di violare la legge e mettere a rischio la sopravvivenza stessa della casa da gioco (pensate che cosa avverrebbe in caso di chiusura anche temporanea), è incredibile e altamente autolesionista. Tra l'altro non si capisce tutta questa urgenza, se non col disperato tentativo di richiamare nuovi clienti e tamponare l'emorragia di presenze e di introiti. Ma violare così palesemente la legge non si può fare, nemmeno in condizioni disperate come quelle in cui si trova il Casinò. Il petit jeu, tra l'altro, consente di guadagnare soprattutto a colui che ne detiene i diritti, la ditta Sebastiano Cicero di Catania, cui viene riconosciuta la spropositata percentuale del 15% sugli utili giornalieri derivanti da questo gioco. La durata di tale contratto era compresa tra il 29 maggio e il 31 dicembre 2003. In sei mesi e mezzo nessuno ha reso operativo il contratto, solo negli ultimi 25 giorni dell'anno si è pensato di dare il via al contratto. Tra l'altro bisognerebbe chiedere a quelli del sito internet dei DS di Campione, che avevano accusato la ditta Sebastiano Cicero di essere stata "raccomandata" da un noto parlamentare siciliano di An, come mai il compagno Trevisan ha dato corso al contratto. Il 15% è una percentuale semplicemente folle: pensate che per giochi analoghi, gli altri Casinò - come St. Vincent, ad esempio - pagano ai titolari dei diritti del gioco solo 30 euro al giorno una tantum e non una percentuale sugli utili. Se, per ipotesi, in una sola sera il petit jeu producesse utili di 100 mila franchi il signor Sebastiano Cicero ne intascherebbe ben 15 mila senza fare nulla.
C'è di più: Trevisan forse ha fatto tutto di corsa poiché temeva di dover rendere conto dell'acquisto del tavolo per il petit-jeu, acquisto effettuato da mesi presso la ditta Abbiati di Torino, al costo stratosferico di 10 mila euro (in genere tavoli simili costano sui 3.000 euro, compresi i tappeti).
La cosa più incredibile, lo ripetiamo, è che un ex-prefetto come Lucchese consenta simili violazioni di legge e che, insieme a Trevisan, abbia come obiettivo la distruzione e la rovina (se non addirittura la chiusura o la revoca della licenza) del Casinò.
G.M.

da La Padania 10 dicembre 2003