Messaggioda flamenco » 11/11/2003 - 18:09
Ughi, presidente di uno dei maggiori concessionari di Stato commenta la sentenza della Corte Ue: "I centri clandestini ci hanno danneggiato, ma anche l'imposta alla fonte di Stato. Ben venga il modello liberista inglese"
di Roberta Spadotto
ROMA - La sentenza della Corte di Giustizia Ue non segna un goal a zero nella partita tra centri di raccolta "illegali" e concessionari di Stato. Le scommesse clandestine hanno danneggiato pesantemente il monopolio e l'operazione Stanley e il caso Gambelli nascono da denunce fatte dagli operatori autorizzati. "Il ragionamento è più meno questo", spiega Maurizio Ughi, presidente di Snai, uno dei principali concessionari di Stato per le scommesse, "se le stesse sigarette le trovo di contrabbando a due euro in meno, chi me lo fa fare di spendere cinque euro e rotti dal tabaccaio per andare a ingrossare le casse dello Stato?".
Così, dice Ughi "io sarei ben contento di accedere al modello liberalista inglese, quello per intenderci, meno gravato dalle imposte di Stato".
Ughi fa una fotografia di un settore non in buona salute. "Come consessionari siamo danneggiati da un'imposta alla fonte gravosissima di circa il 17%", spiega. "Ciò significa, per fare un esempi, che nei Mondiali del 2002, visto che i risultati furono più o meno tutti prevedibili, moltissimi puntatori vinsero e noi ci rimettemmo 100 miliardi di vecchie lire in più di quello che avevamo pagato in tasse. Abbiamo fatto le nostre rimostranze allo Stato che ci ha abbassato l'imposta dal 20% al 17%, che è sempre moltissimo per noi".
Il meccanismo ha portato quindi a una crisi. "Snai ha trascorso gli ultimi due anni con bilanci negativi e solo ora, dopo un piano di ristrutturazione pesante siamo in utile". Ma qualcosa deve cambiare. Lo stato cioè dovrà decidere se continuare a ignorare il mercato clandestino o considerane l'esistenza e le enormi potenzialità a livello economico, esattamente come ha fatto Blair. L'Italia, in merito alle scommesse, dovrà così decidere se passare da un regime concessorio e monopolista a uno autorizzativo.
"La sentenza della Corte europea pare dare segnali nel verso della liberalizzazione del mercato", spiega Ughi, "e io ne sarei ben felice. Anche se quello che la Ue deve fare è dire che una data legge è contro dei principi europei e in merito al caso Gambelli si è detto che la legge 401/89 viola la libertà di stabilimento e la libera prestazioni dei servizi. Ma poi sarà lo Stato membro a recepirla e io sono molto pessimista in tal senso". Perché? "Perché i proventi delle scommesse", dice Ughi, "rappresentano il 10% di una Finanziaria. In soldoni, solo nel 2003, il giro di affari è stato di 2500 miliardi di vecchie lire. Uno Stato non rinuncerebbe mai a questi proventi".
(11 NOVEMBRE 2003, ORE 8:00)
Educazione non e' versare la salsa sulla tovaglia ma mostrare di non accorgersi se un altro lo fa'.
Cechov