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Coronavirus, il fisico Vespignani: «Impossibile il ritorno alla normalità a giugno o luglio»
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Coronavirus, il fisico Vespignani: «Impossibile il ritorno alla normalità a giugno o luglio»
Messaggioda advocatus » 05/04/2020 - 10:01
Coronavirus, il fisico Vespignani: «Impossibile il ritorno alla normalità a giugno o luglio»
Fisico informatico alla Northeastern University, è tra i massimi esperti di epidemiologia computazionale: «La curva dell’Italia è in frenata e sta cominciando la discesa ma bisogna avere ancora pazienza»
di Giuseppe Sarcina
Dal nostro corrispondente
WASHINGTON —«L’Italia si sta avvicinando a un punto di inversione, ma dobbiamo avere pazienza e usare queste settimane per programmare il futuro che non potrà che essere emergenziale». Alessandro Vespignani, 55 anni, nato a Roma, fisico informatico, è il direttore del «Laboratory for the modeling of biological and Socio-technical Systems», alla Northeastern University di Boston. Da circa dieci anni è uno dei massimi esperti di «epidemiologia computazionale». Lo abbiamo sentito al telefono sull’asse Washington-Boston.
In questi giorni l’Italia sembra aver raggiunto il picco dei positivi, ma l’incremento dei casi continua a restare alto e la discesa non arriva, come era nelle attese...
«Bisogna stare sempre molto attenti a fare questi calcoli. Non dobbiamo seguire i numeri giorno per giorno, ma almeno su base settimanale. Può darsi che il dato sia ancora alto perché ci sono Regioni che stanno facendo più tamponi. È chiaro che occorre pazienza. In ogni caso la curva dell’Italia è in frenata e sta cominciando la discesa, come si vede dai dati che arrivano dagli ospedali, dove si stanno liberando posti. E questa è la cosa importante».
Ma quando verrà il momento, la discesa verso il livello zero sarà più veloce?
«Dipende da come ci comporteremo tutti quanti. Ho visto immagini di città affollate in questi giorni, magari dove il contagio non si è ancora diffuso. Sbagliato, non è il momento di rilassarsi. Dobbiamo, invece, insistere. Abbiamo davanti l’esempio della Cina. Lì il “lockdown” è durato tre mesi».
Come va usato questo tempo?
«Dobbiamo cominciare a dire agli italiani una verità scomoda. Mi rendo conto che è difficile farlo con un Paese praticamente in ginocchio, ma non possiamo illuderci di tornare alla completa normalità a giugno o a luglio. Queste sono le settimane in cui l’Italia deve dotarsi di un’infrastruttura di controllo che neanche immaginava fosse necessaria quattro settimane fa. Qui l’esempio è quello della Corea del Sud. Dovremo essere in grado di mantenere le cautele necessarie di distanza sociale, ma soprattutto di tracciare i casi positivi, eseguire i test per isolare le possibili persone infettate. Occorre essere in grado di fare i tamponi porta a porta».
Il coronavirus cambierà la nostra vita come è accaduto, per molti aspetti, dopo gli attentati in America dell’11 settembre?
«Sì, sarà così. Per un lungo periodo, per esempio, viaggiare non sarà più come prima. Dobbiamo mettere in conto che prima di entrare in un altro Stato saremo costretti a fare la quarantena, a fornire determinate garanzie sanitarie e così via».
L’Italia sarà più colpita degli altri Paesi?
«Ho sostenuto da subito che non esisteva un “caso italiano”. Il virus si è diffuso prima in alcuni Paesi e poi in altri anche per ragioni legate al caso. Non so, un viaggiatore arrivato in un posto anziché in un altro. D’altra parte questa epidemia, in generale, ha un tasso di raddoppio del numero dei contagiati ogni 3-4 giorni. E quindi è solo una questione di tempo. Oggi New York si trova nella situazione in cui era l’Italia un paio di settimane fa. Il resto degli Stati Uniti tra un paio di settimane si troverà nella stessa posizione in cui è adesso New York. Ma qui sembra che nessuno voglia imparare qualcosa dall’esperienza degli altri».
Perché in Italia ci sono più vittime? Negli Stati Uniti il tasso di mortalità sembra molto più basso...
«Ci sono diverse ragioni. Innanzitutto è un errore contare i morti in rapporto ai casi positivi. Non è quello il tasso di mortalità reale. Il numero di vittime che vediamo oggi si riferisce a persone che hanno contratto la malattia venti giorni fa. Se vogliamo fare un calcolo indicativo, dovremmo rapportare questo numero alla quota dei contagiati dello stesso periodo, di venti giorni fa appunto. Poi ci sono anche criteri diversi per classificare le cause di morte. Ma, se posso dire, ci sono altri parametri molto importanti. In Italia l’età mediana dei deceduti è 80 anni, mentre quelle delle persone che finiscono in ospedale è di 60. Significa che anche le fasce più giovani della popolazione sono a rischio ricovero».
5 aprile 2020 (modifica il 5 aprile 2020 | 07:24)
https://www.corriere.it/cronache/20_apr ... 094b.shtml
Fisico informatico alla Northeastern University, è tra i massimi esperti di epidemiologia computazionale: «La curva dell’Italia è in frenata e sta cominciando la discesa ma bisogna avere ancora pazienza»
di Giuseppe Sarcina
Dal nostro corrispondente
WASHINGTON —«L’Italia si sta avvicinando a un punto di inversione, ma dobbiamo avere pazienza e usare queste settimane per programmare il futuro che non potrà che essere emergenziale». Alessandro Vespignani, 55 anni, nato a Roma, fisico informatico, è il direttore del «Laboratory for the modeling of biological and Socio-technical Systems», alla Northeastern University di Boston. Da circa dieci anni è uno dei massimi esperti di «epidemiologia computazionale». Lo abbiamo sentito al telefono sull’asse Washington-Boston.
In questi giorni l’Italia sembra aver raggiunto il picco dei positivi, ma l’incremento dei casi continua a restare alto e la discesa non arriva, come era nelle attese...
«Bisogna stare sempre molto attenti a fare questi calcoli. Non dobbiamo seguire i numeri giorno per giorno, ma almeno su base settimanale. Può darsi che il dato sia ancora alto perché ci sono Regioni che stanno facendo più tamponi. È chiaro che occorre pazienza. In ogni caso la curva dell’Italia è in frenata e sta cominciando la discesa, come si vede dai dati che arrivano dagli ospedali, dove si stanno liberando posti. E questa è la cosa importante».
Ma quando verrà il momento, la discesa verso il livello zero sarà più veloce?
«Dipende da come ci comporteremo tutti quanti. Ho visto immagini di città affollate in questi giorni, magari dove il contagio non si è ancora diffuso. Sbagliato, non è il momento di rilassarsi. Dobbiamo, invece, insistere. Abbiamo davanti l’esempio della Cina. Lì il “lockdown” è durato tre mesi».
Come va usato questo tempo?
«Dobbiamo cominciare a dire agli italiani una verità scomoda. Mi rendo conto che è difficile farlo con un Paese praticamente in ginocchio, ma non possiamo illuderci di tornare alla completa normalità a giugno o a luglio. Queste sono le settimane in cui l’Italia deve dotarsi di un’infrastruttura di controllo che neanche immaginava fosse necessaria quattro settimane fa. Qui l’esempio è quello della Corea del Sud. Dovremo essere in grado di mantenere le cautele necessarie di distanza sociale, ma soprattutto di tracciare i casi positivi, eseguire i test per isolare le possibili persone infettate. Occorre essere in grado di fare i tamponi porta a porta».
Il coronavirus cambierà la nostra vita come è accaduto, per molti aspetti, dopo gli attentati in America dell’11 settembre?
«Sì, sarà così. Per un lungo periodo, per esempio, viaggiare non sarà più come prima. Dobbiamo mettere in conto che prima di entrare in un altro Stato saremo costretti a fare la quarantena, a fornire determinate garanzie sanitarie e così via».
L’Italia sarà più colpita degli altri Paesi?
«Ho sostenuto da subito che non esisteva un “caso italiano”. Il virus si è diffuso prima in alcuni Paesi e poi in altri anche per ragioni legate al caso. Non so, un viaggiatore arrivato in un posto anziché in un altro. D’altra parte questa epidemia, in generale, ha un tasso di raddoppio del numero dei contagiati ogni 3-4 giorni. E quindi è solo una questione di tempo. Oggi New York si trova nella situazione in cui era l’Italia un paio di settimane fa. Il resto degli Stati Uniti tra un paio di settimane si troverà nella stessa posizione in cui è adesso New York. Ma qui sembra che nessuno voglia imparare qualcosa dall’esperienza degli altri».
Perché in Italia ci sono più vittime? Negli Stati Uniti il tasso di mortalità sembra molto più basso...
«Ci sono diverse ragioni. Innanzitutto è un errore contare i morti in rapporto ai casi positivi. Non è quello il tasso di mortalità reale. Il numero di vittime che vediamo oggi si riferisce a persone che hanno contratto la malattia venti giorni fa. Se vogliamo fare un calcolo indicativo, dovremmo rapportare questo numero alla quota dei contagiati dello stesso periodo, di venti giorni fa appunto. Poi ci sono anche criteri diversi per classificare le cause di morte. Ma, se posso dire, ci sono altri parametri molto importanti. In Italia l’età mediana dei deceduti è 80 anni, mentre quelle delle persone che finiscono in ospedale è di 60. Significa che anche le fasce più giovani della popolazione sono a rischio ricovero».
5 aprile 2020 (modifica il 5 aprile 2020 | 07:24)
https://www.corriere.it/cronache/20_apr ... 094b.shtml
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Re: Coronavirus, il fisico Vespignani: «Impossibile il ritorno alla normalità a giugno o luglio»
Messaggioda Il Web » 05/04/2020 - 11:23
La normalità è un miraggio per ora. Su questo non ci sono dubbi ...
Pensate a una qualunque vostra giornata di qualche mese fa, prendetela come riferimento, e poi ditemi se realisticamente è possibile pensare di riviverla allo stesso modo entro pochi mesi.
E' impossibile dico io.
Prima sapevamo poco, io per primo. All'inizio, forse perché si fa sempre fatica a credere a scenari davvero negativi e nuovi, l'avevo presa più alla leggera. Ma un mese esatto fa le cose sono cambiate davvero. Ora sappiamo di più (relativamente, è chiaro) per cui anche solo usare la parola normalità mi pare azzardato, con riferimento ad un arco temporale di pochi mesi.
Per vari motivi sarà qualcosa di diverso ancora per parecchio, anche se prima o poi la morsa di allenterà ma ... normale vuol dire normale. A dicembre, salendo su un'aereo, tutt'al più speravo che non facesse ritardo, o che non fosse troppo pieno, semmai, al massimo del mio livello di panico, che non ci fossero turbolenze. Chi ha davvero paura, forse sperava di non morire in un disastro aereo. Ma nessuno aveva paura di prendersi un virus che ha contagiato svariati milioni di individui (dicono 5 solo in Italia) e contribuito ad ucciderne migliaia.
Normale, appunto, vuol dire normale.
Pensate a una qualunque vostra giornata di qualche mese fa, prendetela come riferimento, e poi ditemi se realisticamente è possibile pensare di riviverla allo stesso modo entro pochi mesi.
E' impossibile dico io.
Prima sapevamo poco, io per primo. All'inizio, forse perché si fa sempre fatica a credere a scenari davvero negativi e nuovi, l'avevo presa più alla leggera. Ma un mese esatto fa le cose sono cambiate davvero. Ora sappiamo di più (relativamente, è chiaro) per cui anche solo usare la parola normalità mi pare azzardato, con riferimento ad un arco temporale di pochi mesi.
Per vari motivi sarà qualcosa di diverso ancora per parecchio, anche se prima o poi la morsa di allenterà ma ... normale vuol dire normale. A dicembre, salendo su un'aereo, tutt'al più speravo che non facesse ritardo, o che non fosse troppo pieno, semmai, al massimo del mio livello di panico, che non ci fossero turbolenze. Chi ha davvero paura, forse sperava di non morire in un disastro aereo. Ma nessuno aveva paura di prendersi un virus che ha contagiato svariati milioni di individui (dicono 5 solo in Italia) e contribuito ad ucciderne migliaia.
Normale, appunto, vuol dire normale.
adess biciclett e vuvuzela ...
I miei articoli scritti per il nostro blog: https://www.infobetting.com/blog/author/ilweb/
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Re: Coronavirus, il fisico Vespignani: «Impossibile il ritorno alla normalità a giugno o luglio»
Messaggioda advocatus » 05/04/2020 - 16:24
Coronavirus, Speranza; “Emergenza non è finita, creare condizioni per convivere con il virus”. “Almeno fino a quando non avremo il vaccino o una cura”.
Un “piano sanitario” in cinque punti: mascherine e distanziamento sociale, rafforzamento delle reti sanitarie locali, Covid Hospital, uno studio a campione per capire quanti sono i contagiati in Italia e un’app per mappare gli spostamenti del malato e per avviare una “cura domiciliare” attraverso test clinici e contatti diretti con i medici.
Fonte originale RaiNews24
“Dobbiamo dire la verità. La situazione resta drammatica. L’emergenza non è finita. Il pericolo non è scampato.
Ci aspettano mesi ancora difficili. Il nostro compito è creare le condizioni per convivere con questo virus. Ecco, il verbo giusto è convivere. Almeno fino a quando non avremo il vaccino o una cura”. Così il ministro della Salute Roberto Speranza, intervistato da alcuni quotidiani, “Lo so che sono dipinto come quello più rigido. Ma proprio perché sono il ministro della Salute mi sento in obbligo di essere severo. Non voglio ingannare nessuno, è inutile pensare che ci sia una soluzione salvifica. Purtroppo non c’è. E non posso dare una data in cui tutto finisce. Sarebbe irresponsabile -ha aggiunto – Non voglio nemmeno terrorizzare gli italiani che nella stragrande maggioranza sono stati bravissimi e hanno rispettato con coscienza le regole. Per questo abbiamo indubbiamente fatto dei passi avanti.
Ci sono due dati che ci confortano: il numero di ricoveri in terapia intensiva si sta riducendo e questo è fondamentale per il nostro sistema ospedaliero. Inoltre si sta abbassando la moltiplicazione dell’infezione: fino a poche settimane fa ogni contagiato trasmetteva il virus ad altre tre persone, adesso il rapporto è sceso sotto soglia 1”. I punti del “piano sanitario” Il ministro, in un colloquio con Repubblica e Corriere della Sera ha illustrato un “Piano Sanitario” in cinque punti a cui si sta lavorando: mascherine e “scrupoloso distanziamento sociale nei luoghi di vita e di lavoro”, “rafforzamento delle reti sanitarie locali”, Covid Hospital, uno studio a campione per capire quanti sono i contagiati in Italia e un’app, modello Corea, sia per mappare gli spostamenti del malato nelle 48 ore precedenti il contagio, sia per la telemedicina, e cioe’ per avviare una “cura domiciliare” attraverso test clinici e contatti diretti con i medici. Importante e’ il ruolo delle reti sanitarie locali perche’ “se hai delle squadre di intervento veloci, riesci a tenere il malato a casa”, ha rilevato il ministro. Quanto agli ospedali anti-Covid, vanno mantenuti e aumentati, “perche’ non si puo’ escludere un’ondata di ritorno dell’epidemia fino a quando non ci sara’ il vaccino, perche’ l’ospedale misto e’ ingestibile in questo quadro, troppo rischioso per gli altri degenti e per tutto il personale, e perche’ non si puo’ nemmeno correre il rischio di penalizzare tutti gli altri pazienti e tutte le altre cure. Non e’ che il malato di tumore non c’e’ piu'”.
https://www.rainews.it/dl/rainews/artic ... refresh_ce
Un “piano sanitario” in cinque punti: mascherine e distanziamento sociale, rafforzamento delle reti sanitarie locali, Covid Hospital, uno studio a campione per capire quanti sono i contagiati in Italia e un’app per mappare gli spostamenti del malato e per avviare una “cura domiciliare” attraverso test clinici e contatti diretti con i medici.
Fonte originale RaiNews24
“Dobbiamo dire la verità. La situazione resta drammatica. L’emergenza non è finita. Il pericolo non è scampato.
Ci aspettano mesi ancora difficili. Il nostro compito è creare le condizioni per convivere con questo virus. Ecco, il verbo giusto è convivere. Almeno fino a quando non avremo il vaccino o una cura”. Così il ministro della Salute Roberto Speranza, intervistato da alcuni quotidiani, “Lo so che sono dipinto come quello più rigido. Ma proprio perché sono il ministro della Salute mi sento in obbligo di essere severo. Non voglio ingannare nessuno, è inutile pensare che ci sia una soluzione salvifica. Purtroppo non c’è. E non posso dare una data in cui tutto finisce. Sarebbe irresponsabile -ha aggiunto – Non voglio nemmeno terrorizzare gli italiani che nella stragrande maggioranza sono stati bravissimi e hanno rispettato con coscienza le regole. Per questo abbiamo indubbiamente fatto dei passi avanti.
Ci sono due dati che ci confortano: il numero di ricoveri in terapia intensiva si sta riducendo e questo è fondamentale per il nostro sistema ospedaliero. Inoltre si sta abbassando la moltiplicazione dell’infezione: fino a poche settimane fa ogni contagiato trasmetteva il virus ad altre tre persone, adesso il rapporto è sceso sotto soglia 1”. I punti del “piano sanitario” Il ministro, in un colloquio con Repubblica e Corriere della Sera ha illustrato un “Piano Sanitario” in cinque punti a cui si sta lavorando: mascherine e “scrupoloso distanziamento sociale nei luoghi di vita e di lavoro”, “rafforzamento delle reti sanitarie locali”, Covid Hospital, uno studio a campione per capire quanti sono i contagiati in Italia e un’app, modello Corea, sia per mappare gli spostamenti del malato nelle 48 ore precedenti il contagio, sia per la telemedicina, e cioe’ per avviare una “cura domiciliare” attraverso test clinici e contatti diretti con i medici. Importante e’ il ruolo delle reti sanitarie locali perche’ “se hai delle squadre di intervento veloci, riesci a tenere il malato a casa”, ha rilevato il ministro. Quanto agli ospedali anti-Covid, vanno mantenuti e aumentati, “perche’ non si puo’ escludere un’ondata di ritorno dell’epidemia fino a quando non ci sara’ il vaccino, perche’ l’ospedale misto e’ ingestibile in questo quadro, troppo rischioso per gli altri degenti e per tutto il personale, e perche’ non si puo’ nemmeno correre il rischio di penalizzare tutti gli altri pazienti e tutte le altre cure. Non e’ che il malato di tumore non c’e’ piu'”.
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