Un articolo di Ugo Cifone su "Cessione Rete", "Imposta Unica" e "Tassazione IRPEF vincite"
Inviato: 21/12/2019 - 05:27
La denuncia di Ferrauto: alcuni bookmakers non pagano imposta unica come concessionari AdM
di Ugo Cifone
“Combattere l’evasione e l’elusione fiscale di chi non paga tutta l’imposta unica scommesse o gioca con bookmakers che non la pagano”. E’ la denuncia di Giulio Ferrauto, in rappresentanza anche di un gruppo di gestori di negozi di scommesse con diritti ufficiali dei Monopoli di Stato. Il riferimento è a quei bookmakers che non pagano ancora l’imposta unica, o non la pagano tutta, senza che vengano controllati come succede invece per i concessionari ADM collegati alla Sogei.
“In un periodo di tempo in cui la lotta all’evasione fiscale e all’elusione fiscale è diventata prioritaria per il bene di tutti i cittadini, sarebbe importante evidenziare delle problematiche che se pubblicizzate presso il grande pubblico e divulgate alle persone del settore scommesse (legali di Concessionari ADM, magistratura, Guardia di Finanza) possono farla diminuire.
Ci riferiamo al problema che alcuni bookmakers, ritenuti discriminati dalla Corte di Giustizia Europea, per la questione “Cessione gratuita della rete”, non pagano ancora l’imposta unica, o non la pagano tutta senza appropriati controlli come i Concessionari ADM collegati alla Sogei.
Intanto non crediamo che questa supposta discriminazione sia stata veramente tale da scoraggiare nel partecipare all’ultima gara indetta dai Monopoli di Stato.
Un concessionario che, ad esempio, ha cessato la sua attività nel giugno 2013, e sono tantissimi quelli che si sono aggiudicati una concessione nel 1999, non ha ceduto, alla fine, alcuna rete.
L’equivoco, a nostro avviso, è stato nel confondere il ruolo del CONCESSIONARIO con quello del PROVIDER, visto che solo alcuni grandi concessionari, e non tutti, fanno anche da provider.
Ma gli stessi provider devono costantemente aggiornare le loro tecnologie per l’evoluzione delle varie tipologie di scommesse sportive, virtuali, sistemistiche, etc. con nuovi costi supplementari. Quindi il vantaggio dei nuovi concessionari, rispetto ai vecchi era trascurabile.
Fino al 2013 la Sisal, ad esempio, faceva pagare ai concessionari affiliati meno dell’1% del volume giocato (La Snai l’1,2%) fornendo loro in questi importi, anche, il più costoso servizio quotazioni, variazione costante delle quotazioni, spoglio, etc.
Quindi un costo della sola teorica rete molto contenuto.
E su queste evidenti considerazioni potrebbero essere valutati più realisticamente tutti i ricorsi giudiziari ancora in corso come anche l’ultimo rinvio della Cassazione al giudice di merito per la Stanleybet.
Vedi il topic infobetting, e i successivi commenti, in cui era stato evidenziato il problema:
viewtopic.php?f=1&t=64551
A parte questa questione della discriminazione, l’evasione fiscale avviene per gli scommettitori che giocano con un CTD discriminato che non paga l’imposta unica, ovvero le sue vincite non sono tassate alla fonte e sono soggette a dichiarazione IRPEF.
Se fino a qualche mese fa i controlli sulle transazioni finanziarie (specialmente per vincite superiori ai 1000,00 euro, e quindi soggetti a segnalazioni antiriciclaggio) erano quasi inesistenti, ora con l’annunciata lotta all’evasione con controlli sulle transazioni finanziarie, i RISCHI SONO IMPROVVISAMENTE MOLTO CONCRETI.
Vedi l’altro topic infobetting, e in particolare gli ultimi commenti di Dicembre 2019:
viewtopic.php?f=1&t=55131&start=15
La cosa assurda, a nostro avviso, è che la stampa non ne ha mai dato l’adeguata informazione e risalto, visto che gli scommettitori non sanno queste norme.
Ci chiediamo perché non lo faccia, agevolando così l’evasione fiscale di questi incauti scommettitori.
Qualcuno dovrebbe, a nostro avviso, intervenire, anche per combattere l’eventuale concorrenza sleale di alcuni bookmakers, che risparmiano nel non pagare l’imposta unica come gli altri concessionari.
Combattere l’evasione e l’elusione fiscale di chi non paga tutta l’imposta unica scommesse o gioca con book che non la pagano. Giulio Ferrauto
In rappresentanza anche di un gruppo di gestori di negozi di scommesse con diritti ufficiali dei Monopoli di Stato.
In un periodo di tempo in cui la lotta all’evasione fiscale e all’elusione fiscale è diventata prioritaria per il bene di tutti i cittadini, sarebbe importante evidenziare delle problematiche che se pubblicizzate presso il grande pubblico e divulgate alle persone del settore scommesse (legali di Concessionari ADM, magistratura, Guardia di Finanza) possono farla diminuire.
Ci riferiamo al problema che alcuni bookmakers, ritenuti discriminati dalla Corte di Giustizia Europea, per la questione “Cessione gratuita della rete”, non pagano ancora l’imposta unica, o non la pagano tutta senza appropriati controlli come i Concessionari ADM collegati alla Sogei.
Intanto non crediamo che questa supposta discriminazione sia stata veramente tale da scoraggiare nel partecipare all’ultima gara indetta dai Monopoli di Stato.
Un concessionario che, ad esempio, ha cessato la sua attività nel giugno 2013, e sono tantissimi quelli che si sono aggiudicati una concessione nel 1999, non ha ceduto, alla fine, alcuna rete.
L’equivoco, a nostro avviso, è stato nel confondere il ruolo del CONCESSIONARIO con quello del PROVIDER, visto che solo alcuni grandi concessionari, e non tutti, fanno anche da provider.
Ma gli stessi provider devono costantemente aggiornare le loro tecnologie per l’evoluzione delle varie tipologie di scommesse sportive, virtuali, sistemistiche, etc. con nuovi costi supplementari. Quindi il vantaggio dei nuovi concessionari, rispetto ai vecchi era trascurabile.
Fino al 2013 la Sisal, ad esempio, faceva pagare ai concessionari affiliati meno dell’1% del volume giocato (La Snai l’1,2%) fornendo loro in questi importi, anche, il più costoso servizio quotazioni, variazione costante delle quotazioni, spoglio, etc.
Quindi un costo della sola teorica rete molto contenuto.
E su queste evidenti considerazioni potrebbero essere valutati più realisticamente tutti i ricorsi giudiziari ancora in corso come anche l’ultimo rinvio della Cassazione al giudice di merito per la Stanleybet.
Vedi il topic infobetting, e i successivi commenti, in cui era stato evidenziato il problema:
viewtopic.php?f=1&t=64551
A parte questa questione della discriminazione, l’evasione fiscale avviene per gli scommettitori che giocano con un CTD discriminato che non paga l’imposta unica, ovvero le sue vincite non sono tassate alla fonte e sono soggette a dichiarazione IRPEF.
Se fino a qualche mese fa i controlli sulle transazioni finanziarie (specialmente per vincite superiori ai 1000,00 euro, e quindi soggetti a segnalazioni antiriciclaggio) erano quasi inesistenti, ora con l’annunciata lotta all’evasione con controlli sulle transazioni finanziarie, i RISCHI SONO IMPROVVISAMENTE MOLTO CONCRETI.
Vedi l’altro topic infobetting, e in particolare gli ultimi commenti di Dicembre 2019:
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La cosa assurda, a nostro avviso, è che la stampa non ne ha mai dato l’adeguata informazione e risalto, visto che gli scommettitori non sanno queste norme.
Ci chiediamo perché non lo faccia, agevolando così l’evasione fiscale di questi incauti scommettitori.
Qualcuno dovrebbe, a nostro avviso, intervenire, anche per combattere l’eventuale concorrenza sleale di alcuni bookmakers, che risparmiano nel non pagare l’imposta unica come gli altri concessionari”
http://cifonenews.it/la-denuncia-di-fer ... onari-adm/
di Ugo Cifone
“Combattere l’evasione e l’elusione fiscale di chi non paga tutta l’imposta unica scommesse o gioca con bookmakers che non la pagano”. E’ la denuncia di Giulio Ferrauto, in rappresentanza anche di un gruppo di gestori di negozi di scommesse con diritti ufficiali dei Monopoli di Stato. Il riferimento è a quei bookmakers che non pagano ancora l’imposta unica, o non la pagano tutta, senza che vengano controllati come succede invece per i concessionari ADM collegati alla Sogei.
“In un periodo di tempo in cui la lotta all’evasione fiscale e all’elusione fiscale è diventata prioritaria per il bene di tutti i cittadini, sarebbe importante evidenziare delle problematiche che se pubblicizzate presso il grande pubblico e divulgate alle persone del settore scommesse (legali di Concessionari ADM, magistratura, Guardia di Finanza) possono farla diminuire.
Ci riferiamo al problema che alcuni bookmakers, ritenuti discriminati dalla Corte di Giustizia Europea, per la questione “Cessione gratuita della rete”, non pagano ancora l’imposta unica, o non la pagano tutta senza appropriati controlli come i Concessionari ADM collegati alla Sogei.
Intanto non crediamo che questa supposta discriminazione sia stata veramente tale da scoraggiare nel partecipare all’ultima gara indetta dai Monopoli di Stato.
Un concessionario che, ad esempio, ha cessato la sua attività nel giugno 2013, e sono tantissimi quelli che si sono aggiudicati una concessione nel 1999, non ha ceduto, alla fine, alcuna rete.
L’equivoco, a nostro avviso, è stato nel confondere il ruolo del CONCESSIONARIO con quello del PROVIDER, visto che solo alcuni grandi concessionari, e non tutti, fanno anche da provider.
Ma gli stessi provider devono costantemente aggiornare le loro tecnologie per l’evoluzione delle varie tipologie di scommesse sportive, virtuali, sistemistiche, etc. con nuovi costi supplementari. Quindi il vantaggio dei nuovi concessionari, rispetto ai vecchi era trascurabile.
Fino al 2013 la Sisal, ad esempio, faceva pagare ai concessionari affiliati meno dell’1% del volume giocato (La Snai l’1,2%) fornendo loro in questi importi, anche, il più costoso servizio quotazioni, variazione costante delle quotazioni, spoglio, etc.
Quindi un costo della sola teorica rete molto contenuto.
E su queste evidenti considerazioni potrebbero essere valutati più realisticamente tutti i ricorsi giudiziari ancora in corso come anche l’ultimo rinvio della Cassazione al giudice di merito per la Stanleybet.
Vedi il topic infobetting, e i successivi commenti, in cui era stato evidenziato il problema:
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A parte questa questione della discriminazione, l’evasione fiscale avviene per gli scommettitori che giocano con un CTD discriminato che non paga l’imposta unica, ovvero le sue vincite non sono tassate alla fonte e sono soggette a dichiarazione IRPEF.
Se fino a qualche mese fa i controlli sulle transazioni finanziarie (specialmente per vincite superiori ai 1000,00 euro, e quindi soggetti a segnalazioni antiriciclaggio) erano quasi inesistenti, ora con l’annunciata lotta all’evasione con controlli sulle transazioni finanziarie, i RISCHI SONO IMPROVVISAMENTE MOLTO CONCRETI.
Vedi l’altro topic infobetting, e in particolare gli ultimi commenti di Dicembre 2019:
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La cosa assurda, a nostro avviso, è che la stampa non ne ha mai dato l’adeguata informazione e risalto, visto che gli scommettitori non sanno queste norme.
Ci chiediamo perché non lo faccia, agevolando così l’evasione fiscale di questi incauti scommettitori.
Qualcuno dovrebbe, a nostro avviso, intervenire, anche per combattere l’eventuale concorrenza sleale di alcuni bookmakers, che risparmiano nel non pagare l’imposta unica come gli altri concessionari.
Combattere l’evasione e l’elusione fiscale di chi non paga tutta l’imposta unica scommesse o gioca con book che non la pagano. Giulio Ferrauto
In rappresentanza anche di un gruppo di gestori di negozi di scommesse con diritti ufficiali dei Monopoli di Stato.
In un periodo di tempo in cui la lotta all’evasione fiscale e all’elusione fiscale è diventata prioritaria per il bene di tutti i cittadini, sarebbe importante evidenziare delle problematiche che se pubblicizzate presso il grande pubblico e divulgate alle persone del settore scommesse (legali di Concessionari ADM, magistratura, Guardia di Finanza) possono farla diminuire.
Ci riferiamo al problema che alcuni bookmakers, ritenuti discriminati dalla Corte di Giustizia Europea, per la questione “Cessione gratuita della rete”, non pagano ancora l’imposta unica, o non la pagano tutta senza appropriati controlli come i Concessionari ADM collegati alla Sogei.
Intanto non crediamo che questa supposta discriminazione sia stata veramente tale da scoraggiare nel partecipare all’ultima gara indetta dai Monopoli di Stato.
Un concessionario che, ad esempio, ha cessato la sua attività nel giugno 2013, e sono tantissimi quelli che si sono aggiudicati una concessione nel 1999, non ha ceduto, alla fine, alcuna rete.
L’equivoco, a nostro avviso, è stato nel confondere il ruolo del CONCESSIONARIO con quello del PROVIDER, visto che solo alcuni grandi concessionari, e non tutti, fanno anche da provider.
Ma gli stessi provider devono costantemente aggiornare le loro tecnologie per l’evoluzione delle varie tipologie di scommesse sportive, virtuali, sistemistiche, etc. con nuovi costi supplementari. Quindi il vantaggio dei nuovi concessionari, rispetto ai vecchi era trascurabile.
Fino al 2013 la Sisal, ad esempio, faceva pagare ai concessionari affiliati meno dell’1% del volume giocato (La Snai l’1,2%) fornendo loro in questi importi, anche, il più costoso servizio quotazioni, variazione costante delle quotazioni, spoglio, etc.
Quindi un costo della sola teorica rete molto contenuto.
E su queste evidenti considerazioni potrebbero essere valutati più realisticamente tutti i ricorsi giudiziari ancora in corso come anche l’ultimo rinvio della Cassazione al giudice di merito per la Stanleybet.
Vedi il topic infobetting, e i successivi commenti, in cui era stato evidenziato il problema:
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A parte questa questione della discriminazione, l’evasione fiscale avviene per gli scommettitori che giocano con un CTD discriminato che non paga l’imposta unica, ovvero le sue vincite non sono tassate alla fonte e sono soggette a dichiarazione IRPEF.
Se fino a qualche mese fa i controlli sulle transazioni finanziarie (specialmente per vincite superiori ai 1000,00 euro, e quindi soggetti a segnalazioni antiriciclaggio) erano quasi inesistenti, ora con l’annunciata lotta all’evasione con controlli sulle transazioni finanziarie, i RISCHI SONO IMPROVVISAMENTE MOLTO CONCRETI.
Vedi l’altro topic infobetting, e in particolare gli ultimi commenti di Dicembre 2019:
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La cosa assurda, a nostro avviso, è che la stampa non ne ha mai dato l’adeguata informazione e risalto, visto che gli scommettitori non sanno queste norme.
Ci chiediamo perché non lo faccia, agevolando così l’evasione fiscale di questi incauti scommettitori.
Qualcuno dovrebbe, a nostro avviso, intervenire, anche per combattere l’eventuale concorrenza sleale di alcuni bookmakers, che risparmiano nel non pagare l’imposta unica come gli altri concessionari”
http://cifonenews.it/la-denuncia-di-fer ... onari-adm/