Da “eresia” a possibilità: i parlamentari 5 stelle tentati da un “governo di responsabilità” con il Pd
Inviato: 15/08/2019 - 08:00
Da “eresia” a possibilità: i parlamentari 5 stelle tentati da un “governo di responsabilità” con il Pd
https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/0 ... d/5388825/
Tensione e preoccupazione in casa 5 stelle in attesa delle comunicazioni del presidente del Consiglio al Senato. Una parte consistente del gruppo parlamentare chiede di dare una chance ai democratici, dopo averla data al Carroccio. Grillo non è contrario e ha lasciate aperte tutte le strade, dal Colle hanno fatto sapere che non sono contrari a prescindere. L'urgenza è evitare il massacro alle urne e di consegnare il Paese al centrodestra. Ma una parte, tra cui Di Maio, frena e non esclude il voto con la deroga della regola del secondo mandato
Il momento per i 5 stelle è cruciale e mai il clima è stato così teso. Non tanto per quello che chiamano “il tradimento” di Matteo Salvini, ma piuttosto per quello che sarà. Perché la strada che prenderanno una volta al bivio che traccerà il presidente della Repubblica, rischia di segnare la storia del Movimento. Andare al voto con il rischio di scomparire o almeno con la consapevolezza di tornare all’opposizione? Oppure accettare di fare un altro contratto e questa volta firmarlo con il Partito democratico? “Il casino l’ha fatto la Lega e non tocca a noi risolverlo”, è il ragionamento che fanno dentro il M5s. Ma la crisi con la Lega ormai è aperta e le pressioni sono tante: prima fra tutte quella del Colle. Se Sergio Mattarella ha fatto sapere in tutte le le lingue che “non sarà lui a preparare maggioranze”, proprio perché non spetta al suo ruolo, i 5 stelle raccontano che, tramite i suoi consiglieri, il Quirinale sta facendo capire la sua apertura a una nuova formazione che si presenti con un progetto stabile. Insomma, come già un anno fa, ci sarà un accompagnamento e una predisposizione a trovare una soluzione.
Una data limite c’è e l’ha fissata il Senato ieri: il 20 agosto Giuseppe Conte farà le sue comunicazioni al Parlamento e solo a quel punto si capirà se per arrivare alle dimissioni sarà necessario un voto di sfiducia dell’Aula. Poi inizieranno le consultazioni e Luigi Di Maio e i suoi dovranno avere le idee chiare. Cosa che per il momento non è per niente scontata: “Se fossimo un partito normale”, racconta un parlamentare a ilfattoquotidiano.it, “sarebbe già pronto l’accordo con il Pd. Il gruppo parlamentare è pronto: non si vede perché abbiamo dato una chance a Matteo Salvini e non dovremmo darla ai democratici”. Ma non è così facile. “Diciamola così”, rilanciano dal fronte più dialogante, “la strada è difficile ma non impossibile”. Insomma, non solo i contatti ci sono, ma ci lavorano in tanti. Del resto il via libera più importante è già arrivato ed è quello di Beppe Grillo: “Ci ha lasciato aperte tutte le strade”, dicono facendo riferimento al suo ultimo post sul blog. La benedizione del fondatore non è poco, senza contare che da Davide Casaleggio non sembra esserci nessun veto. Chi resiste allora? Di Maio non è contrario, ma sicuramente per il momento è il più rigido: la sua figura è ormai compromessa e se nessuno ha il coraggio di metterlo in discussione a microfoni accesi, dietro le quinte è la pedina che balla per prima. Da non dimenticare poi l’elemento Alessandro Di Battista: l’ex deputato, da mesi in contrasto con il capo politico, vuole il voto il prima possibile e si porta dietro un bel gruppo di esclusi. Una via d’uscita, come sempre quando le previsioni si fanno nere, sarà chiedere l’opinione della base sulla piattaforma Rousseau proprio come fu per il contratto con il Carroccio: ma per arrivare alla rete, prima sarà necessario accettare di sedere al tavolo. E su questo punto nessuno si è ancora espresso ufficialmente.
Accordo con il Pd, per molti non è più un’eresia – Se gliel’avessero detto due settimane fa si sarebbero fatti una risata, eppure la corrente che chiede di provare a sedere al tavolo con i democratici è molto consistente. “Salvini deve assumersi la responsabilità di quello che ha fatto”, dicono. “Ma anche noi. E non possiamo permetterci di lasciare il Paese nelle mani della Lega con una manovra ancora da scrivere”. Certo, i 5 stelle dicono di essere pronti alle elezioni, ma la verità è che le urne domani vorrebbero dire “uno sterminio”. Se la legge elettorale non viene cambiata e se i sondaggi fossero confermati, i grillini rischierebbero di perdere tutti i collegi uninominali. Senza contare le difficoltà a essere rieletti al Nord, ma anche per chi è in terza o quarta posizione nelle liste al Sud. “Quando mai ci potremo ritrovare in una posizione di forza per poter fare qualcosa a livello di governo?”, è l’osservazione che fanno in tanti. A esporsi apertamente per il momento sono stati in pochi, anche se fonti interne garantiscono che il gruppo parlamentare è quasi interamente schierato per un esecutivo di responsabilità con il Pd o con chi è disponibile.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/0 ... d/5388825/
Tensione e preoccupazione in casa 5 stelle in attesa delle comunicazioni del presidente del Consiglio al Senato. Una parte consistente del gruppo parlamentare chiede di dare una chance ai democratici, dopo averla data al Carroccio. Grillo non è contrario e ha lasciate aperte tutte le strade, dal Colle hanno fatto sapere che non sono contrari a prescindere. L'urgenza è evitare il massacro alle urne e di consegnare il Paese al centrodestra. Ma una parte, tra cui Di Maio, frena e non esclude il voto con la deroga della regola del secondo mandato
Il momento per i 5 stelle è cruciale e mai il clima è stato così teso. Non tanto per quello che chiamano “il tradimento” di Matteo Salvini, ma piuttosto per quello che sarà. Perché la strada che prenderanno una volta al bivio che traccerà il presidente della Repubblica, rischia di segnare la storia del Movimento. Andare al voto con il rischio di scomparire o almeno con la consapevolezza di tornare all’opposizione? Oppure accettare di fare un altro contratto e questa volta firmarlo con il Partito democratico? “Il casino l’ha fatto la Lega e non tocca a noi risolverlo”, è il ragionamento che fanno dentro il M5s. Ma la crisi con la Lega ormai è aperta e le pressioni sono tante: prima fra tutte quella del Colle. Se Sergio Mattarella ha fatto sapere in tutte le le lingue che “non sarà lui a preparare maggioranze”, proprio perché non spetta al suo ruolo, i 5 stelle raccontano che, tramite i suoi consiglieri, il Quirinale sta facendo capire la sua apertura a una nuova formazione che si presenti con un progetto stabile. Insomma, come già un anno fa, ci sarà un accompagnamento e una predisposizione a trovare una soluzione.
Una data limite c’è e l’ha fissata il Senato ieri: il 20 agosto Giuseppe Conte farà le sue comunicazioni al Parlamento e solo a quel punto si capirà se per arrivare alle dimissioni sarà necessario un voto di sfiducia dell’Aula. Poi inizieranno le consultazioni e Luigi Di Maio e i suoi dovranno avere le idee chiare. Cosa che per il momento non è per niente scontata: “Se fossimo un partito normale”, racconta un parlamentare a ilfattoquotidiano.it, “sarebbe già pronto l’accordo con il Pd. Il gruppo parlamentare è pronto: non si vede perché abbiamo dato una chance a Matteo Salvini e non dovremmo darla ai democratici”. Ma non è così facile. “Diciamola così”, rilanciano dal fronte più dialogante, “la strada è difficile ma non impossibile”. Insomma, non solo i contatti ci sono, ma ci lavorano in tanti. Del resto il via libera più importante è già arrivato ed è quello di Beppe Grillo: “Ci ha lasciato aperte tutte le strade”, dicono facendo riferimento al suo ultimo post sul blog. La benedizione del fondatore non è poco, senza contare che da Davide Casaleggio non sembra esserci nessun veto. Chi resiste allora? Di Maio non è contrario, ma sicuramente per il momento è il più rigido: la sua figura è ormai compromessa e se nessuno ha il coraggio di metterlo in discussione a microfoni accesi, dietro le quinte è la pedina che balla per prima. Da non dimenticare poi l’elemento Alessandro Di Battista: l’ex deputato, da mesi in contrasto con il capo politico, vuole il voto il prima possibile e si porta dietro un bel gruppo di esclusi. Una via d’uscita, come sempre quando le previsioni si fanno nere, sarà chiedere l’opinione della base sulla piattaforma Rousseau proprio come fu per il contratto con il Carroccio: ma per arrivare alla rete, prima sarà necessario accettare di sedere al tavolo. E su questo punto nessuno si è ancora espresso ufficialmente.
Accordo con il Pd, per molti non è più un’eresia – Se gliel’avessero detto due settimane fa si sarebbero fatti una risata, eppure la corrente che chiede di provare a sedere al tavolo con i democratici è molto consistente. “Salvini deve assumersi la responsabilità di quello che ha fatto”, dicono. “Ma anche noi. E non possiamo permetterci di lasciare il Paese nelle mani della Lega con una manovra ancora da scrivere”. Certo, i 5 stelle dicono di essere pronti alle elezioni, ma la verità è che le urne domani vorrebbero dire “uno sterminio”. Se la legge elettorale non viene cambiata e se i sondaggi fossero confermati, i grillini rischierebbero di perdere tutti i collegi uninominali. Senza contare le difficoltà a essere rieletti al Nord, ma anche per chi è in terza o quarta posizione nelle liste al Sud. “Quando mai ci potremo ritrovare in una posizione di forza per poter fare qualcosa a livello di governo?”, è l’osservazione che fanno in tanti. A esporsi apertamente per il momento sono stati in pochi, anche se fonti interne garantiscono che il gruppo parlamentare è quasi interamente schierato per un esecutivo di responsabilità con il Pd o con chi è disponibile.