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BARETTA: 'NORMALIZZARE IL GIOCO, ATTENZIONE ALL'ONLINE'
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BARETTA: 'NORMALIZZARE IL GIOCO, ATTENZIONE ALL'ONLINE'
Messaggioda advocatus » 27/02/2018 - 16:29
BARETTA: 'NORMALIZZARE IL GIOCO, ATTENZIONE ALL'ONLINE'
Febbraio 27, 2018
Il sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta interviene all'incontro "Rovigo: liberi di scegliere. Sì al gioco lecito, no all'illegalità" organizzato dall'Istituto Milton Friedman.
Rovigo - "È un tema controverso, che si presta a un'ampia presenza di interessi, economici, sociali, culturali ed etici, e innanzitutto fiscali. Lo Stato incassa circa 10 miliardi ogni anno dal gioco, cifra che espone ad una riflessione attenta e che ha motivato negli anni scorsi i passati governi ad assecondare la diffusione del gioco. Si sottovaluta molto l'impatto tecnologico nel settore, così come l'esistenza di una rete di operatori economici".
Lo dichiara il sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta all'incontro "Rovigo: liberi di scegliere. Sì al gioco lecito, no all'illegalità" organizzato dall'Istituto Milton Friedman Institute oggi, 27 febbraio, nella città veneta.
"È inutile negare i risvolti sociali anche se non ci sono dati precisi a riguardo. Partiamo dalla prresa di coscienza di un lungo ritardo, di un vuoto legislativo che ha comportato conseguenze importanti: un eccesso di offerta, in primis, avviata per motivi nobili in realtà, cioè il contrasto dell'illegalità. Quindi una partenza seria, che ha comportato effetti dirompenti e maggiore difficoltà di controllo. Queste due cose si sono mescolate e hanno causato la reazione degli enti locali che si sono mossi in autotutela, scegliendo una linea che come Governo abbiamo cercato di valutare, e il fermento dell'associazionismo che negli ultimi tempi si è mosso verso un'ipotesi di tipo proibizionista. Di fronte a queste ondate contraddittorie, fra la crescita dell'offerta e la crescita di una cultura proibizionista, si sentiva l'esigenza di una riforma del settore del gioco che abbiamo cercato di avviare. L'idea di riferimento a cui ci siamo attestati è quella di riportare il gioco come una delle condizioni normali della vita delle persone, per cui è sbagliato pensare di abolirlo, puntando sui suoi aspetti ludici. Un'impostazione ribadita anche dalla Cassazione. La traduzione operativa di questo asse portante comporta delle conseguenze che devono essere ben evidenti: bisogna combattere l'illegalità, nemica della condizione di normalità; combattere il proibizionismo che da un lato comporta il rischio di illegalita ma esso stesso nega il principio di normalità; combattere gli eccessi compulsivi che il gioco comporta, perché essi stessi non rientrano nella normalità". afferma il sottosegretario.
"Per tutto questo non è facile per il legislatore approcciare alla materia, realizzare gli obiettivi proposti. È un'impresa alla quale ci siamo dedicati, ma è un punto su cui bisogna lavorare e andare avanti. Come farlo? Con alcune mosse: accrescere la professionalità e la formazione degli operatori, punto condiviso con i rappresentanti del settore; garantire la qualità dei punti gioco, che deve essere coerente con la logica della normalità, con l'allestimento corretto delle sale e un numero non eccessivo di apparecchi, punto discusso ancora con gli operatori; il nodo tecnologico del parco macchine, abbiamo bisogno che si possano evitare forme di illegalità con il controllo da remoto. Ciò non significa cambiare la natura delle macchine. C'è anche la dialettica con gli enti locali: in assenza di una legge nazionale ha preso corpo la linea delle distanze come risposta al problema, abbiamo dubbi in proposito perché il rischio è che si sposti il gioco, mentre noi abbiamo scelto la linea della riduzione. Dobbiamo provare ad evitare che l'effetto sia lo spostamento del gioco in zone periferiche per creare quartieri del gioco, noi abbiamo proposto la riduzione del 35 percento delle slot - possiamo valutare modifiche, si può benissimo andare oltre - perché non affrontare questa che può forse essere piu efficace e poi mettere l'accento sulla distribuzione territoriale? Altro problema riguarda gli orari. Non sono contrario alla regolamentazione degli orari, in Conferenza unificata abbiamo proposto di dare agli enti locali la possibilità di fermare gli apparecchi per sei ore al giorno, ma credo sia più utile una regola generale, orari uguali per tutti nel territorio nazionale, uno sforzo che si potrebbe fare con l'aiuto delle Regioni, per non incentivare la mobilità del gioco da un territorio all'altro. Invito gli enti locali a valutare una regolamentazione di questo tipo", aupica Baretta.
"Questo è il quadro a cui siamo arrivati, ma abbiamo anche dei percorsi futuri da fare: siamo indietro sulla frontiera dell'online, discutiamo del gioco fisico ma c'è uno spostamento verso l'online rilevante. C'è una regolamentazione formale molto rigida ma il rischio illegalità è molto forte, con la Guardia di finanza l'anno scorso abbiamo chiuso 6mila siti, favoriti dall'assenza di una regolamentazione europea. Si può lavorare perché l'accordo in Conferenza unificata sia rispettato da tutti, per consentire un passo in avanti e la possibilità di realizzare una condizione di nomalità, l'unica strada possibile per contemperare l'esigenza di salvaguardare la salute e tutelare i posti di lavoro, questione che interessa migliaia di famiglie", conclude il sottosegretario.
http://www.gioconews.it/politica-genera ... all-online
Febbraio 27, 2018
Il sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta interviene all'incontro "Rovigo: liberi di scegliere. Sì al gioco lecito, no all'illegalità" organizzato dall'Istituto Milton Friedman.
Rovigo - "È un tema controverso, che si presta a un'ampia presenza di interessi, economici, sociali, culturali ed etici, e innanzitutto fiscali. Lo Stato incassa circa 10 miliardi ogni anno dal gioco, cifra che espone ad una riflessione attenta e che ha motivato negli anni scorsi i passati governi ad assecondare la diffusione del gioco. Si sottovaluta molto l'impatto tecnologico nel settore, così come l'esistenza di una rete di operatori economici".
Lo dichiara il sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta all'incontro "Rovigo: liberi di scegliere. Sì al gioco lecito, no all'illegalità" organizzato dall'Istituto Milton Friedman Institute oggi, 27 febbraio, nella città veneta.
"È inutile negare i risvolti sociali anche se non ci sono dati precisi a riguardo. Partiamo dalla prresa di coscienza di un lungo ritardo, di un vuoto legislativo che ha comportato conseguenze importanti: un eccesso di offerta, in primis, avviata per motivi nobili in realtà, cioè il contrasto dell'illegalità. Quindi una partenza seria, che ha comportato effetti dirompenti e maggiore difficoltà di controllo. Queste due cose si sono mescolate e hanno causato la reazione degli enti locali che si sono mossi in autotutela, scegliendo una linea che come Governo abbiamo cercato di valutare, e il fermento dell'associazionismo che negli ultimi tempi si è mosso verso un'ipotesi di tipo proibizionista. Di fronte a queste ondate contraddittorie, fra la crescita dell'offerta e la crescita di una cultura proibizionista, si sentiva l'esigenza di una riforma del settore del gioco che abbiamo cercato di avviare. L'idea di riferimento a cui ci siamo attestati è quella di riportare il gioco come una delle condizioni normali della vita delle persone, per cui è sbagliato pensare di abolirlo, puntando sui suoi aspetti ludici. Un'impostazione ribadita anche dalla Cassazione. La traduzione operativa di questo asse portante comporta delle conseguenze che devono essere ben evidenti: bisogna combattere l'illegalità, nemica della condizione di normalità; combattere il proibizionismo che da un lato comporta il rischio di illegalita ma esso stesso nega il principio di normalità; combattere gli eccessi compulsivi che il gioco comporta, perché essi stessi non rientrano nella normalità". afferma il sottosegretario.
"Per tutto questo non è facile per il legislatore approcciare alla materia, realizzare gli obiettivi proposti. È un'impresa alla quale ci siamo dedicati, ma è un punto su cui bisogna lavorare e andare avanti. Come farlo? Con alcune mosse: accrescere la professionalità e la formazione degli operatori, punto condiviso con i rappresentanti del settore; garantire la qualità dei punti gioco, che deve essere coerente con la logica della normalità, con l'allestimento corretto delle sale e un numero non eccessivo di apparecchi, punto discusso ancora con gli operatori; il nodo tecnologico del parco macchine, abbiamo bisogno che si possano evitare forme di illegalità con il controllo da remoto. Ciò non significa cambiare la natura delle macchine. C'è anche la dialettica con gli enti locali: in assenza di una legge nazionale ha preso corpo la linea delle distanze come risposta al problema, abbiamo dubbi in proposito perché il rischio è che si sposti il gioco, mentre noi abbiamo scelto la linea della riduzione. Dobbiamo provare ad evitare che l'effetto sia lo spostamento del gioco in zone periferiche per creare quartieri del gioco, noi abbiamo proposto la riduzione del 35 percento delle slot - possiamo valutare modifiche, si può benissimo andare oltre - perché non affrontare questa che può forse essere piu efficace e poi mettere l'accento sulla distribuzione territoriale? Altro problema riguarda gli orari. Non sono contrario alla regolamentazione degli orari, in Conferenza unificata abbiamo proposto di dare agli enti locali la possibilità di fermare gli apparecchi per sei ore al giorno, ma credo sia più utile una regola generale, orari uguali per tutti nel territorio nazionale, uno sforzo che si potrebbe fare con l'aiuto delle Regioni, per non incentivare la mobilità del gioco da un territorio all'altro. Invito gli enti locali a valutare una regolamentazione di questo tipo", aupica Baretta.
"Questo è il quadro a cui siamo arrivati, ma abbiamo anche dei percorsi futuri da fare: siamo indietro sulla frontiera dell'online, discutiamo del gioco fisico ma c'è uno spostamento verso l'online rilevante. C'è una regolamentazione formale molto rigida ma il rischio illegalità è molto forte, con la Guardia di finanza l'anno scorso abbiamo chiuso 6mila siti, favoriti dall'assenza di una regolamentazione europea. Si può lavorare perché l'accordo in Conferenza unificata sia rispettato da tutti, per consentire un passo in avanti e la possibilità di realizzare una condizione di nomalità, l'unica strada possibile per contemperare l'esigenza di salvaguardare la salute e tutelare i posti di lavoro, questione che interessa migliaia di famiglie", conclude il sottosegretario.
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