Pagina 1 di 1

Conferenza unificata, l’avvocato Sbordoni: “Nell’accordo stabilire netta distinzione tra gioco legale e non”

Inviato: 10/08/2017 - 11:17
da scommettitore siracusano
Dopo i fatti dell'ultima settimana, ritorno a fare informazione a favore dei colleghi gestori e dei potenziali colleghi, nella speranza che non avvengano più attacchi personali e che non si vada OFF TOPIC, al fine di attaccare, strumentalmente, altri.
Quello del gioco illegale (punti.com di book non discriminati dal Bando Monti, che in ogni caso è un problema che si supererà col nuovo bando), PVR che fanno illecitamente scommesse da banco o mettono, sempre illegalmente, PC a disposizione della clientela) è basilare per una corretta e leale concorrenza.

Conferenza unificata, l’avvocato Sbordoni: “Nell’accordo stabilire netta distinzione tra gioco legale e non”

https://www.jamma.tv/attualitasx/confer ... non-106765


(Jamma) – A dar retta ai media, la scorsa settimana il Governo e i rappresentanti del territorio avrebbero raggiunto un accordo, seppure non siglato. La sottoscrizione, quella che darà ufficialità all’intesa Stato-Regioni, dovrebbe arrivare a settembre. Questo tanto sudato accordo sembrerebbe essere il frutto di una precisa proposta del sottosegretario.

Di seguito alcuni dei passaggi più rilevanti della proposta del governo:

1) Riduzione dell’offerta di gioco (sia dei volumi che dei punti vendita) attraverso:

a) anticipo della riduzione del numero di AWP. Quelle attualmente in esercizio sono 400.000 ca., che saranno ridotte a 265.000 con le modalità previste dall’emendamento del Governo approvato e recepito nell’art. 6-bis del d.l. 50/2017 convertito nella l. 96/2017. L’effetto di questo provvedimento di anticipazione della riduzione di AWP dovrebbe comportare, in meno di un anno, la riduzione a 264.674 macchine (in quanto il 30% si applica ai 378.109 apparecchi esistenti al 31 luglio 2015). Secondo il governo, al fine di rendere effettiva ed omogenea nel territorio nazionale la riduzione delle AWP, si potrebbe prevedere che venga avviata prioritariamente dagli esercizi che ne detengono un numero maggiore e che presentino inadeguate condizioni di agibilità (insufficiente metratura, distanza tra le macchine, eccessiva visibilità dall’esterno, etc.).

b) sostituzione per rottamazione delle AWP rimanenti (265.000 circa) con le AWPR, che avverrà “entro il 31/12/2019” (secondo i dettami della Legge di Stabilità 2016), in modo proporzionale a partire dal 1° gennaio 2018, nella misura del 50% annuo. In particolare, gli esercizi con 1 o 2 AWP dovranno rottamarli entro il 31 dicembre 2018.

c) dimezzamento, in tre anni, dei punti di vendita del gioco pubblico (attualmente ca 100.000). Entro il 2020 i punti vendita in cui potranno essere presenti le AWP, rispetto agli attuali 98.600, dovrebbero essere così distribuiti:

– un numero massimo di 18.000 sale comprensive di quelle attualmente installate, e punti gioco certificati, rispetto ai 29.600 attuali, così articolati: 10.000 agenzie o negozi aventi come attività prevalente la vendita di prodotti di gioco pubblici (Legge di Stabilità 2016, nuovo bando di gara), 5.000 corner, 3000 sale VLT e Bingo;

– un numero massimo di circa 30/35.000 esercizi che saranno in grado di ottenere la certificazione per la vendita di gioco pubblico.

2) Definizione di un sistema di regole relative alla distribuzione territoriale e temporale dei punti gioco che ospitano AWP

Le Regioni, d’intesa con gli Enti locali, s’impegnano a garantire l’effettiva attività commerciale dei punti vendita del gioco pubblico previsti a regime (18.000 sale e punti Gioco e 30/35.000 esercizi). I punti di vendita di gioco previsti a regime sono distribuiti d’intesa tra le Regioni, proporzionalmente, sulla base dell’attuale distribuzione numerica, ma tenendo conto della diversa collocazione urbanistica e sociale. Le Regioni e gli Enti locali dovrebbero adottare, nei rispettivi piani urbanistici, criteri che, tenendo anche conto degli investimenti esistenti, consentano una equilibrata distribuzione nel territorio allo scopo di evitare il formarsi di ampie aree nelle quali l’offerta di gioco pubblico sia o totalmente assente o eccessivamente concentrata. Riconoscere agli Enti del Territorio la facoltà di stabilire per le tipologie di gioco, delle fasce orarie fino a 6 ore complessive di interruzione quotidiana di gioco. La distribuzione oraria delle fasce di interruzione del gioco nell’arco della giornata va definita in una prospettiva il più omogenea possibile nel territorio nazionale.

3) Completamento dell’intervento normativo e di modernizzazione del settore dei giochi attraverso una politica che sia in grado di:

predisporre le normative necessarie per il passaggio al sistema del “margine” per il calcolo delle entrate pubbliche; realizzare, in collaborazione con il Ministero degli Interni e gli Enti Locali interessati, una revisione dell’attuale disciplina dei Casinò, finalizzata al risanamento del settore e a una razionale distribuzione nel territorio nazionale, anche allo scopo di aiutare la scelta di ridurre la frammentazione della attuale diffusione territoriale del gioco;
completare con il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali le modalità di rilancio del settore ippico e della Lega ippica.

La proposta può apparire interessante, con due fattori cruciali a determinarne la valenza: il mercato, a stabilire se la riduzione sia compatibile con la domanda (alla luce della continua evoluzione dell’offerta), e la competenza di chi dai vari Enti sarà preposto all’attuazione. E a tal proposito, ma come tutti gli accordi che si rispettino, nel trovare un buon compromesso accade che qualche punto rilevante non venga preso in considerazione (o forse venga sottinteso?).

Sarebbe infatti importante – oltre a tenere in debito conto i due fattori citati – che nell’accordo venisse dedicato un capitolo al gioco illegale, o meglio ancora che venisse stabilito un principio durevole in tema: la netta distinzione tra gioco legale e non. Ciò ad evitare ad esempio che i punti che verranno tagliati per giungere all’intesa, vengano risucchiati in circuiti illegali. Sanzionare in maniera chiara ed esemplare il gioco illegale contribuirebbe in maniera rilevante a ridare dignità all’industria sana dei giochi.

Avv. Stefano Sbordoni

Re: Conferenza unificata, l’avvocato Sbordoni: “Nell’accordo stabilire netta distinzione tra gioco legale e non”

Inviato: 10/08/2017 - 16:18
da scommettitore siracusano
Riordino giochi, Baretta (Mef): “Il 7 settembre si deve concludere. Se non ci si accordasse dovremmo comunque procedere
10 agosto 2017 - 12:17

https://www.jamma.tv/politica/riordino- ... ere-106785

(Jamma) – “Discutiamo da due anni, ora dobbiamo trovare un accordo per il bene di tutti. Abbiamo fatto molti passi avanti, abbiamo ascoltato le voci migliori. Già a maggio, con gli Enti Locali avevamo condiviso l’esigenza di fare il punto della situazione prima della pausa estiva.

La data del 7 settembre non è casuale, in autunno inizierà la discussione sulla Legge di Bilancio con il rischio concreto che il lungo confronto in Conferenza unificata non si concretizzi prima della fine della legislatura. Credevo che si potesse chiudere già nei giorni scorsi, poi c’è stata una pressione per rivederci il 7 settembre, ma quella è la data conclusiva dell’iter. Mi auguro che la conclusione sia un’intesa, ma il 7 si deve concludere. Se ci sarà un’intesa, si potrà procedere subito con tutto il resto”.

Le parole del sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta a Vita.it. La mancata intesa “è un’ipotesi che vorrei del tutto evitare, ma è chiaro che se non ci si accordasse dovremmo comunque procedere. Le linee guida del documento sono chiare, si può ancora tener conto di osservazioni critiche purché siano puntuali e precise e non generiche, ma bisogna evitare che questa materia così delicata entri nel gioco elettorale. Siamo davanti a uno sforzo complessivo e prima mettiamo in cascina questo risultato, prima possiamo occuparci di altre scadenze”, come pubblicità e online.

Continua: “Nel provvedimento sull’antiriciclaggio, dove si parla anche del rinnovo delle concessioni, c’è anche un ragionamento che porta a escludere su certi canali televisivi la pubblicità. Ma anche sull’antiriciclaggio dobbiamo coinvolgere gli Enti Locali”. “Dobbiamo intervenire e intervenire ora, per passare al resto. Una discussione infinita avrebbe come effetto una paralisi infinita e sarebbe una sconfitta per tutti – conclude -. Ricordiamo che stiamo parlando di dimezzamento dei punti di rivendita in tre anni, di regolamenti che definiscono criteri qualitativi per l’offerta di gioco, una distribuzione equilibrata. È chiaro che si vanno a colpire i punti nevralgici di un sistema che ha le sue criticità”.

Re: Conferenza unificata, l’avvocato Sbordoni: “Nell’accordo stabilire netta distinzione tra gioco legale e non”

Inviato: 11/08/2017 - 14:17
da scommettitore siracusano
Giochi, Baretta (Mef): “L’accordo in Conferenza unificata è la prima tappa di una strategia che vuole salvare il gioco pubblico contro quello illegale”
11/08/2017 12:21


https://www.agimeg.it/politica/giochi-b ... o-illegale


Il post pubblicato sulla pagina Facebook del sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta riferito alla lettera aperta pubblicata su Il Dubbio riguardante la proposta di riordino del settore giochi aveva suscitato diverse perplessità nei lettori che hanno chiesto alcuni chiarimenti in merito. “Non sono convinto che l’unico problema siano le Awp. Le slot, le Vlt (nelle quali riduciamo da 500 a 100 euro il massimo della banconote da inserire); il gioco online (abbiamo oscurato oltre 6500 siti illegali), la pubblicità (ridotta, ma non abbastanza); il gratta e vinci, ecc.; sono tutti aspetti di un unico problema: la differenza che c’è tra il gioco “normale”, come puro divertimento e quello patologico, che crea dipendenza. Credo che, in buona parte, il problema dipenda dall’eccessiva diffusione nel territorio dell’offerta di gioco che in questi anni è cresciuta in modo disordinato”, le parole del sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta in risposta ad un commento nel quale un lettore sottolineava il fatto che il problema del gioco in Italia non fossero solamente le slot machine. “Perché siamo partiti proprio dalle Awp? Perché il loro numero (407mila a dicembre 2016, ossia 1 ogni 124 residenti maggiorenni in Italia) e la loro diffusione in quasi 100mila punti gioco sul territorio, aveva fatto crescere una sensibilità e un allarme nella società civile e negli enti locali che non poteva non essere ascoltato. Peraltro, anche dopo la riduzione del 30/35% le 265 mila Awp rimanenti saranno distribuite negli oltre 50 mila punti vendita (di cui oltre 35 mila sono bar e tabacchi). Saranno 1 ogni 191 abitanti maggiorenni, non credo che possiamo parlare di scomparsa del settore. Se, peró, si ha presente il taglio del dibattito che c’è attorno al gioco, non si potrà non convenire che senza una regolamentazione nazionale che stabilisca il punto di equilibrio, la linea proibizionista finirebbe per prevalere. L’accordo in Conferenza unificata – ha concluso – non è, dunque, la conclusione di un processo, ma la prima tappa di una strategia che, come ho detto, vuole salvare il gioco pubblico contro quello illegale; il gioco normale contro quello patologico, tutelando, così, la salute e la sicurezza e salvaguardando gli investimenti economici esistenti, sia pure riorganizzati nel miglioramento della filiera. Questione sulla quale è previsto un tavolo di lavoro con le Associazioni dei gestori”. Ha aggiunto poi in risposta ad un altro commento in cui un lettore sosteneva che togliendo le awp dai bar e tabacchi si spingono i giocatori nelle sale dedicate, dove sono ospitate soprattutto le molto più aggressive vlt, con il sacrificio di centinai di migliaia di posti di lavoro e con la chiusura di numerosissime attività senza nessun effetto positivo per i giocatori: “La riforma ha come obiettivo le caratteristiche dei punti vendita del gioco e la loro distribuzione nel territorio. La scelta di partire dalle Awp è stata determinata dal loro elevato numero (oltre 400mila apparecchi contro 50mila Vlt), dalla loro diffusione capillare e dall’assenza di controlli strutturati per l’accesso al gioco, circostanza che non permette di tutelare i minori. Le Vlt – sulle quali interveniamo riducendo da 500 euro a 100 l’introduzione massima della banconota – sono 1/8 delle Awp e sono concentrate in circa 3.000 sale, contro oltre 69mila bar e tabacchi dove sono presenti le Awp. Peraltro, il gioco, comprese le Awp, non sparirà dai circa 35 mila bar e tabacchi che resteranno dopo la riduzione (comunque più del doppio dei 18 mila tra sale, negozii, compresi i corner). E, le Awp rimanenti in esercizio, dopo il taglio, saranno circa 1 ogni 191 residenti di età superiore ai 18 anni. Aggiungo che per la sostituzione delle Awp con le nuove Awpr, che prevede un impegno rafforzato della filiera, abbiamo avviato un tavolo di confronto con le Associazioni dei gestori. Sottolineo in chiusura che, come richiesto più volte da concessionari e gestori, abbiamo inserito nel documento l’impegno di predisporre le normative necessarie per il passaggio al sistema del “margine” per il calcolo delle entrate pubbliche”. cdn/AGIMEG

Re: Conferenza unificata, l’avvocato Sbordoni: “Nell’accordo stabilire netta distinzione tra gioco legale e non”

Inviato: 14/08/2017 - 15:28
da scommettitore siracusano

Scommesse allo S-Bando e in attesa di gara


Agosto 14, 2017
Scritto da Cesare Antonini
http://www.gioconews.it/scommesse/66-ge ... sa-di-gara


Il settore delle scommesse attende ancora il bando di gara che deve essere emanato ai sensi della legge di Stabilità 2016.


Un anno e mezzo ad attendere la gara ad evidenza pubblica che il regolatore avrebbe dovuto lanciare per resettare il settore del betting italiano e rendere il mercato competitivo e non discriminatorio agli occhi dell'Europa e ora il rischio di una procedura d'infrazione e danni molteplici ad aziende, concessionari, fondi d'investimento e ovviamente l'erario stesso.

MAURIZIO UGHI E I DANNI DELLO STATO - "Si stanno profilando due strade per uscire dall'empasse in cui è caduto il settore del betting italiano, o si rispetta la legge di bilancio del 2016 e si provvede ad emanare la gara o va riscritta la legge per consentire ai nuovi soggetti di entrare grazie ad un nulla osta di attività oneroso il cui importo andrà stabilito dal regolatore. Il Governo e il legislatore? Io sono arrivato tardi al mio matrimonio, ci mancherebbe altro, ma loro stanno arrivando tardi proprio su tutto”.
Mai banale, sempre tagliente, Maurizio Ughi, presidente Obiettivo 2016, società costituitasi proprio per il bando di gara che avrebbe dovuto riordinare il settore del betting italiano nel 2016, appunto. Ad oggi, però, i tempi del riordino, dopo l'ultima seduta della Conferenza unificata, sono stati rinviati al 7 settembre e il bando è rinviato a dopo il raggiungimento dell'intesa. Ci permettiamo una battuta: ma quindi Obiettivo 2016 è diventato "Obiettivo 2017, 2018 o cosa”? "Ormai la nostra società che avevamo fondato per entrare nel mercato proprio nel 2016 è diventata 'Obiettivo contenzioso' solo perché il Governo non ha adempiuto ai suoi obblighi. Abbiamo presentato delle eccezioni tramite Tar e Corte di Giustizia. Il danno in questo momento esiste perché noi e tanti altri operatori non riescono ad entrare. Quella del regolatore è un'attività discriminatoria di un mercato aperto e di soggetti che vorrebbero entrare nel territorio. I tempi? Ci sono da aspettare le procedure tecniche ma una volta partite, poi, sono macchine che non si fermano. Mi auguro che da qui ai prossimi mesi ci sia una definizione per evitare qualsiasi contenzioso".
Prima di parlare di soluzioni un preambolo preciso e puntuale di Ughi: "Lo Stato ha un rischio in questo momento: perdere un avviamento di grande valore che si è creato in questi anni di gioco legale. I punti anche se sono scaduti nel 2016 hanno creato un reddito e un avviamento. Azzerare quel titolo abilitativo e riavviarlo sulla base della legge Balduzzi e di tutte le leggi regionali uscite in questi mesi significherebbe azzerare quel valore. Lo Stato, il Ministero e il regolatore stanno riflettendo ma non possiamo più aspettare".
A cosa sta pensando il Governo? "A proporre una nuova legge ma finché non viene abrogata quella di cui stiamo discutendo non ha senso produrre un'altra norma. Le responsabilità vanno attribuite a chi le ha e a chi sta producendo un danno erariale e alle imprese private che volevano operare adempiendo al bando 2016. Certo potremmo anche operare in Italia come i bookmaker transfrontalieri ma abbiamo avviato i contenziosi perché non riusciamo ad entrare secondo le regole".
Si continua con le proroghe: "Si va avanti con questo istituto che è più di fatto che di diritto. Non a caso esiste un problema con il nuovo codice degli appalti pubblici che indica come le proroghe non possano estendersi per più di un anno e il nostro settore ha già sforato clamorosamente questi limiti. Il Governo non chiude l'accordo con le Regioni per non perdere consenso ma i soggetti incaricati sono responsabili per non averlo fatto perché è una previsione di legge. Lo scorso primo maggio doveva partire la gara, sembravano d'accordo tutti, dal Consiglio di Stato al Ministero ma soggetti di rango inferiore alla legge del Parlamento hanno fatto retrocedere il regolatore".
Veniamo alle due soluzioni che preannunciavamo, sembra quasi di assistere ad una "sanatoria alla rovescia"? "Come detto le ipotesi sono quelle di rispettare le leggi e provvedere al più presto ad emanare la gara pubblica e scrivere una nuova norma per consentire ai soggetti nuovi di entrare. L'idea è quella di un nulla osta di attività oneroso a pagamento annuale che il regolatore poi fisserà secondo i suoi parametri. Il contratto con lo Stato, la convenzione, ovviamente va rivista perché si passa da una gara per esclusione ad una richiesta condivisa quando si hanno i parametri per accettare le scommesse e i vari requisiti. Nell'emanazione di questa nuova regolazione ci devono essere i tetti per dare la possibilità che i nuovi entrino e chi ha rinnovato possa prendere i diritti. In questa fase, invece, siamo trincerati dietro un rinnovo aperto che sembra però studiato per mantenere lo status quo. Potrebbero esserci profili di illegittimità in questo momento del settore che, invece, va cambiato con un sistema aperto ma aperto davvero".
Quindi la definizione che lei ha dato è corretta, una sanatoria alla rovescia: "Sì perché le prime sanatorie erano state studiate per il passato, per far colmare la situazione debitoria con lo Stato da parte dei soggetti che operavano senza licenza. Per il futuro ci sono soggetti che passano in pratica 'a consumo' e pagano per quello che producono".
Una situazione di incertezza che continua a procurare danni di ogni tipo. Di quelli di cui avevamo già parlato proprio con Ughi qualche numero fa se ne aggiungono di altri: "Le concessionarie non hanno tutti questi vantaggi che in molti credono di avere in regime di proroga. Tutte le società sono in mano a fondi di investimento che devono garantire la continuità di esercizio. Per avere una società vendibile e per non far decrescere il suo valore la continuità è uno degli indicatori fondamentali. Il vantaggio del consolidamento grazie a questa proroga 'gratuita' in realtà genera incertezza. E l'incertezza brucia valore, non lo genera".
Tema elezioni: bene andarci subito o no? "Forse meglio la continuità di questo stallo con questo Governo piuttosto che dare un segno di discontinuità cambiando esecutivo. Anche perché, se è vero che ci sono delle responsabilità e il nuovo Governo dovesse rilevare questo danno erariale allora chiederebbe danni ai predecessori. Sono confident che a fine anno si risolverà la situazione prima del freeze elettorale. Per loro cautela sarebbe meglio riaffrontare il problema e risolverlo".
Ancor prima delle elezioni c'è da affrontare la conferenza unificata Stato Regioni: "L'accordo non ci sarà mai all'unanimità dei consensi. Il problema è che questo strumento è stato utilizzato più dal punto di vista politico che per un'effettiva risoluzione. Si assiste ad un dibattito politico gettato in pasto all'opinione pubblica, se il Governo dice A l'altro deve dire B".
Ma potrebbe cambiare tutto, a breve, e grazie all'Europa: "Il Parlamento europeo si sta apprestando allo studio di varie normative di equilibrio dedicate alle imprese. Via limiti territoriali e distanze per favorire la libertà d'impresa e tra i settori compresi ci sarebbe anche il gioco. Se così fosse in autunno potrebbe cambiare davvero tutto", conclude Maurizio Ughi.
IL PUNTO LEGALE DI RODOLFO LA ROSA - Com'è noto, l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha comunicato a tutti i concessionari per la raccolta dei giochi pubblici e delle scommesse in rete fisica la prosecuzione dell'attività di raccolta dei giochi pubblici con la necessità che venga prorogata l'efficacia delle garanzie prestate a copertura delle obbligazioni assunte in favore dell’Agenzia.
Per questo, i concessionari sono stati onerati di trasmettere, entro e non oltre il 30 giugno 2017, un'estensione delle fideiussioni in essere a copertura del periodo di proroga fino al 30 giugno 2018 con possibilità di azioni di recupero fino al 30 giugno 2019.
Quella di cui si parla è la seconda proroga delle concessioni in essere e si è resa necessaria a causa del blocco che si è creato in Conferenza Unificata Stato-Regioni.
In tal modo, lo Stato non ha potuto procedere all'indizione di una procedura aperta, competitiva e non discriminatoria, per l'assegnazione delle concessioni per la raccolta delle scommesse ed sarà (verosimilmente) costretto a disporre l'ennesima proroga.
Tanto premesso, pare opportuno rimarcare che quello della proroga non può costituire uno strumento per allungare ad libitum la durata delle concessioni già assentite. Una condotta del genere si rivelerebbe, infatti, in aperta violazione delle norme, nazionali e comunitarie, a tutela della concorrenza che impongo limiti specifici alla durata delle concessioni e procedure competitive per l'assegnazione.
In tale contesto, la possibilità di assentire una proroga, può unicamente essere legata a contingenze particolari e/o a difficoltà oggettive, come quelle sopra esposte, legate all'assenza degli elementi obiettivamente necessari per l'indizione della nuova gara, ma tale giustificazione rischia di diventare sempre meno credibile in caso di reiterazione del provvedimento di proroga e di allungamento della sua durata.
In altre parole, sarebbe astrattamente ammissibile quella che, nel settore degli appalti pubblici, viene definita proroga tecnica - ossia, disposta esclusivamente in ragione e per il tempo necessario alla conclusione della nuova gara -, mentre sussistono dubbi concreti sulla legittimità di una proroga generica e di lunga durata.
Qualora l'empasse non si sblocchi le proroghe potrebbero essere considerate violative delle norme comunitarie - Direttiva UE/23/2014 - e di quelle nazionali - D. Lgs. 50/2016 - in tema di concessioni con possibile apertura di una procedura di infrazione della Commissione nei confronti dell'Italia.