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Questione territoriale: ecco le proposte sul tavolo della Conferenza unificata

Inviato: 05/05/2016 - 11:17
da scommettitore siracusano
Oggi è il grande giorno per il gioco pubblico: la prima riunione della dell'attesa Conferenza unificata.



Ci siamo. Il 5 maggio è arrivato e il governo incontra oggi per la prima volta i rappresentanti degli enti locali riuniti nella Conferenza unificata per affrontare il delicato tema della regolamentazione del gioco pubblico e del ruolo delle amministrazioni locali, tentando di risolvere quel l'ormai annoso conflitto che abbiamo battezzato su queste pagine con il nome di: Questione territoriale. Oggi si cerca quindi una mediazione tra le diverse posizioni che si registrano tra governo, comuni e regioni. Ovvero, dello stesso Stato nei suoi diversi livelli.
Un risultato da ricercare con estrema urgenza, per via dei troppi verdetti pendenti sui territori (si veda la recente pronuncia di Bolzano o le tante altre in attesa nei vari tribunali) e per fare in modo di bandire le gare pubbliche per il rinnovo delle concessioni del gioco (scommesse e bingo) che dipendono direttamente da questo accordo. Ma non sarà affatto facile, per il governo, trovare la quadratura del cerchio tenendo conto delle varie levate di scudi che si sono susseguite in questi giorni da vari territori, quasi a fare da contraltare a quell'ottimismo che si stava diffondendo negli ultimi giorni rispetto alla materia.
LE POSIZIONI DI GOVERNO ED ENTI - Se i rappresentanti degli enti locali puntano a mantenere alcuni punti specifici che continuano a considerare dei capi saldi della regolamentazione a livello territoriale, come i cosiddetti 'distanziometri' e la disciplina degli orari in capo a regioni e comuni, il governo sa bene che tali strumenti non sono idonei a garantire la libertà di impresa delle aziende concessionarie, ma neppure il raggiungimento degli scopi di tutela dell'ordine pubblico e di salute dei cittadini che gli stessi territorio intenderebbero garantire. Almeno, non come concepiti ed utilizzati fino ad oggi. Per questo, allo scopo di superare le restrizioni di questo tipo già in essere dei territori o, almeno, per calmierarne gli effetti, la proposta che verrà avanzata - in alternativa all'abolizione del principio delle distanze - è quella della creazione di sale da gioco certificate, introducendo cioè dei requisiti per le location specializzate (sale bingo, Vlt, agenzie di scommesse) con delle caratteristiche tali da scongiurare ogni minimo rischio elusione delle regole o distorsione. Prevedendo quindi una formazione specifica del personale, una figura obbligatoria alla porta dei locali per discriminare l'accesso e altri obblighi. L’idea è quindi quella di pensare a forme nuove di certificazione che sottopongano le sale a controlli molto rigorosi, creando un doppio regime: delle sale ‘normali’, che quindi si sottoporranno alle regole previste dagli enti locali sul territorio, e delle sale di ‘livello superiore’ che potranno quindi superare tali imposizioni. Rivedendo però in maniera coerente i luoghi da ritenere "sensibili" accanto ai quali non prevedere nuove sale e le eventuali distanze, perché se appare ragionevole aprire locali di gioco non nelle immediate vicinanze di scuole, in realtà molte regioni hanno incluso tra i luoghi sensibili talmente tante tipologie da espellere completamente il gioco dal territorio (come evidenziato peraltro nel libro ‘La questione territoriale’ che si occupa proprio di questi temi). Il punto di partenza della discussione, però, sarà la riduzione del numero di apparecchi in attività sull’intero nazionale. Da 400 mila arriveremo a 265mila, calcolando il numero riferito al 31 luglio 2015, che non si tratta soltanto di una promessa, ma di un fatto, messo già nero su bianco dalla Legge di Stabilità per il 2016. Per raggiungere questo obiettivo l’idea del governo è quella di qualificare l’offerta in bar e tabacchi, per esempio riducendo il numero di macchine, fissando un numero massimo di apparecchi da ospitare nei locali e introducendo una nuova generazione di slot da remoto che promettono di ridurre rischi di alterazione. Mantenendo però le caratteristiche di puntata e vincita ‘light’ delle attuali new slot e senza pensare a una rivisitazione al rialzo dei parametri delle macchine. Anche sugli orari di esercizio dei giochi, la partita appare aperta e tutt'altro semplice da giocare, con l'ipotesi di prevedere un 'minimo garantito' come orario giornaliero di attività e lasciando una discrezionalità –e, quindi, una autonomia - agli amministratori locali di disciplinare gli orari. In questo modo si potrebbe riuscire a tenere conto della sensibilità diffusa nel territorio a che gli enti locali sanno interpretare, assicurando però una corretta gestione del mercato del gioco in un’ottica di miglioramento e di progressiva bonifica.

ATTESA PER LE GARE - Intanto, mentre la politica prende tempo, dal comparto dei giochi arrivano le prime pressioni dai diversi soggetti che attendono da tempo le gare per le nuove concessioni. In particolare - secondo quanto apprende GiocoNews.it – sarebbero giunte sul tavolo del governo e dei Monopoli tre diverse diffide che solleciterebbero la conferenza unificata sui giochi e la conseguente emanazione della gara, denunciando l’impossibilità di entrare sul mercato italiano del betting, per una nuova forma di potenziale discriminazione che, non a caso, è stata evidenziata al Legislatore anche dal ‘solito’ bookmaker Stanleybet. Nonostante la proroga delle attuali concessioni sia praticamente scontata, in caso di slittamento dei lavori della conferenza unificata, essendo già scritta nella Legge di Stabilità, per i Monopoli di Stato ogni decisione potrà essere presa soltanto dopo la giornata di oggi, una volta conosciuto l’esito del tavolo di confronto tra governo ed enti locali.

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