Articolo Totoguida Scommesse: del 5 Febbraio 2016: Sui sequestri dei CTD si segue ormai la circolare Stanleybet.
Inviato: 09/02/2016 - 15:52
Articolo Totoguida Scommesse: Sui sequestri dei CTD si segue ormai la circolare Stanleybet.
Dopo anni di accesi scontri, Ministero degli Interni e Monopoli hanno cambiato rotta sui sequestri dei CTD e, di fatto, hanno sposato la linea di Stanleybet. In pratica, solo alcuni anni fa le Amministrazioni imponevano ad agenti e funzionari di sequestrare immediatamente le agenzie parallele, e poi trasmettere le carte al giudice per la convalida.
Adesso invece chi effettua un controllo si deve limitare ad un’attività di monitoraggio sui Centri, e a inviare una segnalazione all’autorità giudiziaria. Sarà poi quest’ultima a disporre – eventualmente – il sequestro.
«Alcuni mesi fa, dipendenti dei Monopoli e anche le Forze dell’Ordine hanno condotto un’operazione piuttosto ampia sui CTD. Ma ormai queste attività sono ridotte all’essenziale, non vengono più svolte in maniera sistematica» ci spiegano fonti sindacali dei Monopoli. Una situazione su cui ha influito la fase di transizione che – tra le sanatorie e la gara del 2016 – sta affrontando il mercato. Ma hanno avuto il loro peso anche le diffide con cui Stanley accoglie chi effettua un controllo (vedi TS n° 8 del 29 gennaio).
«Il normale funzionario dell’Adm evita di effettuare controlli. Invece di andare di persona, invia dei questionari ai centri, e questi devono dichiarare l’attività che svolgono e i giochi che offrono» ci spiegano ancora. Alcuni uffici regionali dell’Agenzia avevano chiesto maggiori tutele contro le richieste di risarcimento, ma le garanzie non sono state sufficienti: «L’Adm mette a disposizione l’Avvocatura di Stato, ma se il dipendente perde la causa, il risarcimento del danno lo deve pagare lui, non l’Amministrazione».
Il risultato è che «Ormai sono rimasti solo i dirigenti a assumersi un simile onere», ma chiaramente i dirigenti da soli non possono passare al setaccio l’intera rete parallela.
Il dietrofront del Viminale è invece nero su bianco, testimoniato da alcune circolari interne inviate alle Questure, o ai comandi di Polizia che TS ha potuto visionare. Nel 2009 il Ministero usa il pugno di ferro e ribadisce che i CTD devono essere indagati per raccolta illegale di scommesse.
E ribadisce l’indirizzo che ha sempre seguito, quello di «proseguire nell’attività di contrasto al fenomeno, attivando i provvedimenti inibitori ed attivando le procedure sanzionatorie previste per legge».
Un anno dopo, siamo quindi nel 2010 – Stanley intraprende già le prime azioni civili contro gli agenti che effettuano i sequestri, e chiede che nei suoi confronti la norma penale sulla raccolta illecita di scommesse non venga applicata – il Viminale reagisce con forza. La Cassazione ha da poco rinviato alla Corte di Giustizia Europea la norma sulla raccolta illecita di scommesse, ma il Ministero la difende fermamente. Fino a quando non viene abrogata, oppure non viene dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale, o contraria al diritto comunitario dalla Corte di Giustizia Europea, la richiesta di disapplicarla è «priva di fondamento».
E quindi bolla come intimidatorio l’atteggiamento del bookmaker e avverte che la compagnia può essere processata per resistenza a pubblico ufficiale. Ancora, facendo proprio un parere dell’Avvocatura Distrettuale di Catanzaro, rassicura gli agenti che hanno subìto le prime citazioni in giudizio: «l’attività provvedimentale asseritamente illegittima rimane imputabile alla Pubblica Amministrazione».
In sostanza, la Stanley eventualmente in giudizio dovrebbe chiamare il Ministero e non gli agenti. Peraltro nel giudizio di Ostia – che ha preso il via proprio in quel periodo – è avvenuto esattamente il contrario.
Il tono cambia radicalmente in una terza circolare, del febbraio 2015, è della Questura di Roma, ma prende spunto da una comunicazione del Ministero.
Nel frattempo è entrata in vigore la Stabilità del 2015 che ha lanciato una sanatoria per i CTD, ma ha anche dettato una sorta di disciplina per i centri che non aderiscono. Questi ultimi devono comunicare i propri dati alla Questura competente e – tra i vari obblighi – non possono offrire scommesse che non siano inserite nel palinsesto dell’Adm, o pagare vincite superiori ai 10mila euro, e ancora non possono istallare slot. La Questura ribadisce ancora una volta che questi Centri commettono il reato di raccolta illecita di scommesse, ma esclude tassativamente «il potere dell’Autorità di Polizia di interrompere l’attività di raccolta delle scommesse, neppure in via cautelare».
E qui si chiude l’era dei sequestri, perché – e lo hanno confermato alcuni bookmaker paralleli – da un anno a questa parte i centri vengono controllati, magari meno di un tempo, ma in ogni caso poi continuano a operare come se nulla fosse. Viene da pensare però che, sia con l’iter che si seguiva anni fa, sia con l’attuale, la parola finale spetta ai giudici. Eppure, il fatto che i poliziotti non mettano più i sigilli, ma si limitino a trasmettere un’informativa all’autorità giudiziaria – appunto il modello che da tempo chiede Stanleybet – ha fatto inceppare il meccanismo.
Abbiamo chiesto a Flavio Tuzi, segretario nazionale del sindacato della Polizia di Stato Anip Italia Sicura, cosa cambi in concreto, tra le due procedure.
«Fino al 2014 – ci spiega – i poliziotti identificavano le persone e le denunciavano in stato di libertà per raccolta illegale di scommesse. Quindi si procedeva al sequestro del locale e delle apparecchiature di gioco. A quel punto i verbali venivano mandati all’Autorità Giudiziaria che entro 48 ore doveva convalidare il sequestro. E quello di norma convalidava ».
La procedura variava a seconda del sequestro effettuato, e dell’autorità che lo disponeva, in genere la questione finiva di fronte al Tribunale della libertà, oggi Tribunale del Riesame: «Il bookmaker doveva impugnare il sequestro – un tempo di fronte – ma a quel punto passavano mesi, e intanto il centro restava chiuso», spiega
ancora Tuzi. «Oggi i poliziotti identificano il responsabile del centro e effettuano una serie di verifiche, ma non effettuano né denuncia né sequestro. Tornano in ufficio e riferiscono all’Autorità Giudiziaria. Sarà questa che poi emetterà un decreto con cui dispone il sequestro, se ritiene che sussistano i presupposti».
Tra l’ispezione e il sequestro è plausibile che passino mesi: «Senza il sequestro delle Forze dell’Ordine, la vicenda non ha più carattere di urgenza e viene trattata seguendo i tempi e le priorità degli altri casi».
Interpellati, Ministero degli Interni e Monopoli non danno spiegazioni sul dietrofront, e non chiariscono se e quando i sequestri riprenderanno. Tuzi, dal canto suo, non nasconde che questa attività doveva essere interrotta prima: «Il Viminale ha mantenuto la stessa linea, nonostante le sentenze della Corte di Giustizia, e i dubbi dei magistrati italiani.
Ed è servita la Legge di Stabilità del 2015 perché cambiasse orientamento».
Intanto, in questi anni «il personale di Polizia non è stato minimamente tutelato dall’Amministrazione che ha continuato a ordinare i sequestri anche dopo le prime azioni legali di risarcimento».
Dopo anni di accesi scontri, Ministero degli Interni e Monopoli hanno cambiato rotta sui sequestri dei CTD e, di fatto, hanno sposato la linea di Stanleybet. In pratica, solo alcuni anni fa le Amministrazioni imponevano ad agenti e funzionari di sequestrare immediatamente le agenzie parallele, e poi trasmettere le carte al giudice per la convalida.
Adesso invece chi effettua un controllo si deve limitare ad un’attività di monitoraggio sui Centri, e a inviare una segnalazione all’autorità giudiziaria. Sarà poi quest’ultima a disporre – eventualmente – il sequestro.
«Alcuni mesi fa, dipendenti dei Monopoli e anche le Forze dell’Ordine hanno condotto un’operazione piuttosto ampia sui CTD. Ma ormai queste attività sono ridotte all’essenziale, non vengono più svolte in maniera sistematica» ci spiegano fonti sindacali dei Monopoli. Una situazione su cui ha influito la fase di transizione che – tra le sanatorie e la gara del 2016 – sta affrontando il mercato. Ma hanno avuto il loro peso anche le diffide con cui Stanley accoglie chi effettua un controllo (vedi TS n° 8 del 29 gennaio).
«Il normale funzionario dell’Adm evita di effettuare controlli. Invece di andare di persona, invia dei questionari ai centri, e questi devono dichiarare l’attività che svolgono e i giochi che offrono» ci spiegano ancora. Alcuni uffici regionali dell’Agenzia avevano chiesto maggiori tutele contro le richieste di risarcimento, ma le garanzie non sono state sufficienti: «L’Adm mette a disposizione l’Avvocatura di Stato, ma se il dipendente perde la causa, il risarcimento del danno lo deve pagare lui, non l’Amministrazione».
Il risultato è che «Ormai sono rimasti solo i dirigenti a assumersi un simile onere», ma chiaramente i dirigenti da soli non possono passare al setaccio l’intera rete parallela.
Il dietrofront del Viminale è invece nero su bianco, testimoniato da alcune circolari interne inviate alle Questure, o ai comandi di Polizia che TS ha potuto visionare. Nel 2009 il Ministero usa il pugno di ferro e ribadisce che i CTD devono essere indagati per raccolta illegale di scommesse.
E ribadisce l’indirizzo che ha sempre seguito, quello di «proseguire nell’attività di contrasto al fenomeno, attivando i provvedimenti inibitori ed attivando le procedure sanzionatorie previste per legge».
Un anno dopo, siamo quindi nel 2010 – Stanley intraprende già le prime azioni civili contro gli agenti che effettuano i sequestri, e chiede che nei suoi confronti la norma penale sulla raccolta illecita di scommesse non venga applicata – il Viminale reagisce con forza. La Cassazione ha da poco rinviato alla Corte di Giustizia Europea la norma sulla raccolta illecita di scommesse, ma il Ministero la difende fermamente. Fino a quando non viene abrogata, oppure non viene dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale, o contraria al diritto comunitario dalla Corte di Giustizia Europea, la richiesta di disapplicarla è «priva di fondamento».
E quindi bolla come intimidatorio l’atteggiamento del bookmaker e avverte che la compagnia può essere processata per resistenza a pubblico ufficiale. Ancora, facendo proprio un parere dell’Avvocatura Distrettuale di Catanzaro, rassicura gli agenti che hanno subìto le prime citazioni in giudizio: «l’attività provvedimentale asseritamente illegittima rimane imputabile alla Pubblica Amministrazione».
In sostanza, la Stanley eventualmente in giudizio dovrebbe chiamare il Ministero e non gli agenti. Peraltro nel giudizio di Ostia – che ha preso il via proprio in quel periodo – è avvenuto esattamente il contrario.
Il tono cambia radicalmente in una terza circolare, del febbraio 2015, è della Questura di Roma, ma prende spunto da una comunicazione del Ministero.
Nel frattempo è entrata in vigore la Stabilità del 2015 che ha lanciato una sanatoria per i CTD, ma ha anche dettato una sorta di disciplina per i centri che non aderiscono. Questi ultimi devono comunicare i propri dati alla Questura competente e – tra i vari obblighi – non possono offrire scommesse che non siano inserite nel palinsesto dell’Adm, o pagare vincite superiori ai 10mila euro, e ancora non possono istallare slot. La Questura ribadisce ancora una volta che questi Centri commettono il reato di raccolta illecita di scommesse, ma esclude tassativamente «il potere dell’Autorità di Polizia di interrompere l’attività di raccolta delle scommesse, neppure in via cautelare».
E qui si chiude l’era dei sequestri, perché – e lo hanno confermato alcuni bookmaker paralleli – da un anno a questa parte i centri vengono controllati, magari meno di un tempo, ma in ogni caso poi continuano a operare come se nulla fosse. Viene da pensare però che, sia con l’iter che si seguiva anni fa, sia con l’attuale, la parola finale spetta ai giudici. Eppure, il fatto che i poliziotti non mettano più i sigilli, ma si limitino a trasmettere un’informativa all’autorità giudiziaria – appunto il modello che da tempo chiede Stanleybet – ha fatto inceppare il meccanismo.
Abbiamo chiesto a Flavio Tuzi, segretario nazionale del sindacato della Polizia di Stato Anip Italia Sicura, cosa cambi in concreto, tra le due procedure.
«Fino al 2014 – ci spiega – i poliziotti identificavano le persone e le denunciavano in stato di libertà per raccolta illegale di scommesse. Quindi si procedeva al sequestro del locale e delle apparecchiature di gioco. A quel punto i verbali venivano mandati all’Autorità Giudiziaria che entro 48 ore doveva convalidare il sequestro. E quello di norma convalidava ».
La procedura variava a seconda del sequestro effettuato, e dell’autorità che lo disponeva, in genere la questione finiva di fronte al Tribunale della libertà, oggi Tribunale del Riesame: «Il bookmaker doveva impugnare il sequestro – un tempo di fronte – ma a quel punto passavano mesi, e intanto il centro restava chiuso», spiega
ancora Tuzi. «Oggi i poliziotti identificano il responsabile del centro e effettuano una serie di verifiche, ma non effettuano né denuncia né sequestro. Tornano in ufficio e riferiscono all’Autorità Giudiziaria. Sarà questa che poi emetterà un decreto con cui dispone il sequestro, se ritiene che sussistano i presupposti».
Tra l’ispezione e il sequestro è plausibile che passino mesi: «Senza il sequestro delle Forze dell’Ordine, la vicenda non ha più carattere di urgenza e viene trattata seguendo i tempi e le priorità degli altri casi».
Interpellati, Ministero degli Interni e Monopoli non danno spiegazioni sul dietrofront, e non chiariscono se e quando i sequestri riprenderanno. Tuzi, dal canto suo, non nasconde che questa attività doveva essere interrotta prima: «Il Viminale ha mantenuto la stessa linea, nonostante le sentenze della Corte di Giustizia, e i dubbi dei magistrati italiani.
Ed è servita la Legge di Stabilità del 2015 perché cambiasse orientamento».
Intanto, in questi anni «il personale di Polizia non è stato minimamente tutelato dall’Amministrazione che ha continuato a ordinare i sequestri anche dopo le prime azioni legali di risarcimento».