Da dove nasce questo comma?
Ad ottobre era uscito questo articolo su Gioco News:
http://www.gioconews.it/scommesse/66-ge ... -in-italia Scommesse, tra Totem e Ctd il Far West del gioco legale in Italia
(In grassetto le parti dell'articolo che interessano il nostro COMMA)
Creato Sabato, 24 Ottobre 2015 10:13
Data pubblicazione
Scritto da Francesca Mancosu
Inchiesta di Gioco News sul 'fenomeno' totem e Ctd in Italia. In attesa della legge di Stabilità 2016 che contiene nuove misure in materia.
La ‘sanatoria’ decisa dalla legge di Stabilità 2015 sta davvero debellando la piaga dei centri trasmissione dati che raccolgono scommesse per conto di bookmaker esteri? E che ne è dei totem, nuova indefinita frontiera del gioco illegale? In attesa dell’arrivo in Senato della legge di Stabilità 2’16, che contiene nuove misure in materia, Gioco News fa il punto della situazione in un'inchiesta a tutto campo che mette a confronto gli ultimi dati forniti dalla Guardia di Finanza con la posizione della giurisprudenza. Senza dimenticare il punto di vista degli operatori del settore e dei Comuni, che chiedono un ulteriore accelerazione della riforma dei giochi.
I CONTROLLI DELLA FINANZA - I dati raccolti dalla Guardia di Finanza in merito alla repressione dell’offerta illegale di scommesse delineano uno scenario di illegalità ancora fortemente diffusa sul territorio nazionale. E, probabilmente, in maniera anche più incisiva rispetto al passato.
Stando alle cifre fornite dal Comando Generale della Guardia di Finanza: "Nel 2014 il Corpo ha svolto 1.494 interventi, a seguito dei quali sono stati denunciati all’autorità giudiziaria 1.621 soggetti e sottoposti a sequestro 3.116 punti clandestini di raccolta scommesse, mentre nei primi otto mesi del 2015 sono stati eseguiti 537 interventi, con la denuncia di 488 soggetti e il sequestro di 1.057 punti clandestini di raccolta scommesse". Numeri e sequestri in netta crescita, sanatoria permettendo, se si confrontano con quelle presenti nel rapporto annuale 2013, dove si parla di "1934 punti clandestini di raccolta scommesse e di 2.035 apparecchi sequestrati, con 10.171 soggetti verbalizzati su 9471 interventi totali. Le violazioni riscontrate sono 3.545 mentre gli interventi con contestazioni sono 3.425". L’irregolarità più diffusa risultava essere "la raccolta abusiva di scommesse sportive mediante agenzie del tutto clandestine, anche per conto di allibratori esteri privi di autorizzazione, o mediante l’installazione dei cosiddetti totem”. Di sicuro, i controlli aumenteranno in questi ultimi mesi del 2015, come preannunciato anche dalla stessa Agenzia delle dogane e dei monopoli, secondo quanto si legge nella nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2015 approvato a fine settembre dal Consiglio dei ministri, che li condurrà assieme con Carabinieri, Polizia di Stato e Siae, oltre che con la Guardia di finanza. Per quanto riguarda i numeri relativi all'adesione alla regolarizzazione per emersione contenuta nella legge di Stabilità 2015, i dati dell’Adm sono fermi ai circa 2.200 soggetti indicati la scorsa primavera, sui 7mila che operano senza la doppia prevista autorizzazione prescritta dalla legge e al di fuori del totalizzatore nazionale censiti dal governo. Per conoscere quelli definitivi bisognerà aspettare la pubblicazione del cosiddetto 'Libro blu' sui dati sulla raccolta dei giochi, nel maggio del 2016. Nel frattempo, però, bisognerà vedere cosa ne sarà della rete.
LE DISTORSIONI DEL BETTING - "Al momento, alla sanatoria hanno aderito meno della metà dei Ctd tra quelli stimati come attivi alla data dell'approvazione della legge. Anche ipotizzando una nuova opportunità di regolarizzazione con la prossima legge di Stabilità, non sembra ad oggi prefigurabile la rinuncia all'attività di raccolta delle scommesse in rete fisica in territorio italiano tramite la modalità operativa del centro trasmissione dati da parte di società con sede a Malta ovvero in altri Paesi a fiscalità e operatività vantaggiosa", sottolinea Chiara Sambaldi, legale ed esperta di betting. "È noto che, ad esempio, a Malta le licenze rilasciate alle società operanti in Italia tramite Ctd abilitano alla raccolta online e non in rete fisica. I Ctd sono di fatto una rete fisica anche se la modalità di conclusione del contratto di scommessa li configura come intermediari e non assumenti il rischio imprenditoriale connesso alla scommessa. L'idea è geniale da un punto di vista commerciale tenuto conto dell'inefficacia del sistema sanzionatorio italiano e dell'incertezza del diritto nazionale in un contesto di interferenza con il diritto europeo. L'Operazione Gambling condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha confermato che Il sistema operativo che utilizza reti di Ctd, proprio per le sue caratteristiche intrinseche, si presta ad essere mutuato dalla criminalità organizzata anche per finalità di riciclaggio del denaro di provenienza illecita. La propensione a 'riciclarsi' dei gestori dei Ctd, nel senso di persistere nella raccolta delle scommesse in qualità di intermediari mutando l'operatore estero di riferimento, si è registrata anche all'esito delle misure adottate nei confronti dei punti collegati alle società maltesi coinvolte nella operazione Gambling. Negli ultimi mesi ho visionato almeno una decina, ma saranno evidentemente di più, di marchi riconducibili a società estere non concessionarie operanti tramite Ctd e non aderenti alla regolarizzazione fiscale per emersione". Un fenomeno abusivo senza dubbio incentivato "dall'incertezza determinatasi con la mancata approvazione del decreto di riordino in attuazione della Legge Delega, considerato che la bozza circolata conteneva, tra le altre, l'innalzamento della pena massima per il reato di cui all'art 4 della Legge 401/89, con conseguente facoltà rimessa al pubblico ministero di disporre misure cautelari personali a carico dei gestori dei centri abusivi. Vedremo se queste misure saranno replicate nei prossimi interventi normativi. In ogni caso la norma penale di riferimento, che risale al 1989 ed è stata successivamente ripetutamente integrata, necessiterebbe una razionalizzazione complessiva al fine di consentire all'interprete di individuare con chiarezza e facilità le singole fattispecie sanzionate", sottolinea Sambaldi. Nell'attesa, la regolarizzazione fiscale per emersione sembra aver incrementato le distorsioni imponendo ai concessionari esistenti la convivenza con esercizi regolarizzati che, salvo il versamento dell'imposta, continuano sostanzialmente ad operare con le medesime modalità di prima e quindi offrendo una scommessa che può risultare più allettante per i clienti scommettitori. Sono state riscontrate diverse irregolarità anche nei centri aderenti alla regolarizzazione fiscale che ad oggi risultano raccogliere scommesse per importi inferiori a due euro e con vincite superiori a 10mila, fatto non consentito ai concessionari autorizzati e neanche ai centri non autorizzati che non hanno aderito al condono previsto dalla Stabilità 2015 per quanto riguarda il divieto di raccolta di scommesse che consentono vincite superiori a 10mila euro.
Altro problema sono i totem, trovati dalle forze dell'ordine dalle forze dell'ordine ma non sanzionati per mancanza di una normativa univoca sull'argomento. "Anche l'utilizzo di questo tipo di apparecchi all'interno degli esercizi pubblici dovrebbe trovare una chiara disciplina sanzionatoria almeno in via amministrativa, che ad oggi inspiegabilmente manca. Le leggi regionali, approvate con il fine di contrastare i fenomeni ludopatici tramite limitazioni imposte al gioco pubblico, hanno indubbiamente aggravato gli squilibri del mercato del betting laddove le previsioni restrittive, ad esempio, trovano applicazione per gli esercizi di raccolta scommesse autorizzati e non per quelli non autorizzati i quali pare si collochino in una sorta di limbo amministrativo giacché di pertinenza esclusiva dell'autorità giudiziaria penale. È essenziale la ricerca di un punto di equilibrio nel riparto delle competenze regolatorie e sanzionatorie tra Stato centrale ed enti locali che tenga conto dell'imprescindibile necessità di un raccordo di natura operativa tra le istituzioni interessate al fine di evitare distorsioni ulteriori rispetto a quelle che il comparto ha vissuto fino ad oggi", conclude l'avvocato. L'AUMENTO DEI TOTEM - A fornire uno sguardo concentrato proprio sulla diffusione dei totem è l'avvocato Andrea Strata, esperto della tematica. "La diffusione dei totem è stata recentemente riscontrata proprio nei territori interessati da provvedimenti restrittivi in materia di gioco (ad es. Trento e Bolzano e, tra le regioni, Lazio, Lombardia, Toscana, Liguria, Emilia Romagna, Abruzzo, Puglia e Friuli Venezia Giulia). Per fare un esempio concreto, l'Acadi - Associazione concessionari apparecchi da intrattenimento ha effettuato una rilevazione all’interno dei punti vendita della provincia di Bolzano che, in seguito all’entrata in vigore della legge regionale numero 17/2012, si sono visti costretti a rimuovere gli apparecchi Awp. Dai risultati di tale rilevazione è emerso che su un totale di 142 Awp rimosse sono stati installati ben 60 totem irregolari (con un tasso di sostituzione del 42,3 percento). Il fenomeno merita, senza dubbio, particolare attenzione anche perché riguarda prevalentemente i punti vendita cosiddetti 'generalisti' (come i bar, luoghi accessibili a minori e soggetti vulnerabili, per i quali, quindi, vengono meno tutte le tutele e le garanzie che la vigente normativa prescrive in tema di gioco legale). I totem, sfuggendo alla normativa di settore, eludono le regole previste a tutela dei giocatori ludopatici e delle fasce di popolazione più a rischio, non prevedendo tutta una serie di misure quali, per esempio, il divieto di ingresso ai minori e le prescrizioni di cui al Decreto Balduzzi (esposizione delle etichette, l’esposizione del regolamento di gioco e delle probabilità di vincita, ecc.)", sottolinea il legale. Ma, forse, una soluzione alla questione è possibile. "A mio avviso, occorre in primo luogo prendere piena contezza che l’ineludibile finalità della tutela dei soggetti deboli e della convivenza civile, se perseguita unicamente a livello locale, al di fuori di un quadro normativo unitario di riferimento, finisce inevitabilmente per avere uno sviluppo disomogeneo, che genera effetti distorsivi e controproducenti. In realtà, mi sembra di poter dire che il legislatore fosse ben consapevole di quanto detto sopra, posto che l’articolo 14, comma 2, della Delega Fiscale stabilisce di 'introdurre e garantire l’applicazione di regole trasparenti e uniformi nell’intero territorio nazionale in materia di titoli abilitativi all’esercizio dell’offerta di gioco, di autorizzazioni e di controlli', arrivando a prevedere la 'introduzione, anche graduale, del titolo abilitativo unico all’esercizio di offerta di gioco', nell’ottica di una 'razionalizzazione territoriale della rete di raccolta del gioco'. Basterebbe attenersi a tali indicazioni fornite dal legislatore, che, giova ricordarlo, ha ribadito 'la riserva allo Stato della definizione delle regole necessarie per esigenze di ordine e sicurezza pubblica'. Dal punto di vista tecnico-normativo, concordo con quanto riferito da Acadi con lo studio sopra citato, in merito all’opportunità di prevedere uno specifico divieto di riproduzione delle grafiche e delle meccaniche di gioco tipiche dell’offerta legale (giochi a rullo, giochi di carte, giochi numerici a quota fissa e a totalizzatore, nonché scommesse), a prescindere dalla presenza o meno della vincita in denaro". I DUBBI DEGLI OPERATORI - "Per ora non abbiamo visto grandi differenze nel numero dei Ctd 'legali' presenti sul territorio. Probabilmente, la maggior parte saranno pronti ad entrare in rete con l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ed avere l'autorizzazione alla vendita entro la fine del 2015". Il punto di vista è quello di Maurizio Ughi, amministratore unico di Obiettivo 2016, che grazie alla segnalazione degli operatori raccolti con la campagna #tuttiinsieme, finora (al 24 settembre 2015, ndr) ha censito 4904 punti scommesse della rete non autorizzata, contro i 7389 autorizzati della rete Adm. "Si potrà davvero avere un quadro della situazione solo quando i "grandi operatori saranno sanati e collegati: a quel punto ci sarà uguaglianza contrattuale nei confronti dello Stato. Tutti i negozi saranno uguali per prodotti e modalità di vendita. Ci deve essere un'unica regola, o tutti sotto il controllo statale o tutti fuori. Meglio la prima opzione, ovviamente, perché il bollino dello Stato tutela l'immagine dei giochi o delle scommesse, ma se non si riesce a gestire il monopolio perché lo Stato non ce la fa a controllare quelli che evadono meglio che si passi tutti a chiedere il titolo autorizzativo anziché quello concessorio". Per Ughi però il vero nodo non è tanto la sanatoria dei Ctd quanto l'atteso riordino dei giochi, che finalmente veda al tavolo di chi decide anche i Comuni, finora esclusi. "Sarebbe più saggio confrontarsi con l'Anci e cercare di ascoltare le loro esigenze, sostenendo i costi di sorveglianza per il contrasto al gioco patologico e illegale, e soprattutto riconoscendo parte delle entrate derivanti dal gioco direttamente ai Comuni. D'altronde, l'attività preventiva può essere condotta solo localmente, da chi conosce davvero il territorio da vicino e ha interesse a proteggerlo in maniera profonda. I Comuni (e le Regioni) finora non hanno chiesto soldi, si sono barricati ognuno dietro le proprie posizioni, ìn qualche modo minando la riserva di Stato con regolamenti e leggi locali. Hanno fatto vedere che, se vogliono, a suon di cerchi sulla mappa e limitazioni orarie non fanno aprire neppure un punto vendita. Quindi, urge un accordo fra enti locali e Governo centrale anche per mettere un freno all'illegalità, che approfitta di questa situazione".
Un quadro analogo è dipinto da Domenico Distante, vicepresidente vicario Sapar e presidente della delegazione Puglia, regione che nel 2013 ha varato una delle leggi sul gioco più restrittive d'Italia, con un distanziometro di 500 metri. "Nonostante la normativa vigente, e nonostante la sanatoria prevista dalla Stabilità 2015, le segnalazioni di Ctd e totem sul nostro territorio sono aumentate. L'eliminazione pressoché totale del gioco legale ha favorito la proliferazione di quello illegale. Ben venga un condono dei Ctd, ma continua a mancare una norma ad hoc per i totem, che comprenda una definizione chiara e sanzioni certe. Per questo tipo di apparecchi non sono messi nero su bianco i requisiti e le autorizzazioni necessarie, quindi neppure le forze dell'ordine sanno cosa fare quando ne trovano uno in un locale. Anche per questo motivo va accelerata la riforma dei giochi, facendo definitivamente fuori chi non rispetta le regole".
I COMUNI, LA VIA AMMINISTRATIVA - "La competenza degli accertamenti sulla legittimità dei Centri trasmissione dati spetta ai Monopoli e alla Guardia di Finanza, solo a loro. Il Comune non può esercitare un controllo diretto, può intervenire solo in caso di violazioni di carattere amministrativo, e la polizia municipale può fare contravvenzioni solo su violazioni edilizie, igienico-sanitarie. Altrimenti sarebbero impugnabili". La posizione del Comune di Napoli, espressa da Alfonso Sperandeo dell'Assessorato al Lavoro e attività produttive, è uguale a quella di tanti enti locali italiani, che per il momento possono limitarsi ad agire solo con i famosi regolamenti sugli orari e fissando le distanze dei locali in cui si gioca dai cosiddetti 'luoghi sensibili'. "Il Comune, in caso di reiterazione delle violazioni, ad esempio sul numero degli apparecchi consentiti, può arrivare al ritiro dell'autorizzazione e alla chiusura dell'esercizio. Sono le uniche azioni che la legge ci permette. Abbiamo chiesto all'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di intensificare i controlli sugli esercizi pubblici, ad esempio in merito all'esposizione delle locandine dell'Asl che informano sui rischi del gioco patologico". Una via scelta anche dall'amministrazione di Reggio Emilia, che nel mese di agosto ha avviato una serie di controlli nei Centri trasmissione dati per capire se rispettino la normativa urbanistica comunale che richiede una specifica destinazione d’uso dei locali, definita B17, che vincola l’apertura dei locali con 'attività ludico-ricreativa' solo nelle zone industriali. A fine settembre poi Reggio Emilia ha rafforzato questa linea di intervento, stabilendo che spetterà al Consiglio comunale avere l'ultima parola sull'insediamento di nuove sale scommesse, di volta in volta. Tutto questo è possibile grazie all'approvazione di una delibera che istituisce una variante al Piano strutturale comunale (Psc), in base alla quale viene demandato alla programmazione del Piano operativo comunale (Poc), l'apertura di nuove attività ludicoricreative con 'problematiche d’impatto', sale gioco, sale scommesse e Ctd compresi. La battaglia, almeno su questo fronte, è quindi destinata a continuare. Fino a quando il Governo non stabilirà nuove regole per tutti.