Gambling. La ricostruzione del SISTEMA destito da "Marioliono Gennaro" dal racconto di uno dei principali indagati.
Inviato: 27/11/2015 - 13:55
Gambling, "Lillo poker" va ai domiciliari
Uno dei principali indagati dell'inchiesta esce dal carcere. Il racconto di Pasquale Chirico Pratticò ha permesso di ricostruire il sistema gestito da "Mariolino" Gennaro. Che organizzava eventi con il patrocinio del Comune di Reggio al tempo di Scopelliti
Giovedì, 26 Novembre 2015 17:25 Pubblicato in Cronaca
Fonte: corrieredellacalabria.it/index.php/cronaca/item/40520-gambling,-lillo-poker-va-ai-domiciliari/40520-gambling,-lillo-poker-va-ai-domiciliari
REGGIO CALABRIA Passa dal carcere ai domiciliari Pasquale Chirico Pratticò, meglio conosciuto come "Lillo Poker", fra i principali indagati del procedimento Gambling, scaturito dall'inchiesta che ha svelato come le 'ndrine abbiano trasformato una serie di società di giochi online in gigantesche lavatrici, usate dal clan Tegano per ripulire il denaro sporco.
Il gip Karin Catalano, ha accolto l'istanza dell'avvocato Giovanni De Stefano, che per il suo assistito aveva chiesto la scarcerazione, o in subordine i domiciliari, sia per ridimensionate esigenze cautelari, sia per gravi problemi familiari. Un'istanza accolta dal gip, che probabilmente ha valutato in maniera positiva anche l'atteggiamento di "Lillo poker", che fin dal principio non si è sottratto né alle sue domande, né a quelle del pm Stefano Musolino.
Laureato in medicina, ma per sua stessa ammissione giocatore di poker professionista, Pratticò non è nato uomo di 'ndrangheta e – sostiene – pur essendo stato cosciente di vivere sull'orlo dell'illegalità, non si è mai sentito un mafioso. Al massimo – dice quasi con candore al pm Stefano Musolino che lo interroga – un furbetto, un evasore, uno in grado di truffare gli Stati in cui per anni ha vissuto, giocando su tavoli formalmente inesistenti, ma che facevano girare milioni. E tramite i quali – dice la Procura – si lavavano milioni, grazie a chi come Mario Gennaro ha capito di poter trasformare quella malattia per il gioco che affligge molti, in un business doppiamente redditizio e sicuro. Un sistema di cui Pratticò ha parlato in dettaglio con i magistrati.
«Mario Gennaro – dice l'indagato – mi è stato presentato da un mio amico che si chiama Natale Barillà, Natale Barillà lo conoscevo, perché io ero fidanzato con un altro imputato in questo processo, che è l'avvocato VT, frequentavamo il Fronte della gioventù, lei era una militante, Natale frequentava il Fronte della gioventù». L'uomo dice di non essere bravo con le date, non ricorda con precisione l'anno in cui il primo contatto sarebbe avvenuto. Riesce solo a dire che «io avrò avuto tra i 27 e i 28 anni, si parla di 8 anni fa, più o meno».
AMICIZIE AL TAVOLO VERDE Del resto, da anni Natale Barillà è un personaggio noto a Reggio Calabria. Storico presidente del comitato provinciale dell'Asi (Associazioni sportive e sociali italiane), ente di promozione sportiva riconosciuto dal Coni, Barillà è considerato molto vicino a Tino Scopelliti, fratello dell'ex sindaco ed ex governatore della Calabria, Giuseppe. Per l'indagato è un soggetto «che lavora al gruppo regionale di Alberto Sarra, anche se era uno che era sempre stato (inc.) Scopelliti».
Né Barillà né Scopelliti sono allo stato indagati, eppure proprio lo storico presidente del comitato dell'Asi sembra aver svolto un ruolo. A svelarlo è Pratticò, che ai magistrati racconta: «Incontrai Natale al primo torneo di Texas Hold'em di poker che si svolse in Italia al Casinò di Venezia in compagnia di Tino Scopelliti, il fratello dell'ex sindaco, e gli mostrai questo gioco che lui non conosceva, perché loro stavano semplicemente giocando al casinò».
Ma i rapporti non si sarebbero conclusi là, perché «Natale nei giorni successivi iniziò (...) a frequentare il circolo che noi avevamo fondato, io tra l'altro rivestivo la carica per la Calabria del rappresentate della associazione di Texas Hold'em, che stava cercando di far riconosce il gioco a livello legale in Italia, con gli organi competenti».
IL TRUCCHETTO DEL PUNTOCOM Una frequentazione che avrebbe permesso di cementare il rapporto tanto da far sentire "Lillo poker" in condizioni di chiedere «al signor Barillà di un sito che stavo aprendo in giro, non viene menzionato precisamente questo sito, si chiama Goldbet Poker, se poteva trovare qualcuno che mi potesse far giocare, in quanto io ero già un giocatore, giocavo da anni su siti... sto parlando, praticamente, di un reato che io ho commesso, però io giocavo su siti punto com, come Full Tilt, Poker Star, ora sono diventati punto it e hanno preso le licenze italiane, ho chiesto se mi poteva presentare qualcuno per poter giocare su questo sito».
Una richiesta cui nel giro di poco sarebbe risposta affermativa: «Mi chiamò il signor Barillà e mi disse se volevo andare a cena con un suo amico e mi diede appuntamento a piazza Sant'Agostino» per una cena in un noto ristorante della città. L'amico era Mario Gennaro che senza perdersi in convenevoli a Pratticò fa un'offerta secca: «Mi propose il 35% per poter giocare sul suo sito, io nei giorni successivi cercai altri contatti, anche al nord Italia, ma non riuscii ad avere un accordo migliore di quello». Siti illegali ovviamente spiega l'uomo nel sottolineare «era un sito punto com, come quelli che lei dice Bettix, PK Face, di quella natura era, sicuramente avrà avuto una licenza di Curaçao, perché questi siti di solito hanno questi tipi di licenza». Ma i siti non erano l'unica attività di Mariolino.
QUEL TORNEO A VILLA ZERBI Prima di trasferirsi a Padova, dove avrebbe spostato per lungo tempo le proprie attività, Gennaro – spiega Pratticò – «aveva sponsorizzato assieme al Comune di Reggio Calabria un evento che si tenne a Villa Zerbi, dove c'era un doppio sponsor, Comune di Reggio Calabria, con sindaco Giuseppe Scopelliti, Goldbet Poker di Mario Gennaro, che sponsorizzavano questo torneo di poker che era stato pubblicizzato dentro la villa Zerbi, organizzato dalla associazione di Natale Barillà, perché nel frattempo il Barillà aveva formato una sua associazione che si chiamava Reggio Poker».
A benedire la manifestazione però c'era anche il casinò Portomaso di Malta, noto fra i giocatori non solo come tempio dell'azzardo a poche ore di volo da Reggio Calabria, ma anche per il sito omonimo tramite cui era possibile misurarsi in infiniti tornei di poker texas hold'em. E forse non a caso – sebbene del casinò non ci sia traccia nell'ordinanza con cui il gip Catalano ha ordinato l'arresto di Gennaro e altre quaranta persone, finite dietro le sbarre o ai domiciliari – con sede nella stessa torre che ospita la Betuniq limited, gestita proprio da "Mariolino".
Uno dei principali indagati dell'inchiesta esce dal carcere. Il racconto di Pasquale Chirico Pratticò ha permesso di ricostruire il sistema gestito da "Mariolino" Gennaro. Che organizzava eventi con il patrocinio del Comune di Reggio al tempo di Scopelliti
Giovedì, 26 Novembre 2015 17:25 Pubblicato in Cronaca
Fonte: corrieredellacalabria.it/index.php/cronaca/item/40520-gambling,-lillo-poker-va-ai-domiciliari/40520-gambling,-lillo-poker-va-ai-domiciliari
REGGIO CALABRIA Passa dal carcere ai domiciliari Pasquale Chirico Pratticò, meglio conosciuto come "Lillo Poker", fra i principali indagati del procedimento Gambling, scaturito dall'inchiesta che ha svelato come le 'ndrine abbiano trasformato una serie di società di giochi online in gigantesche lavatrici, usate dal clan Tegano per ripulire il denaro sporco.
Il gip Karin Catalano, ha accolto l'istanza dell'avvocato Giovanni De Stefano, che per il suo assistito aveva chiesto la scarcerazione, o in subordine i domiciliari, sia per ridimensionate esigenze cautelari, sia per gravi problemi familiari. Un'istanza accolta dal gip, che probabilmente ha valutato in maniera positiva anche l'atteggiamento di "Lillo poker", che fin dal principio non si è sottratto né alle sue domande, né a quelle del pm Stefano Musolino.
Laureato in medicina, ma per sua stessa ammissione giocatore di poker professionista, Pratticò non è nato uomo di 'ndrangheta e – sostiene – pur essendo stato cosciente di vivere sull'orlo dell'illegalità, non si è mai sentito un mafioso. Al massimo – dice quasi con candore al pm Stefano Musolino che lo interroga – un furbetto, un evasore, uno in grado di truffare gli Stati in cui per anni ha vissuto, giocando su tavoli formalmente inesistenti, ma che facevano girare milioni. E tramite i quali – dice la Procura – si lavavano milioni, grazie a chi come Mario Gennaro ha capito di poter trasformare quella malattia per il gioco che affligge molti, in un business doppiamente redditizio e sicuro. Un sistema di cui Pratticò ha parlato in dettaglio con i magistrati.
«Mario Gennaro – dice l'indagato – mi è stato presentato da un mio amico che si chiama Natale Barillà, Natale Barillà lo conoscevo, perché io ero fidanzato con un altro imputato in questo processo, che è l'avvocato VT, frequentavamo il Fronte della gioventù, lei era una militante, Natale frequentava il Fronte della gioventù». L'uomo dice di non essere bravo con le date, non ricorda con precisione l'anno in cui il primo contatto sarebbe avvenuto. Riesce solo a dire che «io avrò avuto tra i 27 e i 28 anni, si parla di 8 anni fa, più o meno».
AMICIZIE AL TAVOLO VERDE Del resto, da anni Natale Barillà è un personaggio noto a Reggio Calabria. Storico presidente del comitato provinciale dell'Asi (Associazioni sportive e sociali italiane), ente di promozione sportiva riconosciuto dal Coni, Barillà è considerato molto vicino a Tino Scopelliti, fratello dell'ex sindaco ed ex governatore della Calabria, Giuseppe. Per l'indagato è un soggetto «che lavora al gruppo regionale di Alberto Sarra, anche se era uno che era sempre stato (inc.) Scopelliti».
Né Barillà né Scopelliti sono allo stato indagati, eppure proprio lo storico presidente del comitato dell'Asi sembra aver svolto un ruolo. A svelarlo è Pratticò, che ai magistrati racconta: «Incontrai Natale al primo torneo di Texas Hold'em di poker che si svolse in Italia al Casinò di Venezia in compagnia di Tino Scopelliti, il fratello dell'ex sindaco, e gli mostrai questo gioco che lui non conosceva, perché loro stavano semplicemente giocando al casinò».
Ma i rapporti non si sarebbero conclusi là, perché «Natale nei giorni successivi iniziò (...) a frequentare il circolo che noi avevamo fondato, io tra l'altro rivestivo la carica per la Calabria del rappresentate della associazione di Texas Hold'em, che stava cercando di far riconosce il gioco a livello legale in Italia, con gli organi competenti».
IL TRUCCHETTO DEL PUNTOCOM Una frequentazione che avrebbe permesso di cementare il rapporto tanto da far sentire "Lillo poker" in condizioni di chiedere «al signor Barillà di un sito che stavo aprendo in giro, non viene menzionato precisamente questo sito, si chiama Goldbet Poker, se poteva trovare qualcuno che mi potesse far giocare, in quanto io ero già un giocatore, giocavo da anni su siti... sto parlando, praticamente, di un reato che io ho commesso, però io giocavo su siti punto com, come Full Tilt, Poker Star, ora sono diventati punto it e hanno preso le licenze italiane, ho chiesto se mi poteva presentare qualcuno per poter giocare su questo sito».
Una richiesta cui nel giro di poco sarebbe risposta affermativa: «Mi chiamò il signor Barillà e mi disse se volevo andare a cena con un suo amico e mi diede appuntamento a piazza Sant'Agostino» per una cena in un noto ristorante della città. L'amico era Mario Gennaro che senza perdersi in convenevoli a Pratticò fa un'offerta secca: «Mi propose il 35% per poter giocare sul suo sito, io nei giorni successivi cercai altri contatti, anche al nord Italia, ma non riuscii ad avere un accordo migliore di quello». Siti illegali ovviamente spiega l'uomo nel sottolineare «era un sito punto com, come quelli che lei dice Bettix, PK Face, di quella natura era, sicuramente avrà avuto una licenza di Curaçao, perché questi siti di solito hanno questi tipi di licenza». Ma i siti non erano l'unica attività di Mariolino.
QUEL TORNEO A VILLA ZERBI Prima di trasferirsi a Padova, dove avrebbe spostato per lungo tempo le proprie attività, Gennaro – spiega Pratticò – «aveva sponsorizzato assieme al Comune di Reggio Calabria un evento che si tenne a Villa Zerbi, dove c'era un doppio sponsor, Comune di Reggio Calabria, con sindaco Giuseppe Scopelliti, Goldbet Poker di Mario Gennaro, che sponsorizzavano questo torneo di poker che era stato pubblicizzato dentro la villa Zerbi, organizzato dalla associazione di Natale Barillà, perché nel frattempo il Barillà aveva formato una sua associazione che si chiamava Reggio Poker».
A benedire la manifestazione però c'era anche il casinò Portomaso di Malta, noto fra i giocatori non solo come tempio dell'azzardo a poche ore di volo da Reggio Calabria, ma anche per il sito omonimo tramite cui era possibile misurarsi in infiniti tornei di poker texas hold'em. E forse non a caso – sebbene del casinò non ci sia traccia nell'ordinanza con cui il gip Catalano ha ordinato l'arresto di Gennaro e altre quaranta persone, finite dietro le sbarre o ai domiciliari – con sede nella stessa torre che ospita la Betuniq limited, gestita proprio da "Mariolino".