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Dopo l'Operazione Gambling. Dove e come intervenire.
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Dopo l'Operazione Gambling. Dove e come intervenire.
Messaggioda scommettitore siracusano » 10/08/2015 - 17:35
Quel male italiano su cui è vietato giocare
http://www.gioconews.it/editoriali/4531 ... to-giocare
Creato Lunedì, 10 Agosto 2015 09:44
Data pubblicazione
Scritto da Alessio Crisantemi
Accade spesso, nel nostro Paese, che le buone notizie, rimbalzando tra i media e (soprattutto) sulla rete, finiscano per diventare una sorta di pericolo. In una sorta di allarme generale, subito cavalcato da qualche parte politica, finendo quasi col diventare ‘cattive’ notizie. Nel mondo del gioco accade spesso, purtroppo, e l'ultimo episodio è legato alla maxi operazione della Dia di Reggio Calabria che ha sgominato una ricca organizzazione criminale dedica al gioco illecito. Rivelando - addirittura - un accordo occulto tra camorra e 'ndrangheta per la gestione di un business milionario. Una notizia che, come tutte le operazioni messe a segno, e con successo, contro la criminalità, ci sentiamo di definire inevitabilmente positiva. Sì, perché pur rivelando, tristemente, una diffusione ancora massiccia del gioco illegale sul territorio - di cui comunque si conosceva l'esistenza - le forze dell'ordine, oltre a fare un po' di pulizia, hanno dimostrato che il sistema di controllo e repressione di tali fenomeni funziona, e che lo Stato è tutt'altro che in balìa delle organizzazioni criminali. E la stessa notizia avrebbe dovuto far riflettere sulla "gravità del fenomeno del gioco illecito e il ruolo preponderante che hanno le mafie nella sua gestione", come prontamente evidenziato dal senatore del Pd Franco Mirabelli. Invece, ancora una volta, è bastato leggere la parola ‘gioco’ nei comunicati diffusi dalle Forze dell'ordine per gridare allo scandalo dell'eccessiva diffusione del gioco nel nostro paese tornando a chiederne, da più parti, l'abolizione.
Dimenticando (o semplicemente omettendo), quindi, che le attività di riciclaggio avvenivano attraverso una rete di centri di trasmissione dati non autorizzati dallo Stato italiano e quindi attraverso società sprovviste di concessione. Con qualche eccezione, è vero, per via di alcuni coinvolgimenti indiretti sulla rete criminale, ma non a caso individuati e repressi a dovere. Perché riciclare denaro attraverso la rete del gioco legale è altamente improbabile, per non dire sostanzialmente impossibile. Per questo sarebbe opportuno approfondire il discorso nella materia che si va ad affrontare, specie quando è così complessa. Per non scadere nella assoluta sterilità politica o, peggio ancora, promuovendo soluzioni che sarebbero soltanto peggiorative e quindi decisamente pericolose.
IL DIVIETO DEL GIOCO LEGALE - In uno scenario come quello descritto dalla Dia, la mossa più folle (e in un certo senso anch'essa criminale) sarebbe quella di vietare l'offerta di gioco legale. Finendo col lasciare campo libero a quella legale. Per un semplice e antico assioma del gioco pubblico, divenuto forse un assillante refrain e letto da molti come una sorta di ‘scusa’ da parte dell'industria o una difesa d'ufficio in favore della ‘lobby del gioco’, ma che in realtà rappresenta niente di più autentico e concreto. Al punto che lo stesso identico principio è ben noto alla politica perché già utilizzato anche in altri settori in cui esiste un rischio criminalità diffuso: dall'alcol ai tabacchi - dove per contrastare il mercato clandestino che scaturisce dal forte domanda è stata creata un'offerta statale - e nello stesso gioco, essendo uno dei motivi principali con cui fu regolamentato questo settore agli inizi del Duemila. Eppure, nonostante questo, i tanti detrattori del gioco pubblico hanno applaudito pubblicamente alla notizia dell'accantonamento della riforma dei giochi da attuare con la legge delega, nonostante tra i punti centrali della manovra ci fosse proprio l'obiettivo dichiarato di massimizzare le attività di contrasto all'offerta illegale, promettendo addirittura di diminuire l'offerta pubblica recuperando la perdita di entrate erariali dal recupero del sommerso. Ma la soluzione non è piaciuta. E invece di lavorare per fare in modo che quella legge potesse rivelarsi pienamente efficace sotto tutti profili (perché di dubbi ne sollevava comunque molti, e da più parti) in molti hanno preferito boicottarla fino ad arrivare alla sua cancellazione. Lasciando il settore, adesso sì, in balìa degli eventi e ancora vittima dell'illegalità che oltre a rappresentare un cancro per il paese e per i cittadini - costituendo una seria minaccia per le economie familiari e per la salute pubblica, trattandosi di offerte fuori controllo e quindi senza i limiti previsti per il gioco legale - è pure una concorrenza illecita per le migliaia di aziende sane e per gli imprenditori che pagano ogni giorni le tasse e assicurano posti di lavoro a tante famiglie.
Sia chiaro: non che non siano legittime le richieste di intervento da parte dei movimenti di opposizione al gioco ‘d’azzardo’, perché di situazioni da risolvere ce ne sono tante. Ma bisognerebbe entrare più a fondo nella materia per fare le giuste analisi e le opportune distinzioni.
LA CRIMINALITA' IN ITALIA - In un paese dove la criminalità organizzata ha un ruolo così rilevante come l'Italia, se leggiamo di un'azienda di slot machine che imponeva le proprie macchine ai pubblici esercizi attraverso l'aiuto della malavita, a cui riconosceva un pizzo, forse il problema è più generale rispetto al fatto che esiste il gioco e che può far gola alla criminalità, perché in quel caso l'attività in questione, cioè il ‘noleggio’ (si fa per dire) di una slot è una delle tante gestite dalla rete criminale, e basterebbe approfondire l'esame delle carte (come andrebbe fatto ogni volta che viene rilasciato un rapporto dalla Dia o dalle commissioni antimafia) per scoprire che lo stesso sistema vale per chi vende qualunque altro prodotto o per tanti altri locali, non solo di gioco, che possono essere ristoranti, pizzerie, hotel, boutique o gelaterie. Perché il problema è nell'esistenza dell'anti-stato che è in grado di sostituirsi allo Stato. E non nell'esistenza del gioco che agevola la diffusione della criminalità.
E su questo punto andrebbe approfondita anche la lettura dei rapporti sull'antiriciclaggio, anche questi più volte rilanciati dai media denunciando il cancro del gioco come strumento di ricircolo del denaro sporco. In realtà la questione è più complessa e se le autorità hanno evidenziato un maggiore rischio di riciclaggio per via delle ingenti somme di denaro che transitano nei circuiti del gioco, lo strumento ideale è e continua ad essere, inevitabilmente, quello del gioco illecito, mentre il sistema concessorio prevede delle norme piuttosto rigide mirate ad arginare questi fenomeni. Il recente rapporto dell'Uif e Banca d'Italia ha evidenziato proprio questo virtuosismo della rete del gioco lecito, con l'aumento delle segnalazioni provenienti dagli operatori, anche questo però confuso da più parti come un segnale di aumento del fenomeno riciclaggio e non della maggiore conoscenza del fenomeno e delle attività di repressione. Anche qui, di cose da mettere a punto ce ne sono e c’è anche qualche rischio, come illustrato dalle autorità. Ma la scomparsa del gioco legale non è certo la soluzione, che potrebbe invece arrivare, di nuovo, solo dalla creazione di un Codice di riordino di tutte le norme sui giochi in grado di affrontare la materia in maniera completa e definitiva. Non possiamo fare a meno di ricordare come sia stato enfatizzando per anni il grandissimo rischio di riciclaggio celato dietro al settore delle videolottery, per via di alcune carenze della normativa, salvo poi scoprire che la puntata media registrata dai sistemi di gioco sull'intera penisola si aggira, e da anni, intorno alla cifra di un euro. Ed è davvero difficile immaginare che ci sia una attività di riciclaggio che avvenga su sale da gioco iper sorvegliate, controllate real time, e al ritmo di un euro a partita.
Tutto questo per provare a riportare il dibattito sul tema del gioco pubblico e della sua regolamentazione sulla terra e in un'ottica di concretezza e sostenibilità. Perché commettere un errore oggi avrebbe conseguenti devastanti sul paese e non solo per la sua economia. E se di fronte a un'operazione contro la criminalità organizzata che guadagna attraverso il gioco illegale, sosteniamo che il problema del paese sia la diffusione del gioco e non della criminalità, allora siamo sulla strada giusta per commettere davvero un errore che sarebbe senz'altro fatale.
http://www.gioconews.it/editoriali/4531 ... to-giocare
Creato Lunedì, 10 Agosto 2015 09:44
Data pubblicazione
Scritto da Alessio Crisantemi
Accade spesso, nel nostro Paese, che le buone notizie, rimbalzando tra i media e (soprattutto) sulla rete, finiscano per diventare una sorta di pericolo. In una sorta di allarme generale, subito cavalcato da qualche parte politica, finendo quasi col diventare ‘cattive’ notizie. Nel mondo del gioco accade spesso, purtroppo, e l'ultimo episodio è legato alla maxi operazione della Dia di Reggio Calabria che ha sgominato una ricca organizzazione criminale dedica al gioco illecito. Rivelando - addirittura - un accordo occulto tra camorra e 'ndrangheta per la gestione di un business milionario. Una notizia che, come tutte le operazioni messe a segno, e con successo, contro la criminalità, ci sentiamo di definire inevitabilmente positiva. Sì, perché pur rivelando, tristemente, una diffusione ancora massiccia del gioco illegale sul territorio - di cui comunque si conosceva l'esistenza - le forze dell'ordine, oltre a fare un po' di pulizia, hanno dimostrato che il sistema di controllo e repressione di tali fenomeni funziona, e che lo Stato è tutt'altro che in balìa delle organizzazioni criminali. E la stessa notizia avrebbe dovuto far riflettere sulla "gravità del fenomeno del gioco illecito e il ruolo preponderante che hanno le mafie nella sua gestione", come prontamente evidenziato dal senatore del Pd Franco Mirabelli. Invece, ancora una volta, è bastato leggere la parola ‘gioco’ nei comunicati diffusi dalle Forze dell'ordine per gridare allo scandalo dell'eccessiva diffusione del gioco nel nostro paese tornando a chiederne, da più parti, l'abolizione.
Dimenticando (o semplicemente omettendo), quindi, che le attività di riciclaggio avvenivano attraverso una rete di centri di trasmissione dati non autorizzati dallo Stato italiano e quindi attraverso società sprovviste di concessione. Con qualche eccezione, è vero, per via di alcuni coinvolgimenti indiretti sulla rete criminale, ma non a caso individuati e repressi a dovere. Perché riciclare denaro attraverso la rete del gioco legale è altamente improbabile, per non dire sostanzialmente impossibile. Per questo sarebbe opportuno approfondire il discorso nella materia che si va ad affrontare, specie quando è così complessa. Per non scadere nella assoluta sterilità politica o, peggio ancora, promuovendo soluzioni che sarebbero soltanto peggiorative e quindi decisamente pericolose.
IL DIVIETO DEL GIOCO LEGALE - In uno scenario come quello descritto dalla Dia, la mossa più folle (e in un certo senso anch'essa criminale) sarebbe quella di vietare l'offerta di gioco legale. Finendo col lasciare campo libero a quella legale. Per un semplice e antico assioma del gioco pubblico, divenuto forse un assillante refrain e letto da molti come una sorta di ‘scusa’ da parte dell'industria o una difesa d'ufficio in favore della ‘lobby del gioco’, ma che in realtà rappresenta niente di più autentico e concreto. Al punto che lo stesso identico principio è ben noto alla politica perché già utilizzato anche in altri settori in cui esiste un rischio criminalità diffuso: dall'alcol ai tabacchi - dove per contrastare il mercato clandestino che scaturisce dal forte domanda è stata creata un'offerta statale - e nello stesso gioco, essendo uno dei motivi principali con cui fu regolamentato questo settore agli inizi del Duemila. Eppure, nonostante questo, i tanti detrattori del gioco pubblico hanno applaudito pubblicamente alla notizia dell'accantonamento della riforma dei giochi da attuare con la legge delega, nonostante tra i punti centrali della manovra ci fosse proprio l'obiettivo dichiarato di massimizzare le attività di contrasto all'offerta illegale, promettendo addirittura di diminuire l'offerta pubblica recuperando la perdita di entrate erariali dal recupero del sommerso. Ma la soluzione non è piaciuta. E invece di lavorare per fare in modo che quella legge potesse rivelarsi pienamente efficace sotto tutti profili (perché di dubbi ne sollevava comunque molti, e da più parti) in molti hanno preferito boicottarla fino ad arrivare alla sua cancellazione. Lasciando il settore, adesso sì, in balìa degli eventi e ancora vittima dell'illegalità che oltre a rappresentare un cancro per il paese e per i cittadini - costituendo una seria minaccia per le economie familiari e per la salute pubblica, trattandosi di offerte fuori controllo e quindi senza i limiti previsti per il gioco legale - è pure una concorrenza illecita per le migliaia di aziende sane e per gli imprenditori che pagano ogni giorni le tasse e assicurano posti di lavoro a tante famiglie.
Sia chiaro: non che non siano legittime le richieste di intervento da parte dei movimenti di opposizione al gioco ‘d’azzardo’, perché di situazioni da risolvere ce ne sono tante. Ma bisognerebbe entrare più a fondo nella materia per fare le giuste analisi e le opportune distinzioni.
LA CRIMINALITA' IN ITALIA - In un paese dove la criminalità organizzata ha un ruolo così rilevante come l'Italia, se leggiamo di un'azienda di slot machine che imponeva le proprie macchine ai pubblici esercizi attraverso l'aiuto della malavita, a cui riconosceva un pizzo, forse il problema è più generale rispetto al fatto che esiste il gioco e che può far gola alla criminalità, perché in quel caso l'attività in questione, cioè il ‘noleggio’ (si fa per dire) di una slot è una delle tante gestite dalla rete criminale, e basterebbe approfondire l'esame delle carte (come andrebbe fatto ogni volta che viene rilasciato un rapporto dalla Dia o dalle commissioni antimafia) per scoprire che lo stesso sistema vale per chi vende qualunque altro prodotto o per tanti altri locali, non solo di gioco, che possono essere ristoranti, pizzerie, hotel, boutique o gelaterie. Perché il problema è nell'esistenza dell'anti-stato che è in grado di sostituirsi allo Stato. E non nell'esistenza del gioco che agevola la diffusione della criminalità.
E su questo punto andrebbe approfondita anche la lettura dei rapporti sull'antiriciclaggio, anche questi più volte rilanciati dai media denunciando il cancro del gioco come strumento di ricircolo del denaro sporco. In realtà la questione è più complessa e se le autorità hanno evidenziato un maggiore rischio di riciclaggio per via delle ingenti somme di denaro che transitano nei circuiti del gioco, lo strumento ideale è e continua ad essere, inevitabilmente, quello del gioco illecito, mentre il sistema concessorio prevede delle norme piuttosto rigide mirate ad arginare questi fenomeni. Il recente rapporto dell'Uif e Banca d'Italia ha evidenziato proprio questo virtuosismo della rete del gioco lecito, con l'aumento delle segnalazioni provenienti dagli operatori, anche questo però confuso da più parti come un segnale di aumento del fenomeno riciclaggio e non della maggiore conoscenza del fenomeno e delle attività di repressione. Anche qui, di cose da mettere a punto ce ne sono e c’è anche qualche rischio, come illustrato dalle autorità. Ma la scomparsa del gioco legale non è certo la soluzione, che potrebbe invece arrivare, di nuovo, solo dalla creazione di un Codice di riordino di tutte le norme sui giochi in grado di affrontare la materia in maniera completa e definitiva. Non possiamo fare a meno di ricordare come sia stato enfatizzando per anni il grandissimo rischio di riciclaggio celato dietro al settore delle videolottery, per via di alcune carenze della normativa, salvo poi scoprire che la puntata media registrata dai sistemi di gioco sull'intera penisola si aggira, e da anni, intorno alla cifra di un euro. Ed è davvero difficile immaginare che ci sia una attività di riciclaggio che avvenga su sale da gioco iper sorvegliate, controllate real time, e al ritmo di un euro a partita.
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