Si è perso il filo del discorso
Inviato: 20/07/2015 - 10:07
Buongiorno a tutti.
Credo che in Italia si sia perso il filo del discorso in riferimento alla liceità a o meno di coloro che collaborano con Società regolarmente autorizzate da uno Stato membro nell'offrire servizi Tranfrontalieri all'interno della CE.
Il nodo del discorso è solamente questo. Tutti le altre discriminzazioni all'accesso ad un qualsiasi bando di gara NAZIONALE non hanno, secondo il mio punto di vista, nessun tipo di implicazione nel poter offrire servizi transfrontalieri.
Naturalmente ogni Stato può rilasciare le proprie licenze ma questo significa che chi si vuole aggiudicare tali titoli deve naturalmente soddisfare i requisiti richiesti per l'ottenimento.
Quindi può un paese membro limitare l'offerta di servizi transfrontalieri? Se si; quando?
Credo che gli unici motivi per limitare l'accesso siano quelli in riferimento alla salute e all'ordine pubblico o altrimenti l'impossibilità di offrire i propri servizi transfrontalieri, da parte di qualsiasi Società di Gaming, dove le politiche di un determinato Stato membro siano indirizzate ad una forte limitazione delle possibilità di gioco.
A conferma di quanto sopra esposto già nella sentenza CGE Cifone ma ancor più esplicitamente al punto 37 della sentenza CGE Biasci si trova la risposta:
37 Inoltre, qualora tale giudice dovesse constatare che la Goldbet è decaduta dai suoi diritti in
applicazione di detto articolo, esso dovrà stabilire se tale decadenza sia stata pronunciata per il
fatto che la Goldbet ha offerto giochi non autorizzati oppure solamente perché essa esercita attività
transfrontaliere. In quest’ultima ipotesi, occorre precisare che gli articoli 43 CE e 49 CE ostano a
una normativa nazionale che impedisca di fatto qualsiasi attività transfrontaliera nel settore del
gioco indipendentemente dalla forma di svolgimento della suddetta attività e, in particolare, nei
casi in cui avviene un contatto diretto fra il consumatore e l’operatore ed è possibile un controllo
fisico, per finalità di pubblica sicurezza, degli intermediari dell’impresa presenti sul territorio.
Mi permetto di dire che si è perso il filo del discorso perchè tra i vari bandi e i vari condoni italiani, le richieste lecite o non del Preu, le battaglie legali oramai nei vari tribunali penali, civili, tributari forse, ci si è dimenticati del punto focale del contendere.
Le ultime sentenze anche in Austria sulle slot ci riportano agli albori del problema. http://www.agimeg.it/?p=70135
In Italia una Società licenziata in uno Stato membro può offrire i propri servizi? E come?
Beh la sentenza Biasci sembra che non lasci nessun tipo di dubbio.
Ogni Stato membro cambierà probabilmente nel corso delle varie legislature sia le leggi che i regolamenti interni al rilascio delle proprie licenze ma questo potrà influire sulle licenze rilasciate da altri Stati Europei? Io credo proprio di no a meno che uno stato membro non decide di gestire direttamente il comparto gioco senza affidarsi a società private oppure decida di inibire il gioco ai propri cittadini.
Cerchiamo di tornare al nocciolo della questione e non facciamoci distrarre da aspetti che sono attinenti si all'argomento gioco ma sono esclusivamente complementari.
Spero di riaccendere il dibattito nella direzione giusta affinche possano realmente emergere spunti meritevoli di attenzione.
Credo che in Italia si sia perso il filo del discorso in riferimento alla liceità a o meno di coloro che collaborano con Società regolarmente autorizzate da uno Stato membro nell'offrire servizi Tranfrontalieri all'interno della CE.
Il nodo del discorso è solamente questo. Tutti le altre discriminzazioni all'accesso ad un qualsiasi bando di gara NAZIONALE non hanno, secondo il mio punto di vista, nessun tipo di implicazione nel poter offrire servizi transfrontalieri.
Naturalmente ogni Stato può rilasciare le proprie licenze ma questo significa che chi si vuole aggiudicare tali titoli deve naturalmente soddisfare i requisiti richiesti per l'ottenimento.
Quindi può un paese membro limitare l'offerta di servizi transfrontalieri? Se si; quando?
Credo che gli unici motivi per limitare l'accesso siano quelli in riferimento alla salute e all'ordine pubblico o altrimenti l'impossibilità di offrire i propri servizi transfrontalieri, da parte di qualsiasi Società di Gaming, dove le politiche di un determinato Stato membro siano indirizzate ad una forte limitazione delle possibilità di gioco.
A conferma di quanto sopra esposto già nella sentenza CGE Cifone ma ancor più esplicitamente al punto 37 della sentenza CGE Biasci si trova la risposta:
37 Inoltre, qualora tale giudice dovesse constatare che la Goldbet è decaduta dai suoi diritti in
applicazione di detto articolo, esso dovrà stabilire se tale decadenza sia stata pronunciata per il
fatto che la Goldbet ha offerto giochi non autorizzati oppure solamente perché essa esercita attività
transfrontaliere. In quest’ultima ipotesi, occorre precisare che gli articoli 43 CE e 49 CE ostano a
una normativa nazionale che impedisca di fatto qualsiasi attività transfrontaliera nel settore del
gioco indipendentemente dalla forma di svolgimento della suddetta attività e, in particolare, nei
casi in cui avviene un contatto diretto fra il consumatore e l’operatore ed è possibile un controllo
fisico, per finalità di pubblica sicurezza, degli intermediari dell’impresa presenti sul territorio.
Mi permetto di dire che si è perso il filo del discorso perchè tra i vari bandi e i vari condoni italiani, le richieste lecite o non del Preu, le battaglie legali oramai nei vari tribunali penali, civili, tributari forse, ci si è dimenticati del punto focale del contendere.
Le ultime sentenze anche in Austria sulle slot ci riportano agli albori del problema. http://www.agimeg.it/?p=70135
In Italia una Società licenziata in uno Stato membro può offrire i propri servizi? E come?
Beh la sentenza Biasci sembra che non lasci nessun tipo di dubbio.
Ogni Stato membro cambierà probabilmente nel corso delle varie legislature sia le leggi che i regolamenti interni al rilascio delle proprie licenze ma questo potrà influire sulle licenze rilasciate da altri Stati Europei? Io credo proprio di no a meno che uno stato membro non decide di gestire direttamente il comparto gioco senza affidarsi a società private oppure decida di inibire il gioco ai propri cittadini.
Cerchiamo di tornare al nocciolo della questione e non facciamoci distrarre da aspetti che sono attinenti si all'argomento gioco ma sono esclusivamente complementari.
Spero di riaccendere il dibattito nella direzione giusta affinche possano realmente emergere spunti meritevoli di attenzione.