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Nichi Vendola: 'Prioritaria lotta infiltrazioni criminali'

Inviato: 11/07/2015 - 13:15
da scommettitore siracusano
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Un nuovo gioco di sinistra: Nichi Vendola 'Prioritaria la lotta a infiltrazioni criminali'

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Categoria principale: Gioco e Politica
Creato Sabato, 11 Luglio 2015 08:34
Data pubblicazione
Scritto da Anna Maria Rengo

Per dieci anni è stato governatore della Puglia, Regione che in quest’arco di tempo ha varato una legge, assai restrittiva, in materia di gioco.

E ora che Nicola ‘Nichi’ Vendola ha lasciato la sua bella regione al successore Michele Emiliano, è pronto a una nuova avventura politica, come leader di Sinistra Ecologia Libertà alla ricerca di una sinistra più ampia e che vada oltre il Pd, “un mix micidiale di populismo e trasformismo”, come l’ha recentemente appellato. Una nuova più ampia sinistra, che magari, per quanto attiene alle politiche di gioco, tragga largo spunto dall’esperienza maturata in Puglia e dalla visione complessiva e a metà tra il sociologico e il filosofico che Vendola ne ha.

“Abbiamo fatto della lotta alla ludopatia una bandiera – spiega a Gioco News ricordando i contenuti della legge regionale pugliese - provando a regolamentare la materia e compulsando sia la società civile che il servizio sanitario nazionale a occuparsi di dipendenza da gioco. Siamo preoccupati che la spinta verso l’espansione del gioco possa moltiplicare la nascita di luoghi che sono lavatrici per i soldi delle organizzazioni mafiose, questo ovviamente senza minare il terreno della libera scelta dei cittadini”.

Vendola guarda con preoccupazione ai limiti alle competenze delle Regioni: “Spero che non sia questa la tendenza anche se in altri campi il berlusconismo ha già arato e il renzismo ha raccolto. Devo sottolineare che una delle modalità di penetrazione capillare della malavita nelle aree periferiche delle città è la diffusione dei videopoker, che vanno a costituire un sommerso extralegale e che determina la costruzione di un territorio sotto il controllo criminale. Ho militato in commissione antimafia, in Parlamento, e spesso si parlava di come i dintorni dei casinò erano fonte di grande preoccupazione e questo anche senza ricorrere all’immaginario cinematografico che li dipinge come location fumose ed equivoche. Per quanto riguarda il Casinò Campione d’Italia, ricordo la battaglia che ho condotto affinché non fosse chiuso il commissariato interno e di come godesse dei privilegi di essere una briciola d’Italia in territorio svizzero, il che faceva sì però che fosse anche un catalizzatore di satelliti criminali”.

La legalità è uno tra gli imperativi che il governo, anzi tutti i governi del territorio a qualsiasi livello siano, deve porsi. “Sono stato per un anno e mezzo assessore alla legalità in un comune del sud, Terlizzi (in provincia di Bari) e in quell’arco di tempo ho fatto chiudere ben otto scantinati che erano adibiti a gioco d’azzardo. Grazie a quell’esperienza ho potuto notare come si insediava un tessuto omertoso e nel quale veniva generalizzato un modello di vita che spingeva alla giocata salvifica, all’indebitamento e all’usura, che è il fenomeno criminale più pericoloso, in quanto si basa sulla complicità tra vittima e carnefice. Spesso si è pensato all’usura come una forma alternativa di gestione del credito e questo è un pensiero molto pericoloso. Con questo non voglio dire di essere contrario al gioco: anche io gioco a burraco! Ma con mia madre e rigorosamente senza soldi”.

Troppi vincoli al gioco legale non rischiano di incoraggiare quello illegale? “Più che porre la questione in tali termini, non vorrei che accadesse il contrario, ossia che la disseminazione capillare di luoghi in cui si gioca legalmente trascinino un indotto di criminalità. La crisi la si può leggere attraverso la diffusione delle sale scommesse e dei compro oro. Non c’è paesello specie al sud e nelle aree più povere dove non si assiste a questo fenomeno”.

A suo modo di vedere come andrebbe riorganizzato dal punto di vista normativo il settore del gioco? “Si tratta innanzitutto di capire come procedere a una riorganizzazione sociale. Penso che si debba avere una rigida regolamentazione di quello che già esiste e che si debba inibire l’ulteriore espansione del gioco. Mi fa paura che la parola gioco sia sinonimo di casinò, di sala bingo, di azzardo. La associo semmai alle ludoteche e ai parchi per i bambini, o a strumento di socialità. Parlo così anche perché sono condizionato dalla mia esperienza in commissione antimafia e mi sono reso conto che il gioco è un’occasione troppo ghiotta per chi dispone di una patrimonio finanziario illimitato per ripulire e veicolare le proprie ricchezze. Mi spiace, ma su questo aspetto sono molto moralista”.

Tra le ipotesi di riordino normativo del settore del gioco tout-court, c’è anche la possibilità di aprire ulteriori case da gioco in Italia, magari a fronte di un ridimensionamento del numero degli apparecchi nei locali pubblici. “Sono contrario all’idea di aprire nuovi casinò. Si tratta di una proposta che era arrivata anche in Puglia, penso all’idea di aprirne uno al teatro Margherita, a Bari, oppure a Fasano, ma appunto sono assolutamente contrario”.