John Whittaker apre ai concessionari storici
Inviato: 28/04/2015 - 09:48
Fonte: Totoguida
Intervista a John Whittaker, ad di Stanleybet, che si schiera accanto ai concessionari storici e propone ai Monopoli di studiare insieme il nuovo bando 2016.
Quali effetti prevede che possa avere la recente sanatoria sul rinnovo delle concessioni nel 2016?
Nessun effetto. Alla nuova gara i risanati potranno partecipare o direttamente o come gestori di grandi operatori. Piuttosto le autorità stanno verificando che molti ctd ‘risanati’ in realtà continuano ad operare illegalmente con i cosidetti ‘cobanchi’, cioè nuovi operatori che nascono come funghi pretendendo di essere stati discriminati. Prima della gara del 2012 lo scenario era: solo Stanley discriminata dalle gare del 1999 e 2006. Dopo la gara: tutti discriminati! Quindi i condonati espongono marchio Aams ma le scommesse vanno da un’altra parte e il controllo pubblico, anche a fini di protezione del consumatore, sono destinati a rimanere inesistenti, con l’aggravante che gli scommettitori saranno indotti a torto a pensare che i controlli ci siano. Sta alla Guardia di Finanza di scoprire se tra i cobanchi – come riportato nei siti di discussione Internet – ci siano anche operatori riconducibili ai book che hanno condonato. Avevamo avvertito Aams che l’effetto della gara del 2012 sarebbe stato quello che – dopo la gara – tutti si sarebbero considerati discriminati. E così è stato.
Ma la Corte di Giustizia ha detto che si è trattato di una gara regolare.
La Corte Europea non ha risposto al quesito del Consiglio di Stato. La ovvia e alquanto banale conferma che una gara può essere legittima anche se è breve non risolve il problema a monte dell’unicità della situazione di Stanley e del quindicennale contenzioso in atto con lo Stato Italiano. La Corte Europea non ha detto affatto se la gara del 2012 ha avuto oppure no carattere rimediale delle discriminazioni in precedenza subite da Stanley. In mancanza di una risposta sul punto la conclusione è che: no, la gara non ha avuto carattere rimediale. La posizione di Stanley è quindi immutata.
E quale sarebbe secondo lei ‘il problema dello Stato Italiano e di Stanley’?
Volendo semplificare, Stanley e lo Stato Italiano hanno il problema di far convergere il sistema dei ctd Stanley e il sistema Concessorio verso un unico sistema legale bilanciando gli interessi di tutti gli stakeholder (Stato, concessionari nazionali, Stanley, bookmakers comunitari, ctd, gli stessi familiari dei titolari di ctd, consumatori). Se l’occasione fosse il 2016 occorre iniziare quanto prima un ‘tavolo’ in questa direzione. Una gara perfettamente legittima, ma senza che gli effetti delle precedenti discriminazioni contro Stanley siano stati rimossi, non porterà al sistema unico. Ma c’èun problema altrettanto grave da risolvere: i danni subiti dai concessionari storici.
E cioè?
La normativa di gara del 1999 riconosciuta illegittima dalle sentenze Gambelli e Placanica della Corte di Giustizia ha messo i concessionari storici – senza loro colpa - in grave difficoltà. Stanley discriminata? Nascono i ctd. Ma non solo. Il sistema concorrenziale viene irrimediabilmente distorto con danno di tutti e anche i concessionari storici, che avrebbero potuto attendersi di lavorare senza forme di concorrenza fuori sistema, anche se legittima, sono danneggiati.
Ben diversa invece la posizione dei concessionari delle gare Bersani del 2007 e Monti del 2012 perché loro hanno partecipato alle gare in tempi in cui la presenza dei ctd era ormai un fatto noto e parte del panorama del mercato e l’esistenza del problema, anche giuridico, non poteva essere ignorata. Costoro non possono avere nulla a pretendere. Per i concessionari storici, cioè quelli della gara del 1999, la nascita dei ctd è stata una sorpresa, per tutti gli altri no.
E come si risolve tutto ciò, secondo la Stanley?
Il sistema che sarà disegnato nel 2016 dovrà preventivamente rimuovere sia gli effetti delle discriminazioni subite dalla Stanley, sia gli effetti che la nascita dei ctd ha avuto sui concessionari storici. Occorre si studi un sistema condiviso che consenta una sorta di transazione tra lo Stato, la Stanley e i concessionari storici. E la messa a gara di un nuovo adeguato numero di concessioni per i nuovi entranti.
È possibile che si arrivi ad una modifica radicale, ovvero che si passi dalle concessioni alle autorizzazioni?
È possibile e sarebbe semplificante, ma è improbabile. Non è certo gradito ai grandi concessionari e anche la Stanley preferirebbe il mantenimento del sistema Concessorio, ma con meccanismi anche giuridici che le consentano finalmente di entrarvi ad armi pari. Senza questo accordo, la Stanley continuerà ad operare con i ctd, legittimamente, anche dopo il 2016.
In un recente passato, Stanleybet aveva instaurato con i Monopoli un clima di dialogo costruttivo. Che sembra essersi nuovamente interrotto negli ultimi tempi. Colpa delle denunce che Stanleybet ha indirizzato ai vertici di Adm?
All’inizio del 2012, dopo vari incontri tra Giovanni Garrisi e Luigi Magistro (rispettivamente dirigente di Stanleybet e direttore Giochi dei Monopoli ndr.), un accordo era a portata di mano. Ma la Guardia di Finanza ha attaccato i ctd Stanley e la Stanley stessa con forme di enforcement di assoluta aggressività. La trattativa si è interrotta. Il 2 settembre 2012, ricevuto il parere legale richiesto a un team internazionale di consulenti di diritto dell’Unione, abbiamo deliberato la sospensione dell’accordo con Adm e l’applicazione per la prima volta in Italia di un complesso protocollo di ingaggio.
Sarebbe qualcosa come le “regole d’ingaggio” dei militari in missione?
Il paragone è azzeccato, visto che noi da sempre siamo attaccati come se ci trovassimo in di guerra. E per questo dobbiamo prepararci agli ulteriori attacchi e sapere in anticipo come rispondere. Naturalmente, può capire che non è il caso di rivelare i dettagli di questo protocollo.
Come, però, saprà già, prevede anche azioni di risarcimento del danno a carico di quei funzionari pubblici che, violando di propria iniziativa il giudicato delle Corti italiane ed europee, stavano procedendo, procedono o procederanno a nuove chiusure di ctd Stanley, nella stragrande maggioranza già assolti e riconosciuti legittimi dalla Magistratura Italiana.
Di conseguenza, tutto questo gran parlare di Stanley che minaccia i funzionari pubblici, oggetto anche di una interrogazione parlamentare, è privo di fondamento. Abbiamo solo chiesto ed ottenuto, nei modi previsti dal vostro ordinamento, l’applicazione di principi europei e nazionali in materia di responsabilità dei funzionari pubblici che, nell’esercizio delle loro funzioni, violano la legge. Il primo caso si è già concluso a nostro favore. Non abbiamo mai minacciato nessuno. Siamo rispettosi delle autorità e chiediamo solo il rispetto della legge italiana e dell'Unione. Far valere un diritto davanti ad un giudice per definizione non è una minaccia e non viola la legge. Se la pretesa è infondata, il giudice la rigetta.
A parte tutte le questioni giuridico-legali, qual è la situazione del mercato italiano? Come sta la rete di Stanleybet? Rispetto ai primi anni della liberalizzazione, si ha la sensazione che il brand sia meno visibile. Si possono avere cifre sul numero di ctd e sui volumi di gioco?
Il brand? Credo che sia tutt’ora tra i più forti in Europa. In Italia affrontiamo giornalmente la pressione dei media rappresentanti i potentati del settore, a volte ispirati presumibilmente dalla stessa Adm.
Per quel che riguarda le cifre, preferiamo non rendere pubblici questi dettagli.
La concessione per l'attività on line, si è rivelata un buon affare o è servita solo per contribuire alla legittimazione del brand?
Abbiamo fatto un iniziale errore nell’affidarci ad un provider che si è poi rivelato in difficoltà e abbiamo perso molto tempo per rimediare a questa falsa partenza. Ora siamo finalmente pronti a partire e intendiamo puntare allo sviluppo dell’online in Italia e alla piena valorizzazione della nostra concessione. Il rapporto con il settore online di Adm è sempre stato ottimo e ci auguriamo che resti tale. Penso che presto si vedrà Stanley nella parte alta delle statistiche di performance tra gli operatori del segmento online.
Nel caso le autorità italiane riaprissero i termini del condono quale sarebbe la vostra posizione?
Il condono proposto dalle autorità Italiane, prevedeva l’obbligo di autoincriminarsi e sanzioni per non essersi autoincriminati. Un pasticcio giuridico infernale a cui solo operatori disperati potevano aderire.
I ctd Stanley sono legittimati dalle sentenze della Corte di Giustizia, poi applicate in favore di Stanley dai Tribunali Italiani, inclusa la suprema Corte di Cassazione. Non abbiamo bisogno di dover confermare ogni 6 mesi il nostro diritto ad operare. Ed intendiamo contrastare con estrema aggressività legale qualsiasi fonte di ostilità verso i nostri ctd.
In generale amnistie e condoni, che mi dicono essere un vizietto tipicamente italiani, non ricevono la mia simpatia, perché premiano i delinquenti e mortificano le persone per bene che hanno scelto di rispettare tutte le regole. Mi auguro che non ce ne sia un altro né che ci sia la riapertura del precedente. Se così non sarà,valuteremo con i nostri legali.
È ottimista o pessimista per la realizzazione, come di recente è tornato ad auspicare Maurizio Ughi, presidente di Agisco, e anche da Lei all’inizio di questa intervista, di un unico canale legale per le scommesse?
Dal ponte di comando di una grande compagnia come la Stanley ho il dovere di essere ottimista. Solleciteremo presto un nuovo ciclo di consultazioni con le Autorità Italiane, compresa Adm, per spiegare a fondo la nostra posizione in vista del 2016. Mi auguro che questo dia il via a un dibattito costruttivo, che intendo estendere anche ai rappresentanti di categoria dei concessionari.
Intervista a John Whittaker, ad di Stanleybet, che si schiera accanto ai concessionari storici e propone ai Monopoli di studiare insieme il nuovo bando 2016.
Quali effetti prevede che possa avere la recente sanatoria sul rinnovo delle concessioni nel 2016?
Nessun effetto. Alla nuova gara i risanati potranno partecipare o direttamente o come gestori di grandi operatori. Piuttosto le autorità stanno verificando che molti ctd ‘risanati’ in realtà continuano ad operare illegalmente con i cosidetti ‘cobanchi’, cioè nuovi operatori che nascono come funghi pretendendo di essere stati discriminati. Prima della gara del 2012 lo scenario era: solo Stanley discriminata dalle gare del 1999 e 2006. Dopo la gara: tutti discriminati! Quindi i condonati espongono marchio Aams ma le scommesse vanno da un’altra parte e il controllo pubblico, anche a fini di protezione del consumatore, sono destinati a rimanere inesistenti, con l’aggravante che gli scommettitori saranno indotti a torto a pensare che i controlli ci siano. Sta alla Guardia di Finanza di scoprire se tra i cobanchi – come riportato nei siti di discussione Internet – ci siano anche operatori riconducibili ai book che hanno condonato. Avevamo avvertito Aams che l’effetto della gara del 2012 sarebbe stato quello che – dopo la gara – tutti si sarebbero considerati discriminati. E così è stato.
Ma la Corte di Giustizia ha detto che si è trattato di una gara regolare.
La Corte Europea non ha risposto al quesito del Consiglio di Stato. La ovvia e alquanto banale conferma che una gara può essere legittima anche se è breve non risolve il problema a monte dell’unicità della situazione di Stanley e del quindicennale contenzioso in atto con lo Stato Italiano. La Corte Europea non ha detto affatto se la gara del 2012 ha avuto oppure no carattere rimediale delle discriminazioni in precedenza subite da Stanley. In mancanza di una risposta sul punto la conclusione è che: no, la gara non ha avuto carattere rimediale. La posizione di Stanley è quindi immutata.
E quale sarebbe secondo lei ‘il problema dello Stato Italiano e di Stanley’?
Volendo semplificare, Stanley e lo Stato Italiano hanno il problema di far convergere il sistema dei ctd Stanley e il sistema Concessorio verso un unico sistema legale bilanciando gli interessi di tutti gli stakeholder (Stato, concessionari nazionali, Stanley, bookmakers comunitari, ctd, gli stessi familiari dei titolari di ctd, consumatori). Se l’occasione fosse il 2016 occorre iniziare quanto prima un ‘tavolo’ in questa direzione. Una gara perfettamente legittima, ma senza che gli effetti delle precedenti discriminazioni contro Stanley siano stati rimossi, non porterà al sistema unico. Ma c’èun problema altrettanto grave da risolvere: i danni subiti dai concessionari storici.
E cioè?
La normativa di gara del 1999 riconosciuta illegittima dalle sentenze Gambelli e Placanica della Corte di Giustizia ha messo i concessionari storici – senza loro colpa - in grave difficoltà. Stanley discriminata? Nascono i ctd. Ma non solo. Il sistema concorrenziale viene irrimediabilmente distorto con danno di tutti e anche i concessionari storici, che avrebbero potuto attendersi di lavorare senza forme di concorrenza fuori sistema, anche se legittima, sono danneggiati.
Ben diversa invece la posizione dei concessionari delle gare Bersani del 2007 e Monti del 2012 perché loro hanno partecipato alle gare in tempi in cui la presenza dei ctd era ormai un fatto noto e parte del panorama del mercato e l’esistenza del problema, anche giuridico, non poteva essere ignorata. Costoro non possono avere nulla a pretendere. Per i concessionari storici, cioè quelli della gara del 1999, la nascita dei ctd è stata una sorpresa, per tutti gli altri no.
E come si risolve tutto ciò, secondo la Stanley?
Il sistema che sarà disegnato nel 2016 dovrà preventivamente rimuovere sia gli effetti delle discriminazioni subite dalla Stanley, sia gli effetti che la nascita dei ctd ha avuto sui concessionari storici. Occorre si studi un sistema condiviso che consenta una sorta di transazione tra lo Stato, la Stanley e i concessionari storici. E la messa a gara di un nuovo adeguato numero di concessioni per i nuovi entranti.
È possibile che si arrivi ad una modifica radicale, ovvero che si passi dalle concessioni alle autorizzazioni?
È possibile e sarebbe semplificante, ma è improbabile. Non è certo gradito ai grandi concessionari e anche la Stanley preferirebbe il mantenimento del sistema Concessorio, ma con meccanismi anche giuridici che le consentano finalmente di entrarvi ad armi pari. Senza questo accordo, la Stanley continuerà ad operare con i ctd, legittimamente, anche dopo il 2016.
In un recente passato, Stanleybet aveva instaurato con i Monopoli un clima di dialogo costruttivo. Che sembra essersi nuovamente interrotto negli ultimi tempi. Colpa delle denunce che Stanleybet ha indirizzato ai vertici di Adm?
All’inizio del 2012, dopo vari incontri tra Giovanni Garrisi e Luigi Magistro (rispettivamente dirigente di Stanleybet e direttore Giochi dei Monopoli ndr.), un accordo era a portata di mano. Ma la Guardia di Finanza ha attaccato i ctd Stanley e la Stanley stessa con forme di enforcement di assoluta aggressività. La trattativa si è interrotta. Il 2 settembre 2012, ricevuto il parere legale richiesto a un team internazionale di consulenti di diritto dell’Unione, abbiamo deliberato la sospensione dell’accordo con Adm e l’applicazione per la prima volta in Italia di un complesso protocollo di ingaggio.
Sarebbe qualcosa come le “regole d’ingaggio” dei militari in missione?
Il paragone è azzeccato, visto che noi da sempre siamo attaccati come se ci trovassimo in di guerra. E per questo dobbiamo prepararci agli ulteriori attacchi e sapere in anticipo come rispondere. Naturalmente, può capire che non è il caso di rivelare i dettagli di questo protocollo.
Come, però, saprà già, prevede anche azioni di risarcimento del danno a carico di quei funzionari pubblici che, violando di propria iniziativa il giudicato delle Corti italiane ed europee, stavano procedendo, procedono o procederanno a nuove chiusure di ctd Stanley, nella stragrande maggioranza già assolti e riconosciuti legittimi dalla Magistratura Italiana.
Di conseguenza, tutto questo gran parlare di Stanley che minaccia i funzionari pubblici, oggetto anche di una interrogazione parlamentare, è privo di fondamento. Abbiamo solo chiesto ed ottenuto, nei modi previsti dal vostro ordinamento, l’applicazione di principi europei e nazionali in materia di responsabilità dei funzionari pubblici che, nell’esercizio delle loro funzioni, violano la legge. Il primo caso si è già concluso a nostro favore. Non abbiamo mai minacciato nessuno. Siamo rispettosi delle autorità e chiediamo solo il rispetto della legge italiana e dell'Unione. Far valere un diritto davanti ad un giudice per definizione non è una minaccia e non viola la legge. Se la pretesa è infondata, il giudice la rigetta.
A parte tutte le questioni giuridico-legali, qual è la situazione del mercato italiano? Come sta la rete di Stanleybet? Rispetto ai primi anni della liberalizzazione, si ha la sensazione che il brand sia meno visibile. Si possono avere cifre sul numero di ctd e sui volumi di gioco?
Il brand? Credo che sia tutt’ora tra i più forti in Europa. In Italia affrontiamo giornalmente la pressione dei media rappresentanti i potentati del settore, a volte ispirati presumibilmente dalla stessa Adm.
Per quel che riguarda le cifre, preferiamo non rendere pubblici questi dettagli.
La concessione per l'attività on line, si è rivelata un buon affare o è servita solo per contribuire alla legittimazione del brand?
Abbiamo fatto un iniziale errore nell’affidarci ad un provider che si è poi rivelato in difficoltà e abbiamo perso molto tempo per rimediare a questa falsa partenza. Ora siamo finalmente pronti a partire e intendiamo puntare allo sviluppo dell’online in Italia e alla piena valorizzazione della nostra concessione. Il rapporto con il settore online di Adm è sempre stato ottimo e ci auguriamo che resti tale. Penso che presto si vedrà Stanley nella parte alta delle statistiche di performance tra gli operatori del segmento online.
Nel caso le autorità italiane riaprissero i termini del condono quale sarebbe la vostra posizione?
Il condono proposto dalle autorità Italiane, prevedeva l’obbligo di autoincriminarsi e sanzioni per non essersi autoincriminati. Un pasticcio giuridico infernale a cui solo operatori disperati potevano aderire.
I ctd Stanley sono legittimati dalle sentenze della Corte di Giustizia, poi applicate in favore di Stanley dai Tribunali Italiani, inclusa la suprema Corte di Cassazione. Non abbiamo bisogno di dover confermare ogni 6 mesi il nostro diritto ad operare. Ed intendiamo contrastare con estrema aggressività legale qualsiasi fonte di ostilità verso i nostri ctd.
In generale amnistie e condoni, che mi dicono essere un vizietto tipicamente italiani, non ricevono la mia simpatia, perché premiano i delinquenti e mortificano le persone per bene che hanno scelto di rispettare tutte le regole. Mi auguro che non ce ne sia un altro né che ci sia la riapertura del precedente. Se così non sarà,valuteremo con i nostri legali.
È ottimista o pessimista per la realizzazione, come di recente è tornato ad auspicare Maurizio Ughi, presidente di Agisco, e anche da Lei all’inizio di questa intervista, di un unico canale legale per le scommesse?
Dal ponte di comando di una grande compagnia come la Stanley ho il dovere di essere ottimista. Solleciteremo presto un nuovo ciclo di consultazioni con le Autorità Italiane, compresa Adm, per spiegare a fondo la nostra posizione in vista del 2016. Mi auguro che questo dia il via a un dibattito costruttivo, che intendo estendere anche ai rappresentanti di categoria dei concessionari.